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sabato, 24 Gennaio, 2026
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Spazi da non perdere, a Lecce nasce “Open Castle Meeting Point”

Roma, 2 dic. (askanews) – Con l’open day dello scorso ottobre, il Castello Carlo V di Lecce si aperto alla citt in una nuova veste. Grazie al Protocollo d’intesa sottoscritto dalla Direzione generale Musei del Ministero della cultura e dalla Fondazione con il Sud finalizzato alla valorizzazione di beni culturali nel Mezzogiorno da parte di Enti del Terzo Settore, la Direzione regionale Musei Puglia tramite avviso pubblico in collaborazione con Fondazione con il Sud ha selezionato il progetto “Open Castle Meeting Point” per la valorizzazione del Castello Carlo V di Lecce attraverso una co-gestione pubblico-privato sociale.

Il progetto promosso dall’Associazione temporanea di imprese Open Castle composta da The Monuments People, Consorzio Sale della Terra e Socioculturale scs – con il sostegno di Fondazione con il Sud. L’iniziativa risponde all’obiettivo del partenariato di incoraggiare la partecipazione attiva del Terzo Settore e il coinvolgimento della comunit e dei soggetti che intendono contribuire allo sviluppo sociale, economico e culturale del territorio.

Il castello, una delle opere fortificate pi importanti della Puglia, sar abitato da una comunit creativa, sociale, educativa e diventer uno spazio di accoglienza e partecipazione. Ci saranno visite guidate, laboratori per bambini e adulti, attivit artigianali, un hub creativo e un bar sociale. Particolare attenzione sar rivolta ai percorsi educativi e all’inclusione, con iniziative dedicate a scuole, famiglie, cittadini e visitatori.

Questo progetto di gestione e valorizzazione il primo esperimento di partenariato pubblico-privato su un edificio statale di cos grandi dimensioni. Il castello, si presta cos a diventare autentico simbolo della memoria storica collettiva, e con il progetto Open Castle si prepara a diventare un modello culturale innovativo, sostenibile e diversificato.

Heroes International Film Festival, a Roma tra cinema e videogames

Roma, 2 dic. (askanews) – Si terrà dal 9 all’11 dicembre, al The Space Roma Moderno di Roma, la sesta edizione di Heroes International Film Festival, con il tema “Cinema, Serie & Videogames: storytelling e nuove tecnologie”. HEROES è il festival delle maestranze che celebra artisti e professionisti del cinema e della serialità “di genere” horror, fantasy, sci-fi, thriller, action e cross-over che prima e dentro il film lavorano alla costruzione della magia e della messa in scena del racconto per la sala e la TV, i broadcaster online e l’interactive.

Supportata dalle maggiori categorie italiane delle professioni e delle arti dell’audiovisivo, la kermesse raccoglie una comunità di creativi e tecnici coinvolti in anteprime, masterclass, internazionali, concorsi per cortometraggi, premiazioni e celebration.

I premi dedicati a grandi maestri e giovani talenti del cinema e delle serie “di genere” italiane e agli studi internazionali più innovativi del Cinema e dell’Interactive, dei VFX e dell’Animazione europea: – Heroes Master al Visual Effects Supervisor VICTOR PEREZ (The Dark Knight Raises, Rogue One. A Star Wars Story, Harry Potter e i doni della Morte, Pirati dei Caraibi: oltre i confini del mare). – Heroes Action al Creative Producer GIGI CAVENAGO (Orfani, Così Zeke scoprì la religione/Love, Death & Robot). – Heroes Transmedia allo studio PLATIGE IMAGE (Fallen Art, Fish Night/ Love, Death & Robots) – Heroes Master alla Production Designer LUCIA BORGOGNONI (La stoffa dei sogni, Star Wars. La minaccia fantasma, Spiderman: Far from Home). – Heroes Studio of the Year allo studio DIGIC (Secret Level, The Secret War/Love, Death & Robots).

Carceri, La Russa: entro Natale fuori chi è vicino a fine pena

Roma, 2 dic. (askanews) – “In vista del Natale, il mio appello è di fare uscire, anche dalla riunione di oggi, un invito a chi ha il potere di farlo di affrontare subito” l’emergenza del sovraffollamento carcerario consentendo che chi “la pena l’ha già quasi interamente scontata possa magari continuare a scontarla dentro di sé o magari in un altro modo”. Lo ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, intervenendo alla presentazione del libro ‘L’emergenza negata – Il collasso delle carceri italiane’, di Gianni Alemanno e Fabio Falbo, detenuti a Rebibbia. L’evento è stato promosso da ‘Nessuni tocchi Caino’.

La Rete IZS come presidio essenziale di prevenzione One Health

Roma, 2 dic. (askanews) – La Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali italiani torna al Forum Risk Management in sanit di Arezzo per portare al centro del dibattito il contributo della sanit pubblica veterinaria nella prevenzione dei rischi per la salute umana, animale e ambientale.

Diffusa in modo capillare su tutto il territorio nazionale, la Rete IZS costituisce una infrastruttura unica nel panorama europeo: 10 sedi centrali e decine di sezioni diagnostiche periferiche lavorano ogni giorno a supporto del Servizio sanitario nazionale e regionale, garantendo sorveglianza epidemiologica, ricerca sperimentale, formazione degli operatori, supporto di laboratorio e attivit diagnostica. Grazie a migliaia di professionisti, tra cui veterinari, biologi, chimici, tecnologi alimentari, tecnici di laboratorio, statistici e altre figure specialistiche, la Rete presidia l’intera filiera agroalimentare e contribuisce in modo determinante alla tutela della salute pubblica in ottica One Health.

“La Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali un modello unico in Europa e rappresenta un presidio essenziale per la prevenzione. La nostra forza risiede nella capillare distribuzione sul territorio e nella capacit di integrare rapidamente le competenze, garantendo un sistema di sorveglianza avanzato e una risposta efficace a tutela della Salute Pubblica, animale e ambientale in ottica One Health”, spiega Stefano Palomba, Commissario Straordinario dell’Izs di Lazio e Toscana, in rappresentanza della Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali italiani.

Nel corso del Forum, la Rete Izs ha concentrato l’attenzione innanzitutto sul rapporto tra vettori e cambiamento climatico. Il riscaldamento globale, la tropicalizzazione del clima e le modifiche degli habitat stanno favorendo l’espansione di zanzare, zecche e altri vettori in aree e periodi dell’anno un tempo considerati a basso rischio. Attraverso reti di sorveglianza integrate, strumenti diagnostici avanzati e attivit di supporto alle autorit sanitarie, gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali contribuiscono a individuare precocemente le malattie trasmesse da vettori e a definire strategie di prevenzione adeguate ai nuovi scenari epidemiologici.

“Il cambiamento climatico una condizione che tocca tutti e che deve essere affrontata in maniera multidisciplinare e noi, come Istituti Zooprofilattici, abbiamo un compito importantissimo nel prevenire tutte queste malattie infettive. Ne abbiamo tante nei nostri territori e ai nostri confini”, ha spiegato il prof. Giuseppe Iovane, direttore generale dell’IZS del Mezzogiorno. Un secondo asse di lavoro riguarda la sicurezza alimentare e la prevenzione delle tossinfezioni. I controlli lungo tutta la filiera, i piani di monitoraggio sui principali patogeni di origine alimentare, la capacit di risposta rapida in caso di focolai e le attivit di formazione rivolte agli operatori rappresentano strumenti essenziali per ridurre il rischio di eventi avversi e proteggere il consumatore finale. Nel confronto di Arezzo, la Rete porter esperienze concrete, dati e modelli organizzativi che mostrano come la sanit pubblica veterinaria sia parte integrante delle politiche di gestione del rischio del sistema sanitario.

“La Rete degli Istituti Zooprofilattici affronta il problema dell’antimicrobico-resistenza in maniera sistematica e unitaria gi da quindici anni, creando gruppi di lavoro sia sul versante diagnostico, che porta a una riduzione del consumo di farmaco, sia sui sistemi e sulle strategie per la riduzione del consumo di farmaco. Questo permette di avere un sistema di approccio unico per la diagnostica delle malattie e per la valutazione della strategia antibiotica da utilizzare”, evidenzia Giorgio Varisco, direttore generale dell’Izs di Lombardia ed Emilia Romagna.

La terza direttrice la salute degli ecosistemi, intesa come elemento chiave per prevenire le crisi sanitarie future. Programmi di sorveglianza ambientale, studi sui contaminanti, attivit di ricerca sulle interazioni tra fauna selvatica, animali d’allevamento e ambiente consentono agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali di agire come vere e proprie sentinelle delle trasformazioni in atto nei territori. In questo quadro si inseriscono anche progetti innovativi come quello dell’IZS dell’Umbria e delle Marche e dell’IZS del Mezzogiorno sul registro dei tumori animali, pensato per costituire una base informativa strutturata e, in prospettiva, dialogare con i registri dei tumori umani. L’integrazione tra i dati consente infatti di cogliere precocemente segnali di rischio, individuare possibili cluster territoriali e offrire alle istituzioni sanitarie elementi utili per orientare le politiche di prevenzione, in piena coerenza con l’approccio One Health. “L’approccio One Health – aggiunge Palomba – non un concetto teorico, ma la nostra strategia operativa per affrontare i rischi complessi che trascendono i confini geografici e disciplinari. Attraverso l’analisi sui vettori emergenti, le indagini sulle tossinfezioni e il monitoraggio continuo del territorio, agiamo come un sistema coeso capace di anticipare le crisi e gestirne le criticit, in linea con le sfide poste dai cambiamenti climatici e ambientali: preparazione, capacit di risposta rapida e collaborazione tra istituzioni, laboratori e servizi sanitari. Solo cos possiamo proteggere la salute delle persone e degli ecosistemi in un contesto in continuo cambiamento”.

In una situazione, quale quella attuale, in cui l’epidemiologia cambia rapidamente, le malattie emergenti si intrecciano con le crisi climatiche e ambientali e la domanda di salute diventa sempre pi complessa, la Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali si conferma un presidio essenziale per la prevenzione e la gestione del rischio. La partecipazione al Forum l’occasione per ribadire che la sanit di domani si costruisce anche e sempre di pi a partire dai territori, dalle filiere alimentari e dagli ecosistemi che li sostengono. “Stiamo cercando – ricorda infine Giovanni Filippini, Direttore Generale della salute animale del Ministero della Salute – in un’ottica One Health, di cambiare l’approccio nella gestione di queste emergenze. Ovviamente ci significa, sia in termini strategici sia in termini organizzativi, rivedere l’attuale assetto, dove gli Istituti Zooprofilattici sono protagonisti importantissimi. Vuol dire passare da una gestione prettamente legata alle emergenze a una gestione che, invece, tende a prevenirle”.

Salario minimo, Calderone insiste: in Italia non occorre

Bruxelles, 2 dic. (askanews) – In Italia non c’è bisogno del salario minimo, perché funziona bene il sistema della contrattazione collettiva, che copre il 96% dei contratti di lavoro, e questo è in linea con la pertinente direttiva Ue, anche dopo le precisazioni di una recente sentenza della Corte europea di Giustizia in materia. E’ quanto ha detto, sostanzialmente, la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone, durante un punto stampa oggi a Bruxelles, a margine della sua partecipazione a una riunione del Consiglio Ue e a degli incontri con gli europarlamentari italiani.

