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giovedì, 29 Gennaio, 2026
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Violenza, paura e ipocrisia istituzionale

La normalizzazione della violenza. Quando lo Stato rincorre l’emergenza, abdica all’educazione e confonde la sicurezza con la propaganda. Femminicidi, scuole, pronto soccorso: segnali ignorati.

La spirale di violenza che dalla televisione e dalla rete invade le nostre case, ci racconta un mondo nel quale la legge del più forte sta vincendo su tutte le altre leggi scritte e non scritte che sono poste a fondamento della nostra convivenza civile.

L’indignazione a tempo determinato

Purtroppo ogni volta siamo poi costretti ad assistere al rito stanco (e stancante) delle reazioni inadeguate di soggetti pubblici, molto spesso anche con responsabilità istituzionali, che esternano la loro indignazione destinata a durare non più di un paio di minuti.

I continui e intollerabili femminicidi, gli accoltellamenti nelle scuole e le aggressioni nei punti di pronto soccorso testimoniano la necessità di ritrovare una modalità educativa che rimetta al centro della convivenza civile dei criteri di rispetto della dignità di ogni persona umana, di reciproca accettazione che vada oltre la semplice “tolleranza”.

Pene più dure, problemi intatti

Le risposte delle istituzioni sono generalmente pensate per assecondare la sete di vendetta presente nel basso ventre della società; arrivano quindi dichiarazioni con promesse di inasprimento delle pene o norme spacciate per nuove che hanno invece solo un titolo diverso per reati che già esistono.

È la risposta insufficiente di uno Stato che non riuscendo a far rispettare le norme esistenti, ne inventa di nuove per gettare un po’ di fumo negli occhi di un’opinione pubblica superficiale e poco attenta al merito delle questioni.

La sicurezza e l’ordine pubblico nel nostro Paese dipendono direttamente dal Ministero dell’Interno. È bene ricordarlo visto che troppo spesso si tende a fare confusione – per ignoranza o per strumentalizzazione – facendo credere che la sicurezza dipenda da altri enti pubblici (comuni, regioni, ecc.) che invece non hanno competenze specifiche su questo tema.

Il paradosso del governo più a destra

Ed è bene ricordare anche che – nonostante gli slogan elettorali – con il governo più a destra della storia repubblicana si è raggiunto il punto più basso per la sicurezza dei cittadini.

L’insufficienza del titolare del Viminale spiega solo in parte la difficile situazione della sicurezza nel Paese; per il resto della spiegazione è necessario guardare alle scelte politiche con le quali in questi anni si è provveduto ad attaccare il welfare familiare, a cancellare i bonus per incentivare i giovani ad avvicinarsi alla cultura (libri, teatro, ecc.) e a tagliare risorse a scuola ed università.

Paura come capitale politico

Ma può avere interesse la destra a rendere più sicure le nostre strade? No, fino a quando la stessa destra riterrà di poter prendere tanti più consensi quanto più alta è la sensazione di insicurezza e paura dei cittadini.

Sembra un paradosso, ma non lo è; anzi ci aiuta a spiegare la coesistenza di un governo fortemente sbilanciato a destra con la crescente insicurezza nelle nostre città. Destra e sicurezza non sono più un binomio che sta insieme, ammesso (e non concesso) che lo siano mai stati.