HomeAskanewsBce, stress test geopoltico: impatto su rischi di credito e redditività

Bce, stress test geopoltico: impatto su rischi di credito e redditività

Roma, 31 lug. (askanews) – Con impatti che si trasmettono tramite economia reale e mercati, i rischi sui prestiti concessi e la redditività sono i canali più probabili dai quali shock e incidenti di geopolitica possono scaricarsi sui bilanci delle banche. Frequenti anche le svalutazioni sulle poste registrate a bilancio, specialmente nel caso di esposizioni a settori più vulnerabili agli sviluppi geopolitici come il manifatturiero, l’energia e i trasporti.

E nel caso delle banche più grandi, a contribuire all’erosione patrimoniale a seguito di incidenti geopolitici, possono aggiungersi cali sui ricavi da commissioni e dalle attività di trading. Sono alcuni dei risultati chiave del primo stress test sui rischi geopolitici effettuato dalla Banca centrale europea, coinvolgendo 110 banche attive nell’area euro su cui opera direttamente la l’attività di vigilanza.

La Bce riporta che generalmente le banche hanno dimostrato una buona capacità di approntare scenari di stress test per valutare i loro rischi specifici, ma che al tempo stesso sono emerse alcune “vulnerabilità” che richiedono attenzione.

La procedura seguita è quella di una simulazione su uno shock a posteriori (reverse stress test). L’istituto è chiamato a ipotizzare un incidente della tipologia definita e si verifica che tipo di danni e tramite quali canali ne deriverebbero ricadute. Sotto i riflettori soprattutto i livelli patrimoniali.

“Le banche – afferma la Bce con un comunicato – sono state generalmente in grado di produrre scenari di stress test consistenti, a riflesso delle loro singole vulnerabilità. Tuttavia, l’esercizio ha anche messo in rilievo aree in cui sono necessari ulteriori miglioramenti”.

E questi miglioramenti, a detta dell’istituzione di vigilanza, includono la sensibilità alla valutazione dei rischi e la granularità sugli stessi, la coerenza tra scenari ipotizzati e le valutazioni che comportano per i livelli di liquidità e i criteri di solvibilità. Sotto i fari anche la realisticità delle azioni di mitigazione e le ramificazioni delle ricadute sui livelli di liquidità.

Alle banche è stato chiesto di elaborare scenari di rischi geopolitici che avrebbero portato all’esaurimento di 300 punti base dell’indicatore chiave sulla solidità patrimoniale (Common Equity Tier 1). L’esercizio quindi differisce dagli stress tradizionali, in cui le banche devono fornire relazioni su uno scenario previsionale uguale per tutte, in quel caso elaborato dall’autorità.

Gli istituti hanno quindi sviluppato un’ampia gamma di possibilità che includevano conflitti militari, conflitti commerciali, problemi sugli approvvigionamenti di energia e sulle catene di forniture di beni, sanzioni economiche, shock macroeconomici e incidenti sulla sicurezza cibernetica. Questa gamma così diversificata “mostra la capacità delle banche di elaborare simulazioni che mettano alla prova le loro specificità nei modelli di business e sui profili di rischio”, osserva la Bce.

La maggior parte delle banche hanno indicato come principali canali di trasmissioni del rischio l’economia reale, seguita dall’impatto sui mercati finanziari. In caso di conflitti armati e attacchi cibernetici, anche l’elemento della sicurezza, che include rischi fisici e attacchi ibridi, è stato indicato come un canale di trasmissione rilevante.

I risultati ora alimenteranno il dialogo che la vigilanza bancaria europea porta avanti con le singole banche e potrebbe anche fare parte delle valutazioni della procedura periodica di valutazione (Supervisory Review and Evaluation Process o Srep).