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Serbia, Palalic: visita Meloni forte conferma del partenariato con Italia

Roma, 6 ago. (askanews) – La seconda visita in due anni della Presidente del Consiglio dei Ministri d’Italia Giorgia Meloni in Serbia rappresenta “una forte conferma del partenariato strategico tra due Paesi amici”. E’ il commento, in esclusiva per askanews, del membro del Parlamento della Serbia e Presidente del Gruppo di Amicizia Serbia-Italia presso il Parlamento della Serbia, Jovan Palalic.

“La comprensione reciproca e il buon rapporto personale tra il Presidente della Serbia Aleksandar Vucic e la Presidente Giorgia Meloni costituiscono un impulso decisivo alla sempre più fruttuosa cooperazione tra la Serbia e l’Italia, che ha ricevuto un nuovo slancio dopo la formazione del governo di centrodestra a Roma nel 2022”, secondo Palalic.

“L’Italia, in quanto Paese che ha una particolare sensibilità per le questioni balcaniche e che, tra gli Stati coinvolti nei rapporti regionali, conosce meglio la situazione locale, può contribuire – con un approccio equilibrato, aperto e imparziale – alla risoluzione di molte questioni nevralgiche che rallentano l’integrazione accelerata dei Balcani nell’Unione Europea”, ha spiegato.

Secondo Palalic, “l’Italia sa ascoltare attentamente i propri partner, ma – a differenza di altri grandi Paesi che, pur ascoltando le posizioni della Serbia, continuano poi a percorrere i soliti sentieri tracciati da pregiudizi verso Belgrado che non conducono a soluzioni sostenibili – l’Italia, soprattutto attraverso l’azione del suo attuale governo, ha sempre cercato uno spazio di compromesso che rispecchi la realtà e non generi nuove insoddisfazioni”.

Il Presidente Vucic, ha insistito, ha sottolineato in modo particolare questo approccio dell’Italia, che ha contribuito in modo decisivo all’intensa cooperazione tra Belgrado e Roma negli ultimi anni.

“Nel corso di quest’anno, in cui celebriamo i 110 anni di alleanza nella Prima guerra mondiale, quando ci siamo sostenuti reciprocamente nella lotta per la liberazione nazionale, abbiamo l’occasione di ritrovare, in un’epoca nuova, lo spirito di quei tempi vittoriosi e la comprensione necessaria per il progresso e lo sviluppo delle nostre nazioni in un’Europa unita”, ha detto ancora il Presidente del Gruppo di Amicizia Serbia-Italia.

“Aleksandar Vucic ha ringraziato la Presidente Meloni proprio per il fatto di avere una visione dell’Europa in cui la Serbia e i Balcani ne sono parte integrante, e per il sostegno incondizionato che l’Italia offre alla Serbia nel suo percorso europeo”, ha argomentato.

“Senza la Serbia, che è il Paese balcanico più grande, non è possibile immaginare, in questi tempi geopolitici complessi, una sicurezza completa del nostro continente comune. La Serbia sta progredendo fortemente dal punto di vista economico e, grazie alla sua politica di cooperazione con tutti secondo gli interessi reciproci, è diventata un punto d’incontro per investimenti e collaborazioni economiche sia da parte dell’Occidente che dell’Oriente”, ha precisato Palalic.

“Il Presidente Vucic ha sottolineato in particolare, durante l’incontro con la Presidente Meloni, l’importanza della partecipazione dell’Italia all’EXPO 2027, che si terrà a Belgrado e che rappresenta per la Serbia un forte motore del suo sviluppo complessivo”, ha concluso il membro del Parlamento serbo.

Almasri, Dori: per fine settembre in aula relazione Giunta Camera

Roma, 6 ago. (askanews) – “L’ufficio di presidenza della Giunta per le autorizzazioni della Camera ha deciso alla unanimità i tempi dell’esame delle carte inviate dal Tribunale dei ministri in merito alle posizioni del sottosegretario Alfredo Mantovano e dei ministri Matteo Piantedosi e Carlo Nordio sul caso Almasri, dando di fatto avvio ai lavori”. Lo ha reso noto in una dichiarazione il presidente della Giunta Devis Dori (AVS).

“Entro la fine di settembre – ha spiegato – sarà pronta la relazione per l’aula, si terranno almeno cinque sedute, inviteremo infine gli interessati a fornire i loro chiarimenti. Sia la Giunta che l’aula esprimeranno tre voti distinti, con voto palese in Giunta e segreto in aula la quale voterà definitivamente entro ottobre”, ha concluso Dori.

Hotel Donna Camilla Savelli, “Puntiamo su esperienza romana unica”

Roma, 6 ago. (askanews) – “Il Donna Camilla Savelli forse rappresenta quello che per noi l’albergo pi con pi personalit, il pi iconico. Questo convento del 1300 bellissimo che ha avuto questa ristrutturazione nell’ultimo anno e ci saranno anche molte novit che andremo a realizzare nel 2026. Abbiamo appena aperto il ristorante Contempo che sta riscuotendo un grande successo”. Lo ha detto ad askanews Roberto Oldano, direttore del Brand VRetreats del Gruppo Alpitour World, raccontando l’albergo Donna Camilla Savelli di Trastevere.

” un un hotel 4 stelle – ha aggiunto Oldano – ma che ha un servizio da 5 stelle. Noi abbiamo impostato il nostro servizio 5 stelle anche nei quattro, per un albergo che ha una possibilit per gli ospiti che lo visitano di vivere veramente un’esperienza, in quanto abbiamo una grotta romana bellissima dove si possono fare degli aperitivi, abbiamo una bellissima terrazza sul rooftop dell’hotel, h ci sono dei punti della scala del Borromini, cio solamente stando all’interno del dell’albergo, l’ospite gi vive un’esperienza che, secondo me, difficile da replicare in un altro albergo romano”.

Le scodelle di Gaza e i droni su Kyiv

Quando il sole ogni mattina compie il suo rituale stanco e si alza sulla sottile striscia di Gaza o nelle 24 oblast ucraine o illumina la stessa capitale Kyiv, getta un sinistro fascio di luce sulle devastazioni che la notte trascorsa ha mascherato per qualche ora. Solo chi vive in quei luoghi di terrore e di morte potrebbe descrivere la cruda, drammatica realtà di case rase al suolo, macerie, distruzione, cadaveri da ricomporre o nascosti nei teli per una celere, pietosa sepoltura.

Quel sole, quella luce che altrove nel mondo recano la speranza che il nuovo giorno sia un buon giorno, che accarezzano le alterne pause di un’umanità intenta al lavoro o vacanziera, qui rinnovano il terrore di nuovi eccidi, di famiglie annientate, di civili inermi presi di mira, soprattutto di vittime innocenti: molti troppi bambini perdono la vita ancor prima di averne vissuto una esigua parte. Sono tutti ostaggi di una deriva che annienta i popoli e consegna i destini del mondo a dittatori criminali che sono l’impersonificazione del male, mai c’è stata nella Storia recente una così alta preponderanza della tirannia sui diritti dei popoli: abbiamo visto madri disperate, bimbi mutilati, anziani tentare di fermare con le mani i carri armati, corpi esplodere e dilaniare sotto la mira dei droni e dei bombardamenti diretti per uccidere, esseri umani morire per fame, malattie, ferite atroci.

Nella restante parte del pianeta, pure afflitta dal declino dei valori di civiltà propugnati per lungo tempo, dolente e incerta nelle solitudini delle età emarginate dalla vita – in questo spettacolo di desolante, amara impotenza di fronte alla forza distruttrice degli aggressori – politica, diplomazia, dietrologia cercano alibi senza sapere, senza conoscere, senza vivere e senza morire. A Gaza o in Ucraina la disumanizzazione sistematica della specie umana non ha distinzioni: dopo oltre 1250 giorni dall’inizio dell’operazione militare speciale del Cremlino divenuta a mano a mano una insolente e inusitata guerra di aggressione, dopo il 7 ottobre 2024 quando Hamas compì l’eccidio criminale dei civili barbaramente uccisi e degli altri fatti ostaggio, in odio agli ebrei,  nulla è cambiato se non in peggio. I grandi della Terra hanno gettato la maschera: comandano espansione e possesso, interessi economici, mire politiche e militari, giochi di potere anche tra i nuovi attori entrati in scena, tra indifferenza calcolata, ricatti dei dazi e vile disimpegno. 

Lo chiamano nuovo ordine mondiale, in realtà prevale la sensazione che manchi un sicuro possesso delle scelte da compiere, che tutto sfugga inesorabilmente di mano: è proprio la dietrologia che detta le regole, illude e smentisce, ciò che va avanti è la morte e il numero crescente delle vittime. Tra negazionismi, finte scuse, vendette atroci, viltà mascherate da errori, o presunti tali, come il massacro dei civili ondivaghi senza una casa e senza una meta, i bombardamenti nei paesi e nei villaggi, descritti dai soliti scaltriti esperti militari come simulazioni (ricordiamo Bucha, Kramatorsk, Sumy) si profila netto il disegno dell’annientamento dei popoli e dei loro territori, non c’è ritegno per i bambini uccisi o deportati,  per la loro malnutrizione che porterà malattie letali, lo spettacolo indegno delle braccia tese con quelle scodelle di ferro o di plastica per elemosinare una brodaglia immonda. Chi riesce a fare dietrologia su questi misfatti vergognosi che rendono le vittime carne da macello, abbandonate dalla vita e dimenticate dalla morte? Eppure qui si rivela il dramma dell’inazione: il mondo e i suoi destini sono nelle mani di prepotenti senza scrupoli, mossi dalla bramosia del potere e dall’asservimento al dio denaro.

Si dicono e si ascoltano molte parole, si susseguono i summit e i tentativi di tregua (o il loro minimo accenno) ma ci sono veti incrociati che depongono per un protrarsi dei conflitti al fine di evitare soluzioni estreme e distruttive, l’annientamento totale della vita sulla Terra che sembra essere l’unico piano inclinato sui cui scivoleremo anche per l’emergenza della sostenibilità ambientale in un pianeta gravemente malato, come in modo allarmato l’ONU richiama. La dietrologia evoca corsi e ricorsi storici, compara epoche diverse ma la sua narrazione perde di vista l’imperativo categorico dell’hic et nunc: una soluzione va trovata, la guerra è un male assoluto come Papa Francesco e Papa Leone XIV hanno ricordato. Eppure ci sono odio e rancori radicati, mire espansive, fondamentalismi, prove di forza che frenano ogni ipotesi di accordo.

Anche qui ci si muove tra simulatur ac dissimulatur, perché questo convitato di pietra che chiamiamo dietrologia disvela possibili nascondimenti reconditi: il tutto pagato a caro prezzo dalla povera gente che di giorno in giorno perde tutto, fino alla vita. Non ci sono ragionevoli compromessi per una tregua, la pace è una lontana utopia e solo a condizione di una resa. Piaghe secolari riscrivono la storia tra sionismo, antisemitismo, annientamento del diritto di autodeterminazione dei popoli evocando antichi e nuovi genocidi: questa umanità sofferente, in perenne cammino senza meta, scuote le coscienze del mondo con rinnovato orrore. Le stesse parole, tante, troppe, pesano come macigni ma il loro uso distorto alimenta le polarizzazioni e fomenta odio e rancori. Intanto la gente in fila con la scodella in mano, i bambini denutriti e mutilati, le vittime innocenti di tanta crudeltà disumana – quelle che restano e piangono il dolore, quelle scomparse nel nulla e quelle sepolte nei cimiteri improvvisati- sono l’iconografia muta di una tragedia che nessuno riesce a fermare. 

Fumarola inciampa sulle ambiguità nell’anniversario della strage di Bologna

Il dibattito in occasione del quarantacinquesimo anniversario della strage di Bologna ha coinvolto trasversalmente il mondo delle istituzioni, della politica, della comunicazione e delle organizzazioni sociali del Paese.

Tra gli interventi, si è distinto quello del Presidente della Repubblica, per tono e profondità. Ma, sorprendentemente, la discussione ha coinvolto anche la Cisl. Purtroppo non per meriti, ma per un evidente scivolone comunicativo.

Non è in discussione la sincera cultura antifascista che contraddistingue storicamente la Confederazione. Tuttavia, è doveroso rilevare alcune contraddizioni nel linguaggio utilizzato dall’Organizzazione a vari livelli.

L’antifascismo e Il caso Cisl Romagna

Particolare scalpore ha suscitato il manifesto pubblicato dalla Cisl Romagna sui social: un messaggio commemorativo che, in maniera generica, evocava “il terrorismo che non ha colore”. Dopo le reazioni indignate, il post è stato rimosso e accompagnato da una nota di chiarimento:

«Siamo profondamente rammaricati che un messaggio nato con l’unico intento di promuovere il ricordo, la ricerca della verità e la lotta per la giustizia sia stato equivocato, tanto da ledere la sensibilità di alcuni».

A questa dichiarazione ha fatto seguito un’affermazione che suona incoerente: «Non solo rispettiamo, ma condividiamo la sacrosanta verità scaturita dai processi». Ma se si afferma di condividere una verità processuale – che ha portato a condanne definitive per militanti neofascisti – perché allora invocare genericamente la “ricerca della verità”? Comprensibile, dunque, il giudizio di molti commentatori sui social: la toppa è peggio del buco.

Le parole della segretaria Fumarola

Considerando l’episodio come un inciampo comunicativo a livello territoriale, abbiamo rivolto l’attenzione al messaggio pubblicato sui canali ufficiali della Segretaria generale, Daniela Fumarola: «La Cisl onora la memoria delle 85 vittime della strage di Bologna. Un attacco vile alla democrazia, che ci impegna ogni giorno nella difesa dei valori costituzionali e nella richiesta di verità e giustizia».

Anche in questo caso, tuttavia, si tace sulla verità accertata in sede giudiziaria, richiamata con forza dal Presidente Mattarella.

