Roma, 22 ott. (askanews) – In attesa dell’ultimo dibattito televisivo, in programma venerdì, Luiz Inacio Lula da Silva e Flavio Bolsonaro arrivano testa a testa nei sondaggi al rettilineo finale della campagna elettorale per il ballottaggio delle presidenziali di domenica. Se il candidato dell’ultradestra si è aggiudicato a sorpresa il primo turno con cinque punti di vantaggio sull’uscente Lula, stando alle ultime rilevazioni il margine si è assottigliato fin quasi ad annullarsi, dall’1% ad appena lo 0,6%.
Un altro dato importante del primo turno è quello relativo agli astenuti: il 21%, il dato più elevato dal 1998; per questo nelle ultime settimane il campo progressista ha incentrato la propria campagna su chi non è andato alle urne o chi ha votato per i candidati di altri partiti.
“Non dite agli elettori indecisi quale candidato scegliere: chiedete loro di riflettere su che tipo di Brasile desiderano. Voteranno sicuramente per noi; siamo l’unica opzione per migliorare il Brasile”, ha dichiarato pochi giorni fa Lula nel Minas Gerais, lo stato con il secondo maggior numero di elettori – e in cui, dal ritorno alla democrazia nel 1989, ogni candidato vincitore ha poi conquistato la presidenza (al primo turno Bolsonaro ha prevalso con un margine di quasi cinque punti percentuali). Bolsonaro ha invece puntato molto sul tema del cambiamento, sostenendo che, sotto una sua eventuale amministrazione, il Brasile diventerebbe una delle sette maggiori potenze mondiali; inoltre, continua a porre la figura del padre Jair – condannato a ventisette anni di carcere per il suo ruolo in un tentativo di colpo di Stato – al centro della propria campagna.
“Dicevano di aver messo fine al ‘bolsonarismo’ ma hanno dimenticato che Jair Bolsonaro ha piantato milioni e milioni di semi”, ha dichiarato di recente; il candidato dell’ultradestra ha poi rafforzato il suo messaggio incentrato sulla lotta all’insicurezza, proponendo di abbassare l’età della responsabilità penale per determinati reati gravi.
Con un virtuale pareggio (almeno stando ai sondaggi) fra i due candidati, un’ulteriore incognita è l’accettazione del risultato da parte del candidato perdente, e soprattutto la possibilità di disordini e violenze in un Paese ormai fortemente polarizzato. Lula spera di conquistare il suo quarto mandato e rimanere di fatto il punto di riferimento progressista dell’America latina (inseme alla messicana Claudia Sheinbaum) – e una spina nel fianco dell’Amministrazione Trump.
Bolsonaro da parte sua intende sfruttare la virata a destra dell’intero continente – complice il trumpismo e il suo richiamo esplicito alla dottrina Monroe come giustificazione per avere governi amici nella regione – che ha già guadagnato (o rioguadagnato) alla destra estrema Argentina, Cile, Colombia e Perù; e inoltre, ottenere la scarcerazione e la riabilitazione del padre.

