«La lontananza sai, è come il vento / spegne i fuochi piccoli / ma accende quelli grandi, quelli grandi». Autrice dei versi: Enrica Bonaccorti. Si tratta, lo sappiamo, del brano senza età di Domenico Modugno “La lontananza”.
Sì, Bonaccorti sapeva essere un’autrice ispirata. E, studiando il “Trattato sulla natura umana” di David Hume, quasi incredulo, trovai il motivo ispiratore del testo: «Il duca de la Rochefoucauld» (1613-1680) «ha osservato molto giustamente che la lontananza distrugge le passioni deboli, mentre accresce le forti; allo stesso modo in cui una folata di vento spegne una candela, ma ravviva un incendio. Una lontananza prolungata indebolisce naturalmente la nostra idea e diminuisce la passione: ma quando l’idea è tanto forte e vivace da sostenersi da sola, allora il dolore che deriva dalla lontananza ravviva la passione e le dà nuova forza e violenza».
Cultura alta e cultura popolare
Siamo solitamente abituati a separare con nettezza la “cultura alta” e quella “popolare”. E invece il sapere e l’arte si nutrono di una pluralità di livelli e di registri espressivi, del loro incontro, delle loro contaminazioni e intersezioni.
Enrica Bonaccorti, del resto, a cui abbiamo dato l’ultimo saluto, non trovò difficile sostituire una donna di spettacolo, vera e propria icona pop, come Raffaella Carrà nel programma del mezzogiorno di Rai1, nel cuore degli anni Ottanta.
Il rapporto con il corpo e con la vita
E poi il suo tormentato rapporto con il corpo, con la corporeità, altra dimensione costitutiva sia della cultura sia, ovviamente, della vita in generale: da alcune scelte discutibili della giovinezza all’esemplare eleganza, dignità e generosità rispetto al cancro che l’ha divorata in pochi mesi.
L’ultimo saluto, ma di certo non per dimenticarla. E mi sento di dedicarle i piccoli versi tratti dalla mia ultima silloge poetica:
“La lontananza è
come un vento impetuoso
che soffoca
il fuoco flebile
e fa divampare
gli incendi
sconfinati
della mente e
del cuore”.
