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Usa, allarme sicurezza Mondiali: timori per possibili attacchi

Roma, 20 mar. (askanews) – Cresce l’allerta sicurezza per i Mondiali di calcio 2026, in programma a giugno e luglio tra Stati Uniti, Canada e Messico, in un contesto internazionale segnato dall’aumento del rischio di attentati legati alla guerra con l’Iran e a possibili azioni di ritorsione.

Secondo briefing d’intelligence esaminati da Reuters, estremisti e criminali potrebbero prendere di mira la competizione in questione. Tra i possibili scenari indicati figurano attacchi alle infrastrutture di trasporto, disordini civili e azioni di singoli individui radicalizzati. A tal proposito, le forze dell’ordine americane hanno innalzato il livello di vigilanza dall’inizio del conflitto con Teheran, temendo reazioni dirette o indirette sul territorio.

Le valutazioni arrivano da documenti redatti da funzionari federali e statali statunitensi insieme alla FIFA, la federazione internazionale che governa gli sport del calcio. Ed emergono mentre il regime iraniano lancia avvertimenti minacciosi: “da ora in poi i centri turistici e ricreativi nel mondo saranno insicuri per i nemici”, ha dichiarato oggi il portavoce dell’esercito Sardar Shekarchi.

A complicare i preparativi per gli imminenti Mondiali di calcio, vi è il ritardo nell’erogazione di un pacchetto da 625 milioni di dollari di fondi federali destinati alla sicurezza, previsti da un disegno di legge di spesa approvato nel luglio 2025. La Federal Emergency Management Agency (FEMA) aveva indicato fine gennaio come termine per la distribuzione; ma i fondi sono stati assegnati solo questa settimana, dopo le pressioni di autorità locali e organizzatori.

Tale ritardo rappresenta un peso considerevole su una macchina organizzativa già sotto pressione. Stati e città ospitanti sono difatti nelle fasi finali della pianificazione dell’evento, con il tempo per acquistare tecnologie e attrezzature che è ormai più che limitato. “Sarà estremamente difficile rispettare i tempi”, ha avvertito Mike Sena, presidente della National Fusion Center Association.

In un contesto di questo tipo, va considerato anche il rischio di possibili minacce interne. Un rapporto di intelligence del dicembre 2025 del New Jersey, Stato che ospiterà la finale del torneo, cita recenti attacchi domestici, complotti sventati e una crescente propaganda estremista. Viene inoltre indicato il rischio di assembramenti spontanei legati a tensioni tra Paesi partecipanti.

Un’ulteriore rapporto del 2025 menziona un post online che incoraggerebbe azioni contro la rete ferroviaria durante il torneo, con riferimento alle partite sulla costa occidentale di Stati Uniti e Canada.

Sul piano interno, il clima politico statunitense ha un peso specifico. Le misure restrittive sull’immigrazione volute dall’amministrazione Trump alimentano in tal senso i timori di proteste e tensioni. Secondo analisti della FIFA, l’attivismo anti-ICE potrebbe abbassare la soglia “per azioni ostili da parte di estremisti o lupi solitari”.

Restano inoltre incognite legate ai divieti di viaggio imposti a decine di Paesi. Tra questi l’Iran, la cui partecipazione al Mondiale continua a essere incerta, che sta discutendo con la FIFA lo spostamento delle proprie partite in Messico, a causa del conflitto in corso con gli Stati Uniti. Restrizioni riguardano anche tifosi di Haiti, Costa d’Avorio e Senegal, tutte qualificate al torneo.

Ogni partita, avvertono i responsabili locali, avrà un impatto comparabile a quello di un Super Bowl. “Le amministrazioni locali e le forze dell’ordine avranno il loro bel da fare”, ha dichiarato la deputata del New Jersey Nellie Pou, la quale ha aggiunto che, per garantire un’organizzazione adeguata, e un piano di sicurezza stabile, “servono tutte le risorse disponibili, subito”. (di Gabriele De Angelis)