Nel giugno del 2026 ricorrono gli ottant’anni di uno dei passaggi più densi della nostra storia: il 2 giugno 1946, data del referendum istituzionale e dell’elezione dell’Assemblea Costituente. In quella giornata, gli italiani scelsero la Repubblica, affidando a un’Assemblea rappresentativa il compito di rifondare lo Stato dopo il crollo del fascismo e la tragedia della guerra. Il 1946 fu lo snodo in cui si intrecciarono crisi sociale, ridefinizione degli equilibri internazionali e competizione tra culture politiche di massa; al centro di quel crocevia si colloca la figura di Alcide De Gasperi.
La transizione democratica
Si tratta di un momento decisivo della transizione democratica italiana. Con il voto popolare e l’elezione dell’Assemblea Costituente si compì il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, al termine di un processo avviato con la caduta del fascismo e sviluppatosi in un quadro istituzionale provvisorio: tra il 1943 e il 1948, infatti, si susseguirono nove governi, mentre l’iniziativa politica passava ai partiti del Comitato di Liberazione Nazionale, protagonisti dell’unità nazionale e della ricostruzione democratica.
Sovranità, crisi e legittimazione popolare
La transizione avvenne in condizioni estreme: crisi economica, tensioni sociali, sovranità limitata e un sistema internazionale già segnato dalla logica bipolare. La frattura tra il 25 luglio e l’8 settembre 1943 delegittimò l’ordinamento monarchico; nel 1946 si trattò di ricostruire la legalità restituendo al popolo la decisione sulla forma dello Stato. Il referendum rappresentò un compromesso politico alto, ma soprattutto il fondamento di una nuova legittimità basata sul suffragio universale.
I partiti e il compromesso costituente
Le elezioni amministrative della primavera 1946 riattivarono la competizione pluralistica e inaugurarono una mobilitazione di massa, ampliata dal voto alle donne. I partiti, riorganizzati dopo la clandestinità e la Resistenza, divennero infrastrutture decisive della partecipazione e della mediazione. Nell’Assemblea Costituente il conflitto ideologico si tradusse in confronto regolato, generando un compromesso tra culture politiche diverse che avrebbe segnato la futura Carta: diritti sociali, pluralismo, equilibrio dei poteri.
La leadership di De Gasperi
In questo passaggio la leadership di Alcide De Gasperi fu centrale, muovendosi tra stabilizzazione interna e difficile ricollocazione internazionale dell’Italia sconfitta. La sua azione tenne insieme discontinuità politico-costituzionale e continuità dello Stato, accompagnando l’ancoraggio occidentale senza interrompere, nell’immediato, la collaborazione antifascista.
Nel 1946, sovranità, legittimazione e partecipazione si intrecciarono per ricostruire il rapporto tra Stato e cittadini. La Repubblica nacque dentro una crisi di sistema, trasformando il conflitto in fondamento del nuovo ordine democratico.
Una lezione per il presente
Ottant’anni dopo, quella stagione interpella il presente. Il 1946 insegna che le istituzioni non si consolidano solo attraverso regole formali, ma mediante un investimento politico e simbolico capace di ridurre la distanza tra potere e cittadini. La lezione di quella transizione — e della leadership che la rese possibile — consiste nella responsabilità di coniugare decisione e inclusione, stabilità e conflitto regolato. In tempi di nuove polarizzazioni globali, il 1946 continua a interrogare la nostra cultura politica sul valore delle scelte costituenti e sulla responsabilità delle classi dirigenti nei passaggi di snodo.