La verità va detta con chiarezza

Lo ribadiamo con convinzione, e con il rispetto dovuto alla storia della Cisl: quella di Bologna fu una strage neofascista. Su fatti così gravi e tragici non possono esserci ambiguità, né esitazioni.

Chi ancora oggi rivendica una “verità alternativa” appartiene, con ogni evidenza, a quell’area che – come affermò l’ex segretario generale Luigi Sbarra in Piazza San Giovanni, dopo l’attacco alla sede della Cgil – “non è riuscita definitivamente a fare i conti con un credo politico che nulla ha a che vedere con l’esperienza democratica del nostro Paese”.

Il centrosinistra in Veneto e la voce (silenziosa) dei cattolici democratici

Le elezioni regionali in Veneto, storicamente, rappresentano per il centrosinistra una prova difficile, spesso persa ancor prima di iniziare. In una terra dalla profonda identità culturale e religiosa, quella che una volta era la “cintura bianca” del cattolicesimo popolare, il centrosinistra non ha mai più ritrovato una sintesi forte e convincente. E forse il problema non sta solo nei numeri, ma nelle voci.

A mancare, in particolare, è il contributo visibile e fiero della componente cattolico democratica, che troppo spesso preferisce la timidezza alla testimonianza, l’appartenenza silenziosa al confronto aperto. Questo silenzio pesa. Perché il Veneto non è una regione “di destra”: è la terra che ha dato i natali a donne come Tina Anselmi, primo ministro donna della Repubblica e figura cardine di un cattolicesimo politico coraggioso, riformatore e radicato nel sociale; è la terra del Beato Giuseppe Toniolo, Beato, economista e sociologo, tra i fondatori della moderna dottrina sociale della Chiesa. Passando per uomini come Domenico Sartor, voce del cattolicesimo contadino e Carlo Fracanzani, ponte fra fede e impegno riformista. Dove sono oggi gli eredi di questa storia?

Quella stessa ispirazione oggi sembra affievolita, quasi dimenticata. Eppure, il bisogno di una voce cattolica consapevole, moderna, capace di misurarsi con i grandi temi del presente,  dalla giustizia sociale alla transizione ecologica, dal lavoro alla pace,  non è mai stato così urgente.

Ne è testimonianza il recente Giubileo dei giovani a Tor Vergata, dove decine di migliaia di ragazze e ragazzi hanno manifestato non solo la propria fede, ma anche il desiderio di un impegno concreto, vivo, non relegato alla sola dimensione privata. È stato un segnale al Paese, e forse anche alla politica: i cattolici ci sono, ma aspettano che qualcuno li chiami all’altezza delle loro aspirazioni.

È dunque tempo che chi si riconosce nei valori del cattolicesimo democratico non solo torni a “esserci”, ma alzi la voce con coraggio e con orgoglio, nel centrosinistra e nella società civile. Che si smetta di delegare il racconto dell’impegno cristiano solo a forze conservatrici o populiste. Che si torni a tessere, anche nel Nord Est, una proposta culturale e politica che metta insieme Vangelo, Costituzione e giustizia sociale.

Lo dobbiamo ai nostri padri e madri nella fede e nella politica. Ma soprattutto lo dobbiamo alle nuove generazioni, ai loro progetti per il futuro, perchè, come ci insegnava Tina Anselmi, «La politica è organizzare la speranza».

 

N.B. L’articolo prende spunto dall’intervista a Massimo Cacciari (“Il Pd vince in Veneto solo se la destra mette il cavallo di Caligola”, a cura di Daniela Preziosi) pubblicata ieri sul Domani.

Le radici negate dell’Unione Europea

Nel suo recente intervento nel dibattito promosso da ALEF (Associazione dei Liberi e Forti) sullo stato dell’Unione Europea, l’avvocato Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, ha sottolineato un punto spesso trascurato:

“Il più grave problema che sta dentro la costruzione dell’Unione Europea, e che ha impedito a suo tempo l’approvazione della Costituzione europea, è racchiuso nell’articolo 10 del Preambolo che corredava la Costituzione stessa. Lì venivano poste sullo stesso piano le confessioni religiose e le cosiddette ‘organizzazioni filosofiche’. Capito a che punto siamo? E grave è la responsabilità politica di chi, confidando forse di sistemare le cose col tempo, ci ha consegnati a questa situazione. Quando dico che sono le radici dell’Unione che dobbiamo rifondare, mi riferisco anche a questo”.

Due visioni contrapposte

Avevo già affrontato questo nodo nel mio saggio Elezioni europee – La visione dei Liberi e Forti (Ed. ALEF, 2018), in un capitolo significativamente intitolato: “Errori nel progetto originario dell’Unione europea”.

Sin dall’inizio, infatti, furono presenti due linee di fondo:

  • una ispirata alla Dottrina sociale della Chiesa;
  • l’altra al Manifesto di Ventotene, di matrice socialista e rivoluzionaria.

A imporsi è stata quest’ultima. Il processo di unificazione si è progressivamente allontanato dalla visione cristiana, accompagnandosi alla crescente secolarizzazione della società europea.

Il disegno ideologico del Manifesto

Il Manifesto di Ventotene concepiva l’unità europea non come esito del cammino dei popoli, ma come progetto da imporre dall’alto, attraverso un’élite intellettuale e politica. Si trattava di un’impostazione illuminista, giacobina, per molti versi leninista, che mirava a riplasmare l’identità dei cittadini europei.

Un’impostazione analoga a quella del liberalismo massonico italiano: fatta l’Italia, si trattava ora di “rifare gli italiani”.

Questa logica ideologica si è riflessa nelle istituzioni europee, contribuendo alla nascita di un vero e proprio europeismo dogmatico, che oggi demonizza ogni voce critica, tacciandola di populismo.

Una società opulenta e irreligiosa

Il Manifesto di Ventotene ha definito i contenuti culturali dell’Unione conciliando Gramsci e Gobetti, socialismo e liberalismo, statalismo nei bisogni collettivi e individualismo nella vita privata.

Una sintesi, questa, che Augusto Del Noce avrebbe definito progetto di “società irreligiosa e opulenta”.

Il bivio mancato del 1989

Un momento cruciale per rivedere questa impostazione si ebbe con il crollo del comunismo (1989–1991). Invece di cogliere l’occasione per rifondare l’Unione su basi diverse – come chiedeva Giovanni Paolo II – si preferì accelerare verso l’unificazione politica con il Trattato di Maastricht (1992).

La proposta del Papa di inserire un riferimento a Dio nella Costituzione europea non era integralismo, ma un richiamo alle autentiche radici dell’Europa. Invano. L’Unione si allontanava dall’Europa reale, mentre Giovanni Paolo II voleva un’Europa unita, “dall’Atlantico agli Urali”, salda nella sua identità cristiana.

Una scelta di campo

La Comunità Economica Europea, fondata grazie all’impegno di quattro grandi statisti democratico-cristiani – Adenauer, De Gasperi, Monnet e Schuman – ha finito per assumere i principi ispiratori del Manifesto di Ventotene.

Rifiutando una Costituzione fondata sui valori giudaico-cristiani, ha abbracciato un’impostazione laicista, illuminista, anticristiana.

Oggi più che mai, se vogliamo salvare l’Europa da se stessa, dobbiamo rifondarne le radici.

Almasri, i reati contestati a Mantovano, Piantedosi e Nordio

Milano, 6 ago. (askanews) – Il Tribunale dei Ministri ha chiesto l’autorizzazione a procedere per il caso Almasri, il generale libico ricercato dalla Corte dell’Aia per crimini di guerra e contro l’umanità, scarcerato e rimpatriato con un volo dei Servizi, nei confronti del sottosegretario Alfredo Mantovano, del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e del ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Dagli atti si apprende che sono tutti accusati di concorso in favoreggiamento personale aggravato. Mantovano e Piantedosi sono accusati anche di peculato aggravato mentre a Nordio viene contestato il reato di rifiuto di atti d’ufficio, sempre aggravato.

“Sia i ministri Nordio e Piantedosi, sia il Sottosegretario Mantovano erano perfettamente consapevoli del contenuto delle richieste di cooperazione inviate dalla Corte penale internazionale e, in particolare, del mandato di arresto spiccato nei confronti dell’Almasri. Non dando corso a tali richieste il primo, decretando il secondo la formale espulsione del ricercato con un provvedimento, viziato da palese irrazionalità e disponendo il terzo l’impiego di un volo Cai che ne ha assicurato l’immediato rientro in patria, hanno scientemente e volontariamente aiutato il predetto a sottrarsi alle ricerche e alle investigazioni della Cpi”, si legge nella richiesta di autorizzazione a procedere.

In particolare, l’accusa di favoreggiamento personale aggravato al Ministro Nordio viene formulata per aver assunto “un contegno attendista, della decisione della Corte d’Appello, rimanendo inerte in attesa di tale decisione, convenendo, altresì, in accordo con gli altri vertici istituzionali, sull’opportunità di espellere Almasri, ove fosse stato scarcerato; quindi non attivandosi, neppure dopo aver avuto comunicazione del provvedimento di scarcerazione, per dare corso alle richieste di cooperazione della Cpi”.

La Lituania chiede aiuto alla Nato dopo il ritrovamento di un drone esplosivo russo

Roma, 5 ago. (askanews) – La Lituania ha chiesto alla Nato di adottare “misure immediate” per rafforzare la sua difesa aerea, dopo che la scorsa settimana un drone di fabbricazione russa è stato ritrovato in una zona di addestramento militare dopo essere entrato nel Paese dallo spazio aereo della Bielorussia. Il drone trasportava due chilogrammi di esplosivo.

Il ministro degli Esteri, Kestutis Budrys, e il ministro della Difesa, Dovile Sakaliene, si legge su Le Figaro, hanno scritto al segretario generale Nato, Mark Rutte, per chiedergli “misure immediate per rafforzare le capacità di difesa aerea della Lituania”.

Torna la 37^ edizione del Rock Contest di Controradio, aperto il bando



Milano, 5 ago. (askanews) – Torna per la 37^ edizione il Rock Contest di Controradio, il più importante e riconosciuto concorso nazionale dedicato agli artisti emergenti che seleziona e promuove il meglio della scena musicale italiana accogliendo ogni genere e dando particolare attenzione alle tendenze più innovative e contempo ranee. Fino al 22 settembre è aperto il bando di iscrizione sul sito www.rockcontest.it per provare ad entrare a far parte dei 30 artisti selezionati e avvicinarsi alla possibilità di aggiudicarsi un importante finanziamento per la propria carriera o uno dei premi messi in palio, oltre che avere l’opportunità di una visibilità importante, di farsi conoscere e suonare dal vivo davanti a un pubblico di appassionati e addetti ai lavori , mostrare il valore della propria musica e ampliare la propria rete di contatti con discografici, tour manager, direttori artistici di etichette e festival nazionali, fino ai più important i artisti della scena musicale italiana. Opportunità uniche che ormai Rock Contest offre da quasi quarant’anni e proprio per questo, oltre ad essere considerato il contest più importante e riconosciuto in Italia, è anche il più longevo : un vero e proprio punto di riferimento che da sempre favorisce la sperimentazione e anticipa gusti e tendenze, un concorso che, sotto la direzione artistica di Giuseppe Barone, valorizza le nuove proposte dando occasioni concrete per l’avanzamento del proprio percorso artistico e che pone l’attenzione sulla musica suonata dal vivo, l’unico vero ed insostituibile elemento di socializzazione, fruizione e condivisione della musica e dell’arte. Ricordiamo che, negli anni, hanno sposato la valenza e lo spirito del contest, come giurati o ospiti live, artisti come Dario Brunori , Diodato , Colapesce , Manuel Agnelli , Piero Pelù , I Ministri , Andrea Appino (The Zen Circus), Aimone Romizi (Fast Animals and Slow Kids), Enrico Gabrielli (Calibro 35), Paolo Benvegnù , Alberto Ferrari (Verdena), Cristina Donà , Dente , Iosonouncane , Lodo e Albi ( Lo Stato Sociale ), Motta, Tre Allegri Ragazzi Morti e molti altri. E altrettanti artisti si sono avvicendati sul palco come “nuove proposte”, diventando poi artisti di fama nazionale: Offlaga Disco Pax, Lucio Corsi , Emma Nolde, Lamante e, facendo un salto indietro di più di 30 anni, Samuel e Boosta dei Subsonica, gli Scisma di Paolo Benvegnù, Irene Grandi in formato ‘alternative’ (con i Goppions), Enrico “Enriquez” Greppi e l’Orla della Bandabardò, Stefano Bollani, Roy Paci (con i Q Beta), i Dirotta su Cuba, Marco Parente, etc. Inoltre, la leggendaria Patti Smith è stata ospite di un evento speciale di incontro con gli artisti e Ligabue è stato testimonial dell’edizione del 2015.

Nonostante l’ormai storica denominazione, il Rock Contest è aperto a tutti i generi musicali (rock, indie, elettronica, dream pop, r’n’b, trap, psichedelia, soul, folk, urban, nuovo cantautorato). Per partecipare occorre essere artisti under 35 liberi da vincoli discografici e/o editoriali e compilare il modulo online caricando tre brani original i sul sito ufficiale www.rockcontest.it entro il 22 settembre 2025.

Anche solo partecipare può fare la differenza perché in giuria , ad ascoltare e selezionare i progetti in gara, ci saranno realtà discografich e tra le più affermate e interessanti : 42 Records, Woodworm Label , Carosello Records, La Tempesta Dischi , Dischi Sotterranei, Audioglobe, Picicca, Black Candy Produzioni, Dischi Uappissimi, Spinnit, Notturno Dischi, Quindi Records, Santa Valvola Records e le agenzie di booking Locusta, All Things Live, Panico Concerti, Annibale e RC Waves . A questi si aggiungeranno una serie di importanti musicisti. Tra i primi nomi confermati si annunciano Whitemary, giovanissimo astro dell’elettronica di qualità, Coca Puma, sofisticata cantautrice tra R&B e dream pop sperimentale candidata i Rockol Awards e targa MEI – Exitwell come Artista emergente dell’anno , Lamante , selvaggia e intensa cantautrice vicentina lanciata e scoperta dal Rock Contest 2022, Miglior artista em ergente dei Rockol Awards 2024 e candidata Miglior Opera Prima al Premio Tenco e Emma Nolde, da personalissima esordiente premiata al Rock Contest nel 2019 a finalista al Premio Tenco nella sezione Opera Prima nel 2020 e finalista delle Targhe Tenco nella categoria Miglior Album Assoluto nel 2025; quattro delle più interessanti giovanissime proposte della musica italiana ad incontrare e valutare i musicisti in gara della loro stessa generazione. La lista completa dei nomi dei giurati dell’edizione 2025 verrà poi ufficializzata durante lo svolgimento del concorso.

