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lunedì, 2 Febbraio, 2026
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Tutela agenti e stretta coltelli nel Dl, braccio di ferro su fermo

Roma, 2 feb. (askanews) – Tutela processuale per gli agenti, stretta sui coltelli e fermo preventivo per i manifestanti sospetti. Sono le tre norme del pacchetto sicurezza, inizialmente previste nel disegno di legge, che dovrebbero confluire nel decreto legge. Gli approfondimenti giuridici proseguiranno da qui a mercoledì, quando in Consiglio dei ministri saranno varati entrambi i provvedimenti, e proseguirà probabilmente anche il braccio di ferro tra gli alleati. Il cosiddetto “fermo di prevenzione” che prevede “la possibilità per gli ufficiali e gli agenti di polizia di trattenere per non oltre 12 ore per gli accertamenti di polizia persone sospettate di costituire un pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione”, infatti, suscita perplessità in Forza Italia. “Molte volte in Italia ci si dimentica di norme che sono in vigore, come l’obbligo di firma” per cui ad esempio “un tifoso che non può andare allo stadio viene chiamato a firmare all’ora della partita per avere la garanzia che all’ora della partita stia al commissariato e non allo stadio”, fa notare il presidente dei senatori azzurri Maurizio Gasparri, presente al vertice di governo a Palazzo Chigi mentre il vicepremier e segretario Antonio Tajani, impegnato nelle regioni del sud colpite dal maltempo, è collegato da remoto. Ed è sempre una norma pensata contro la violenza negli stadi l’alternativa proposta da Tajani: “Bisogna impedire a chi è già pregiudicato di reati violenti commessi durante le manifestazioni di partecipare, come avviene con il daspo per il calcio”.

Sul punto, tuttavia, non tutti nel partito azzurro la pensano alla stessa maniera. La misura pensata dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che Matteo Salvini ha rilanciato ieri, piace ad esempio al governatore del Piemonte Alberto Cirio (Fi). Commentando i fatti di Torino, dove al corteo pro-Askatasuna un agente è stato percosso e preso a calci da un gruppo di incappucciati, il governatore del Piemonte ha detto che “se il decreto sicurezza fosse già stato approvato tutto questo non sarebbe accaduto” perché “in quel decreto c’è lo strumento per poter prevenire queste cose: c’è scritto che se tu fermi una persona che ha dei precedenti specifici per quei reati, per 12 ore non lo lasci muovere, così per 12 ore non parteciperà a picchiare i poliziotti”.

Gli approfondimenti giuridici del caso sono stati avviati già oggi pomeriggio in una riunione con i tecnici dei ministeri coinvolti che ha fatto seguito a quella politica di questa mattina con la premier Giorgia Meloni, i vicepremier, Piantedosi, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, i sottosegretari Fazzolari e Mantovano. Dopo inizierà il confronto con il Quirinale: non sono nuovi i dubbi del Colle, infatti, proprio sulle misure che insistono sul diritto a manifestare.

C’è l’accordo sull’accelerazione verso la tutela processuale per gli agenti ma per ridurre al minimo futuri rilievi, la norma prevede che non riguardi solo gli agenti ma tutti i cittadini: il pubblico ministero quindi non provvede all’iscrizione della persona nel registro degli indagati quando il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, ad esempio legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi, stato di necessità.

La Lega, in serata, esprime “grande soddisfazione per i passi in avanti” anche se nel decreto non sarà inserita la previsione di una “cauzione” per gli organizzatori delle manifestazioni chiesta ripetutamente da Salvini per garantire la copertura di eventuali danni: “Sono state sollevate alcune obiezioni, ma su questo siamo pronti ad aprire il dibattito in Parlamento durante l’esame del ddl”, dicono fonti del partito di via Bellerio che domani si riunirà in consiglio federale a Milano per fare il punto, tra le altre cose, sul pacchetto sicurezza. Anche sulla cauzione Forza Italia frena: “E’ una misura complicata da attuare”, osserva Gasparri.