A un giornalista che chiedeva se il governo insista nel dire che in Italia non c’è bisogno del salario minimo, nonostante il fatto che ci sono i salari tra i più bassi d’Europa e il 9% circa di “lavoratori poveri”, Calderone ha risposto: “L’Italia insiste sul fatto che proprio alla luce di quello che è la sentenza della Corte di giustizia europea, che ha definito anche quali sono i criteri guida della direttiva Ue, i nostri parametri dicono che il nostro sistema di contrattazione collettiva nazionale di lavoro garantisce una copertura che oggi è al 96%”.

“Per cui – ha continuato la ministra – questo vuol dire che noi siamo aderenti al dettato della normativa, ovviamente sulla base di quelle che sono anche le caratteristiche del nostro sistema, e del nostro sistema di relazioni industriali. La direttiva infatti dice questo: che laddove non c’è una copertura contrattuale ci deve essere una valutazione da parte dello Stato membro di intervenire con altre norme”.

“Noi però – ha osservato Calderone – su questo non è che ci sottraiamo alla necessità di sostenere la contrattazione collettiva: nella legge di bilancio in corso di approvazione avrete visto che c’è un intervento importante, abbiamo messo quasi 2 miliardi di euro a beneficio dei rinnovi contrattuali e della gestione di tutta quella fase importante di sostegno ai redditi delle famiglie che è poi legata anche al salario di secondo livello di produttività”. Questo, ha rilevato, “vuol dire da una parte sostenere il lavoro, e sostenere il lavoro regolare attraverso un investimento sui contratti, dall’altra investire sulla produttività, che è quello che poi ci consente anche di avere dei dati importanti e positivi sul lavoro”.

“Di oggi sono gli ultimi dati dell’Istat – ha aggiunto la ministra – che ci dicono che a ottobre abbiamo avuto un’ulteriore riduzione del tasso di disoccupazione, siamo al 6% (lo stesso livello dell’Ue secondo Eurostat, ndr). Siamo in aumento sul fronte dell’occupazione, aumentano i rapporti di lavoro a tempo indeterminato, aumenta il lavoro giovanile: rispetto a ottobre dell’anno scorso abbiamo un differenziale in termini positivi di quasi 2 punti percentuali”.

“Il nostro obiettivo – ha spiegato Calderone – è certamente sostenere la contrattazione, il rinnovo dei contratti; è già un dato importantissimo il fatto che si sia andati avanti e si sia definito il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro dell’industria metalmeccanica, per un milione e mezzo di lavoratori. Questo vuol dire che c’è anche da parte delle organizzazioni sindacali un’attenzione positiva sulle misure che il governo ha impostato nella legge di bilancio”.

All’obiezione de giornalista secondo cui il salario minimo servirebbe innanzitutto a tutelare proprio quel 4% di lavoratori non coperti dalla contrattazione collettiva, che si vedono così abbandonati in condizioni di sfruttamento, Calderone ha replicato: “Noi non abbandoniamo nessuno; anche perché nelle norme, per esempio sugli appalti, c’è il tema anche dell’applicazione dei contratti, che sono applicazioni di contratti prevalenti proprio perché la norma deve dare copertura anche a quelle situazioni in cui invece non c’è una garanzia contrattuale”.

Ma sono situazioni “comunque veramente residuali in un Paese che se ha un problema è nell’eccesso di contratti, e non nell’assenza di contratti. Questo dice il Cnel, visto e considerato che al Cnel abbiamo a oggi depositati oltre 1.000 contratti collettivi nazionali di lavoro”, ha concluso Calderone. (fonte immagine: Ministero del Lavoro).

Libri, “Succede solo a New York” debutta su Amazon

Roma, 2 dic. (askanews) – bastato un solo giorno per trasformare un esordio in un successo. “Succede solo a New York”, il nuovo romanzo di Dario Viti, pubblicato su Amazon il 20 novembre 2025, ha registrato un’accoglienza straordinaria fin dalle prime ore: primo posto nella classifica della sua categoria e ingresso immediato nella Top 100 generale dei libri pi venduti su Amazon Italia. Un risultato che conferma l’interesse crescente dei lettori verso storie contemporanee capaci di parlare con autenticit e leggerezza di cambiamento, rinascita e seconde possibilit.

“Ci sono momenti in cui la vita ti sfugge un po’ di mano: un amore che finisce, un equilibrio che si spezza, e all’improvviso ti ritrovi a chiederti cosa faccia pi paura: restare fermo o fare un salto nel vuoto.” Da questa domanda prende avvio il romanzo: il protagonista Dario, trentaduenne romano con il cuore “ammaccato” e un’urgenza di ripartire, sceglie New York non come fuga, ma come occasione per ritrovarsi. Tra l’Upper East Side, un bar che diventa rifugio, i tramonti di Battery Park e incontri che arrivano quando meno te li aspetti, la citt si fa specchio e motore di trasformazione. “Succede solo a New York” un romanzo di formazione ironico e sincero, capace di intrecciare emozione e autoironia, intimit e respiro universale. Una storia di smarrimento e scoperta che racconta la bellezza di ricominciare, e la strana magia che nasce quando ci si accorge di essere diventati qualcuno di nuovo.

Il libro ha generato un’immediata risposta del pubblico grazie a una scrittura emozionale, una voce autentica e una narrazione in cui molti lettori si sono riconosciuti. Il passaparola online e la rapidit con cui il romanzo salito nelle classifiche testimoniano un debutto che sta gi lasciando il segno. Dario Viti un autore romano dotato di uno sguardo curioso e di una scrittura capace di coniugare leggerezza e profondit. Definito “il sognatore dei sognatori”, ha trascorso un lungo periodo a New York City, la metropoli che pi di tutte ha alimentato la sua immaginazione, dove ha vissuto e lavorato come videomaker e creatore di contenuti pubblicitari.

“Succede solo a New York” disponibile su Amazon in formato cartaceo ed ebook.

SACE arriva a Dubai con “Energie per il Futuro dell’Export”

Dubai, 2 dic. (askanews) – Oltre cento imprese provenienti da tutta l’area del Golfo sono state protagoniste di “Energie per il Futuro dell’Export” a Dubai, prima e unica tappa fuori dai confini nazionali del roadshow itinerante di SACE, l’Export Credit Agency direttamente partecipata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, dedicato al dialogo e all’ascolto degli esportatori italiani.

“Il SACE negli Emirati – ha detto Ciro Aquino, Regional Manager Middle East – Head of Dubai Office di SACE – ha un ruolo strategico, il nostro ufficio a Dubai rappresenta un ponte tra le imprese italiane e il mercato locale, un mercato che rappresenta sempre pi un hub finanziario di riferimento per l’intera regione, qui lavoriamo a stretto rapporto, a stretto contatto con le istituzioni locali, con le grosse corporate, con gli investitori alla ricerca di opportunit commerciali concrete per le nostre imprese”.

L’evento stato ospitato nell’Hub for Made in Italy di Italiacamp a Dubai ed stato realizzato in collaborazione con l’Ambasciata d’Italia, nell’ottica di rafforzare ulteriormente l’export delle nostre imprese. “Noi – ha spiegato Lorenzo Fanara, Ambasciatore d’Italia negli Emirati Arabi Uniti – esportiamo in maniera crescente, l’export aumenta due cifre e direi che gli ultimi dati sono ancora pi positivi rispetto a quanto previsto: a fine anno con ogni probabilit saremo in grado di raddoppiare il nostro export rispetto ai dati del 2021”.

In questo contesto Italiacamp vuole lavorare per costruire un ponte stabile tra l’Italia e l’area emiratina. “Oggi – ha aggiunto Leo Cisotta, General Manager di Italiacamp EMEA – un bellissimo momento per parlare con centinaia di aziende italiane che sono nostre partner, partner di SACE, e che possono incontrare i vertici di un’organizzazione importante come SACE in un contesto estremamente dinamico come quello che l’hub pu garantire”.

Nel corso degli anni per il Made in Italy negli Emirati si assistito al consolidamento delle quote di export dei settori pi tradizionali e allo stesso tempo a una crescita di alcuni settori merceologici specifici, sempre pi richiesti da una economia in rapida espansione. E SACE vuole rafforzare anche questo tipo di relazione. “La nostra esperienza con SACE negli Emirati – ha concluso Marco Zacchei, Business Development Manager, diTrevi S.p.A – estremamente positiva nel accendere il dialogo su certe piattaforme e nello scouting di nuove opportunit. Ci aspettiamo di continuare il dialogo con SACE nel cercare nuove opportunit sui territori in cui lavoriamo”.

L’export italiano negli Emirati Arabi Uniti ha sfiorato gli 8 miliardi nel 2024 e nei primi otto mesi del 2025 ha gi raggiunto 5,8 miliardi di euro.

Ponte Stretto, Salvini: obiettivo è farlo, avvocati al lavoro

Roma, 2 dic. (askanews) – “Ci sono gli avvocati che stanno lavorando, il mio obiettivo è far partire i cantieri, l’obiettivo è farlo. Se stiamo rispondendo ai rilievi della Corte dei conti non parto adesso, partiremo nel ’26. L’obiettivo è partire”. Lo ha sottolineato il ministro dei Trasporti e delle infrastrutture, Matteo Salvini a margine di un evento sul Pnrr, rispondendo in merito alla riunione di ieri a Palazzo Chigi dopo i rilievi della Corte dei Conti sul Ponte sullo Stretto.

Su un imminente confronto con Bruxelles sulle direttive Ue violate, secondo i rilievi della Corte dei conti, ha aggiunto: “Ce lo abbiamo da tre anni. Sono a Bruxelles giovedì”.

Federica Mogherini in stato di fermo per un’indagine sull’uso di fondi Ue

Roma, 2 dic. (askanews) – La direttrice del Collegio d’Europa ed ex Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera, Federica Mogherini, è in stato in fermo nell’ambito di un’indagine su una possibile frode nell’utilizzo dei fondi Ue. Lo riportano, tra gli altri, i media belgi Le Soir e L’Echo. Oggi sono state effettuate perquisizioni presso la sede del servizio europeo per l’azione esterna a Bruxelles (Eeas) e in diversi edifici del Collegio d’Europa a Bruges, nell’ambito dell’indagine condotta dalla Procura europea di Bruxelles su una sospetta frode relativa ai programmi di formazione finanziati dall’Ue per giovani diplomatici. Sarebbero tre le persone fermate, tra cui Mogherini.

Natale via mare, crescono i viaggi verso Sicilia e Sardegna

Roma, 2 dic. (askanews) – I collegamenti marittimi verso le isole crescono anche d’inverno. Nel 2025 il 30% dei viaggi si concentra in bassa stagione. Una risposta di mercato punta ad agevolare i rientri natalizi. Dicembre diventato un mese chiave per i collegamenti marittimi tra penisola e isole. I dati del settore mostrano una trasformazione in atto: i traghetti per Sicilia e Sardegna non sono pi solo un fenomeno estivo. Nel 2025, le prenotazioni per settembre hanno superato quelle di giugno, con una crescita del 40% rispetto all’anno precedente. E con l’arrivo delle festivit e la corsa al rientro verso casa per passare il Natale in famiglia, le alternative ai voli sempre pi costosi nei periodi clou dell’anno, un’opzione che i viaggiatori italiani diretto verso Sicilia e Sardegna, devono considerare.