West Nile, 145 casi confermati in Italia, 59 in forma neuroinvasiva

Roma, 5 ago. (askanews) – “Ad oggi, secondo i casi notificati sulla piattaforma nazionale coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, l’Italia ha registrato 145 casi confermati di infezione da West Nile virus nell’uomo, 59 si sono manifestate nella forma neuroinvasiva, 10 casi asintomatici identificati in donatori di sangue, 75 casi di febbre, un caso asintomatico”. Lo ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci nella sua informativa in Senato sulle misure di prevenzione e di contrasto della diffusione del virus West Nile.

“Negli ultimi anni alcune malattie trasmesse da vettori come le zanzare stanno mostrando una diffusione sempre più ampia anche in Italia, speciale nei mesi estivi. A partire dal 2008, con i primi casi umani autoctoni registrati nell’Emilia Romagna, il virus si è progressivamente diffuso stabilizzandosi nel tempo. Negli anni successivi – ha aggiunto – le segnalazioni sono aumentate e secondo i bollettini epidemiologici, dal 2018 in poi si osserva una presenza costante del virus durante la stagione estiva con casi sia nell’uomo che negli animali soprattutto in uccelli e cavalli”.

Il Papa: comunità internazionale rinnovi l’impegno per una pace duratura

Roma, 5 ago. (askanews) – “In questo nostro tempo di crescenti tensioni e conflitti globali, Hiroshima e Nagasaki rappresentano ‘simboli della memoria’ che ci esortano a rifiutare l’illusione di una sicurezza fondata sulla distruzione reciproca assicurata. Dobbiamo invece forgiare un’etica globale radicata nella giustizia, nella fraternità e nel bene comune”. Lo afferma Papa Leone XIV, nel Messaggio inviato a mons. Alexis Mitsuru Shirahama, Vescovo di Hiroshima, in occasione dell’80esimo anniversario dei bombardamenti atomici.

“È quindi mia preghiera – ha aggiunto il Pontefice – che questo solenne anniversario serva da richiamo alla comunità internazionale affinché rinnovi il proprio impegno a perseguire una pace duratura per tutta la nostra famiglia umana, ‘una pace disarmata e disarmante’. Su tutti coloro che celebrano questo anniversario invoco di cuore abbondanti benedizioni divine”.

Lingua, danza, oppressione e potere: il teatro di Marah Haj Hussein

Santarcangelo di Romagna, 5 ago. (askanews) – Uno spettacolo che può agire anche come un dispositivo semiotico, che intreccia storie e parole, intorno al tema della lingua e delle dinamiche di potere che presiedono anche all’uso del linguaggio. Marah Haj Hussein è un’artista palestinese che ora vive in Belgio e al Santarcangelo Festival ha portato la performance “Language: no broblem”. Un lavoro allestito come un’opera di poesia visiva, con i segni delle parole a essere protagonisti fisicamente, ma su supporti inconsueti, insieme a lei, attrice sul palco di un lungo racconto multilingue.

“Il tema della lingua – ha detto Marah Haj Hussein ad askanews – è qualcosa con cui siamo letteralmente cresciuti. Fin da bambini abbiamo conosciuto la nostra lingua araba, ma da sette anni si comincia a studiare l’ebraico a scuola. E questo è davvero usato come uno strumento di potere, e credi sapendo che saper bene l’ebraico offre a te palestinese molte più possibilità, una sensazione di maggiore uguaglianza, rispetto ai cittadini israeliani con cui vivi nella stessa terra”.

Le pièce unisce il racconto di Hussein a testimonianze audio e a storie che vengono dai territori occupati: e il modo in cui la lingua dominante lentamente soppianta quella dominata diventa del palco evidente: anche nei discorsi trascritti in arabo alcuni termini appaiono solo con i caratteri ebraici. “È una strategia, tristemente nota – ha aggiunto l’artista -: l’ebraico ha cominciato a infiltrarsi nell’arabo: oggi ci sono molte parole che in arabo si sono semplicemente perse, sostituite dalle parole ebraiche, che è il linguaggio del potere, del progresso, della tecnologia. È diventato il linguaggio del successo”.

Lo spettacolo, che vive di una sua forte coesione interna, unisce al racconto anche la danza, sia quella delle parole scritte, sia quella della stessa artista, che intorno a delle strutture geometriche costruisce un racconto fisico delle forme dell’oppressione, così come, viene da pensare, dei modi nei quali è possibile almeno immaginare una prospettiva di liberazione. “Quando ho cominciato a pensare di unire la danza e il teatro – ha concluso Marah Haj Hussein – ho trovato che entrambe le discipline potevano avere una componente astratta: io ho cercato di togliere questo elemento astratto e lasciare che si parlassero. Poi ho voluto spostare tutta la componente di astrazione nella scrittura e ho cercato di mettere invece una forte componente di realtà dentro la danza”.

Lo scambio si percepisce, così come si percepisce la dimensione di teatro del suo lavoro, la forza scenica della sua postura, la visione molto precisa di ciò che è il palco. E questa cosa, in un certo modo, forse troppo astratto soprattutto al tempo di Gaza, ci ricorda però che delle alternative esistono, che degli altri spazi esistono. Che esiste anche un’altra narrazione. Dire di più sarebbe vuota retorica, ma dimenticarlo appare altrettanto sbagliato. (Leonardo Merlini)

Trump: dazi al 35% se Ue non rispetta impegni su investimenti

Roma, 5 ago. (askanews) – L’Unione europea pagherà dazi del 35% se non rispetterà gli impegni assunti riguardo agli investimenti promessi nell’ambito dell’accordo raggiunto con gli Stati Uniti. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump nell’intervista al programma “Squawk Box” della Cnbc.

Alla domanda su cosa accadrebbe se l’Europa non realizzasse gli investimenti promessi, Trump ha risposto: “Beh, allora pagheranno dazi del 35%”. “L’Unione europea pagherà 650 miliardi di dollari, per questo ho ridotto i dazi dal 30 al 15 per cento”, ha spiegato Trump.

“Un paio di paesi ci hanno poi chiesto perchè l’Ue paga dazi più bassi e io ho risposto ‘perchè ci darà 650 miliardi di dollari’ che noi possiamo investire in quello che vogliamo”, ha aggiunto.

"A Little More" è il nuovo singolo di Ed Sheeran

Milano, 5 ago. (askanews) – Quattordici anni dopo che la popstar ha scelto Rupert Grint per interpretare il suo stalker nel video musicale di “Lego House”, Ed Sheeran sceglie ancora l’attore della saga di Harry Potter per presentare il suo nuovo brano in uscita l’8 agosto.

La nuova canzone in arrivo è intitolata “A Little More” ed è tratta dal suo album “Play in uscita il 12 settembre.

Il video vedrà la star di Harry Potter riprendere apparentemente il suo ruolo dal video di “Lego House” del 2011. In una clip postata ieri da Sheeran , Grint esce da una prigione – dove sembra aver trascorso gli ultimi dieci anni e mezzo di detenzione – e inizia a camminare mentre i ricordi dei suoi crimini passati gli balenano nella mente. Il montaggio che viene riprodotto presenta spezzoni di “Lego House”, che mostrano Grint che viene affrontato dopo essersi intrufolato in un luogo di concerti e diventare poi il vincitore di un Grammy sul palco.

Annunciando A Little More, l’hit maker ha affermato con sicurezza che questa sarà la canzone preferita di molte persone del suo prossimo album.

“14 anni dopo io e @rupertgrint ci siamo riuniti. Ho avuto un’idea folle dopo aver scritto la canzone e fortunatamente Rupert era d’accordo. È un video assolutamente folle per una canzone molto allegra, divertente, ma arrabbiata”, ha scritto nel copy. “Penso che questa sarà la canzone preferita di molte persone di Play. Esce giovedì, e tenete d’occhio il resto del materiale in arrivo”.

Il 12 settembre 2025, Ed Sheeran pubblicherà il suo nuovo album “Play”. Dopo aver concluso la serie Mathematics, Sheeran intraprende una nuova fase artistica nel 2025. Noto per la sua continua evoluzione, in “Play” esplora territori musicali inediti collaborando con produttori e musicisti di tutto il mondo, approfondendo al contempo i suoni e i temi che lo hanno reso uno degli artisti pop più amati al mondo. Ispirato dalle culture musicali indiana e persiana, e dai loro legami con la tradizione folk irlandese, Sheeran esplora un linguaggio musicale senza confini, conferendo all’album un carattere distintivo e fresco. Senza dimenticare il suo talento da cantautore, Sheeran propone ballate e canzoni acustiche che lo confermano come uno degli artisti più influenti della sua generazione. Il risultato è una raccolta che unisce familiarità e novità, creando un sound pop unico e audace. “Play” si preannuncia come uno degli album più significativi dell’anno, una dimostrazione dell’abilità artistica di Sheeran.

Sono già stati pubblicati i singoli “Azizam”, Old phone” e “Sapphire”.

Calcio, Weissman estremista israeliano, niente Fortuna Dusseldorf

Roma, 5 ago. (askanews) – La società calcistica tedesca del Fortuna Düsseldorf ha annunciato di aver interrotto le trattative per l’ingaggio dell’attaccante israeliano Shon Weissman. La decisione arriva in seguito a una forte ondata di critiche da parte dei tifosi, che hanno espresso la loro disapprovazione sui social media come scrive il Jerusalem post.

L’accordo, del valore di 500.000 euro, sembrava quasi concluso, con Weissman pronto a lasciare il club spagnolo Granada per unirsi al Fortuna Düsseldorf, che milita nella seconda divisione tedesca. Tuttavia, la notizia ha scatenato la reazione dei tifosi, che hanno portato alla luce alcuni commenti dell’attaccante in cui esprimeva il suo sostegno alle operazioni delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a Gaza in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre. Alcuni hanno etichettato queste opinioni come “estreme”.

Inizialmente, il club aveva difeso Weissman, definendo la reazione dei tifosi “non in linea con il nostro spirito” e criticando il giudizio basato su un articolo di Wikipedia. Tuttavia, meno di 24 ore dopo, il Fortuna Düsseldorf ha cambiato rotta, confermando la rinuncia all’affare.

Shon Weissman ha risposto alla vicenda con un post sui suoi profili social, in cui ha cercato di chiarire la sua posizione. Ha affermato che il 7 ottobre rimane una “ferita aperta” per lui e per la sua nazione, ma ha respinto l’accusa di aver “fomentato l’odio”. Weissman ha sottolineato l’importanza di opporsi alla violenza contro civili innocenti da entrambe le parti, aggiungendo che “una persona starà sempre dalla parte del proprio Paese, qualunque cosa accada. Nessun estraneo potrà mai capire veramente quello che abbiamo passato”. Ha concluso il suo messaggio ribadendo che continuerà a portare con orgoglio la bandiera israeliana ovunque giocherà.

Questa non è la prima volta che Weissman si trova al centro di polemiche per i suoi commenti sul conflitto a Gaza. Nel 2023, la situazione lo aveva costretto a essere escluso temporaneamente dalle trasferte della sua squadra per motivi di sicurezza.

Weissman, che ha iniziato la sua carriera nel Maccabi Haifa, si è trasferito in Europa nel 2019. Dopo un’ottima stagione in Austria con il Wolfsberger AC, dove ha segnato 30 gol in 31 partite, è approdato in Spagna, giocando prima nel Real Valladolid e poi nel Granada.

Dazi, dichiarazione Ue-Usa pronta al 90-95%, sospese contromisure Ue

Roma, 5 ago. (askanews) – In piena estate proseguono le trattative tecniche tra Unione europea e Stati Uniti, volte a dare attuazione all’accordo politico sui dazi commerciali raggiunto lo scorso 27 luglio. L’elemento che si sta ora cercando di finalizzare è una “dichiarazione congiunta”, che stabilirà una sorta di percorso a tappe condiviso su questa partita. Anche quest’ultima, come l’accordo stretto tra il presidente Usa, Donald Trump, e la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, non sarà legalmente vincolante. Ma darà ulteriori certezze, a beneficio soprattutto delle imprese e dei loro piani di investimento. Il lavoro “è pronto al 90-95%”, secondo fonti comunitarie che sperano di finalizzare questo elemento in tempi brevi.

Intanto Bruxelles ha sgomberato il campo da un possibile inciampo sul percorso: la Commissione ha confermato di aver adottato le procedure per sospendere per sei mesi l’attuazione delle contromisure che, in caso di mancato accordo, sarebbero scattate contro gli Usa da giovedì 7 agosto. La decisione, adottata con procedura di urgenza, dovrà essere approvata entro due settimane dai Paesi della Unione europea, con maggioranza semplice, ha spiegato un portavoce della commissione.

Secondo il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, che ha supervisionato il negoziato, le discussioni con Washington per attuare l’accordo “proseguono con spirito costruttivo” su “tutti gli elementi”, ha precisato.

