Home GiornaleAngelina Mango, la grazia inquieta di “Caramé”

Angelina Mango, la grazia inquieta di “Caramé”

Nel tour teatrale della giovane cantautrice emerge una sensibilità rara: tra ricerca di sé, poesia e musica, la sua voce racconta l’incontro tra interiorità e mondo.

Una presenza che non lascia indifferenti

Non si può restare indifferenti dinanzi al tour nei teatri italiani di un’artista come Angelina Mango.

La seguo fin quasi dagli esordi: ella mi ha ispirato il primo componimento e il sottotitolo di una silloge poetica. Una ragazza – così la percepisco – delicatamente sospesa fra emozione e sentimento.

Dalladolescenza alla ricerca di sé

Ecco, l’amabile adolescente di un brano bellissimo come “Melodrama”, “a caccia di adre-na-lina”, è ora una giovanissima donna alla ricerca di se stessa. Un cercare che ci tocca in prima persona: tutti/e proviamo a inseguire e a trovare noi stessi/e.

Da Socrate a Cartesio ai giorni nostri, ad esempio, “conosci te stesso” sembra essere l’esortazione dei filosofi.

Larte come dono di sé

La cantautrice, dai primi motivi all’album “Caramé”, dona se stessa. Lì, a mio avviso, è l’essenza dell’arte e della poesia.

La poesia e l’arte si situano lungo la linea di intersezione del singolo con l’altro/a, con gli altri. È interiorità non ripiegata su se stessa, intimità che si dona. L’orizzonte del mondo interno incontra e si fonde con quello del mondo là fuori.

Fusione di orizzonti che tiene desta e viva l’umanità degli umani.