Secondo Ferryhopper, piattaforma di prenotazioni per traghetti che aggrega 160 compagnie marittime, oltre 300.000 italiani hanno utilizzato i servizi di prenotazione online negli ultimi tre anni, con un aumento del 45% degli utenti nel 2025. Un trend che riflette la crescente necessit di organizzare rientri e partenze anche in periodi non tradizionali. Per migliaia di studenti universitari, lavoratori fuori sede e famiglie, tornare in Sicilia o Sardegna a Natale significa attraversare il mare. Una migrazione che si concentra in poche date (tra il 23 e il 24 dicembre) e che richiede programmazione, soprattutto per chi viaggia con l’auto.

Per rispondere a questa domanda crescente, Ferryhopper ha attivato una promozione dedicata ai rientri natalizi: un extra 20% di sconto sui traghetti per Sicilia e Sardegna, cumulabile con altre tariffe agevolate come quelle per residenti. L’obiettivo dichiarato rendere pi accessibili i collegamenti in un periodo in cui la domanda supera spesso l’offerta e i prezzi tendono a salire.

Il codice FERRYXMAS utilizzabile fino al 7 dicembre tramite app, per viaggi fino all’11 gennaio 2026. Le rotte coperte includono i principali collegamenti: Civitavecchia-Olbia/Cagliari/Porto Torres, Genova-Palermo/Porto Torres, Livorno-Olbia/Palermo, Napoli-Palermo/Cagliari, e le tratte dello Stretto di Messina. “Non solo una questione commerciale” sottolinea Cinzia Corroppoli, Country Manager Italia di Ferryhopper. “Per molti, quel traghetto l’unico modo per essere a tavola con la propria famiglia la sera di Natale. Volevamo fare qualcosa di concreto per facilitare questi viaggi”. La cumulabilit dello sconto con altre tariffe (residenti, promozioni degli operatori) rappresenta un elemento distintivo in un mercato dove tradizionalmente gli sconti non si sommano. Per famiglie che devono acquistare pi biglietti, la differenza pu essere significativa. I dati evidenziano come il mare d’inverno stia diventando un asse di mobilit sempre pi strutturato: non pi solo turismo, ma necessit quotidiane, rientri, connessioni familiari. Un’Italia che si muove via mare 12 mesi all’anno, non pi solo d’estate.

M.O., Pd: in Cisgiordania pulizia etnica, sostenere liberazione Barghouti

Roma, 2 dic. (askanews) – “La Cisgiordania è strangolata, asfissiata da un regime del terrore imposto dal governo di Benjamin Netanyahu”. Lo ha detto Laura Boldrini durante una conferenza stampa tenuta insieme alla delegazione Pd reduce da una missione in Cisgiordania. Con l’ex presidente della Camera sono andati anche Mauro Berruto, Andrea Orlando, Valentina Ghio, Ouadid Bakkali, Sara Ferrari. Quello che hanno visto – ha spiegato la Boldrini – è “arbitrio, violenza, confisca arbitraria di terre, confisca di case, compressione di ogni libertà di movimento. Questo per rendere impossibile la vita dei palestinesi. Ci sono quotidianamente arresti arbitrari e l’utilizzo diffuso della tortura ai danni dei palestinesi detenuti nelle carceri”. Si tratta di “pulizia etnica”, ha spiegato, mirata a “spingere i palestinesi ad andarsene”.

E’ “ipocrita”, ha aggiunto, chiedere al premier israeliano di fermare i coloni: “E’ il governo Netanyahu ad armare i coloni, i suoi ministri vanno a distribuire le armi. Il governo è un governo di coloni, Smotrich e Ben Gvir. Dire che bisogna bloccare i coloni è una immensa ipocrisia. I coloni sono una falange armata del governo di Netanyahu”.

La Boldrini denuncia un “clima di intimidazione di cui anche noi abbiamo avuto degli assaggi. Siamo stati trattenuti all’aeroporto, all’arrivo, per circa due ore. Siamo stati interrogati, alla fine hanno chiesto di firmare una dichiarazione in cui mi assumevo la responsabilità di non fare nessuna attività in Cisgiordania contro lo stato di Israele, nessuna manifestazione. Ovviamente io non ho firmato niente”.

L’ex presidente della Camera ricorda anche un momento di particolare tensione: “Abbiamo sentito forti esplosioni, stavamo procedendo verso il gate che nel frattempo era stato chiuso. L’Idf lanciava bombe stordenti contro le macchine. Il nostro autista è stato bravissimo e ci siamo rifugiati in una stradina lì vicino e poi a casa di una famiglia palestinese. Non c’era nessuna operazione anti-terrorismo, è la quotidianità”. L’obiettivo è “fare paura”.

Ha concluso la Boldrini: “Abbiamo incontrato Arab Barghouti, ci ha spiegato perché suo padre è l’unica persona che può unire il popolo palestinese, è l’uomo di ‘due popoli, due stati’, rifiuta le azioni violente contro i civili, crede nel processo democratico”. Per questo, ha aggiunto, sosteniamo “la campagna ‘Free Marwan, free Palestine”.

Meloni in Bahrein, premier partecipa al vertice dei Paesi del Golfo

Roma, 2 dic. (askanews) – Su invito di Re Hamad bin Isa del Bahrein, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, oggi sarà a Manama dove domani parteciperà al 46° Vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo (CCG), organizzazione che riunisce Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar.

Il vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo, paragonabile nel formato ad un ‘Consiglio europeo’ dei Paesi del Golfo, ha cadenza annuale e non prevede d’abitudine la partecipazione di leader esterni all’organizzazione. Nel recente passato, infatti, soltanto il presidente turco Erdogan (2023), il presidente cinese Xi (2022), il primo ministro britannico May (2016), il presidente francese Hollande (2015) e il presidente iraniano Ahmadinejad (2007) sono stati invitati a partecipare al Vertice annuale.

Inoltre, il CCG rappresenta un forum di consultazione a livello leader che si riuniscono (separatamente dal vertice) con gli Stati Uniti (da ultimo il maggio scorso a Riad con il Presidente Trump) e con l’Unione europea (ottobre 2024 a Bruxelles a cui ha partecipato anche il Presidente Meloni).

La partecipazione della presidente Meloni, spiegano fonti italiane, “rappresenta, dunque, un segnale molto significativo del rinnovato protagonismo dell’Italia sulla scena internazionale e della solidità delle relazioni costruite dal Governo italiano in questi tre anni. L’invito rivolto al presidente del Consiglio sottolinea il ruolo di primaria importanza che l’Italia ha assunto nel contesto del ‘Mediterraneo allargato’, anche come interlocutore privilegiato delle nazioni di un’area strategica come il Golfo e la Penisola Araba”.

La presidente del Consiglio – viene sottolineato dalle stesse fonti – terrà un discorso incentrato sulle diverse opportunità di cooperazione tra Italia e nazioni del Golfo, tra Mediterraneo e Penisola araba, oltre che sul futuro del Medio Oriente. Meloni parteciperà al pranzo ufficiale che concluderà il vertice. Il rafforzamento della cooperazione con le nazioni del Golfo è stata una priorità del Governo italiano sin dal suo insediamento.

Finora, Meloni ha visitato il Qatar (settembre 2023), gli Emirati Arabi Uniti (tre volte: marzo 2023, dicembre 2023 e gennaio 2025), l’Arabia Saudita (gennaio 2025) e il Bahrein (gennaio 2025, prima visita di un presidente del Consiglio italiano). Inoltre, la presidente del Consiglio ha incontrato il principe ereditario del Kuwait a margine dei lavori delle Nazioni unite nel settembre 2024 e sentito telefonicamente il Sultano dell’Oman due volte quest’anno.

Meloni ha anche incontrato i leader del Golfo in numerose occasioni in Italia: il Presidente degli Emirati Arabi Uniti tre volte, a luglio 2023 per il Vertice su Migrazioni e Sviluppo, a giugno 2024 per il G7 e febbraio 2025 durante la prima visita di Stato in Italia; l’Emiro del Qatar nell’ottobre 2024 durante la visita di Stato; il re del Bahrein due volte nell’ottobre 2023 e nel luglio 2025 e il principe ereditario e primo ministro del Bahrein nel settembre 2025.

In queste occasioni, l’Italia ha tra l’altro avviato partenariati strategici con gli Emirati Arabi Uniti e con l’Arabia Saudita e ha firmato diverse intese su investimenti con Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Qatar. È nelle fasi finali di negoziato un’intesa tra Italia e Segretariato del CCG per avviare una cooperazione rafforzata. L’intesa sarà firmata in occasione di una prossima visita a Roma del Segretario Generale del CCG.

La presidente del Consiglio – viene sottolineato – è, inoltre, costantemente in contatto con i leader del Golfo sui principali punti all’ordine del giorno dell’agenda internazionale: dal Medio Oriente all’Ucraina, dalla Libia al Sudan, dal Mar Rosso allo Yemen. Le nazioni del Golfo hanno anche siglato diversi accordi con l’Italia, integrando il Piano Mattei per l’Africa con le loro strategie di investimento e sviluppo. Gli Emirati Arabi Uniti contribuiscono anche finanziariamente al fondo multi-donatori del Piano Mattei presso la Banca Africana di Sviluppo e diverse imprese italiane e del Golfo hanno siglato intese di cooperazione per investire congiuntamente nel Continente africano, in particolare nel settore dell’energia, dell’agricoltura, delle infrastrutture e della formazione. Questi accordi mobilitano capitali con tecnologia italiana per progetti in Africa, in sinergia con il Global Gateway della Ue.

Referendum, Fi lancia comitato cittadini per il sì nel nome di Tortora

Roma, 2 dic. (askanews) – Avvocati, professori di diritto, l’ex pm di Torino Antonio Rinaudo, ma soprattutto cittadini che hanno subito errori giudiziari nel nome della più celebre vicenda di “malagiustizia” in Italia: Enzo Tortora. Supportati da Forza Italia, hanno dato vita al comitato “Cittadini per il sì” al referendum confermativo sulla riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere dei magistrati, l’Alta Corte e due Csm.

A presiedere il comitato, che questa mattina è stato presentato a via del Corso a Roma, davanti all’Hotel Plaza dove il 17 giugno del 1983 il conduttore di Portobello venne arrestato, la compagna di Tortora, Francesca Scopelliti: “Prima di morire Enzo mi ha affidato la sua battaglia per una giustizia giusta. È stato massacrato da giornalisti, politici e magistrati. Per me questo referendum è un momento inaspettato quanto desiderato: voglio che vinca il sì per fare un regalo a Enzo, ci terrebbe molto. La separazione delle carriere interrompe il connubio, la complicità, tra pm e giudice; la formula del sorteggio interrompe il potere delle correnti”, ha detto Scopelliti indossando una maglietta con il volto di Tortora. Sul banchetto allestito per l’occasione, t-shirt con le foto di altre vittime di malagiustizia. Tra loro, presenti oggi, l’ex assessore abruzzese Antonio Lattanzi, l’ex senatore di Fi Marco Siclari.