Apparentemente un riferimento al fatto che se ad oggi Washington ha emanato un ordine esecutivo che riconduce al 15% i dazi sulla maggior parte delle importazioni dalla Ue, a partire dall’8 agosto, restano da regolare settori chiave come acciaio e alluminio, da una parte, e auto, dall’altra, che hanno tutt’ora livelli molto più elevati (rispettivamente 50% e 27,5%). Fonti comunitarie spiegano che resta sul tavolo l’impegno a ridurre sempre al 15% i dazi su auto e componenti per l’auto, così come i trattamenti ad hoc concordati su alcune produzioni strategiche, tra cui aeromobili e componenti per aeromobili. Per acciaio e alluminio, invece, si continua a negoziare un accordo specifico basato su quote di importazione. Inoltre, resta da definire la lista dei beni con dazi a zero, o limitati ai bassi livelli previsti secondo la categoria Wto di “nazione più favorita”, in cui la Ue vorrebbe diversi prodotti sensibili (tra cui vini, birra e alcolici).

Fonti della Commissione hanno confermato anche che non sono in discussione né i regolamenti Ue riguardanti il mercato e i servizi digitali (Mda e Dsa), né la normativa molto rigorosa sanitaria e fitosanitaria che l’Ue applica alle importazioni di prodotti agroalimentari, anche se in alcuni casi si potrà lavorare a delle “semplificazioni” amministrative.

Ma intanto rischia di aprirsi una frattura intra europea dopo le parole e l’iniziativa del ministro delle Finanze della Germania, Lars Klingbeil. Quest’ultimo ha manifestato insoddisfazione e critiche per l’accordo sui dazi commerciali, e si è recato a Washington per incontrare il segretario al Tesoro, Scott Bessent. Una mossa che potrebbe apparire un tentativo di scavalcare la Commissione, che ha la competenza sui negoziati riguardanti il commercio con l’estero, in particolare sulla partita di dazi e quote di scambio su acciaio e alluminio.

“Siamo piuttosto sorpresi da quanto detto dal ministro tedesco. Vorrei ricordarvi che i Paesi Ue e i loro portatori di interessi hanno consistentemente sottolineato che un conflitto non era desiderabile”, ha risposto il portavoce della Commissione Olof Gill, responsabile per il Commercio, interpellato sulla questione durante la conferenza stampa di metà giornata. Inoltre, ha aggiunto Gill; Paesi e portatori di interessi “hanno insistito che solo una soluzione negoziale” era auspicabile: “questa era la visione della maggioranza schiacciante, inclusi – ha sottolineato – gli stakeholder da dove proviene il ministro in questione”.

“Abbiamo raggiunto una soluzione negoziata” per evitare qualcosa di negativo per tutti. “Abbiamo continuato a assicurare accesso al nostro maggiore mercato, è quello che ci chiedevano e ora abbiamo un sistema inclusivo di dazi al 15% (dove ‘inclusivo’ significa che includono anche i dazi per la ‘nazione più favorita’, ndr). Abbiamo raggiunto una assicurazione che non emergeranno altri dazi in questo contesto molto volatile e imprevedibile”, ha proseguito il portavoce. “Questo 15% orizzontale negoziato dalla Commissione per conto degli Stati Ue si applicherà anche in futuro. E verrà ulteriormente delineato nella dichiarazione congiunta Ue-Usa, con cui avremo una piattaforma stabile da cui trovare altre aree per ridurre i dazi”.

“Quindi, per ripeterlo, è molto sorprendente per noi sentire da un ministro dei Paesi membri in questione, il fatto che abbia espresso queste visioni: nulla è accaduto in termini di approccio della Commissione, senza un chiaro segnale di ricevuto da parte dei nostri Paesi membri”, ha concluso Gill. (fonte immagine: The White House).

Urban Impressionism (Piano Solo), l’ep di Dardust che incanta

Milano, 5 ago. (askanews) – E’ uscito Urban Impressionism (Piano Solo), l’ep di Dardust composto da 8 perle suonate in piano solo, versioni alternative di alcuni dei brani contenuti nell’omonimo ultimo progetto discografico di Dardust, uscito a novembre per Artist First e Sony Masterworks, un lavoro che sfida le convenzioni della musica neoclassica/contemporanea, abbattendo i confini tra le arti e unendo musica e architettura.

L’ep, con focus track Mon Coeur, Béton Brut – Piano Solo, contiene le versioni al piano di 8 dei brani di Urban Impressionism ed è stato anticipato da Nuage for a Fading Sky – Piano Solo e Golden Cage – Piano Solo.

Con l’album Urban Impressionism Dardust, pianista, produttore e compositore tra i più influenti e premiati, artefice di uno stile personalissimo e innovativo, ha esplorato nuove combinazioni di suoni e contrasti partendo da più fonti d’ispirazione artistica. L’album traduce in musica da una parte le geometrie architettoniche delle periferie urbane, dal brutalismo al post-modernismo, che in musica diventano espressioni genuine, forgiate senza il ricorso ad abbellimenti o artifici produttivi; dall’altra, le rapide pennellate dell’impressionismo pittorico, che si riflettono nel suo approccio alla composizione.

Prosegue intanto il tour di Urban Impressionism, dopo aver attraversato da marzo i palchi delle città italiane ed europee, si aggiungono 10 nuove tappe nei teatri: raddoppia Milano al Teatro San Babila – dopo l’annuncio del sold out per la data del 20 novembre – con un secondo appuntamento il 21 novembre. In programma poi Lecce, Catania, Bologna, Sassuolo (MO), Torino, Padova, Montecatini Terme (PT), Verona, Bolzano.

I biglietti per le nuove date sono disponibili online. Il tour è prodotto da Metatron, Vivo concerti, ITB International Talent Booking.

Tajani: non esiste la Palestina, riconoscerla è finzione giuridica

Roma, 5 ago. (askanews) – “Riconoscere la Palestina quando non esiste la Palestina è una finzione giuridica. Non è neanche una scelta politica. Noi siamo a favore dello Stato palestinese, è assodato, lo diciamo da anni”. Lo ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando alla Camera.

A chi gli faceva notare che Stati come Francia e Gran Bretagna hanno annunciato che riconosceranno lo stato palestinese, Tajani ha risposto: “Gli altri Stati diranno quello che vogliono, ho studiato giurisprudenza, ho ancora qualche reminiscenza, vi prendete le prime tre pagine della definizione di stato e vedete…”.

“Lavoriamo per costruire lo Stato palestinese. Già l’ho detto quello che bisogna fare, ciò che siamo pronti a fare: serve una missione dell’Onu a guida araba, siamo pronti a mandare anche i nostri militari per riunificare. Riunificata la Palestina poi si può riconoscere lo Stato. Riconosciamo l’Anp, Hamas se ne deve andare”, ha concluso.

Nuova offensiva a Gaza, Netanyahu contro i vertici Idf

Roma, 5 ago. (askanews) – L’ennesima offensiva nella Striscia di Gaza, questa volta con l’obbiettivo di una totale occupazione: Benjamin Netanyahu – a quanto riporta la stampa israeliana – sarebbe deciso a rilanciare l’opzione militare relegando in un secondo piano il negoziato per la liberazione degli ostaggi (il cui successo viene ritenuto improbabile).

Un piano che verrà discusso oggi nella riunione ristretta del gabinetto di sicurezza ma che suscita la perplessità degli analisti, di almeno una parte dell’opinione pubblica e – aspetto non secondario – dei vertici militari nella persona del capo di stato maggiore dell’Idf, Eyal Zamir.

I primi si chiedono infatti perché gli esiti di questa offensiva dovrebbero differire da quelli di tutte le altre, che non hanno portato né alla sconfitta di Hamas né alla liberazione degli ostaggi, nonostante l’accordo firmato con la mediazione statunitense e successivamente violato.

La stessa domanda se la pone l’opinione pubblica, in cui cresce il peraltro non infondato sospetto che al governo della sorte degli ostaggi importi assai meno della propria sopravvivenza e che i proclami di riportarli a casa “vivi o morti” sia da intendersi in maniera letterale.

Quanto all’Idf, i vertici militari registrano la stanchezza delle truppe e la carenza di riservisti, e preferirebbero di gran lunga una soluzione negoziata o, se questa non fosse possibile, un assedio statico delle zone in cui Hamas mantiene un certo livello di attività, il che permetterebbe di ridurre il numero di effettivi al fronte.

Per tutti questi motivi la riunione di oggi promette di essere una sorta di resa dei conti fra l’ala “messianica” dell’esecutivo, con in testa i ministri della Sicurezza e della Finanze, Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, e i comandi dell’esercito – sostenuti dalla parte meno intransigente del governo, come il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar. Ad aprire il fuoco della retorica su X è stato proprio Ben-Gvir, che ha ricordato come i militari debbano obbedire alla dirigenza politica senza fare commenti; Sa’ar ha ribattuto osservando come il capo di stato maggiore abbia tutto il diritto di presentare la propria opinione professionale, anche se dissenziente. Uno scambio verbale che implica una frattura piuttosto profonda, se anche il titolare della Difesa, Israel Katz, è intervenuto nel dibattito per garantire che le forze armate applicheranno con professionalità quando disposto dai vertici politici.

I quali vertici peraltro, va ricordato, provengono in massima parte dagli alti ranghi dell’Idf e appartengono sostanzialmente alla stessa sfera: non si tratta quindi di una divergenza fra civili da una parte e militari dall’altra, quanto di quale sia la strategia migliore per ottenere il massimo risultato con le risorse operative attualmente disponibili.

In tutto questo la decisione ultima spetta a Netanyahu, il quale – sempre secondo le voci di stampa – avrebbe già invitato il generale Zamir alle dimissioni: e la preoccupazione principale del premier rimane il suo futuro politico, a questo punto legata a doppio filo a quella del suo esecutivo. Di qui il tentativo di licenziare la Procuratrice generale – che supervisiona il processo per corruzione a carico di Netanyahu – o di far approvare una legge che permetta agli ultraortodossi di continuare ad evitare il servizio di leva.

Soprattutto, concludono gli analisti, di prolungare il più possibile il conflitto – malgrado le crescenti pressioni internazionali e finché dura l’appoggio dell’alleato statunitense – per evitare quella che per lui potrebbe essere la vera resa dei conti: le effettive responsabilità del 7 ottobre 2023 e lo spettro di una condanna penale.

I campioni del mondo di magia in Sicilia per "Contaminazioni Spettacolari"

Roma, 5 ago. (askanews) – Arrivano i campioni del mondo di magia e la Sicilia si prepara a vivere la terza edizione di “Contaminazioni Spettacolari, international magic & circus festival “, il più importante festival di arte magica e circense del sud Italia. Ad ospitare la kermesse, il 17 agosto 2025, sarà ancora una volta l’incantevole località di Milazzo con uno show unico in produzione esclusiva, e sotto la direzione artistica di Francesco Merrina, che vanta il patrocinio della Regione Siciliana – Assessorato al Turismo, del Comune di Milazzo, del Club Magico Italiano, della Federazione Italiana dello spettacolo popolare, del Club Nazionale Amici del circo e del Gruppo Lidia Togni.

Uno spettacolo che promette di stupire il pubblico di ogni età con effetti avvolti dal mistero e dal fascino senza tempo delle illusioni.

Ben 7 grandi artisti campioni internazionali saranno sul palco per regalare alla platea una notte indimenticabile. Il gala prevede la presenza di ben 3 Campioni del mondo in particolare Lea Kyle, la più famosa trasformista del mondo, finalista di American got talent e vincitrice del Campionato del mondo 2025, Florian Sainvet, tra i protagonisti del Cirque du Soleil, campione del mondo di manipolazione con il suo numero Human Robot, Alexis Levillon campione del mondo di diablo, la specialità della giocoleria moderna che tanto piace ai giovani, Andrea Fratellini & Zio Tore, vincitore di Italia’s got talent 2020 con le esilaranti gag, Lupis campione italiano di magia, Vito Lasala con le sue grandi illusioni, e per finire Matteo Fraziano reduce da una brillante vittoria di Italia’s got talent 2024.

In occasione della kermesse sarà consegnato l’ambito “Cilindro Award”, in memoria dell’artista milazzese Nino Caragliano detto Cilindro, a Marcello Marchetti, personaggio noto nel mondo del circo europeo e condiviso con due illuminati sacerdoti siciliani Don Ugo Di Marzo di Palermo e Padre Alfonso Cammarata di Caltanissetta per opere di solidarietà. E nel contesto, in accordo con l’assessorato servizi sociali del Comune di Milazzo, saranno invitate a partecipare gratuitamente le famiglie non abbienti.

Un grande cast internazionale per 100 minuti di vero grande spettacolo che ha riscosso grande successo di pubblico e critica negli anni scorsi ed è stato inserito nella programmazione estiva del teatro al castello, fortemente voluta dal sindaco di Milazzo dr. Giuseppe Midili, che testimonia l’interesse sempre più ampio di grandi e piccoli verso il mondo magico.

Formula1, Alba Larsen e Niccolò Maccagnani nella Ferrari Academy

Roma, 5 ago. (askanews) – La Scuderia Ferrari Driver Academy è lieta di annunciare l’ingresso due nuovi talenti all’interno del programma riservato ai giovani della Scuderia Ferrari HP: si tratta di Alba Larsen, danese classe 2008, e di Niccolò Maccagnani, nato nel 2010.

Alba. Alba non è del tutto sconosciuta per l’Academy: la ragazza di Roskilde ha infatti vinto a fine 2023 la quarta edizione del programma Girls on Track – Rising Star realizzato in collaborazione con la FIA Women in Motorsport Commission. Appena quattordicenne al momento del successo nella finale disputata a Fiorano, gli esperti della Scuderia Ferrari Driver Academy avevano deciso di monitorare il suo percorso nella stagione 2024 e di organizzare per lei incontri periodici nel quartier generale di Maranello. Larsen ha debuttato in monoposto proprio l’anno scorso disputando alcune gare nel campionato indiano di F4 e quest’anno ha esordito in F1 Academy, dove in otto gare ha centrato la zona punti in ben sette occasioni conquistando un quarto posto, quattro quinti, un settimo e un ottavo. Alba occupa la sesta posizione in campionato e questa brillante prima parte di campionato ha fatto decidere ai tecnici della Academy che i tempi sono maturi per iniziare il percorso insieme.

