HomeAskanewsAuto, Hormuz chiuso strozza le forniture: Basf teme stop produzione

Auto, Hormuz chiuso strozza le forniture: Basf teme stop produzione

Milano, 11 giu. (askanews) – La guerra in Iran torna a stringere la morsa sull’industria automobilistica mondiale. Con le tensioni tra Washington e Teheran in nuova intensificazione, i transiti commerciali nello Stretto di Hormuz si sono di fatto azzerati: secondo i dati di ship-tracking raccolti da Bloomberg, ieri hanno attraversato lo stretto solo quattro navi, per lo più legate all’Iran, e questa mattina non è stato registrato alcun passaggio, contro una media pre-crisi di oltre 90 al giorno. E dal cuore dell’industria europea arriva un avvertimento pesante: per Basf, il colosso chimico tedesco tra i principali fornitori del settore auto, la crisi rischia di fermare le linee di montaggio nella seconda metà dell’anno.

Parlando ai giornalisti a Francoforte, il ceo Markus Kamieth ha spiegato che le carenze di materiali stanno diventando sempre più probabili e potrebbero bloccare catene di fornitura gestite “just in time” come quelle della produzione automobilistica, e che il conflitto sta già contribuendo alla scarsità di input come zolfo ed elio, quest’ultimo cruciale anche per le batterie. “È un rischio al ribasso che vedo per la seconda metà di quest’anno”, ha detto Kamieth, evocando il pericolo “strisciante” che un materiale a un certo punto non sia più disponibile. Basf fornisce all’industria auto vernici, plastiche, catalizzatori e materiali per batterie.

L’esposizione dei costruttori non è uniforme, e per l’Europa il conto rischia di essere il più salato. I gruppi europei vendono in Medio Oriente quasi quattro volte i volumi dei nordamericani e i più esposti risultano Stellantis e Renault; in una nota di inizio marzo Bernstein indicava in Stellantis il gruppo europeo con l’esposizione maggiore, alla luce delle sue difficoltà complessive. Nel lusso, Lamborghini ad aprile ha dichiarato lo stop di vendite e consegne nel Golfo, mentre Ferrari ha ripreso le spedizioni su rotte marittime alternative e cargo aereo, senza cancellazioni di ordini. Tra i giapponesi, il ceo di Nissan Ivan Espinosa ha segnalato che il conflitto sta interrompendo la distribuzione nel Medio Oriente, secondo mercato di export del gruppo, e Toyota ha ridotto la produzione dei modelli destinati all’area, incluso il Land Cruiser, mentre altri (Mazda, Subaru) hanno sospeso produzione o export verso la regione.

Sul fronte delle materie prime, il danno più difficile da riassorbire riguarda l’alluminio. Aluminium Bahrain (Alba), la più grande fonderia al mondo, ha dichiarato forza maggiore e tagliato la produzione del 19%, non potendo spedire attraverso Hormuz, mentre Qatalum, joint venture tra Norsk Hydro e Qatar Aluminium, ha fermato gli impianti per carenza di gas. I produttori del Golfo valgono circa il 9% dell’alluminio primario mondiale; i futures Lme hanno superato i 3.400 dollari e secondo Cru potrebbero spingersi verso i 4.000 dollari la tonnellata.

Sotto pressione anche gli oli base, materia prima dei lubrificanti per motori: l’Europa ne importava dal Golfo il 72% (dati Argus Media) e circa il 40% della fornitura globale dalla regione è ferma o impossibilitata a spedire, tra danni all’impianto di Shell in Qatar colpito da missili iraniani, forze maggiori in Bahrain ed Emirati e tetti all’export decisi dalla Corea del Sud. Per Hormuz passa inoltre circa un terzo del commercio mondiale di metanolo, ingrediente chiave di resine, vernici e plastiche.

S&P avverte infine che un conflitto prolungato renderebbe strutturale l’inflazione dei costi di produzione, come nella crisi dei semiconduttori, e con margini sottili i rincari di acciaio, plastiche e noli finiranno sui prezzi al consumatore.