Al loro fianco il deputato azzurro Enrico Costa, la deputata Cristina Rossello, legale di Berlusconi nella causa di divorzio dalla seconda moglie Veronica Lario, e il senatore Fi Pierantonio Zanettin: “Supportiamo questo comitato – ha detto Zanettin – che vuole dedicare la campagna referendaria alle vittime di malagiustizia. E’ una battaglia storica di Fi, un tema che ci appartiene. Vogliamo un giudice terzo e imparziale che sia equidistante rispetto all’avvocato e all’accusa. Il pm per come la vediamo noi diventa l’avvocato dell’accusa”. Secondo il senatore non si rischia di dare troppo potere ai pm anche perché Fi è impegnata a mettere a punto “una serie di norme ordinarie, come quella sulle intercettazioni, per garantire al meglio le ragioni dell’imputato di fronte alle ragioni della pubblica accusa. Inoltre non incidiamo sulla parte della Costituzione che parla dell’indipendenza della magistratura”.

“Ci articoleremo in tanti comitati territoriali per spiegare la riforma”, ha detto Guido Camera, avvocato e portavoce del Comitato. “Sento molto più interesse rispetto al referendum del 2022 che fu reso monco dall’inammissibilità di due quesiti. Oggi le persone mi chiedono cosa votare quando accompagno mia figlia a scuola, quando esco a mangiare una pizza con gli amici”.

Calenda: chiarire se Di Battista è legato alla propaganda russa

Roma, 2 dic. (askanews) – “Credo che occorra chiarire se Alessandro Di Battista – il cui ‘libro’ riprende il nome della campagna di propaganda del Cremlino in Occidente – sia legato in qualche modo a: società di propaganda russe; aziende che fanno business in Russia; considerato anche il fatto che è ospite fisso di numerose trasmissioni televisive e che in passato, come Salvini, ha firmato un accordo di collaborazione formale con Russia Unita a nome dei 5S. Ci sono io credo gli estremi per una verifica approfondita degli organi preposti alla sicurezza dello Stato”. Lo scrive su X il leader di Azione Carlo Calenda.

"Nella carne": il Booker Prize David Szalay presenta il suo bestseller in Italia

Roma, 2 dic. (askanews) – Ha vinto poche settimane fa il più prestigioso premio letterario del Regno Unito, il Booker Prize: David Szalay, scrittore canadese-ungherese che scrive solo in inglese, è in Italia per presentare il suo bestseller “Nella carne” (in originale “Flesh”). Un romanzo scarno che ha sconvolto il presidente della giuria, l’irlandese Roddy Doyle, e che in Italia l’editore Adelphi aveva già  pubblicato, come anche altre opere precedenti dell’autore 51enne, tutte tradotte da Anna Rusconi. A Roma la presentazione è avvenuta in una libreria Feltrinelli affollata; a dialogare con Szalay c’era Sandro Veronesi.

Al termine, Szalay ci dice “No, non scrivo in ungherese. L’unica lingua che parlo abbastanza bene da poterci scrivere qualcosa è l’inglese”. Cittadino del mondo: nato a Montreal da madre canadese e padre ungherese, poi trasferito a Beirut fino all’inizio della guerra civile, poi a Londra dove ha compiuto gli studi, fino a Oxford. Poi la decisione di scrivere, per cui si è trasferito per qualche anno a Budapest. Tutto questo è rilevante: il protagonista di “Nella carne”, Istvàn, cresce nell’Ungheria del blocco sovietico e si trasferirà a Londra, in una parabola che riunisce peregrinazioni, ascese vertiginose e cadute disastrose. “Ho voluto fortemente che fosse un libro calato nella contemporaneità ” spiega l’autore. Ma quel che più entusiasma la critica è lo stile. Istvàn è pochissimo portato per l’autoanalisi, vive appunto “nella carne”, in una dimensione del tutto corporea; la parola che dice più spesso è “ok”, il minimo della comunicazione, la sua reazione a disgrazie e successi, amori e lutti, mentre annaspa nella propria incapacità  emotiva.

Il punto è che la magia della scrittura fa sì che il lettore capisca cose di Istvàn che lui stesso non sa, e questo lavorando solo per sottrazione, un capolavoro tecnico che gioca sui non detti, su conversazioni apparentemente irrilevanti, sulle conclusioni che si possono trarre dai silenzi.

“Penso che tutto questo sia impostato già nel primo capitolo del libro, quando Istvàn ha quindici anni” dice Szalay. “E’ un adolescente. A quel punto ci sono moltissime cose della situazione in cui si trova di cui non è consapevole, mentre il lettore sì. E questo crea due livelli: da una parte ciò che lui conosce, e dall’altra ciò che il lettore osserva e capisce. La voce autoriale non esprime mai giudizi, si astiene, non suggerisce al lettore cosa deve pensare, si limita a presentare gli eventi”.

Sospeso fra Barry Lindon (ma Istvàn è molto meno arrivista, lascia che le cose gli capitino) e il protagonista dello “Straniero” di Camus (altrettanto incapace di decifrare gli umani e se stesso), in effetti questo anti-eroe potrebbe essere assimilato a tanti altri, un campione di un certo tipo di mascolinità. Szalay però dice che non era questo il suo scopo. “Capisco che la storia possa essere interpretata in quel modo, ma mentre la scrivevo non era in cima ai miei pensieri. Ho cercato intensamente di rendere qualcosa di molto specifico e concreto. Si tratta solo di una persona, anche se ovviamente speravo che potesse avere risonanze più ampie, che avesse anche qualcosa di universale”.

Stava cercando di scrivere un libro molto concettuale quando lo ha abbandonato per “Flesh”, alla ricerca di una visione completamente diversa, e di una storia che unisse Ungheria e Regno Unito. Questo quindi è anche un libro sulla migrazione, sul vivere in realtà  diverse, lingue diverse, culture diverse. Szalay però rifiuta sovrapposizioni ideologiche. “Sì, il protagonista è un migrante: si sposta dall’Ungheria all’Inghilterra, e vive, per certi aspetti, un’esperienza molto tipica del migrante. Deve ricominciare dal basso nella società, fare lavori sgradevoli, in qualche misura lottare per risalire nella società in cui è arrivato. Ma mentre scrivevo il libro ho cercato di non pensarla in termini ideologici; non volevo che idee politiche esplicite si mettessero in mezzo tra me e la storia, tra me e i personaggi, e tra il lettore e i personaggi e la storia. E penso che anche ora vorrei evitare di dargli una patina politica. Spero che il libro parli da solo come storia di migrazione”.

Vincere il Booker Prize cambia la vita? “Probabilmente un po’ sì. Ovviamente il libro arriverà  a molti più lettori. Ha già  ricevuto più traduzioni rispetto a prima, e quindi ci sarà  un pubblico più ampio sia per questo romanzo che, si spera, anche per gli altri che scriverò in futuro. Tutto questo avrà l’effetto di cambiarmi la vita, sì. Ma credo che la vera sfida sia cercare di evitare che mi cambi come scrittore. Sono molto contento di essere già  a metà di qualcos’altro, di un nuovo libro, quindi non devo iniziare qualcosa da zero. Devo solo tornare a riprendere quel libro da dove l’ho lasciato”.

Calcio, Juventus, per Vlahovic si valuta l’operazione

Roma, 2 dic. (askanews) – Momento delicato in casa Juventus dopo l’infortunio di Dusan Vlahovic. Lo staff medico bianconero sta valutando con attenzione la strategia più adatta per il recupero dell’attaccante serbo, rimasto infortunato durante la partita di sabato contro il Cagliari. Come comunicato ufficialmente dal club, Vlahovic ha subito una lesione di alto grado della giunzione muscolo-tendinea dell’adduttore lungo di sinistra, con interessamento del tendine. Una complicazione che sta portando il giocatore a considerare anche la via chirurgica.

Il 2025 di Vlahovic si chiude qui e anche i primi mesi del 2026 sono a rischio: per un completo recupero servono dai 3 ai 5 mesi di stop. L’operazione rappresenta un’opzione concreta per garantire un ritorno al top il prima possibile, ma saranno i prossimi consulti medici a determinare la scelta definitiva.

Quanto alle partite che la Juve rischia di affrontare senza il suo miglior marcatore, il calendario è impegnativo. Dalla Coppa Italia contro l’Udinese fino a inizio marzo, Vlahovic potrebbe saltare tra le 17 e le 20 gare, tra Serie A e Champions League. Un dicembre già di per sé intenso si apre dunque con una brutta notizia per i bianconeri, che dovranno riorganizzarsi senza il loro centravanti di riferimento.

Ex Ilva, sciopero a oltranza a Taranto e blocchi a Genova

Roma, 2 dic. (askanews) – Fim, Fiom, Uilm e Usb hanno proclamato uno sciopero dei lavoratori dell’ex Ilva di Taranto a partire dalle 12 di oggi, “fino a nuova comunicazione, per protestare contro il piano presentato dal governo”. I sindacati chiedono un incontro per “un unico tavolo a Palazzo Chigi, con l’obiettivo di ottenere il ritiro del Piano” ed “avviare un confronto serio e costruttivo”.

Intanto i lavoratori dello stabilimento ex Ilva di Genova, dopo aver occupato l’ingresso dell’area delle partenze dell’aeroporto Cristoforo Colombo e aver tentato di entrare all’interno dello scalo trovando però tutti gli accessi sbarrati, si stanno spostando in corteo verso il casello autostradale di Sestri Ponente insieme ai colleghi degli stabilimenti genovesi di Ansaldo Energia e Fincantieri. Il lungo corteo, a cui partecipano centinaia di lavoratori delle tre aziende, è aperto da una pala meccanica, “simbolo del lavoro”, come ha ricordato il coordinatore della Rsu Fiom Cgil dello stabilimento Acciaierie d’Italia di Genova, Armando Palombo.

Da Sinner condoglianze alla famiglia di Pietrangeli in forma privata

Roma, 2 dic. (askanews) – Il silenzio social di Jannik Sinner dopo la scomparsa di Nicola Pietrangeli aveva alimentato curiosità e interpretazioni. Il tennista altoatesino ha invece espresso le sue condoglianze in forma privata alla famiglia di Pietrangeli, lontano dai riflettori.

Il numero due del mondo, reduce dalla vittoria alle ATP Finals di Torino il 16 novembre, è volato alle Maldive con la fidanzata Laila Hasanovic e da allora non ha pubblicato alcun contenuto sui social. Un silenzio che alcuni avevano interpretato come un segno di distacco o come il riflesso di un rapporto complicato con il grande tennista italiano, che in passato aveva più volte criticato Sinner, anche per la rinuncia alla Coppa Davis (“È un grande schiaffo al mondo sportivo italiano. Deve giocare a tennis, mica fare una guerra” aveva detto).