Niccolò. L’altro nuovo allievo del programma giovani di Maranello è, come detto, Niccolò Maccagnani. L’italiano nato a Roma si è messo in mostra per le sue doti di guida sia in kart che con vetture monoposto, con le quali ha svolto svariati test privati. A novembre dello scorso anno Niccolò ha partecipato al 21° Supercorso ACI Sport nel quale si è distinto per la rapidità in pista ma anche come il giovane che ha mostrato maggior dedizione e margine di crescita. Recentemente poi, si è messo in luce per aver primeggiato in una sessione di prove collettive F4 a Vallelunga mettendosi dietro altri 36 giovani piloti.

Insieme dal 2026. Tanto Niccolò che Alba entreranno ufficialmente a far parte del programma giovani di Maranello l’1 gennaio 2026. Per entrambi i programmi sportivi verranno definiti più avanti nel corso della stagione.

Calcio, svolta arbitri, annunceranno le decisioni Var

Roma, 5 ago. (askanews) – Il designatore degli arbitri di Serie A e B, Gianluca Rocchi, ha annunciato una svolta epocale per la prossima stagione calcistica: l’announcement in campo. Questa novità, sperimentata con successo nelle ultime partite di Coppa Italia, prevede che l’arbitro possa spiegare direttamente allo stadio e in TV la decisione presa dopo aver consultato il VAR. Rocchi ha definito questa iniziativa “un passo avanti importante nella comunicazione, che già da anni curiamo con trasparenza”.

Una decisione che segna un punto di svolta nel rapporto tra arbitri, pubblico e calciatori. La possibilità di fornire spiegazioni in tempo reale, davanti a tutti, mira a rafforzare la chiarezza e la comprensione delle scelte arbitrali. Il team arbitrale si sta preparando intensamente, concentrandosi soprattutto sulla comunicazione per uniformare linguaggio e contenuti. Rocchi ha sottolineato che, sebbene non ci sia un tempo massimo per gli annunci, la qualità della comunicazione sarà la priorità assoluta.

Il designatore ha ribadito l’apertura al dialogo, ma ha anche lanciato un avvertimento chiaro: “Noi siamo aperti al dialogo, ma non agli attacchi”. In caso di comportamenti aggressivi, soprattutto a inizio stagione, verranno presi provvedimenti severi per dare un segnale forte. “Abbiamo recuperato un’ottima cooperazione con i capitani e ci aspettiamo collaborazione anche da club e calciatori. Il confronto va bene, ma deve essere rispettoso”, ha dichiarato Rocchi.

Il designatore ha ammesso che in passato il team arbitrale ha comunicato troppo poco, cercando a volte di “proteggere il gruppo anziché mostrare cosa realmente accadeva”. Tuttavia, ha sottolineato come la trasparenza, come dimostrato anche dal format televisivo Open Var, aiuti a far comprendere il lavoro degli arbitri. Per questo motivo, la stagione che verrà sarà all’insegna di una maggiore apertura e chiarezza.

Calcio, Lookman non si presenta in ritiro, rottura con l’Atalanta

Roma, 5 ago. (askanews) – Dopo l’assenza della giornata di ieri, lunedì 4 agosto, anche oggi Ademola Lookman non si è presentato a Zingonia. Continua lo strappo tra il calciatore nigeriano e l’Atalanta in seguito alle vicende di mercato che lo vedono coinvolto. Per lui erano previsti degli allenamenti individuali per recuperare dal problema muscolare accusato qualche settimana fa.

Tra il giocatore e la Dea, che ha rifiutato l’offerta dell’Inter da 42 milioni più 3 di bonus, è rottura totale. L’amministratore delegato Percassi ha dichiarato che la promessa di cessione era stata fatta a Lookman per l’estero e non in Italia. Dal canto suo il giocatore ha cancellato tutte le foto con l’Atalanta dai suoi social e, tramite un post, ha chiesto ufficialmente la cessione: “È giunto il momento di vivere nuove avventure. Mi avevano promesso che davanti a una giusta offerta mi avrebbero lasciato andare. E quell’offerta c’è. Non capisco perché mi stiano bloccando. Per questo ho presentato ufficialmente una richiesta di trasferimento. Spero di arrivare a una soluzione amichevole il più presto possibile”.

Tennis, Djokovic rinuncia a Cincinnati, farà solo gli Us Open

Roma, 5 ago. (askanews) – Novak Djokovic non giocherà il Masters 1000 di Cincinnati. Il serbo, numero sei del ranking mondiale, ha infatti deciso di rinunciare al secondo 1000 dell’estate nordamericana, così come aveva già fatto con il Masters 1000 di Toronto. Una decisione decisamente sorprendente visto che questo forfait porterà il serbo a presentarsi agli US Open senza nemmeno aver disputato una partita da Wimbledon.

L’ultima apparizione ufficiale di Djokovic, infatti, risale proprio alla semifinale dei Championships. In quella occasione il serbo, che sperava di poter conquistare il venticinquesimo Slam della carriera, perse abbastanza nettamente da Jannik Sinner, con il numero uno del mondo che si impose con il punteggio di 6-3 6-3 6-4.

"No Regular Music 2″ di Sadturs & KIID in vetta alle classifiche

Milano, 5 ago. (askanews) – “No Regular Music 2” (Warner Music Italy), il nuovo album di Sadturs & KIID, conquista la vetta della classifica ufficiale FIMI/Gfk degli album più venduti della settimana sia nel formato digitale sia in quello fisico. Un risultato che certifica l’impatto di un disco nato fuori dagli schemi e pensato per lasciare il segno.

Inoltre, a meno di 24 ore dall’uscita del progetto, il brano “Maneskin” con Ghali e Shiva ha debuttato al 1° posto delle classifiche digitali Spotify, Amazon Music e Apple Music, con tutti i pezzi del album in Top100 Spotify al momento dell’uscita, evidenziandone la forte accoglienza da parte del pubblico e segnando uno tra gli esordi più potenti dell’anno.

Pubblicato venerdì 25 luglio, “No Regular Music 2” è il nuovo progetto di Sadturs & KIID, che unisce artisti già affermati a nuove promesse del panorama urban italiano, come: Tony Boy, Astro, Ghali, Shiva, ANNA, Glocky, Simba La Rue, thasup, Anyma, Faneto, Melons, RRARI DAL TACCO, Artie 5ive, Lito, EnnyP, Lubi, Flaco G, Over Lapa, Aira, Waze RRX.

Dazi, la Commissione Ue: contromisure su Usa sospese per 6 mesi

Roma, 5 ago. (askanews) – La Commissione europea ha confermato di aver adottato le procedure per sospendere per sei mesi l’attuazione delle contromisure che, in caso di mancato accordo con gli Usa sui dazi commerciali sarebbero scattate da giovedì 7 agosto. La decisione, adottata con procedura di urgenza, dovrà essere approvata dai Paesi della Unione europea con maggioranza semplice. Lo ha riferito un portavoce della commissione Ue, Olof Gill durante la conferenza stampa di metà giornata.

“Posso confermare che la Commissione oggi ha adottato le procedure necessarie per sospendere l’attuazione delle nostre contromisure che avrebbero dovuto scattare il 7 agosto – ha detto -. Questo è stato fatto con procedura d’urgenza e, fondamentalmente, verrà pubblicato già oggi sulla gazzetta Ue. Inoltre, entro due settimane i Paesi Ue daranno approvazione (alla decisione ndr) a maggioranza semplice”.

Annalisa coinvolge Marco Mengoni nel nuovo singolo "Piazza San Marco"

Milano, 5 ago. (askanews) – Due delle voci più amate e iconiche del panorama musicale italiano uniscono per la prima volta i loro mondi in una collaborazione straordinaria: Annalisa per il suo nuovo singolo “Piazza San Marco” coinvolge Marco Mengoni, un incontro artistico che promette di regalare un intenso viaggio emotivo, così come suggerito anche dal titolo della canzone.

“Piazza San Marco”, in uscita il 5 settembre, è una ballad in bianco e nero, un racconto cinematografico in cui i protagonisti si confidano trovando supporto una nell’altro. Un connubio vocale e narrativo sorprendete, sullo sfondo maestoso di uno dei luoghi più iconici del mondo.

Il brano sarà contenuto nel nuovo album di Annalisa “Ma io sono fuoco” in uscita nell’autunno 2025 e segue il suo nuovo percorso discografico iniziato a maggio con il singolo “Maschio” che si è mantenuto stabile nella Top 10 della classifica FIMI per settimane, facendole raggiungere il record come donna italiana con il maggior numero di ingressi nella Top 10 della classifica FIMI e tra le tre artiste femminili più ascoltate su Spotify.

Annalisa, dopo il successo tutto sold out di Palasport e Arene con oltre 250 Mila biglietti venduti solo nel 2024, tornerà live dal 15 novembre nei principali palasport italiani con il “CAPITOLO I” del suo nuovo viaggio (organizzato da Friends & Partners).

Questo il calendario completo, info friendsandpartners.it:

sabato 15 novembre @Jesolo (VE)- Palazzo del Turismo (data zero) Domenica 16 novembre @Jesolo (VE)- Palazzo del Turismo martedì 18 novembre @Padova – Kioene Arena venerdì 21 novembre @Roma – Palazzo dello Sport Sabato 22 novembre @Roma – Palazzo dello Sport lunedì 24 novembre @Firenze – Nelson Mandela Forum venerdì 28 novembre @Milano – Unipol Forum SOLD OUT Sabato 29 novembre @Milano – Unipol Forum martedì 2 dicembre @ Eboli (ASA) – Palasele venerdì 5 dicembre @Bari – Palaflorio Sabato 6 dicembre @Bari – PalaFlorio mercoledì 10 dicembre @Bologna – Unipol Arena sabato 13 dicembre @Torino – Inalpi Arena

Marco Mengoni – reduce dal successo del suo trionfale tour negli stadi con oltre 500 mila biglietti venduti – sarà protagonista in autunno di un tour che lo porterà ad esibirsi nei principali palazzetti in Italia e in Europa a partire dal 5 ottobre, con 31 live prodotti e organizzati da Live Nation.

La Nasa proporrà di costruire un reattore nucleare sulla Luna

Roma, 5 ago. (askanews) – Il Segretario ai Trasporti statunitense e amministratore ad interim della Nasa, Sean Duffy, annuncerà questa settimana i piani per la costruzione di un reattore nucleare sulla Luna: è quanto riporta il sito di Politico, citando fonti dell’Agenzia spaziale americana. La Nasa aveva già discusso in precedenza la possibilità di costruire un reattore lunare, ma Duffy dovrebbe annunciare delle tempistiche più precise, e ciò malgrado l’agenzia si trovi alle prese con un massiccio taglio dei finanziamenti, soprattutto per quanto riguarda la missioni scientifiche.

“Si tratta di vincere la seconda gara per lo spazio” nei confronti di Russia e Cina, hanno spiegato le fonti, e di fatto l’Amministrazione Trump ha proposto per il 2026 un bilancio che aumenterebbe le risorse a disposizione per i soli voli con equipaggio.

Il produttore Big Fish con Mecna e Guè torna con "Lato B"

Milano, 5 ago. (askanews) – Il produttore simbolo della scena hip hop e urban italiana Big Fish fa il suo grande ritorno da solista con “Lato B”, un’imperdibile collaborazione con Mecna e Guè, due dei nomi più riconoscibili del panorama rap italiano. Il singolo, edito per Warner Music Italy, sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali e in radio a partire da venerdì 22 agosto e in pre-save dal 10 agosto. L’annuncio segue la comparsa, negli ultimi giorni, di alcune audiocassette speciali ispirate alla cover del singolo, contenenti un’anteprima esclusiva del brano. Un omaggio all’estetica analogica, in perfetta sintonia con il concept del brano, intitolato “Lato B”.

Il “Lato B” a cui fa riferimento il singolo è quel lato nascosto delle persone che va oltre la superficie e che va scoperto poco a poco con il tempo, proprio come la seconda metà della tracklist di un album. Il brano unisce tre veterani del genere hip-hop: il rap indie e sperimentale di Mecna si fonde a quello più classico e diretto di Guè, e i due stili vengono sapientemente miscelati dall’orecchio esperto di Big Fish, regalando un prodotto finale musicalmente raffinato e dai richiami old-school.

“Lato B” è un brano che fonde passato e presente: nasce come rielaborazione del classico di Big Fish “Resta ancora”, di cui parte della base è stata reinterpretata con un sound più fresco, unendo le sonorità del rap contemporaneo all’anima autentica dell’hip-hop della vecchia scuola. Il pezzo omaggia apertamente l’estetica G-Funk e richiama l’atmosfera di “California Love” di 2Pac, evocandone tutta l’energia. Una traccia che si rivela insieme manifesto musicale e dichiarazione d’amore per la cultura hip hop.

Con una carriera iniziata nel 1994 nel gruppo hip-hop Sottotono, Massimiliano Dagani, in arte Big Fish, ha continuato a farsi conoscere nell’industria musicale come solista e come produttore, contribuendo alla realizzazione di alcune delle canzoni e degli album più importanti della scena rap. Tra le sue collaborazioni più note spiccano opere storiche all’interno del panorama hip-hop del nostro Paese, fra cui “Tradimento” di Fabri Fibra, “Supereroe” di Emis Killa e “Nesliving, Vol. 3 – Voglio di +” di Nesli. In seguito a una reunion dei Sottotono nel 2021, Big Fish torna nel 2025 in questo nuovo capitolo della sua carriera, che inizia proprio affiancato da Guè Pequeno e Mecna.

Dazi, Sefcovic: lavoro costruttivo con Usa per attuare accordo

Roma, 5 ago. (askanews) – Le discussioni tra Commissione europea e Stati Uniti per dare attuazione all’accordo politico sui dazi commerciali raggiunto a fine luglio “proseguono con spirito costruttivo”. Lo ha affermato il commissario europeo al commercio, Maros Sefcovic, precisando che su questa partita resta in contatto con il segretario di Stato Usa competente, Howard Lutnick e con l’ambasciatore JamiesonGreer.

