AgenSir | Settimana sociale, Becchetti: pensare al lavoro nella transizione digitale.

L’intelligenza artificiale ha innescato un processo di creazione e distruzione di lavoro. Il saldo sarà positivo alla fine, ma molte persone faranno fatica a riconvertirsi dal vecchio tipo di lavoro al nuovo.

Alberto Baviera

 

“Non ci deve più essere la concorrenza al ribasso, prodotti ottenuti con lo sfruttamento del lavoro o per il quale l’ambiente non è tutelato. Serve creare incentivi rivolti al lavoro degno”. Ne è convinto Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata, con il quale il Sir ha voluto approfondire la tematica del lavoro – diritto a fondamento della convivenza civile e sociale – nell’ambito della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia che si sta svolgendo a Trieste sul tema “Al cuore della democrazia”.

“La Costituzione ci porta al cuore della democrazia: fonda la Repubblica sul lavoro, non sul voto”, ha ricordato ieri mattina Filippo Pizzolato aprendo la sua relazione proposta ai delegati. Oggi però il lavoro è sempre meno considerato come fattore decisivo alla costruzione della vita economico-sociale del Paese. Professore, dalla Settimana sociale di Cagliari (nella quale di parlò di lavoro “libero, creativo, partecipativo, solidale”) a quella di Trieste è cambiato qualcosa nel Paese?
Il problema è sempre molto variegato, ci sono fattori di ostacolo che sono molto forti. Il mercato del lavoro è polarizzato, ci sono lavoratori high-skilled (con competenze specifiche, ndr) e low-skilled (con competenze basiche, ndr), ci sono tantissimi lavoratori poveri… E le cause sono profonde: la concorrenza è verso il basso. Oggi ci sono alcune risposte che possono cominciare ad essere interessanti: innanzitutto le buone pratiche, perché

le filiere non sono tutte uguali e dal 2026 l’Europa introdurrà il passaporto digitale del prodotto, che è una cosa molto importante: vuol dire col QR Code – che ormai usiamo tutti – potremo sapere da dove viene il prodotto, con quale qualità di lavoro e se è stato fatto sfruttando lavoro minorile.

Questo sarà un fattore molto importante sia per il “voto con il portafoglio” dei cittadini ma anche per stabilire delle regole. Poi è fondamentale, lo chiedemmo anche a Cagliari, spingere sui cosiddetti meccanismi di adeguamento alla frontiera (il Cbam), che adesso sono stati introdotti dall’Unione europea, ma solo per le questioni ambientali.

[Segue intervista]

 

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