Alla fine, le condoglianze di Sinner alla famiglia di Pietrangeli ci sono state davvero ma in forma privata e non, come in molti si aspettavano, sui social.

L’estrema destra di AfD è il primo partito in Germania

Roma, 2 dic. (askanews) – L’AfD resta primo partito nei sondaggi in Germania. Il partito di estrema destra tedesco ha guadagnato un punto percentuale, raggiungendo il 27%, la più alta percentuale di consensi virtuali finora ottenuta. Lo rivela un sondaggio dell’istituto Insa citato dalla Welt online.

L’Unione Cdu-Csu perde invece un punto percentuale e, con il 24,5%, è di 2,5 punti percentuali dietro l’AfD. Anche i socialdemocratici calano, con meno 0,5% scendono a un magro 14,5%. L’attuale La coalizione di governo (Cdu-Csu e Spd) conterebbe pertanto il 39% dei cosensi, secondo il sondaggio Insa. I Verdi rimangono stabili all’11%, così come la Linke (Sinistra), che si attesta al 10,5%. Il BSW e l’FDP – secondo il sondaggio – resterebbero fuori dal Bundestag, con rispettivamente il 4 e il 3,5% delle preferenze.

Per il sondaggio Insa sono state intervistate 2002 persone tra il 28 novembre e il primo dicembre 2025; margine di errore di 2,5 punti percentuali.

Benessere animale, Educazione al Possesso Responsabile

Roma, 2 dic. (askanews) – stato presentato in Campidoglio, nella Sala Carroccio, il progetto “Possesso Responsabile”, nato dalla collaborazione tra Boehringer Ingelheim Animal Health Italia e l’Ordine dei Medici Veterinari di Roma e Provincia, e realizzato con il supporto istituzionale di Roma Capitale attraverso un Protocollo d’Intesa siglato con l’Ordine. Abbiamo parlato con Karin Ramot, Amministratore Delegato di Boehringer Ingelheim Animal Health Italia:

“L’impatto che aspettiamo di questo progetto del Possesso Responsabile deve avere un impatto positivo sulla societ e sulle comunit del futuro. Vogliamo che i giovani, che sono gli agenti di cambiamento, quindi le persone che saranno qui tra 25 e 30 anni, quando la societ sar diversa, sappiano come trattare gli animali, come assicurarci del loro benessere e della loro salute. In questo percorso i medici veterinari sono le persone pi importanti, sono le persone di fiducia, sono le persone che dobbiamo consultare per assicurarle la loro salute”.

poi intervenuta Sabrina Alfonsi, Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti di Roma Capitale: “Per noi molto importante perch si inserisce in un lavoro e nelle campagne che abbiamo gi iniziato proprio sull’adozione consapevole, perch molto spesso le famiglie prendono un animale domestico, un cane, un gatto, eccetera, e poi nel tempo si rendono conto che non sono in grado di gestirli. Per l’animale ritornare nel canile un trauma e quindi chiaro che noi vogliamo che chi adotta gi sa a che cosa va incontro. In particolare sull’aspetto delle cure mediche, perch ci sono famiglie che non adottano, perch non hanno la possibilit di poi far curare il loro cane, e famiglie che invece adottano ma che poi non avendo una capacit economica no fanno le cure adeguate. il motivo per cui noi stiamo facendo anche l’ospedale veterinario pubblico”.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di formare le nuove generazioni alla cura, al rispetto e alla gestione consapevole degli animali da compagnia, valorizzando il ruolo centrale del Medico Veterinario e rafforzando i valori di cittadinanza attiva, prevenzione e convivenza sostenibile. Infine intervenuto Pierluigi Ugolini, Presidente dell’Ordine dei Veterinari di Roma e Provincia:

“Possesso responsabile significa prendersi cura di qualcuno nel momento in cui entra in casa. Questo qualcuno in questo caso un animale, noi potremmo non conoscerne completamente le necessit, non conoscerne completamente gli aspetti comportamentali, etologici, fisici e le sue necessit, anche in termini di salute. Quindi costruire una serie di ponti che consentano di gestire in modo corretto un animale dentro casa e nell’ambiente in cui vive, in questo caso l’ambiente urbano perch siamo a Roma, ma comunque in un ambiente cittadino, un ambiente domestico, secondo noi fondamentale. fondamentale anche che le persone sappiano che un cane non un essere umano, un gatto non un essere umano e nessun altro animale che portiamo dentro casa avr le stesse necessit e gli stessi comportamenti in termini di salute, per cui avr bisogno di un professionista di riferimento che potr accompagnarlo nel suo percorso e far s che questo che un’attivit che durer per tutta la vita dell’animale, ci auguriamo quindi il pi a lungo possibile, sia fonte di soddisfazione per entrambi e di stress per nessuno”.

La cultura del possesso responsabile si afferma cos come una responsabilit condivisa, capace di valorizzare il principio One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale, e di contribuire allo sviluppo di una cittadinanza pi consapevole, informata e orientata alla cura.

Busia (Anac): la mafia è entrata nelle istituzioni

Roma, 2 dic. (askanews) – “Le infiltrazioni mafiose nei Comuni costituiscono un risvolto oscuro e inquietante della realtà dei territori italiani. Il coinvolgimento di Enti anche di grandi dimensioni, dove sempre più spesso si presenta la necessità di porre fine all’amministrazione eletta per avviare una fase di commissariamento, rappresenta un caso limite, il segnale di un fallimento, il sintomo di un pericoloso radicamento del crimine organizzato, un indizio evidente che la mafia è entrata nelle istituzioni”. Così scrive il presidente dell’Anac, Giuseppe Busìa, nella prefazione di ‘Il male in Comune è un dossier curato da Avviso Pubblico che analizza il fenomeno dei Comuni sciolti per infltrazioni mafose, mettendo in luce dati, dinamiche e conseguenze sul piano amministrativo, sociale ed economico.

“Il danno è tanto più notevole in quanto ad essere inquinato è il volto delle istituzioni più vicino al cittadino, il livello cui compete la gestione di servizi essenziali per la vita quotidiana delle comunità. Urge quindi individuare soluzioni nuove”, continua Busìa. “Il presente dossier, come i precedenti realizzati dall’Associazione Avviso Pubblico, con la quale l’Autorità nazionale anticorruzione ha recentemente stipulato un protocollo di intesa, a coronamento di una lunga collaborazione e condivisione di obiettivi, ha l’importante merito di far emergere il disordine amministrativo che caratterizza molti degli Enti disciolti e che si manifesta, fra l’altro, come mancata approvazione di regolamenti nei settori strategici, ricorso alla somma urgenza in assenza dei presupposti, affidamenti diretti di contratti pubblici in favore di soggetti privi dei necessari requisiti, inadeguatezza del sistema dei controlli e, in generale, inosservanza delle normative in materia di anticorruzione e trasparenza”. Così il presidente dell’Anac, Giuseppe Busìa, nella prefazione del documento presentato oggi nella sede della Fnsi.

Insomma – prosegue – “le carenze negli adempimenti relativi alla trasparenza risultano spesso perduranti anche durante la gestione commissariale e oltre, a dimostrazione di una situazione di degrado difficilmente sanabile nel breve lasso di tempo del commissariamento. Di fronte a tutto questo, non si può e non si deve abbassare la guardia”.

“La corruzione e la mafia, pur nettamente distinte sotto il profilo penalistico, sono tuttavia accomunate dal fatto di trarre alimento, entrambe, da pratiche di ‘maladministration’, intesa come cattiva gestione amministrativa e, quindi, sviamento dell’interesse pubblico e utilizzo distorto delle risorse della collettività”.

“Il successo di qualsiasi strategia antimafia – ha proseguito – dipende necessariamente dal serio impegno a ridurre le situazioni di cattiva amministrazione, attraverso la valorizzazione dei princìpi costituzionali di buon andamento e imparzialità. Complessivamente, ciò che più desta allarme è la crescente attitudine imprenditoriale delle organizzazioni mafiose, alle quali, sovente, l’aggiudicazione di appalti e la gestione di servizi pubblici consente di reinvestire i proventi illeciti delle attività criminali, con conseguenti ingenti danni al tessuto socio-economico dei territori interessati”, continua Busìa.

L’allarme è chiaro. “Suscita inoltre forte preoccupazione la presenza, tra i settori di maggiore ingerenza mafiosa, della gestione dei beni confiscati. Il fatto che le mafie tornino a mettere le mani sugli stessi patrimoni che sono stati confiscati loro in applicazione della legge, è un duro colpo inferto ai tentativi di rinascita delle comunità locali e, insieme, un inequivocabile appello alla necessità di migliorare il sistema”.

Insomma “la gestione dei beni confiscati rappresenta, dunque, la frontiera più sfidante della lotta al crimine mafioso e, quando proprio nell’ambito di essa si verificano infiltrazioni, è necessaria una risposta decisa, anche oltre il commissariamento”. Per questo – continua Busìa – “occorre, innanzi tutto, fare rete e promuovere la cooperazione tra gli Enti, potenziando gli strumenti collaborativi esistenti a sostegno delle realtà amministrative più fragili, al fine di realizzare un trasferimento di competenze e la condivisione di esperienze e buone pratiche, secondo il paradigma della qualificazione delle stazioni appaltanti proficuamente attuato nel settore dei contratti pubblici”. Sempre secondo il presidente Anac “occorre potenziare i meccanismi di trasparenza dell’azione pubblica, sia in quanto baluardo contro le infiltrazioni, sia per assicurare il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali pubblici sia, infine, come strumento di efficienza, anche grazie alla creazione di nuove occasioni di razionalizzazione dell’azione amministrativa. In tal modo, attraverso la partecipazione civica, i Comuni sciolti per mafia possono divenire laboratori di buona amministrazione e, quindi, di buona politica”.

“Sono 11 le regioni coinvolte da scioglimenti – che diventano tredici se consideriamo le verifiche concluse con un’archiviazione. L’89% degli scioglimenti (360) si è verificato in Calabria, Campania e Sicilia. Percentuale che sale al 96% (386) se consideriamo anche la Puglia”. Così si informa in una sezione di ‘Il male in Comune’, il dossier curato da Avviso Pubblico che analizza il fenomeno dei comuni sciolti per infltrazioni mafose, mettendo in luce dati, dinamiche e conseguenze sul piano amministrativo, sociale ed economico.

Gli altri 16 scioglimenti – si aggiunge – sono avvenuti nel Lazio (5), Piemonte (3), Liguria (3), Basilicata (2), Lombardia (1), Emilia-Romagna (1) e Valle d’Aosta (1). In Sardegna e Veneto delle verifiche si sono concluse con l’archiviazione. Sono 34 le province coinvolte su tutto il territorio nazionale. In cinque di esse – Reggio Calabria, Napoli, Caserta, Palermo e Vibo Valentia – si è verificato il 63% degli scioglimenti. Dei 294 Enti locali soggetti a scioglimento dal 1991 al 30 settembre 2025, 288 sono Comuni, i restanti 6 sono Aziende Sanitarie Provinciali. In base ai dati demografici forniti dall’Istat – spiega Avviso Pubblico – raccolti al momento dell’emanazione del decreto, risulta che il 72% dei Comuni sciolti per mafia dal 1991 aveva una popolazione residente inferiore ai 20mila abitanti, il 51% aveva una popolazione residente inferiore ai 10mila abitanti e il 34% aveva una popolazione residente inferiore ai 5mila abitanti.

