Roma, 24 set. (askanews) – L’allerta nei servizi di intelligence della Nato è salita a un livello critico. Secondo quanto scrive El Mundo, la Cia ha formalmente avvertito diversi governi europei – tra i quali quelli di Italia, Spagna e Francia – che la Russia starebbe preparando una possibile escalation attraverso operazioni con droni kamikaze lanciati da navi in acque internazionali per colpire il Vecchio continente.
Secondo fonti vicine al Ministero della Difesa della Lituania e analisti militari consultati, l’operazione utilizzerebbe cargo o navi della cosiddetta ‘flotta fantasma’ russa, posizionate a una distanza compresa tra 200 e 300 chilometri dalla costa mediterranea. Da lì sarebbero catapultati velivoli senza pilota del modello Gerbera, occultati all’interno di container commerciali per evitare di essere individuati in anticipo.
Le intenzioni di Mosca non sarebbero quelle di distruggere massicciamente le infrastrutture, bensì di assestare un colpo a forte impatto economico e psicologico sui Paesi occidentali. Andrius Kubilius, commissario europeo alla Difesa, ha avvertito esplicitamente del rischio concreto che ciò comporta per la stabilità nazionale: “La Russia può lanciare facilmente droni sugli aeroporti spagnoli e danneggiare l’industria del turismo”.
I droni Gerbera – che hanno un’apertura alare di 2,5 metri e una capacità esplosiva compresa tra quattro e cinque chilogrammi, sottolinea il quotidiano spagnolo – sono in grado di sorvolare gli obiettivi a 160 chilometri orari, con un’autonomia fino a 600 chilometri. Un impatto mirato potrebbe provocare la chiusura di aeroporti strategici, seminare il caos nel traffico aereo, provocare incendi in strutture strategiche o violare aree militari.
Gli analisti internazionali hanno sottolineato che la scelta di Italia, Spagna o Francia risponderebbe a un calcolo politico meticoloso. Keir Giles, esperto dell’Accademia della Difesa del Regno Unito, ha avvertito che la distanza geografica dal fronte orientale non offre protezione alla penisola iberica: “L’obiettivo sarà il punto in cui si trova la maggiore vulnerabilità dell’Europa. Paesi come il Regno Unito o la Spagna non hanno investito in sistemi integrati di difesa aerea e antimissile adeguati alla minaccia russa”.
A ciò si aggiunge la vulnerabilità politica delle democrazie mediterranee, tutte con appuntamenti elettorali previsti per il 2027 e con settori politici disposti a strumentalizzare la stanchezza per il conflitto o ad attribuire alla stessa Nato la responsabilità dell’escalation delle tensioni con Mosca.
L’origine dell’allerta risiederebbe nelle informazioni ottenute dall’intelligence statunitense dopo il viaggio compiuto a fine agosto a Mosca dal direttore della Cia, John Ratcliffe. Le conclusioni di quel rapporto, di carattere altamente specifico, sarebbero state trasmesse alle cancellerie europee.
La gravità dell’avvertimento avrebbe provocato movimenti d’emergenza, come la convocazione straordinaria del Consiglio di Difesa in Francia da parte di Emmanuel Macron e il successivo incontro con i leader delle principali forze politiche all’Eliseo. Non si tratterebbe di una tattica puramente ipotetica. Le incursioni di droni russi nello spazio aereo della Nato – come il sorvolo di 19 unità sulla Polonia o i gravi incidenti registrati nell’aeroporto tedesco di Lipsia – dimostrerebbero la volontà del Cremlino di mettere alla prova i limiti difensivi dell’alleanza atlantica senza oltrepassare formalmente la soglia di una dichiarazione di guerra. Qualora il lancio marittimo sulla costa spagnola dovesse concretizzarsi, la Russia trasferirebbe definitivamente la pressione del conflitto ucraino nel cuore stesso del Mediterraneo.

