Roma, 10 mar. (askanews) – Il presidente degli Stati uniti Donald Trump ha inviato segnali contrastanti sull’evoluzione della guerra contro l’Iran, affermando prima che il conflitto potrebbe concludersi presto e poi minacciando nuove azioni militari ancora più dure se Teheran dovesse tentare di interrompere le forniture energetiche globali.
Parlando con i giornalisti, Trump ha avvertito che Washington è pronta a colpire con forza. “Li colpiremo così duramente che non sarà possibile per loro o per chiunque li aiuti recuperare quella parte del mondo”, ha dichiarato.
In precedenza, in un’intervista telefonica alla rete Cbs, il presidente aveva invece suggerito che la guerra tra Stati uniti, Israele e Iran potrebbe essere vicina alla conclusione. Il conflitto, ha detto, “è molto avanzato, praticamente completato” e gli Stati uniti sarebbero “molto in anticipo sui tempi”.
Le dichiarazioni hanno inizialmente contribuito ad allentare le tensioni sui mercati energetici. Il prezzo internazionale del petrolio, salito fino a quasi 120 dollari al barile, è poi sceso sotto i 90 dollari dopo le indicazioni dei paesi del G7 sulla possibilità di intervenire per contenere i prezzi e dopo le parole di Trump.
Il presidente ha tuttavia ribadito in serata che il conflitto non è ancora terminato. “Abbiamo vinto in molti modi, ma non abbastanza”, ha detto parlando a un gruppo di parlamentari repubblicani, aggiungendo che gli Stati uniti proseguiranno “più determinati che mai” fino alla “vittoria finale”. Alla domanda se la guerra possa concludersi questa settimana, Trump ha risposto: “No”, aggiungendo soltanto che finirà “presto, molto presto”.
Sul fronte opposto, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che Teheran è pronta a continuare a combattere contro Stati uniti e Israele “per tutto il tempo necessario”. In un’intervista all’emittente statunitense Pbs News ha dichiarato: “Siamo pronti a continuare i lanci di missili contro di loro per tutto il tempo necessario e ogni volta che sarà necessario”. Il ministro ha inoltre sostenuto che eventuali negoziati con Washington “non sono più all’ordine del giorno”.
Araghchi ha anche respinto le accuse secondo cui l’Iran starebbe ostacolando il traffico energetico globale, sostenendo che Teheran non ha chiuso lo stretto di Hormuz. “La produzione e il trasporto di petrolio sono rallentati o si sono fermati non a causa nostra, ma a causa degli attacchi e dell’aggressione degli israeliani e degli americani contro di noi”, ha affermato.
Il conflitto è entrato nel decimo giorno mentre proseguono i bombardamenti statunitensi e israeliani contro l’Iran. Trump ha affermato che le forze americane hanno effettuato circa 3.000 raid aerei dall’inizio delle operazioni. Teheran continua a rispondere con lanci di missili e droni contro Israele e contro obiettivi militari statunitensi e dei paesi alleati nella regione.
Secondo funzionari iraniani, circa 1.300 persone sono morte negli attacchi statunitensi e israeliani in Iran, mentre le offensive iraniane in Medio Oriente avrebbero causato più di 30 vittime. L’esercito israeliano sostiene di aver ucciso oltre 1.900 iraniani.
In Libano i raid israeliani hanno provocato quasi 500 morti e oltre 600.000 sfollati, mentre le forze israeliane hanno avviato operazioni terrestri nel sud del paese contro Hezbollah dopo il lancio di razzi verso il territorio israeliano.
Un missile balistico lanciato dall’Iran ha inoltre attraversato lo spazio aereo turco prima di essere abbattuto dalle difese della Nato, secondo il ministero della Difesa turco. L’Iran ha negato di aver preso di mira la Turchia.
Gli attacchi iraniani hanno colpito diversi paesi del Golfo. In Israele almeno una persona è stata uccisa da un missile iraniano, portando a 11 il bilancio delle vittime nel paese. L’Arabia saudita ha dichiarato di aver intercettato droni e missili diretti verso il grande giacimento petrolifero di Shaybah e verso una base aerea saudita.
In Bahrein la compagnia energetica statale ha dichiarato di non poter più rispettare i contratti a causa dei combattimenti e di un recente attacco contro il complesso della raffineria.
Le tensioni hanno inoltre quasi fermato il traffico navale nello stretto di Hormuz, passaggio attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. Il conflitto ha coinvolto anche altri attori regionali e internazionali: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che Kiev invierà droni intercettori e specialisti per aiutare a proteggere le basi militari statunitensi in Giordania su richiesta di Washington.
Tra le vittime del conflitto figurano anche militari statunitensi: il vicepresidente J.D. Vance ha partecipato alla cerimonia di rientro negli Stati uniti del settimo soldato americano ucciso nella guerra, morto dopo essere stato gravemente ferito in un attacco contro la base aerea Prince Sultan in Arabia saudita.
