Non di rado la geografia è un po’ la Cenerentola della scuola e dell’università. Non a caso, si sta provando a recuperare quella dimensione essenziale del sapere umano che è la geostoria. Un ambito della conoscenzache trova antenati illustri, da Erodoto, considerato fra i padri della storiografia, a Strabone, geografo, storico e filosofo, per l’appunto.
La cancellazione di un popolo
Ecco, si tratta dell’aspetto forse più importante per comprendere appieno la tragicità della linea politico-militare del governo guidato da Benjamin Netanyahu. Deportare un intero popolo, come se non fosse mai esistito, cancellarne l’identità, sradicarlo, vale a dire reciderne il legame con il territorio, sono tra i folli e sanguinosi propositi dell’esecutivo di Tel Aviv. Ma, con il progetto di dividere in due la Cisgiordania per mezzo di nuovi insediamenti israeliani, si vorrebbe addirittura violare la geografia del Medio Oriente. Della striscia di Gaza si vorrebbe fare un deserto di sangue e disperazione; la Cisgiordania, dal canto suo, verrebbe addirittura cancellata come entità geografica.
La paura che diventa odio
Più volte ho evocato il confronto tra speranza e paura, che sembra caratterizzare il nostro tempo. Dove la paura comporta chiusura, esclusione, “sovranismo”. Netanyahu, però, va oltre, incarnando la paura che si fa odio e distruzione, al di là di ogni ragionevolezza. “Distruggere”: non vi è altro verbo che riassuma meglio la sua linea.
La lezione di Elisée Reclus
E così, per provare a ridestare la speranza, mi sento di citare Elisée Reclus, forse il maggior geografo dell’Ottocento, e il suo capolavoro L’homme et la Terre. Poniamoci in ascolto della filosofa Luisella Battaglia: «Geografo anarchico, Reclus scrive dei rapporti tra uomo e natura ma anche delle lotte dell’uomo per la libertà e i diritti. Credo che di ‘geografia anarchica’ reclusiana si possa parlare in almeno due sensi. Innanzitutto, ed è il senso più immediato, perché Reclus, oltre a essere un grandissimo geografo, è anche un anarchico militante, amico personale e collaboratore di Bakunin e Kropotkin. In un secondo senso, più profondo e per noi più importante, perché la sua opera sovverte letteralmente la geografia tradizionale, aprendola a una concezione interdisciplinare che va oltre la dimensione meramente fisica e politica, verso una visione che integra agli elementi naturalistici quelli sociali e antropologici. Strettissimo in lui è il legame tra geografia, ecologia e politica. La sua curiosità appassionata per tutto ciò che è ‘altro’ e ‘altrove’ si associa alla passione per la libertà».
Cos’altro aggiungere?
Danilo Di Matteo
Saggista, tra le sue opere si segnala il pamphlet Quale faro per la sinistra? La sinistra italiana tra XX e XXI secolo, Editore Guida, 2022.