Roma, 21 gen. (askanews) – “Un grande pezzo di ghiaccio necessario per la sicurezza nazionale” americana nonché dell’Occidente in generale: nel suo lungo discorso a Davos Donald Trump ha ribadito l’intenzione di giungere all’annessione della Groenlandia – ma “senza usare la forza, questa è l’unica notizia che vi do”, ha precisato.
In mancanza di un peraltro assai problematico atto bellico intra-Nato, le pretese statunitensi – che per essere onesti sono di vecchissima data – devono posare su altre basi e Trump le ha esaminate tutte, dalla storia più o meno recente ai rapporti con la Nato, fino all’incapacità dei piccoli Paesi di garantire la propria sicurezza.
Iniziando dalla storia, Trump ha ricordato come già nella Seconda Guerra Mondiale Washington sia intervenuta a garantire la sicurezza dell’isola, per poi “stupidamente” restituirla alla Danimarca una volta terminato il conflitto, il che “non sarebbe dovuto accadere ma allora la gente la pensava diversamente”.
Poi è passato a esaminare il modo in cui la Nato “ha trattato assai ingiustamente gli Stati Uniti per anni”, sottolineando come Washington abbia pagato “praticamente il 100% della difesa” degli altri alleati e senza chiedere mai nulla in cambio: ora invece la Casa Bianca vorrebbe, come sia pur tardivo ringraziamento, “una sola cosa, un pezzo di ghiaccio” che solo gli Stati Uniti hanno il potenziale militare per difendere.
La terza argomentazione esibita da Trump infatti è proprio legata alle capacità belliche: “Solo noi abbiamo delle forze armate forti abbastanza, eravamo i più forti alla fine della Seconda Guerra Mondiale e ora lo siamo molto di più”; di certo, non lo può fare la Danimarca, ha concluso.
Insomma, per la Casa Bianca l’annessione della Groenlandia rappresenterebbe una sorta di appianamento di un debito storico che la Nato e l’Europa intera – che senza l’intervento degli Stati uniti nella Seconda Guerra “parlerebbe tedesco e un po’ di giapponese”, ha ricordato Trump – hanno contratto con Washington.
Il tutto per garantire una sicurezza collettiva che passa per la costruzione del sistema di difesa antimissile “Golden Dome”, di cui la Groenlandia costituirebbe la propaggine settentrionale a protezione – gratuita – anche di un altro Paese definito “ingrato”, quel Canada che secondo Trump “vive solo grazie agli Stati Uniti”.
Tutti argomenti che fino ad ora non hanno affatto convinto né la Danimarca né gli altri alleati – né, soprattutto, i groenlandesi; nel suo intervento a Davos il Segretario generale della Nato Mark Rutte non ha voluto commentare la querelle limitandosi ad affermare di stare operando “dietro le quinte” per una soluzione mutuamente soddisfacente, al momento del tutto imprecisata.