Il lavoro “prosegue su tutti gli elementi”, ha aggiunto Sefcovic, secondo quanto riporta un portavoce.

Ad oggi Washington ha emanato un ordine esecutivo che riconduce al 15% i dazi sulla maggior parte delle importazioni dalla Ue. Ma restano da regolare settori chiave come acciaio, alluminio e auto, che hanno tutt’ora livelli molto più elevati. Inoltre, resta da definire la lista dei beni cop dazi a zero, in cui la Ue vorrebbe maggiori categorie (tra cui vini e alcolici).

La Commissione europea sta negoziando questa partuta per tutti i Paesi della Unione europea.

M.O., Netanyahu ha convocato una riunione del gabinetto di sicurezza su Gaza

Roma, 5 ago. (askanews) – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione del gabinetto di sicurezza per discutere le possibili iniziative militari nella Striscia di Gaza: è quanto riporta la rete televisiva israeliana Channel 12. Alla riunione parteciperanno il ministro della Difesa Israel Katz, il capo di stato maggiore delle forze armate, generale Eyal Zamir, il ministro per gli affari strategici Ron Dermer e il direttore delle operazioni dell’Idf, generale Itzik Cohen.

L’obbiettivo del vertice è di mettere a punto un piano operativo da presentare in settimana al governo per l’approvazione; Netanyahu in particolare spingerebbe per l’occupazione totale della Striscia, un’ipotesi alla quale i vertici militari sarebbero invece contrari.

Torna l’anticiclone africano, a San Lorenzo con picchi di 40°C

Milano, 5 ago. (askanews) – Torna il caldo africano ed è finito il periodo relativamente fresco. Lo prevede Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, che conferma la fine della fase gradevole iniziata tra il 25 e il 26 luglio: adesso si prevede la rimonta dell’alta pressione sull’Italia con temperature in forte aumento da metà settimana. Nelle prossime ore vivremo ancora qualche momento di instabilità all’estremo Sud con locali rovesci tra Puglia, Basilicata e soprattutto Calabria. In seguito, tutto il Paese sarà avvolto da un campo di alta pressione e il tempo sarà splendido, soleggiato e ancora non particolarmente caldo o afoso.

Mercoledì le temperature saliranno in Toscana, dove le massime supereranno di poco i 35°C, mentre Roma si dovrebbe fermare a 34. Questo sarà il punto di inizio di un’escalation termica che porterà un primo picco per San Lorenzo, domenica 10 agosto. Giovedì, infatti, le temperature saliranno già fino a 36-37°C nel foggiano e nelle zone interne dell’Umbria, mentre Modena, Bologna e Ferrara si scalderanno fino a 34-35°C. Inizialmente farà più caldo al Centro che al Sud (Puglia esclusa). Venerdì sarà la prima giornata di caldo africano per tutti: al Nord si prevedono 37°C a Ferrara e Reggio Emilia (con elevato tasso di umidità e quindi condizioni estremamente afose), 36°C sul resto dell’Emilia Romagna e anche a Mantova; al Centro, Terni raggiungerà 38°C, Firenze e Frosinone 36-37°C; anche il Sud toccherà valori da febbre umana con 37°C a Benevento, Foggia, Taranto, Caserta e Caltanissetta.

Ma il picco arriverà nel weekend del martirio di San Lorenzo: sulla ‘graticola’ troveremo temperature africane, quasi doppie rispetto a quelle registrate lo scorso weekend di maltempo; ecco i numeri, Terni 40°C, Benevento 39°C, Roma, Firenze, Ferrara, Frosinone e Mantova 38°C. Anche la Capitale vivrà di nuovo la febbre umana con l’anticiclone infernale in arrivo dal Nordafrica: sarà a rischio qualche valore record per il mese di agosto. Al momento i 3 gradini del podio ‘agostano’ restano lontani, almeno per quanto riguarda le rilevazioni storiche di Roma Ciampino: sul primo gradino domina incontrastato da più di 40 anni il record del 4/8/1981 con 41°C, seguito dalla coppia 25/8/2007 e 2/8/2017 (pari merito) con 40°C e dalla medaglia di bronzo del 26/8/2007 con 39,4°C. Vedremo se qualche massima si avvicinerà a questi valori con l’arrivo dell’ennesimo ‘Cammello’, come viene definito in gergo meteorologico l’Anticiclone Africano.

Al momento, quello che è certo è che trascorreremo un secondo weekend di Agosto totalmente diverso dal primo: dalle trombe marine, dalla grandine e dalle temperature quasi autunnali, passeremo alla graticola di San Lorenzo con l’anticiclone subtropicale deciso ad infiammare l’Italia per almeno una settimana. Martedì 5. Al Nord: sole e temperature in aumento. Al Centro: sereno e temperature in aumento. Al Sud: migliora con ampi spazi soleggiati salvo locali rovesci specie in Calabria, temperature in aumento. Mercoledì 6. Al Nord: sole e caldo in aumento; qualche rovescio sulle Alpi. Al Centro: sereno con caldo in deciso aumento. Al Sud: sereno o poco nuvoloso e caldo. Giovedì 7. Al Nord: sole, caldo ed afa in aumento. Al Centro: sole e caldo in deciso aumento. Al Sud: sole e caldo in deciso aumento. Tendenza: anticiclone africano in rimonta su tutta l’Italia con massime fino a 40°C.

Brasile, giudice della Corte suprema dipone arresti domiciliari per Bolsonaro

Roma, 5 ago. (askanews) – Il giudice della Corte Suprema, Alexandre de Moraes, ha disposto gli arresti domiciliari per l’ex presidente Jair Bolsonaro per “reiterata inosservanza delle misure precauzionali”. Moraes ha dichiarato che l’ex presidente ha “ignorato e mancato di rispetto” alla Corte e ha giustificato la misura con la partecipazione telefonica di Bolsonaro alla manifestazione contro la Corte Suprema e a favore dell’amnistia che ha radunato i sostenitori a Copacabana, nella Zona Sud di Rio, domenica. Lo riporta on line il quotidiano O Globo.

Jair Bolsonaro è sotto processo per golpe. I legali Jair Bolsonaro hanno annunciato di voler presentare ricorso contro la decisione della Corte Suprema federale di disporre gli arresti domiciliari per l’ex presidente brasiliano: è quanto riporta Cnn Brasil.

Secondo la difesa infatti Bolsonaro – per il quale era già stato ordinato il braccialetto elettronico per evitare il pericolo di fuga – avrebbe rispettato “rigorosamente” tutte le misure cautelari previste. La Corte sostiene invece che l’ex Presidente avrebbe violato una dell disposizioni, ovvero il divieto di utilizzo dei social network propri o di terzi: in particolare, un filmato diffuso dal figlio, il senatore Flavio Bolsobaro, nel quale l’ex presidente si rivolgeva ad alcuni sostenitori.

Bolsonaro è indagato (insieme ad altre 39 persone) per i capi di imputazione di colpo di Stato, abolizione violenta dello Stato democratico di diritto e appartenenza ad organizzazione criminale; in caso di condanna, la pena complessiva potrebbe superare i quarant’anni di carcere.

Tv, dal 20 agosto "Missioni d’Estate" in seconda serata su Rai 2

Roma, 5 ago. (askanews) – Il titolo trae ispirazione dal contenuto. Missioni d’Estate, il nuovo programma di Rai 2, andrà in onda per quattro puntate in seconda serata: mercoledì 20 agosto, venerdì 22 agosto, venerdì 29 agosto e venerdì 5 settembre. Prodotto da 7Colli, il programma – si legge in una nota – racconta l’avventura di un gruppo di talent che accettano l’invito di un misterioso e curioso personaggio ad affrontare un viaggio a tappe, con una serie di missioni da compiere per lui.

Il personaggio misterioso si chiama Charlie ed è liberamente ispirato alla celebre voce e sagoma di Charlie di Charlie’s Angels, il famoso serial televisivo degli anni ’70 e ’80. In questa occasione, i protagonisti della nostra storia, chiamati inviati, non si occuperanno di catturare malavitosi da consegnare alla giustizia, ma dovranno destreggiarsi in un percorso lungo che attraversa buona parte del territorio italiano, affrontando numerose missioni che Charlie chiederà loro di portare a termine.

Al fianco di Charlie, del quale vedremo sempre e solo la silhouette, ma di cui sentiremo la voce, ci sarà una figura di riferimento: l’uomo delle missioni notturne, Roberto Verde, che avrà il compito non solo di assegnare i compiti agli inviati, ma anche di cronometrare tutta la durata delle prove per determinarne la validità o meno.

I protagonisti delle Missioni d’Estate sono: Eleonora De Angelis, Michela Persico, Gegia, Barbara Francesca Ovieni, Veronica Ursida, Mila Suarez, Il Mago Gabriele Gentile, Massimo Alparone, Luca Virno e Lorenzo Marchetti. Le località in cui gli inviati approderanno e dovranno affrontare le missioni sono molteplici: Alassio e Varazze in Liguria, Fermo e San Benedetto del Tronto nelle Marche, Pescara in Abruzzo, Cerignola in Puglia, Acciaroli nella costiera cilentana e Vietri sul Mare in quella amalfitana, in Campania.

Tra imparare il dialetto locale, improvvisarsi pescatori e ballerini, affrontare viaggi lunghissimi in poco tempo e diventare anche artigiani, i nostri inviati – prosegue il comunicato – vivranno esperienze esilaranti e ne combineranno di tutti i colori. Poiché il filo conduttore di “Missioni d’Estate” unisce avventura e divertimento, con un tocco di sana ironia.

Il format nasce da un’idea di Paolo D’Amico, che è anche il produttore esecutivo del programma, insieme a Eleonora De Angelis e Andrea Iannuzzi, che lo ha scritto e realizzato insieme a Marco Trombetti. La fotografia è curata da Stefano Chiesa e la regia è di Antonio Centomani.

Washington resta in Europa: parola dei repubblicani non trumpiani

Il legame atlantico non si spezza

A sei mesi dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, circola in Europa la convinzione che l’America stia preparando il disimpegno strategico dal vecchio continente. Ma un recente documento pubblicato dal McCain Institute, autorevole centro studi conservatore con sede a Washington, smentisce questa lettura. Lungo e articolato, il testo afferma con chiarezza che gli Stati Uniti non devono e non possono abbandonare l’Europa, e rilancia il ruolo guida della Nato come garanzia di sicurezza collettiva.

Il McCain Institute, ispirato alla visione internazionale e assertiva del senatore John McCain, scomparso sette anni fa, si colloca oggi in posizione autonoma rispetto al trumpismo, ma i suoi contenuti dialogano con settori influenti dell’attuale amministrazione repubblicana. Per questo il documento assume rilievo: esprime una visione strategica che, pur non identica a quella ufficiale della Casa Bianca, ne influenza indirettamente il profilo internazionale.

Una minaccia strutturale e globale

Secondo il documento, la Russia di Vladimir Putin resterà un nemico strutturale dell’America anche dopo l’eventuale conclusione della guerra in Ucraina. Il Cremlino punta a minare l’ordine internazionale fondato sulle alleanze democratiche e a consolidare un asse autoritario con Cina, Iran e Corea del Nord. In questo scenario, una “pace sbagliata” – che premi l’aggressore o favorisca un disimpegno americano – non farebbe che rafforzare l’espansionismo russo.

Solo una strategia fondata sulla deterrenza militare e sulla coesione transatlantica, secondo gli autori, può garantire una pace duratura.

Nato più forte, America più presente

La proposta chiave è il rafforzamento della Nato: tutti i Paesi membri dovrebbero portare la spesa per la sicurezza al 5% del PIL, con almeno il 3,5% destinato alla difesa vera e propria. Al tempo stesso, si sottolinea la necessità di una presenza americana avanzata nei Paesi dell’Est Europa, con assetti convenzionali e nucleari in funzione deterrente.

Non si tratta solo di proteggere l’Ucraina, ma di difendere l’intero spazio euro-atlantico da una possibile ripresa delle ambizioni imperiali di Mosca.

Tecnologia, energia, sanzioni: le leve strategiche

Gli autori insistono sull’uso coordinato di strumenti economici e tecnologici per impedire alla Russia di riorganizzarsi militarmente. Le sanzioni devono restare in vigore anche dopo la pace, e gli asset congelati – oltre 300 miliardi di dollari – dovrebbero essere impiegati per finanziare la ricostruzione ucraina.

Il documento richiama poi la necessità di rafforzare l’indipendenza energetica europea, rilanciando l’obiettivo della “dominanza energetica americana” per neutralizzare l’arma del gas russo e contenere l’influenza cinese  nell’Indo-Pacifico.

Democrazie di confine e guerra informativa

Altro fronte cruciale è quello delle democrazie minacciate dall’influenza russa: Moldova, Georgia, Armenia, ma anche i Balcani occidentali. Secondo il McCain Institute, è essenziale sostenere queste realtà con aiuti economici, militari e mediatici, contrastando la penetrazione russa sul piano della propaganda e della corruzione.

Il documento invita anche a passare all’offensiva nel cyberspazio e nella sfera informativa: pubblicare le prove della corruzione del regime putiniano e sostenere media indipendenti nei Paesi sotto pressione.

Un’agenda strutturata per la sicurezza americana

Infine, il rapporto propone misure concrete al Congresso: l’istituzione di una Select Committee on Russia, la reintroduzione di un report annuale sul potenziale militare russo e l’adozione di una nuova strategia di difesa missilistica per proteggere il territorio americano.

L’obiettivo è costruire una strategia coerente, di lungo termine, condivisa dal Congresso e dall’opinione pubblica, che consideri la Russia non un incidente geopolitico, ma un nemico di sistema.

