Un rifugio nel cuore del Vaticano
Tra il 1928 e il 1944 Igino Giordani operò stabilmente presso la Biblioteca Vaticana; Alcide De Gasperi vi entrò nel 1929, restandovi fino al 1943. Non si trattò di un semplice impiego amministrativo: per entrambi, e per molti altri, la Biblioteca rappresentò un luogo di protezione negli anni più duri della persecuzione fascista. L’assunzione di De Gasperi avvenne grazie all’interessamento di figure autorevoli del mondo cattolico, con il decisivo sostegno del prefetto mons. Giovanni Mercati e il consenso di Pio XI. In quegli anni la Vaticana si configurò come un vero refugium peccatorum, accogliendo studiosi colpiti per motivi politici o razziali.
Lavoro, traduzioni e necessità
La permanenza in Biblioteca non esentava dalle difficoltà materiali. De Gasperi, reduce dal carcere e provato nella salute, dovette affiancare al lavoro ordinario una intensa attività di traduzione, soprattutto dal tedesco, collaborando a opere di rilievo editoriale. Anche Giordani, come egli stesso ricorda nelle Memorie, era costretto ad arrotondare con traduzioni dai Padri della Chiesa. L’episodio dei “più bricchi”, ricordato con ironia, restituisce il clima di precarietà ma anche di dignitosa operosità che caratterizzava quel gruppo di intellettuali.
Un politico tra i libri
Giordani offre un giudizio netto: De Gasperi non fu mai un vero bibliotecario. Rimase sempre, nella sostanza, un politico. Lo attestano sia le sue stesse confidenze sia il giudizio espresso dallo stesso Giordani, che lo considerava inadatto al lavoro tecnico di catalogazione. Tuttavia, proprio l’esperienza in Biblioteca gli consentì di mantenere e ricostruire una rete di relazioni. Emblematica fu l’Esposizione mondiale della stampa cattolica del 1936, organizzata operativamente da De Gasperi: un’occasione per riannodare contatti e riattivare circuiti intellettuali e politici.
Vigilanza e sospetto
Il contesto non era neutrale. Le testimonianze di Giordani documentano un clima di sorveglianza costante, con episodi di perquisizione e intimidazione anche all’ingresso del Vaticano. Particolarmente significativa è la vicenda della Scuola di Biblioteconomia, promossa dallo stesso Giordani, che divenne uno spazio di protezione per numerosi ebrei. Il regime ne era consapevole e reagì con attacchi pubblici e minacce, confermando il valore politico di quella attività apparentemente accademica.
Una fucina di pensiero
La Biblioteca Vaticana non fu soltanto un luogo di studio, ma un ambiente di intensa elaborazione culturale e politica. Le testimonianze parlano di discussioni vivaci, soprattutto nel reparto catalogo, tanto da essere talvolta richiamate al silenzio. In quel contesto maturò una riflessione critica sul regime e sul destino dell’Europa. Dopo l’8 settembre 1943, tali energie confluirono nella stampa clandestina e nelle prime iniziative organizzate del cattolicesimo politico.
Dottrina sociale e metodo storico
Gli anni della Vaticana furono decisivi anche sul piano intellettuale. Giordani vi compose le sue opere sul messaggio sociale del cristianesimo; De Gasperi elaborò il volume sulla preparazione della Rerum novarum, distinguendo con rigore tra ricostruzioni leggendarie e dati documentati. L’ambiente bibliotecario contribuì a formare in lui un metodo fondato sulla verifica delle fonti, sulla prudenza interpretativa e su una solida coscienza storica.
Dalla formazione alla proposta politica
Le radici di questo percorso affondavano già nell’esperienza del Partito Popolare e nel viaggio del 1921 in Germania, a contatto con il Zentrum. Tuttavia, fu negli anni trascorsi in Biblioteca che si consolidò una sintesi più matura tra cultura cristiana e responsabilità politica. Dopo il 1943, tale maturazione si tradusse nella definizione dell’identità della Democrazia Cristiana, fondata sul primato della persona, sulla libertà sostanziale e su una concezione sociale della proprietà.
Un’amicizia operosa
Nel contesto della Vaticana si sviluppò dunque un rapporto umano e intellettuale di grande rilievo. Non si trattò soltanto di una convivenza professionale, ma di una collaborazione feconda in un tempo di prova. La Biblioteca Apostolica Vaticana si rivelò, in questo senso, non solo rifugio ma fucina: luogo in cui si prepararono uomini, idee e relazioni destinati a incidere nella ricostruzione democratica dell’Italia.