Appena il 9% dei 288 Comuni sciolti per mafia aveva una popolazione residente superiore ai 50mila abitanti al momento dello scioglimento. Nel periodo in considerazione sono stati 19 gli Enti locali sciolti in conseguenza di fenomeni di infiltrazione e condiziona mento di tipo mafioso, così territorialmente distribuiti: “8 in Calabria: Capistrano, Stefanaconi, Tropea e ASP Vibo Valentia (Vibo Valentia), Cerva e Badolato (Catanzaro), San Luca (Reggio Calabria), Casabona (Crotone)”.

“8 in Campania: Caivano, Melito di Napoli, Poggiomarino e Marano di Napoli (Napoli), Caserta e Calvi Risorta (Caserta), Monteforte Irpino e Quindici (Avellino)”. Poi “2 in Sicilia: Randazzo e Tremestieri Etneo (Catania). Ed uno nel Lazio: Aprila (Latina).

L’Ocse lima il Pil dell’Italia 2025 a +0,5% (conferma 2026 +0,6% e 2027 +0,7%)

Roma, 2 dic. (askanews) – L’Ocse ha limato la previsione di crescita economica dell’Italia di quest’anno allo 0,5%, mentre ha confermato al più 0,6% l’attesa sul Pil del 2026; per il 2027 nel suo ultimo Economic Outlook stima un più 0,7% di crescita nella Penisola. L’Ocse ha nuovamente ritoccato al ribasso la previsioni di crescita economica per l’Italia di quest’anno, ora stimamata ad un più 0,5% del Pil, a cui dovrebbe seguire il più 0,6% nel 2026, attesa confermata, e un più 0,7% nel 2027. Per la crescita globale ha invece mantenuto l’attesa di un più 3,2% quest’anno, cui dovrebbe seguire una moderazione al più 2,9% il prossimo e una riaccelerazione al più 3,1% nel 2027. Per l’insieme dell’area euro stima più 1,3% del Pil nel 2025, più 1,2% nel 2026 e più 1,4% nel 2027.

I dati sono contenuti nell’ultimo Economic Outlook elaborato dall’organizzazione che ha sede a Parigi, secondo cui nella Penisola “l’indebolimento delle esportazioni seguito ai rialzi dei dazi commerciali e l’andamento sottotono dei consumi delle famiglie, che persiste a dispetto dell’aumento dei redditi reali frenerà la crescita sul breve termine”. Più avanti “l’aumento degli investimenti pubblici dovrebbe sostenere l’espansione, anche sulla spinta degli esborsi (restanti) del Pnrr”. Lo scorso 23 settembre, con un aggiornamento di interim delle sue stime, l’Ocse aveva indicato un più 0,6% di crescita per quest’anno e un valore analogo per il prossimo.

In Italia gli elementi di incertezza si sono in parte attenuati ma quest’ultima resta elevata, al tempo stesso “i rischi sulla crescita economica sono ampiamente bilanciati”, si legge nel capitolo sull’Italia. “Le restrizioni al commercio, l’accresciuta concorrenza con il potenziale re-indirizzamento di flussi diretti agli Stati Uniti verso l’Italia e l’incertezza possono creare maggiori zavorre rispetto al previsto su esportazioni, attività, investimenti e occupazione, amplificando i risparmi cautelari delle famiglie”. “D’altra parte – dice l’Ocse – le riforme introdotte dal governo e gli investimenti, che vanno dalle infrastrutture allo sviluppo delle competenze, potrebbero incoraggiare le imprese investire più del previsto, facendo un miglior utilizzo dei loro bilanci e delle loro liquidità”.

Secondo l’Ocse in Italia il tasso di disoccupazione calerà quest’anno al 6,2%, dal 6,5% del 2024, e poi si ridurrà ulteriormente a un minimo storico del 6% sia sul 2026 che sul 2027. L’inflazione è attesa sui livelli contenuti: 1,8% quest’anno, 1,7% il prossimo e 1,8% del 2027. Positive le valutazioni sul quadro finanziario. “I costi di indebitamento sono calati, a seguito dei tagli dei tassi di interesse nell’area euro e grazie al minore premio di rischio sull’indebitamento italiano. Le agenzie hanno rivisto al rialzo i loro rating sui titoli di Stato italiani e su alcune entità pubbliche e grandi imprese, a riflesso del miglioramento della salute delle banche – dice l’Ocse – e dei progressi sul risanamento dei conti pubblici”. L’ente parigino prevede che il deficit di bilancio torni sotto la soglia chiave del 3% del Pil – quella prevista dal Patto di stabilità e decrescita della Ue – già da quest’anno, con un 2,9%, livello che spianerebbe la strada ad una fine anticipata della procedura europea di deficit eccessivo. Il deficit è previsto ridursi ulteriormente al 2,7% del Pil nel 2026 e al 2,6% nel 2027. Il debito pubblico è atteso salire al 136,2% del Pil quest’anno, al 137,7% nel 2026 e poi limarsi al 137,4% nel 2027. Su questa dinamica continua a pesare l’eredità negativa del Superbonus sull’edilizia: “il debito pubblico supererà il 137% del Pil nel 2027 mentre i crediti sul Superbonus vengono computati nello stock del debito”. L’Ocse prevede che il deficit di bilancio dell’Italia cali sotto la soglia del 3% del Pil già da quest’anno, portandosi al 2,9% dal 3,4% del 2024, e che poi si riduca ulteriormente al 2,7% nel 2026 e al 2,6% nel 2027. Secondo l’ultimo Economic Outlook, il debito pubblico della penisola salirebbe al 136,2% del Pil quest’anno, dal 134,9% del 2024, e poi al 137,7% del 2026, per poi limarsi al 134,4% nel 2027.

Ocse lima Pil Italia 2025 a +0,5%, conferma 2026 a +0,6%, 2027 +0,7%

Roma, 2 dic. (askanews) – L’Ocse ha nuovamente ritoccato al ribasso la previsioni di crescita economica per l’Italia di quest’anno, ora stimamata ad un più 0,5% del Pil, a cui dovrebbe seguire il più 0,6% nel 2026, attesa confermata, e un più 0,7% nel 2027. Per la crescita globale ha invece mantenuto l’attesa di un più 3,2% quest’anno, cui dovrebbe seguire una moderazione al più 2,9% il prossimo e una riaccelerazione al più 3,1% nel 2027. Per l’insieme dell’area euro stima più 1,3% del Pil nel 2025, più 1,2% nel 2026 e più 1,4% nel 2027.

I dati sono contenuti nell’ultimo Economic Outlook elaborato dall’organizzazione che ha sede a Parigi, secondo cui nella Penisola “l’indebolimento delle esportazioni seguito ai rialzi dei dazi commerciali e l’andamento sottotono dei consumi delle famiglie, che persiste a dispetto dell’aumento dei redditi reali frenerà la crescita sul breve termine”. Più avanti “l’aumento degli investimenti pubblici dovrebbe sostenere l’espansione, anche sulla spinta degli esborsi (restanti) del Pnrr”.

Lo scorso 23 settembre, con un aggiornamento di interim delle sue stime, l’Ocse aveva indicato un più 0,6% di crescita per quest’anno e un valore analogo per il prossimo.

In Italia gli elementi di incertezza si sono in parte attenuati ma quest’ultima resta elevata, al tempo stesso “i rischi sulla crescita economica sono ampiamente bilanciati”, si legge nel capitolo sull’Italia. “Le restrizioni al commercio, l’accresciuta concorrenza con il potenziale re-indirizzamento di flussi diretti agli Stati Uniti verso l’Italia e l’incertezza possono creare maggiori zavorre rispetto al previsto su esportazioni, attività, investimenti e occupazione, amplificando i risparmi cautelari delle famiglie”.

“D’altra parte – dice l’Ocse – le riforme introdotte dal governo e gli investimenti, che vanno dalle infrastrutture allo sviluppo delle competenze, potrebbero incoraggiare le imprese investire più del previsto, facendo un miglior utilizzo dei loro bilanci e delle loro liquidità”.

Secondo l’Ocse in Italia il tasso di disoccupazione calerà quest’anno al 6,2%, dal 6,5% del 2024, e poi si ridurrà ulteriormente a un minimo storico del 6% sia sul 2026 che sul 2027. L’inflazione è attesa sui livelli contenuti: 1,8% quest’anno, 1,7% il prossimo e 1,8% del 2027.

Positive le valutazioni sul quadro finanziario. “I costi di indebitamento sono calati, a seguito dei tagli dei tassi di interesse nell’area euro e grazie al minore premio di rischio sull’indebitamento italiano. Le agenzie hanno rivisto al rialzo i loro rating sui titoli di Stato italiani e su alcune entità pubbliche e grandi imprese, a riflesso del miglioramento della salute delle banche – dice l’Ocse – e dei progressi sul risanamento dei conti pubblici”.

L’ente parigino prevede che il deficit di bilancio torni sotto la soglia chiave del 3% del Pil – quella prevista dal Patto di stabilità e decrescita della Ue – già da quest’anno, con un 2,9%, livello che spianerebbe la strada ad una fine anticipata della procedura europea di deficit eccessivo. Il deficit è previsto ridursi ulteriormente al 2,7% del Pil nel 2026 e al 2,6% nel 2027.

Il debito pubblico è atteso salire al 136,2% del Pil quest’anno, al 137,7% nel 2026 e poi limarsi al 137,4% nel 2027. Su questa dinamica continua a pesare l’eredità negativa del Superbonus sull’edilizia: “il debito pubblico supererà il 137% del Pil nel 2027 mentre i crediti sul Superbonus vengono computati nello stock del debito”. (fonte immagine: OECD).

Leggenda hip hop Thirstin Howl III per la prima volta live in Italia

Roma, 2 dic. (askanews) – Thirstin Howl III (noto anche come Skillionaire, The Polo Rican) è uno degli artisti leggendari e delle icone più influenti dell’Hip Hop mondiale. L’artista si esibirà per la prima volta in Italia giovedì 4 dicembre al Biko di Milano e sabato 6 dicembre a La Strada di Roma.

Di origini portoricane e cresciuto nei progetti di Marcus Garvey Village a Brownsville, Brooklyn, New York, Thirstin si è immerso nella cultura Hip Hop nei primi anni ’80 come writer e ballerino b-boy. È anche co-fondatore dei Lo Lifes, la gang di moda di strada nata a Brooklyn alla fine degli anni ’80, che oggi è diventata un’organizzazione Hip Hop leader nei campi della moda, del rap, dei graffiti, del cinema e della letteratura. Thirstin Howl III raggiunse per la prima volta la notorietà nel 1997 grazie alla rubrica Unsigned Hype della rivista The Source (settembre ’97), mentre collaborava con Eminem ai Rap Olympics di Los Angeles. Da allora, Thirstin ha prodotto in modo indipendente album, video, film, una linea di abbigliamento e pubblicazioni letterarie per oltre tre decenni.

