Roma, 5 gen. (askanews) – “Il governo venezuelano considera prioritario costruire relazioni internazionali equilibrate e rispettose con gli Stati uniti, fondate sui principi di uguaglianza sovrana e di non ingerenza negli affari interni, ha dichiarato ha dichiarato la presidente ad interim del Venezuela Delcy Rodriguez. “Siamo pronti a difendere le nostre risorse naturali. Il presidente Donald Trump, i nostri popoli e la nostra regione meritano pace e dialogo, non guerra”, ha sottolineato durante una seduta straordinaria del Consiglio di difesa trasmessa in diretta nazionale. Così, tra una pragmatica apertura agli Usa e una rivendicazione di sovranità tutta da costruire dopo il blitz americano per la cattura di Nicolas Maduro, Delcy Rodríguez tenta di sancire una linea equilibrata per il dopo-Maduro. Una fase che ufficialmente a Caracas non è ancora iniziata, dato che dal punto di vista costituzionale Maduro è ancora il presidente e non sono state indette nuove elezioni, aspetti tra l’altro sottolineati dal ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez, che ha ripetutamente condannato la “brutale aggressione militare” .
Il messaggio di Rodriguez, rilanciato sulle piattaforme social, è apparso anche una prima reazione alle dichiarazioni del presidente Donald Trump, che l’ha pubblicamente avvertita del rischio di “pagare un prezzo molto alto, probabilmente più alto di Maduro” se non “farà la cosa giusta”.
Secondo una ricostruzione del New York Times, Washington ha individuato proprio in Rodríguez una figura di transizione “accettabile” per gestire il Paese dopo la rimozione di Maduro. “È stata una scelta facile”, hanno riferito fonti dell’amministrazione statunitense, rimarcando come la sua esperienza nel settore energetico sia considerata una garanzia per i futuri investimenti americani.
“Seguo la sua carriera da molto tempo,” ha detto un alto funzionario Usa. “Non dico che sia la soluzione definitiva, ma è una persona con cui possiamo lavorare a un livello più professionale di quanto abbiamo fatto con Maduro.” Tuttavia, dopo una telefonata con il segretario di Stato Marco Rubio, Rodríguez ha cambiato tono e ribadito pubblicamente che “Maduro resta l’unico leader legittimo del Venezuela”, ricevendo il sostegno del ministro dell’Interno Diosdado Cabello e dei vertici delle Forze Armate, che le hanno giurato fedeltà.
Fonti citate dal Miami Herald sostengono che l’amministrazione Trump stesse negoziando un piano di uscita per Maduro, con esilio in Qatar o Turchia in cambio dell’apertura del mercato petrolifero venezuelano alle compagnie statunitensi. L’accordo sarebbe stato però bloccato da Rubio, fautore di una linea più dura verso il regime chavista.
Rodríguez ha istituito una commissione di alto livello per la liberazione di Maduro e della moglie Flores, denunciando la violazione della sovranità nazionale e promettendo “una risposta legale e diplomatica proporzionata”.
Trump ha ribadito alla stampa che “gli Stati Uniti devono avere accesso al petrolio e alle altre risorse del Venezuela per poter ricostruire il Paese” e ha escluso qualunque ruolo per la leader dell’opposizione María Corina Machado, che ha definito “priva del rispetto necessario per governare”.
Dietro il profilo istituzionale della presidente ad interim, si nasconde una figura centrale del potere chavista. Avvocata di formazione, 56 anni, Delcy Eloína Rodríguez Gomez è una politica di lungo corso, diplomata all’Universidad Central de Venezuela e specializzata in diritto internazionale tra Parigi e Londra. Figlia di Jorge Antonio Rodríguez, fondatore della Lega Socialista e “martire” della sinistra venezuelana, morto nel 1976 durante un interrogatorio della polizia politica, Delcy ha costruito la propria carriera nel solco della Rivoluzione Bolivariana.
Sorella di Jorge Rodríguez, presidente dell’Assemblea Nazionale, è stata ministra degli Esteri, vicepresidente e ministra degli Idrocarburi, gestendo direttamente l’industria petrolifera statale. Figura pragmatica e leale al chavismo, ma anche interlocutrice discreta con attori internazionali, è considerata da molti analisti come il volto più abile e flessibile del regime.
