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Venezia, Giovanni Veronesi: ridere di Dio significa avvicinarsi a lui

Venezia, 11 set. (askanews) – Chiude l’83esima Mostra del Cinema di Venezia, “Dio Ride”, film Fuori Concorso, scritto e diretto da Giovanni Veronesi, poi nelle sale dal 29 ottobre. Ambientato nel ‘600 e liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, racconta di Fra Leopoldo da Casamacchia-Pierfrancesco Favino, un frate che conquista le folle predicando un Vangelo con parole semplici, raccontando un Dio vicino agli uomini, fino a far allarmare il Papa (Carlo Cecchi), che decide di affidare il caso all’autorevole cardinale Maculani-Silvio Orlando, dando il via a un confronto che finirà per incrinare le certezze di entrambi. Completano il cast Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi e Paolo Rossi.

Libertà individuali, rapporto tra verità e potere, attraverso una figura che dialoga con le contraddizioni del presente. Giovanni Veronesi ha detto di aver riflettuto sulle parole pronunciate da Papa Francesco che disse durante un incontro: “Si può ridere anche di Dio”.

“Mi fece capire proprio che l’argomento che volevo trattare aveva dei confini molto più larghi rispetto a quelli che pensavo io, cioè detto da Papa ha un significato profondo, è quasi una frase di lancio per il nostro film, perché è incredibile, io l’ho messa in fondo, ma l’avrei messa in testa, ridere di Dio significa avvicinarsi a lui e questa è una parola detta alle persone più semplici che la possono capire; il verbo dei Vangeli è un verbo abbastanza complicato, se lo leggi, certi Vangeli sono molto complicati da capire, invece il nostro protagonista sposta l’ottica e racconta le sue parabole da un punto di vista completamente suo, e questa è la cosa che mi piace di quel personaggio lì, perché è vero fino in fondo, non ha barriere, contraddizioni, è una persona così, e quando il potere incontra una persona pura lo scontro è veramente forte”.

E Pierfrancesco Favino sul suo personaggio ha detto: “Il termine fede che noi usiamo qui secondo me si può ampliare a tantissime cose, non ultimo al fatto di essere fedeli a se stessi ma anche a saper credere a ciò che non vedi; ora questa cosa qui può essere usata per il bene o può essere manipolata, credo che Leopoldo la usi per il bene ma molto spesso ci siamo detti: ma chi avrà ragione tra il personaggio di Leopoldo e quello del cardinale Maculani – ha detto l’attore – Giovanni non pretende di dare una risposta, dicendo chi è l’eroe e chi è l’anti-eroe, ma ci mette di fronte alle complessità di questa cosa qui con grandissima semplicità, anche con divertimento, ed è un film che ti rimane dentro da questo punto di vista”.