Il paradosso del trumpismo

Per i lettori europei, questo documento offre uno spunto prezioso. Da un lato, afferma chiaramente che l’America – esattamente il vecchio establishment repubblicano – non si sta sganciando dall’Europa, ma anzi mira a rafforzare i vincoli di difesa comune. Dall’altro, segnala una tensione crescente tra le due sponde dell’Atlantico, legata alla politica commerciale – e non solo commerciale – aggressiva del presidente Trump, che in sei mesi ha già prodotto un forte irrigidimento nei rapporti con Bruxelles (e quindi con tutte le capitali europee).

Il risultato è un paradosso geopolitico: mentre si ragione sul consolidamento dell’asse militare, il clima politico e culturale tra Stati Uniti ed Europa si raffredda, alimentando nell’opinione pubblica europea un sentimento di antipatia e diffidenza verso Washington. Il McCain Institute, senza dibbio distante dal trumpismo, rappresenta oggi una delle poche voci conservatrici capaci di tenere aperto un ponte con l’Europa, nel segno della stabilità strategica e della solidarietà democratica.

P.S. Per leggere il rapporto ufficiale del McCain Institute (Post‑War Pathway: Principles for U.S.‑Russia Relations After Ukraine, 30 luglio 2025), clicca qui.

Israele più solo: vince sul piano militare, perde su quello politico

Israele sta perdendo la guerra della comunicazione. Su questo non c’è dubbio. Una sconfitta che lo Stato ebraico si è procurato da sé, a causa del suo disumano comportamento verso la popolazione civile di Gaza. Il risultato è un crescente isolamento politico, che coinvolge ormai anche le opinioni pubbliche e le classi dirigenti dell’Occidente. Se la situazione dovesse proseguire su questa linea, al fianco di Israele resterebbero solo gli Stati Uniti, ma anche questi ultimi sembrano aver tracciato una “linea rossa” da non oltrepassare. Lo si è capito quando persino il presidente Trump — ed è tutto dire — ha smentito Netanyahu a proposito della carestia indotta nella Striscia.

La guerra dell’immagine e l’illusione della forza

Perdere sul terreno mediatico e politico equivale a perdere del tutto. Ma chi oggi guida Israele pare non volerlo comprendere, perché continua a guardare solo al piano militare. E lì, va detto, sta vincendo. Lo dimostra la condizione attuale dell’Iran, primo nemico giurato dello Stato ebraico, che da anni sostiene e alimenta una rete di organizzazioni ostili — i cosiddetti “proxy” — distribuite in tutta la regione mediorientale.

Teheran, dopo l’attacco americano ai suoi siti nucleari, ha scelto un profilo basso: segno dell’efficacia dei raid israeliani prima, e del bombardamento USA poi. Nel Paese cresce una sorda opposizione interna, anche se — a differenza di quanto avvenne tre anni fa con la rivolta delle donne seguita all’omicidio di Mahsa Amini — non si sono ancora verificate manifestazioni di massa. Intanto all’interno del regime è in atto un confronto serrato tra l’ala moderata del presidente Pezeshkian e la corrente più radicale dei Guardiani della Rivoluzione. La Guida Suprema, l’ayatollah Khamenei, in età avanzata e con salute incerta, sembra aver perso parte della sua presa sul potere. I vertici dei pasdaran, un tempo giovani della Repubblica islamica, oggi sono figure di una gerontocrazia sempre più distante dalla popolazione giovanile, che anela a una libertà mai conosciuta.

La crisi dei proxy

Anche i proxy sono in crisi. I durissimi attacchi dell’IDF ai loro vertici e alle basi operative hanno prodotto effetti tangibili. Lo si è visto con Hezbollah, il potente “partito di Dio” che controlla ampie aree del Libano. Dopo i bombardamenti sull’Iran, Hezbollah ha dichiarato di non voler avviare alcuna rappresaglia contro Israele: un segnale inequivocabile di debolezza. I suoi leader sono stati eliminati, molti miliziani uccisi, e le rampe di lancio dei missili a lunga gittata quasi annientate.

Lo stesso vale per altre forze dell’“Asse della Resistenza”, il reticolato di gruppi sciiti finanziati da Teheran. Tra questi, l’iracheno al-Hashd al-Shaabi, parzialmente integrato nell’esercito di Baghdad, e i noti Houthi, attivi nello Yemen. Questi ultimi, pur ancora in grado di colpire con droni e missili le navi nel Mar Rosso, hanno subito una riduzione significativa del proprio potenziale offensivo nel corso del 2025.

L’ultima sponda siriana

Infine, con la caduta di Bashar al-Assad è venuta meno anche la Siria, alleato strategico dell’Iran non solo per la comune matrice sciita (alawita), ma per la sua posizione: snodo finale del “Corridoio sciita” tra Iraq, Libano e Mediterraneo. Israele ha colto l’occasione per condurre missioni offensive nel Paese, ufficialmente in difesa della minoranza drusa, ma in realtà per colpire un’area di influenza ormai considerata instabile e inaffidabile.

Ecco perché a Tel Aviv si pensa di essere sulla strada giusta per una vittoria definitiva. Ma commettere l’errore di guardare solo all’aspetto militare delle cose rischia di rivelarsi fatale. I governi occidentali, sia pure in ritardo, stanno cercando di farlo capire a Netanyahu e al suo esecutivo. Ma — come recita un vecchio adagio — non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

La Palestina entra nel cuore del dibattito politico americano

«Siamo a un punto di svolta. Riconoscere lo Stato palestinese è un passo necessario e urgente, non solo per la pace, ma per la dignità umana». Con queste parole il deputato democratico Ro Khanna, promotore dell’iniziativa, ha commentato la lettera firmata da almeno 13 membri del Congresso, destinata al presidente Donald Trump e al segretario di Stato Marco Rubio. Un appello netto, indirizzato al cuore della politica estera americana, che chiede il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina da parte degli Stati Uniti.

Una lettera che parla al futuro

La spinta progressista nel partito democratico

La lettera – che dovrebbe essere inviata il prossimo mese dopo aver raccolto ulteriori adesioni – è sostenuta da esponenti di rilievo del fronte progressista come Jim McGovern, Nydia Velázquez, Chellie Pingree, Pramila Jayapal e il texano Greg Casar. Si tratta di nomi noti anche per l’impegno su diritti civili e giustizia sociale, che vedono nella causa palestinese un’estensione coerente di quei principi. I firmatari ricordano che oltre 140 Paesi hanno già riconosciuto la Palestina e che gli Stati Uniti rischiano l’isolamento se continuano a negare l’evidenza di uno Stato che esiste sul piano del diritto e della volontà politica di milioni di persone.

«Riconoscere la Palestina per rafforzare il diritto internazionale»

I firmatari invocano una visione più ampia e strutturale del conflitto israelo-palestinese. «Crediamo che riconoscere lo Stato palestinese e obbligare i leader palestinesi a rispettare il diritto internazionale vincolante per gli Stati e i loro governi renderà questo obiettivo molto più realizzabile e sostenibile di decenni di apolidia e repressione», si legge nel testo. Il riferimento è anche alla proposta della Lega Araba che lega il riconoscimento reciproco dei due Stati alla fine delle ostilità. La crisi umanitaria a Gaza – con oltre 30 mila morti secondo fonti locali – ha riacceso l’urgenza di un’iniziativa politica e diplomatica globale.

Il vento di New York

L’onda pro-palestinese non resta confinata ai corridoi del Congresso. Alle recenti primarie democratiche per la carica di sindaco di New York, la vittoria del giovane socialista Zohran Mamdani ha sorpreso molti, ma non chi ha seguito la sua campagna: tra i temi forti, la richiesta di giustizia per la Palestina. Un segnale che anche l’opinione pubblica americana, soprattutto tra i più giovani, si sta spostando su posizioni più critiche verso lo status quo. Mamdani ha parlato di «solidarietà necessaria con chi non ha voce», raccogliendo consensi in quartieri popolari e a forte presenza etnica.

Ostacoli prevedibili, ma il tema resta

L’iniziativa dei deputati democratici non ha ricevuto alcun sostegno dai repubblicani, e difficilmente sposterà l’amministrazione Trump dalle sue posizioni filoisraeliane. Ma il valore della lettera è soprattutto politico: rompe un tabù, introduce una narrativa nuova e chiede che il dibattito sulla Palestina entri nel mainstream del pensiero democratico americano. Se i numeri aumenteranno, è probabile che si arrivi alla presentazione di una vera e propria risoluzione parlamentare.

Dunque, il riconoscimento della Palestina non è più solo una questione di politica estera: è diventato uno specchio delle contraddizioni e delle speranze che attraversano il campo democratico. Dalla Camera al municipio di New York, qualcosa si muove. E forse, per la prima volta, la Palestina entra davvero nel lessico politico americano come questione interna di coscienza e di civiltà

Umarell, la fedeltà silenziosa delle piccole presenze

È agosto.

Le città si svuotano, i cantieri si fermano, il rumore delle ruspe lascia spazio a un silenzio sospeso. Le strade, per mesi attraversate da uomini e macchine al lavoro, ora sembrano trattenere il respiro. Tutto si arresta, come in attesa.

E viene da chiedersi: dove sono finiti gli umarell?

In molte città italiane, c’è una figura che ritorna con discrezione: un uomo anziano, le mani dietro la schiena, lo sguardo rivolto a un cantiere. Non fa rumore, non pretende attenzione, ma c’è. È l’umarell, parola bolognese che oggi indica con affetto quei pensionati che si fermano ad osservare i lavori stradali o edilizi.

Ma dietro quella postura familiare c’è più di una semplice curiosità. C’è un modo di abitare il tempo con pazienza, di restare fedeli ai luoghi, di custodire il senso di comunità. È un gesto di presenza gratuita: uno sguardo che veglia, una compagnia muta ma costante alla vita della città che cambia.

L’umarell non cerca utilità. È lì per partecipare con gli occhi e con il cuore. Forse perché, con il passare degli anni, si impara a guardare meglio. Si impara che osservare può essere una forma d’amore.

Negli ultimi anni, questa figura è stata riconosciuta anche a livello linguistico. Nel 2021, il termine “umarell” è stato inserito nello Zingarelli, e nel 2022 nel vocabolario Treccani come neologismo. Un piccolo riconoscimento che racconta un tratto autentico della nostra cultura: la capacità di dare valore anche alle presenze semplici, fedeli, quotidiane.

E ora che tutto tace, che i cantieri sono chiusi e i rumori svaniti, forse gli umarell sono ancora lì. A guardare non più il fare, ma l’attesa. Perché anche il silenzio ha bisogno di testimoni. Anche la pausa ha bisogno di uno sguardo che la accompagni.

In un mondo che corre, loro si fermano. E nel fermarsi ricordano che c’è dignità nell’esserci, senza clamore, senza protagonismo.

Che il tempo donato, anche senza scopo apparente, è tempo abitato.

Successo per Roberta Bruzzone al Dionisio Festival

Roma, 4 ago. – Emozione, consapevolezza e partecipazione intensa hanno caratterizzato la serata di sabato 2 agosto al Dionisio Festival, che ha visto protagonista Roberta Bruzzone con il suo spettacolo “Favole da Incubo”, accolto da un pubblico attento e numeroso.

L’appuntamento si confermato uno dei momenti pi significativi dell’edizione 2025 del festival, grazie alla potenza del messaggio portato in scena dalla criminologa e psicologa forense, da anni impegnata in prima linea nella lotta contro la violenza di genere. Un racconto teatrale coinvolgente e rigoroso, capace di unire il linguaggio dell’arte con l’analisi scientifica, per raccontare storie vere che lasciano un segno profondo.

“Favole da Incubo” ha trasformato il palcoscenico in uno spazio di riflessione collettiva, affrontando il tema della violenza contro le donne con lucidit e umanit. Un atto di denuncia e insieme di speranza, che ha saputo toccare le coscienze e stimolare un dibattito necessario.

Il Dionisio Festival ha cos rinnovato la sua vocazione a farsi luogo di cultura viva, capace di accogliere tematiche complesse e urgenti. La partecipazione dell’amministrazione comunale, in particolare dell’Assessorato alla Cultura e alle Pari Opportunit, ha confermato la volont condivisa di dare voce a contenuti che vanno oltre l’intrattenimento, per costruire una comunit pi consapevole e solidale.

Lo spettacolo di Roberta Bruzzone ha rappresentato un momento di alto valore civile e culturale, ribadendo quanto il teatro possa essere strumento di verit e trasformazione. Il Dionisio Festival prosegue ora con i prossimi appuntamenti, rafforzando il suo impegno nel coniugare arte, impegno sociale e partecipazione attiva.

M.O., Schlein: fermare Netanyahu adesso, Meloni non indugi

Roma, 4 ago. (askanews) – “Netanyahu va fermato, adesso. Il governo italiano non indugi a condannare subito il proposito criminale di occupazione totale di Gaza annunciato dal governo israeliano”. Lo dice la segretaria Pd Elly Schlein.

“Chiediamo con urgenza all’esecutivo – aggiunge – di mettere in campo da subito ogni sforzo diplomatico e politico, a cominciare dalla richiesta di convocare una riunione straordinaria del Consiglio europeo e un’azione Onu immediata per bloccare questa sciagurata occupazione, fermare i crimini di Netanyahu e salvare tutti i civili palestinesi”.

Accolti rilievi Colle a decreto Sport, salta la norma su Sport e Salute

Roma, 4 ago. (askanews) – Nuovo ripensamento del governo e della maggioranza sul decreto Sport all’esame del Senato in seconda lettura: l’esecutivo ha deciso alla fine di accogliere tutti i rilievi del Colle sul provvedimento. L’aula del Senato ha approvato un emendamento di maggioranza, a firma Giorgio Salvitti (Fdi), per sopprimere l’articolo 9-quater, finito sotto osservazione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

La norma, inserita alla Camera, prevedeva che nei casi di concessione di un contributo statale superiore a 5 milioni di euro a favore dell’organizzatore di un evento sportivo di rilevanza nazionale o internazionale il governo indicasse la società Sport e salute S.p.a. per la gestione e l’organizzazione dell’evento. Secondo quanto riferiscono fonti di maggioranza, la misura sarà ripresentata con un altro provvedimento che non abbia il carattere di urgenza, quindi non un decreto.