Come MC, Thirstin Howl III è un artista leggendario, noto per il suo stile unico, il ritmo fuori dagli schemi, l’uso dinamico delle parole e le punchline classiche costruite su strutture musicali estremamente ingegnose. Queste qualità lo hanno reso un’icona culturale, con contenuti che uniscono le esperienze della comunità portoricana (spesso ignorata come co-creatrice degli elementi fondanti della cultura Hip Hop), le realtà più povere delle comunità nere e latine di New York e la prospettiva unica di un fondatore dei Lo Lifes: icona della moda, sopravvissuto al complesso carcerario-industriale e visionario delle arti culturali. Dal debutto cult Skillionaire LP — nato come demo — che introdusse un mondo grezzo e autentico, fino a Skillmatic del 2017, che mostra un maestro dei ritmi e delle costruzioni linguistiche complesse, spesso in spagnolo e spanglish, Thirstin Howl III ha costruito un catalogo di MC tra i migliori di sempre. Con oltre 30 album, numerosi mixtape di versi originali e collaborazioni con più di cento dei più grandi MC dell’Hip Hop, il suo repertorio rappresenta un perfetto equilibrio tra qualità e quantità.

L’Unicef: 1 bambino su 10 nel mondo (240 milioni) ha una disabilità

Milano, 2 dic. (askanews) – “In occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità (3 dicembre), dedicata quest’anno al tema “Promuovere società inclusive nei confronti delle persone con disabilità per favorire il progresso sociale”, l’Unicef ricorda che un bambino su dieci nel mondo, ovvero quasi 240 milioni di bambini, ha una disabilità”. Lo ha dichiarato il Presidente dell’Unicef Italia, Nicola Graziano.

In Italia, l’Unicef ha individuato la situazione dei bambini e degli adolescenti con disabilità tra le priorità sulle quali le istituzioni, la società civile, l’opinione pubblica dovrebbero essere più attente, per sostenere le famiglie e garantire i diritti di questi minorenni. A partire dalla mancanza di dati sui i bimbini più piccoli, alle discriminazioni che bambini e adolescenti vivono in tutti gli ambiti della vita: dalla scuola (il numero di insegnanti di sostegno non è adeguato, la loro formazione da migliorare), agli assistenti all’autonomia e alla comunicazione (non garantiti uniformemente su tutto il territorio nazionale), alla partecipazione, al diritto al gioco, allo sport.

“Per questo chiediamo che nel lavoro in corso sui Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), da ultimo presente nella legge di bilancio in discussione, venga introdotta un’attenzione permanente ai diritti delle persone con disabilità, compresi ovviamente i minorenni. Abbiamo ricevuto dai Comitati Onu indicazioni chiare: auspico che, grazie alla collaborazione con la Ministra della Disabilità e con la neo istituita Autorità di Garanzia per le persone con disabilità, operando in rete con l’associazionismo, si possa agire per ottenere un’attenzione costante ai diritti dei bambini e degli adolescenti con disabilità nelle norme, nelle politiche e nelle pratiche. Dobbiamo promuovere il loro pieno coinvolgimento, così come previsto anche dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia che, insieme a quella sui diritti delle persone con disabilità che oggi ricordiamo, forniscono un quadro di riferimento certo, al quale ispirarsi per ottenere il necessario cambiamento”, ha dichiarato Graziano.Nell’anno scolastico 2023/2024 sono quasi 359mila gli alunni con disabilità che frequentano le scuole di ogni ordine e grado (il 4,5% degli iscritti, fonte Mim), circa 21mila in più rispetto all’anno precedente (+6%). La quota di alunni con disabilità è più alta nella scuola primaria e secondaria di primo grado, dove si attesta al 5,5%, mentre diminuisce nella scuola dell’infanzia e nella secondaria di secondo grado (rispettivamente il 3,2% e il 3,5%). (Report Istat, Inclusione scolastica degli alunni con disabilità, marzo 2025).

In coerenza con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e la Convenzione Onu sui diritti per le persone con disabilità, l’Unicef Italia lavora per garantire che i bambini e le bambine con disabilità e le loro famiglie abbiano pari opportunità rispetto ai loro coetanei, in tutti i contesti di vita quotidiana ovunque vivano, sia in condizioni di stabilità che in situazioni di emergenza umanitaria. L’Unicef Italia, in coerenza con le indicazioni internazionali, promuove politiche e leggi adeguate a favore dei bambini e delle bambine con disabilità, oltre ad investimenti adeguati per la conseguente attuazione dei loro diritti.

Lavoro, Istat: ad ottobre +75mila occupati, su anno +224mila

Roma, 2 dic. (askanews) – Cresce l’occupazione ad ottobre. L’aumento degli occupati, +0,3% pari a +75mila unità, coinvolge gli uomini, le donne, i dipendenti, gli autonomi e tutte le classi d’età ad eccezione dei 25-34enni che risultano in diminuzione. Il tasso di occupazione sale al 62,7% (+0,1 punti). E’ la stima dell’Istat.

Il numero di occupati supera quello di ottobre 2024 dello 0,9% (+224mila unità); l’aumento riguarda gli uomini, le donne e chi ha almeno 50 anni, a fronte della diminuzione nelle altre classi d’età. Il tasso di occupazione, in un anno, sale di 0,4 punti percentuali.

“A ottobre 2025 il numero di occupati, pari a 24 milioni 208mila, è in crescita rispetto al mese precedente. L’aumento coinvolge sia i dipendenti – permanenti (16 milioni 468mila) e a termine (2 milioni 514mila) – sia gli autonomi (5 milioni 227mila). L’occupazione aumenta anche rispetto a ottobre 2024 (+224mila occupati in un anno), sintesi della crescita dei dipendenti permanenti (+288mila) e degli autonomi (+123mila) e del calo dei dipendenti a termine (-188mila)”, è il commento dell’Istat.

FT: la Bce boccia la proposta Ue sul prestito all’Ucraina basato sugli asset russi

Roma, 2 dic. (askanews) – Parere negativo della Banca centrale europea alla proposta della Commissione europea di pagamenti per altri 140 miliardi di euro all’Ucraina tramite “prestiti di riparazione” basati sui fondi e i titoli congelati alla Russia: lo riporta il Financial Times citando fonti anonime. “La Bce ha concluso che la proposta della Commissione viola il suo mandato, aggiungendo difficoltà a Bruxelles nel mobilitare il gigantesco prestito basato sugli asset immobilizzati presso Euroclear, il gruppo belga di deposito titoli”.

Il quotidiano afferma di aver consultato diverse fonti, sempre anonime, secondo cui i “tecnici della Bce hanno detto alla Commissione che è impossibile” che la stessa istituzione si metta a fare da prestatore di ultima istanza per Euroclear, che con lo schema elaborato rischierebbe una crisi di liquidità e reputazionale.

Cavo Dragone: "La Difesa non è più un tema di nicchia"

Roma, 2 dic. (askanews) – “Oggi le forze armate hanno bisogno di personale altamente specializzato, che sappia operare sistemi complessi e integrarsi in contesti multinazionali. Le priorità? Prontezza, interoperabilità e capacità di rispondere in tempi rapidi”: lo ha ricordato il presidente del Comitato militare dell’Alleanza atlantica, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, intervistato dal Foglio.

“Non commento le scelte politiche o legislative di un singolo paese alleato. Posso però confermare come, negli ultimi anni, lo scenario di sicurezza sia cambiato radicalmente e ciò debba indurre tutti ad una riflessione seria e costruttiva su organizzazione, regole e capacità delle forze armate, attraverso l’Alleanza”, prosegue a proposito della decisione di alcuni Paesi membri di reintrodurre un servizio di leva seppure volontario.

“Ogni paese sceglie gli strumenti più adatti alla propria storia e società, ma la direzione di fondo è verso una maggiore consapevolezza nella necessità di preparazione alla Difesa. Il modello di leva obbligatoria che molti ricordano appartiene a un’epoca in cui le esigenze operative, ma non solo, erano diverse: le priorità oggi sono cambiate. Per questo, in vari Paesi si discute non tanto di ‘tornare al passato’, quanto di forme moderne di servizio: su base volontaria, più brevi, magari con opportuni richiami periodici, orientate alla creazione di riserve preparate”. “Serve un adeguamento tecnologico continuo, ma soprattutto personale ben formato o riqualificato per la difesa moderna: è importante disporre di forze di riserva credibili e di meccanismi che rafforzino la resilienza complessiva del Paese. Il numero complessivo dei militari e i modelli organizzativi rimangono comunque una scelta nazionale”, sottolinea.

Quanto alla cybersicurezza, “sappiamo che tutti gli alleati si confrontano oggi con forme di guerra ibrida e cyberminacce molto sofisticate. La cybersicurezza non è mai un obiettivo raggiunto una volta per tutte, ma un processo continuo di adattamento: servono investimenti in tecnologie, ma anche in procedure, formazione del personale, cooperazione pubblico-privato e cultura della sicurezza digitale”.

Netanyahu non si dichiarerà colpevole in cambio della grazia

Roma, 2 dic. (askanews) – Il premier israeliano Benjamin Netanyahu non è disposto a riconoscere la propria colpevolezza in cambio della grazia nel processo per corruzione in cui è imputato: lo ha dichiarato il capo di gabinetto di Netanyahu, Yossi Fuchs. “È più probabile che il sole non sorga al mattino piuttosto che il Primo ministro confessi dei reati che non ha commesso come parte della richiesta di grazia” ha spiegato Fuchs, pochi giorni dopo che lo stesso Netanyahu aveva inviato una lettera al presidente Isaac Herzog chiedendo l’annullamento del processo nei suoi confronti.

Secondo la stampa israeliana, la lettera è stata interpretata come un possibile blocco della controversa riforma giudiziaria, qualora il processo venisse interrotto: “Non c’è alcun accordo o intenzione che Netanyahu ottenga la grazia in cambio dell’interruzione della riforma”, ha concluso Fuchs.

Formula1, Fornaroli nel programma di sviluppo McLaren

Roma, 2 dic. (askanews) – Dopo la vittoria nel campionato di Formula 2 arrivata in Qatar, Leonardo Fornaroli festeggia il successo entrando a far parte del McLaren Driver Development Programme, il programma di sviluppo della squadra di Woking. Lo ha annuncia la stessa scuderia tramite un comunicato, in cui si rende noto che, oltre a Fornaroli, si uniranno al programma di sviluppo piloti anche l’olandese Richard Verschoor e lo spagnolo Christian Costoya, campione del FIA Karting European Championship nel 2025. Fornaroli segue la scia di due piloti resi grandi dal McLaren Driver Development Programme: proprio come Oscar Piastri e Gabriel Bortoleto, l’italiano è riuscito nell’impresa di trionfare in F3 e in F2 in due stagioni consecutive. Questi risultati hanno convinto la McLaren a puntare su di lui, affidandogli un ruolo di “testing e sviluppo insieme alla squadra di F1”, come riportato dalla scuderia nel comunicato ufficiale. Fornaroli ha detto: “Sono molto orgoglioso di entrare nel programma della McLaren dopo un altro anno di successo in pista. Sono grato alla McLaren per l’opportunità e non vedo l’ora di iniziare e di lavorare a stretto contatto con il team”.

