Venezia, 2 set. (askanews) – Racconta la nascita dell’impero mediatico di Rupert Murdoch, il mondo spietato dei giornali di carta stampata di Fleet Street, cuore del giornalismo britannico, ma fa riflettere anche sulla nascita dei meccanismi che ancora oggi dominano media e i social network “Ink”, film d’apertura dell’83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Il regista britannico è arrivato a presentarlo con lo sceneggiatore James Graham, autore dell’opera teatrale da cui è tratto il film e gli interpreti principali, Guy Pearce che fa Rupert Murdoch, Jack O’Connell, nei panni del direttore Larry Lamb, che il magnate australiano assume dopo aver acquistato il quotidiano The Sun con il folle obiettivo di trasformarlo in un giornale popolare di massa sfidando l’establishment editoriale britannico guidato dal colosso Daily Mirror e Claire Foy, la giornalista Jules Davies che si fa strada in un mondo redazionale prettamente al maschile.
“Non volevo fare solo un film sul giornalismo nel 1969 ma un film che avesse un collegamento con il mondo di oggi” ha dichiarato Danny Boyle, dicendosi “onorato” di aprire Venezia con un film a basso budget che molti, ha scherzato, “pensavano parlasse di tatuaggi” (giocando sul termine Ink-inchiostro). Un film che pone diversi interrogativi e fa riflettere sul confine tra privacy e vendita di un prodotto, sulle conseguenze e il costo umano che si deve pagare per ogni pagina pubblicata. “Non volevamo rendere Rupert Murdoch un mostro come molti pensavano, credo che all’epoca abbia rappresentato come una ventata di aria fresca in una società molto ricca e c’erano molti pregiudizi contro di lui come australiano, c’era un certo atteggiamento dell’establishment britannico nei suoi confronti e questo mi interessava analizzare”, ha detto il regista premio Oscar. “In effetti inizia qualcosa di molto divertente e diverso, un progetto rivale, cerca di cambiare un ordine rigido, un monolite; lui offriva un tipo di libertà con una voce diversa e pensiamo che il film sia molto divertente all’inizio anche se alla fine c’è una discesa, porta verso l’oscurità”.
E sul giornalismo di oggi, Boyle ha dichiarato: “Quando abbiamo girato ci siamo resi conto che in pratica a Londra non ci sono più tipografie tranne una, il cambiamento fa parte del film, cosi come la realtà di oggi per la carta stampata. Murdoch era un uomo della stampa, la sparizione di quel mondo mi dispiace ma per me il giornalismo è una delle forze principali di qualsiasi civiltà e quello non sparirà”.