Salvitti ha spiegato che la norma sarà riproposta in un altro provvedimento, non un decreto: “Si troverà un veicolo normativo diverso che consenta un ampio dibattito parlamentare, siamo convinti sia la strada giusta. Questa è tutt’altro che una sconfitta ma un’assunzione di responsabilità da parte del governo, per l’opposizione una vittoria di Pirro”.

La decisione di togliere la norma su Sport e Salute spa è arrivata al termine di una giornata in cui il governo aveva inizialmente fatto solo una parziale retromarcia sulle misure su cui il Colle aveva espresso perplessità: prima di votare il mandato al relatore la commissione Cultura e Sport aveva approvato soltanto una modifica all’articolo 11 del testo sulla Commissione indipendente per la verifica dell’equilibrio economico e finanziario delle società sportive professionistiche. “Per quanto mi riguarda ho fatto un passo al lato, ora è il Parlamento, con la mediazione del governo, a discutere col Quirinale”, aveva commentato il ministro dello Sport Andrea Abodi a margine della seduta rispondendo a chi gli domandava se non ci fosse un timore di rinvio alle Camere da parte di Mattarella: “Se andiamo avanti evidentemente no e rispettosamente no”. Tuttavia, dopo la discussione generale in aula e prima dell’inizio del voto degli emendamenti, è emersa la novità e il nuovo ripensamento.

“Le sorelle d’Italia e il ministro Abodi battono in ritirata: la norma sul decreto sport è stata cancellata”, commenta il senatore Matteo Renzi, leader di Italia Viva. “Sport e Salute, con il fido Mezzaroma, non metterà le mani su un evento che funziona e che merita di essere sottratto agli interessi del sottobosco romano. Il tennis italiano vince anche fuori dal campo, la Meloni perde game set e match, ma soprattutto perde la faccia”, aggiunge.

Il decreto, approvato in serata, torna alla Camera per la terza lettura. Sarà in aula già domani sera.

Almasri, Meloni: scelta concordata, assurdo giudizio solo per ministri

Roma, 4 ago. (askanews) – “Si sostiene pertanto che due autorevoli ministri e il sottosegretario da me delegato all’intelligence abbiano agito su una vicenda così seria senza aver condiviso con me le decisioni assunte. È una tesi palesemente assurda”. Lo dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su X rendendo noto che il tribunale dei ministri che ha indagato sulla vicenda Almasri ha chiesto l’archiviazione per lei e il giudizio per i ministri Nordio e Piantedosi e per il sottosegretario Mantovano.

“A differenza di qualche mio predecessore, che ha preso le distanze da un suo ministro in situazioni similari, rivendico che questo governo agisce in modo coeso sotto la mia guida: ogni scelta, soprattutto così importante, è concordata. È quindi assurdo chiedere che vadano a giudizio Piantedosi, Nordio e Mantovano, e non anche io, prima di loro”, aggiunge Meloni.

Almasri, richiesta di giudizio per Nordio e Piantedosi, Meloni archiviata

Roma, 4 ago. (askanews) – “Oggi mi è stato notificato il provvedimento dal Tribunale dei ministri per il caso Almasri: dopo oltre sei mesi dal suo avvio, rispetto ai tre mesi previsti dalla legge, e dopo ingiustificabili fughe di notizie. I giudici hanno archiviato la mia sola posizione, mentre dal decreto desumo che verrà chiesta l’autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Piantedosi e Nordio e del sottosegretario Mantovano. Nel decreto si sostiene che io ‘non sia stata preventivamente informata e (non) abbia condiviso la decisione assunta’: e in tal modo non avrei rafforzato ‘il programma criminoso'”. Lo rende noto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su X.

“Si sostiene pertanto che due autorevoli ministri e il sottosegretario da me delegato all’intelligence abbiano agito su una vicenda così seria senza aver condiviso con me le decisioni assunte. È una tesi  palesemente assurda”.

“A differenza di qualche mio predecessore, che ha preso le distanze da un suo ministro in situazioni similari, rivendico che questo governo agisce in modo coeso sotto la mia guida: ogni scelta, soprattutto così importante, è concordata. È quindi assurdo chiedere che vadano a giudizio Piantedosi, Nordio e Mantovano, e non anche io, prima di loro”, aggiunge Meloni. “Nel merito ribadisco la correttezza dell’operato dell’intero Esecutivo, che ha avuto come sola bussola la tutela della sicurezza degli italiani. L’ho detto pubblicamente subito dopo aver avuto notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati, e lo ribadirò in Parlamento, sedendomi accanto a Piantedosi, Nordio e Mantovano al momento del voto sull’autorizzazione a procedere”.

Almasri, richiesta giudizio per Nordio-Piantedosi, Meloni archiviata

Roma, 4 ago. (askanews) – “Oggi mi è stato notificato il provvedimento dal Tribunale dei ministri per il caso Almasri: dopo oltre sei mesi dal suo avvio, rispetto ai tre mesi previsti dalla legge, e dopo ingiustificabili fughe di notizie. I giudici hanno archiviato la mia sola posizione, mentre dal decreto desumo che verrà chiesta l’autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Piantedosi e Nordio e del sottosegretario Mantovano. Nel decreto si sostiene che io ‘non sia stata preventivamente informata e (non) abbia condiviso la decisione assunta’: e in tal modo non avrei rafforzato ‘il programma criminoso'”. Lo rende noto la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su X.

"Zes per le Marche", Meloni apre corsa Acquaroli. Stallo altre Regioni

Ancona, 4 ago. (askanews) – Tutto, almeno nella forma, è impacchettato come un evento che più istituzionale non si può. C’è pure la voce fuori campo che dà pomposamente il via ufficiale alla cerimonia. Eppure tutto nell’evento organizzato alla Mole vanvitelliana di Ancona per la “presentazione degli interventi del governo nelle Marche” grida ‘campagna elettorale’. A poco serve lo sforzo della premier Giorgia Meloni di evitare qualsiasi riferimento alle elezioni in cui, a fine settembre, il ‘suo’ Francesco Acquaroli, si gioca una importante riconferma. Riesce a trattenersi anche Antonio Tajani, che festeggia il compleanno come ricorda la presidente del Consiglio dal palco (per lui anche l’omaggio di una torta e dolci tunisini nel viaggio fatto insieme in elicottero da Roma). Si ‘tradisce’ un po, invece, Matteo Salvini che in videocollegamento – dopo aver annunciato di essere bloccato al ministero perché al lavoro in vista dell’approvazione mercoledì del progetto definitivo per il Ponte sullo Stretto – si dice convinto che il centrodestra vincerà perché ha governato bene e non certo per le inchieste che hanno coinvolto Matteo Ricci.

Ma il tempismo, in politica, è tutto. E a meno di due mesi da quel ‘voto Ohio’ che può far pendere a favore del centrodestra la bilancia delle prossime regionali, i vertici del governo piombano ad Ancona per annunciare con la massima solennità che nel pomeriggio il Consiglio dei ministri avrebbe approvato il disegno di legge per allargare la Zona economica speciale anche a Marche e Umbria, il che vuol dire accesso ad agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrative al momento riservate a sud e Isole. “Abbiamo scelto di dare a questo territorio, alla sua vita produttiva, alla sua gloriosa tradizione industriale e artigianale un’opportunità in più”, dice Meloni.

Quanto ci sia di campagna elettorale in questa giornata, lo dimostra anche quello che succede poco dopo la conclusione della cerimonia. La premier vola via con lo stesso elicottero con cui è arrivata per andare a tagliare il nastro dell’avvio dei lavori della Pedemontana Sud, ma Antonio Tajani si trattiene per oltre mezz’ora. E tra un buon compleanno e l’altro, canzoncina compresa, è tutta una processione per scattare foto con il segretario, da usare anche nei santini. A fare da ‘vigile’ è il responsabile Organizzazione del partito, Francesco Battistoni: ‘Ora la foto con quelli della provincia di Fermo, poi quella con i giovani’, e via discorrendo.

D’altra parte, le Marche sono l’unica regione – con l’aggiunta della new entry Calabria che va al voto per la decisione di Roberto Occhiuto di dimettersi causa inchieste – in cui il centrodestra ha già schierato il suo candidato. Per il resto, si prende tempo pure in quelle situazioni come la Toscana, in cui non ci dovrebbero essere dubbi sulla corsa del sindaco di Pistoia, il meloniano Alessandro Tomasi.

Persino il nuovo round del vertice di maggioranza, pur annunciato dai leader l’ultima volta che si sono visti chez Meloni, sembra essere al momento uscito dall’agenda. “C’è tempo”, rassicura Tajani. Ma la composizione del rebus sembra sempre più in stallo. E se il nodo principale resta sempre quello del Veneto, al quale la Lega non vuole rinunciare ma che Fdi rivendica e a cui si aggiunge l’incognita del futuro di Luca Zaia e della presentazione di una sua lista, la situazione sembra complicarsi anche in Puglia e Campania. Nell’una sembravano ormai fatti i giochi per l’azzurro Mauro D’Attis, nell’altra si attendono le mosse del centrosinistra ma i meloniani mettono sul piatto il nome forte del vice ministro degli Esteri, Edmondo Cirielli. La Lega però non sembra intenzionata a stare a guardare.

Per domani è stata convocata una conferenza stampa alla presenza tra l’altro del vice segretario federale, Claudio Durigon e dei coordinatori del partito nelle due Regioni, Giampiero Zinzi e Roberto Matri. Il primo, appena qualche giorno fa, aveva rilanciato in una nota per la Campania la corsa del ‘civico’ Giosy Romano, gradito anche a Forza Italia. Il secondo, ha nelle scorse settimane ammonito: “Anche la Lega ha candidati forti per la Puglia”.

M.O., fonti vicine a Netanyahu: occuperemo tutta Gaza

Roma, 4 ago. (askanews) – Alti funzionari dell’entourage del premier israeliano Benjamin Netanyahu hanno dichiarato che “il dado è tratto, procederemo all’occupazione totale della Striscia di Gaza”. Lo riporta il quotidiano Ynet.

“Ci saranno operazioni anche nelle aree in cui sono tenuti gli ostaggi. Se il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane non è d’accordo, dovrebbe dimettersi”, hanno aggiunto le fonti.

Ad oggi le forze israeliane controllano circa il 75% della Striscia di Gaza. Il capo di Stato maggiore ha espresso dubbi sul controllo di tutta l’enclave, sottolineando che potrebbe mettere a rischio la vita degli ostaggi.

Incendi boschivi, Pecoraro Scanio: sfida attiva da 25 anni

Roma, 4 ago. (askanews) – “La sfida contro gli incendiari, contro gli incendi boschivi resta attiva da ormai 25 anni”. Cos Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde in occasione della conferenza stampa “Tutela dei boschi e contrasto agli incendiari: a 25 anni dal Decreto Legge 4 agosto 2000, n. 220: Disposizioni urgenti per la repressione degli incendi boschivi”, promossa dalla Fondazione UniVerde in collaborazione con Federparchi, TeleAmbiente e con l’adesione del Comando Unit Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri (CUFAA).

Pecoraro Scanio. gi Ministro delle Politiche Agricole e Forestali), ha fatto il bilancio a 25 anni dall’introduzione del reato di incendio boschivo nel Codice penale: “Quella norma ha dato finalmente protezione giuridica ai nostri boschi dagli incendiari e ha fornito alle forze dell’ordine e alla magistratura uno strumento normativo contro questi criminali. Ringrazio le unit specializzate nella salvaguardia del patrimonio naturale, in particolare il Comando Unit Forestali, Ambientali e Agroalimentari dei Carabinieri, per l’impegno crescente nella difesa dei nostri polmoni verdi e il sostegno alle attivit del Nucleo Informativo Antincendi Boschivi. Occorre potenziare il monitoraggio e favorire interventi sempre pi tempestivi e sicuri per il personale coinvolto. Tutto questo possibile con strumenti sempre pi innovativi e tecnologici, come droni che integrano l’intelligenza artificiale, capaci di fornire sistemi di supporto sia in tempo reale che predittivi. La transizione ecodigital ha il potenziale di rivoluzionare le operazioni di controllo dei territori, anche delle aree pi difficili da gestire. importante supportare le Aree protette e i Comuni con vaste superfici boscate, e quindi pi vulnerabili, a ridurre i rischi e rafforzare l’efficacia di tutte le operazioni, ma anche che le forze dell’ordine e la magistratura agiscano con fermezza per contrastare efficacemente gli incendi dolosi e impedire agli incendiari di nuocere ulteriormente”.

Il Papa: mille opportunità dall’IA, ma nessun algoritmo sostituisce un abbraccio

Roma, 4 ago. (askanews) – “Viviamo in un mondo sempre più digitale, dove l’intelligenza artificiale e la tecnologia ci offrono mille opportunità. Ricordate: nessun algoritmo potrà mai sostituire un abbraccio, uno sguardo, un vero incontro, né con Dio, né con i nostri amici, né con la nostra famiglia”. E’ quanto ha scritto Papa Leone XIV nel Messaggio inviato ai partecipanti al 36° Festival dei Giovani a Medjugorje che si tiene dal 4 all’8 agosto.

“Sull’esempio di Maria, vi incoraggio perciò a cercare incontri veri. Gioite insieme, e non abbiate paura di piangere con chi piange”, ha aggiunto il Pontefice. “Siete arrivati a Medjugorje da molte Nazioni e forse vi sembra che la lingua o la cultura siano un ostacolo all’incontro: abbiate coraggio. C’è un linguaggio più forte di ogni barriera, il linguaggio della fede, alimentato dall’amore di Dio. Siete tutti membra del suo Corpo, che è la Chiesa: incontratevi, conoscetevi, condividete. Solo così, camminando insieme, sostenendoci a vicenda, accendendoci l’un l’altro, arriveremo alla casa del Signore”.