Il Papa in Libano, oggi si conclude il viaggio. Visita un opedale per disabili

Città del Vaticano, 2 dic. (askanews) – Ultima giornata libanese per Papa Leone che stamane sta facendo visita agli operatori e agli assistiti dell’ospedale “De la Croix” a Jal ed Dibl, uno dei più grandi ospedali per disabili mentali del Medio Oriente, a circa 11 chilometri da Beirut.

Il Papa giunto all’ingresso principale della residenza della Congregazione delle Suore Francescane della Croce del Libano, è stato accolto dalla Madre Superiora dell’orine, dalla Superiora del Convento e dalla Direttrice dell’Ospedale.

Quindi si è recato nel teatro della struttura, dove sono presenti gli operatori e gli assistiti dell’Ospedale.

Trump: in Honduras cercano di cambiare i risultati delle elezioni

Roma, 2 dic. (askanews) – Il presidente americano Donald Trump ha accusato le autorità dell’Honduras di voler manipolare l’esito delle elezioni presidenziali, dopo che il Consiglio elettorale nazionale ha annunciato la sospensione della diffusione dei risultati parziali con lo spoglio al 57% e un sostanziale pareggio tra il candidato sostenuto da Trump, Nasry Asfura (39,91%), e Salvador Nasralla (39,89%).

“Sembra che l’Honduras stia cercando di cambiare i risultati delle elezioni presidenziali. Se lo facesse, ne pagherebbe le conseguenze! – ha scritto il presidente americano su Truth – il popolo dell’Honduras ha votato in massa il 30 novembre. Il Consiglio elettorale nazionale, l’organismo ufficiale incaricato di contare i voti, ha interrotto bruscamente lo scrutinio a mezzanotte del 30 novembre. Il conteggio mostrava una lotta serrata tra Tito Asfura e Salvador Nasralla, con Asfura in vantaggio di appena 500 voti”.

“È imperativo che la Commissione completi lo spoglio – ha aggiunto Trump – centinaia di migliaia di honduregni devono avere i loro voti contati. La democrazia deve prevalere!

Il Consiglio elettorale nazionale ha fino a 30 giorni di tempo, per legge, per rilasciare un comunicato ufficiale con i risultati.

Oltre l’emozione. Capire l’odio per difendere la convivenza democratica

La casa editrice Liberi Libri presenta questo ‘libello’ come un lavoro redazionale composto con l’ausilio dell’I.A.: per provare a seguire ed applicare l’innovazione anche al contesto narrativo, poiché l’avanzare inarrestabile della tecnologia impone adeguamenti negli stilemi espressivi e linguistici.

Tre suggestioni

Leggendolo ho evocato a me stesso tre suggestioni personali.

La prima: reduce da un ricordo di Alda Merini nell’anniversario della sua scomparsa avevo concluso il mio amarcord con una frase estrapolata dall’intervista (l’ultima della sua vita) che la poetessa mi aveva concesso nella sua casa dei Navigli. “Cosa può renderci migliori, più buoni?“, le chiesi. “Il perdono – mi rispose – come sentimento più alto”. Parole nobili che ho subito comparato al titolo del libro che mi accingevo a leggere e che prima ancora di iniziarlo suscitava inevitabili interrogativi in termini di suggestiva comparazione.

La seconda: con lo scorrere delle pagine ho piacevolmente trovato conferma e conforto ad un assioma di cui mi sono sempre fatto convinto assertore e che riguarda – nelle alterne vicende della vita, nei comportamenti del genere umano e nel giustificazionismo che copre le mistificazioni spesso implicite nella ‘lettura’ delle cose – la differenza che corre tra la teoria e la pratica. La prima suggerisce in genere principi etici ed affermazioni generaliste a cui dovremmo attenerci, ovvero le regole del politicamente e del socialmente corretto. La seconda descrive – spesso impietosamente – i cascami non sempre coerenti con tali enunciazioni, perché rappresentano la declinazione in atti, comportamenti, realtà tangibili di assiomi nobilitati sovente dalla retorica che non considera che l’antropologia descrive senza giudicare. La nostra quotidianità e i suoi contesti esistenziali devono invece tener conto di dissonanze e distonie tra la teoria che illumina di buoni propositi una realtà che ne rappresenta la concreta applicazione, con tutti i suoi impliciti non sempre ad essa coerenti e speculari.

La terza: leggendo il saggio – fin dalle prime pagine – mi è venuto da pensare ad una riflessione che avevo scritto per la rivista ‘Diritto Penale e Uomo’ sulla lunga indagine epistemologica che Pierre Bourdieu aveva dedicato al concetto di ‘violenza simbolica’. Un tema interessante che apre ad argomentazioni intorno alla distinzione con la violenza fisica, evidenziando come il simbolismo sia più sottile ma altrettanto pervasivo della descrizione dei comportamenti umani e spesso sia insito nell’ordine stesso delle cose, alla stregua di un elemento costitutivo e consustanziale della realtà. Sono stato gratificato – verso la parte conclusiva del ‘libello’- dall’esplicito riferimento a Bourdieu e alla sua argomentata analisi della violenza simbolica, una citazione non casuale ma strettamente e logicamente legata a doppio filo al tema del saggio redazionale, a cominciare dal suo impattante titolo. “In molte democrazie occidentali, la repressione delle emozioni negative si è intrecciata con l’espansione del controllo simbolico.

Il rischio di luoghi comuni

Il saggio redazionale affronta fin da subito l’equivoco che sta alla base di un’idea che circola come resa implicita e persino logica nell’immaginario collettivo e cioè che “l’odio debba essere sempre oggetto di correzione, un errore psichico da curare, un rischio sociale da neutralizzare, una devianza etica da riportare nell’alveo di una convivenza pacificata.

L’incedere del ragionamento non è a questo punto orfano di una convincente suggestione sulla quale la riflessione ricorrente è infarcita di luoghi comuni e frasi fatte.

A cominciare dalla incrementale frequenza con cui – trattando di coscienza, di temi sociali e di relazioni umane – il termine ‘inclusione’ viene usato fino all’abuso, ammantandolo di una prospettiva salvifica dell’umana convivenza. Non è così: troppo spesso la retorica del dover essere prende il posto della constatazione della realtà, fino a diventare l’alibi per un discrimine tra buoni e cattivi comportamenti.

Sovente non si considerano le conseguenze pratiche dell’abuso della retorica.

Il sentimento dell’odio fa parte della natura umana al pari di altri stati d’animo ma non pare antropologicamente corretto ricondurlo ad una sorta di patologizzazione sistematica: non è certo una virtù ma neppure un reato, fino a quando non degenera in azioni di violenza e dannose per il prossimo.

L’odio come repulsione

In una società malata di sindrome da risarcimento l’odio viene giudicato e punito in quanto emozione effimera, senza che produca conseguenze discriminatorie attraverso comportamenti deleteri.

“Viviamo in un’epoca che ha trasformato la sensibilità in un valore assoluto e l’empatia in un criterio quasi esclusivo di legittimità morale”. Storia e letteratura, arte e pensiero non hanno mai descritto e narrato un modello di ‘società etica’ perfetta o perfettibile, perché di sentimenti negativi è piena ogni considerazione retrospettiva. L’odio come ‘repulsione’ è uno stato d’animo legittimato dalla libertà di pensiero e di parola, nel porsi di fronte alla realtà, ma è sempre essenziale distinguere tra odio come emozione e odio come istigazione all’aggressione. La cultura pubblica finisce per produrre una sorta di sorveglianza orizzontale in cui ciascuno è sostanzialmente invitato a denunciare ogni deviazione emotiva.

Ma una società che vieta le emozioni negative non diventa automaticamente più civile, diventa più fragile e meno capace di confrontarsi con la complessità. La cd. ‘cancel culture’ è un processo carsico che induce l’autocensura preventiva. Si comincia con la rimozione delle parole, si prosegue con la sorveglianza delle intenzioni, si finisce con la patologizzazione delle emozioni. Anche chi si accingesse alla lettura di questo saggio con una sorta di ritrosia preconcetta – il titolo può suscitare questa sensazione – dovrebbe alla fine concludere che l’intendimento del libro non è stimolare stati d’animo inclini all’odio, bensì comprenderli come parte di un’antropologia della conoscenza che riconosca ogni sentimento umano come espressione di libertà.

L’assassinio di Charlie Kirk

L’ultimo paragrafo, dedicato alla vicenda di Charlie Kirk, assassinato il 10 settembre 2025 all’Università dello Utah dimostra un tragico paradosso: un uomo che difendeva con tanta forza la parola viene annientato da un gesto che nega la parola stessa. Questo evento tragico è l’epifenomeno dell’odio che diventa violenza, degenerando: come in passato proprio negli Stati Uniti era accaduto con la morte di John e Robert Kennedy e di Martin Luther King. Ci sono implicazioni antropologiche evidenti in questi fatti, come recentemente per Kirk e serve interrogarsi sulle reciproche influenze tra sentimenti collettivi generalizzati e loro declinazioni in pulsioni individuali. Il rapporto tra oggettività dei fatti e soggettività di cause ed effetti è sempre attualizzato e foriero di approfondimenti e spiegazioni.

L’Italia senza elettori: quando la democrazia decide con la metà del Paese

Il popolo premia”: lo slogan che nasconde la realtà

Il ritornello si ripete ormai identico ad ogni tornata elettorale, a destra come a sinistra: il popolo è con noi, ci ha premiato (dicono i vari capi e capetti di partito).

Ormai non fa più neanche testo la nuda e dura realtà che ad ogni elezione i cittadini partecipanti al voto si assottigliano sempre più, al punto che anche la meta di raggiungere il cinquanta per cento degli aventi diritto rappresenta una chimera.

Potremmo dire che siamo di fronte ad una democrazia minoritaria; ossia la minoranza dei cittadini decide la classe politica e di governo.

Se paragoniamo questi dati a quelli della Prima Repubblica, balza subito agli occhi il progressivo distacco dei cittadini dalla politica, dall’impegno politico, dalla partecipazione attiva alla vita della res publica e della polis.

La ricerca di un voto in più: potere contro responsabilità

Eppure tutto questo dovrebbe preoccupare i leader politici attuali; invece sembra che questa non sia minimamente una preoccupazione.

Si guarda, in altre parole, a prendere un voto in più del partito e della coalizione contrapposti, cioè si gioca unicamente per il potere, per la gestione del potere.

Bisogna abituarsi a questa triste situazione che non ha precedenti nella storia della nostra Repubblica? Oppure è necessario un nuovo impegno, una nuova assunzione di responsabilità proprio di chi in questa situazione si è allontanato da questa politica, ma soprattutto da questi partiti di governo e di opposizione?

La risposta non può che essere affermativa. Ma su quali basi e in che modo?

Non astensione, ma attesa: un popolo senza rappresentanza

Se si analizza con un po’ di oculatezza la vicenda di chi diserta sistematicamente le urne, si scoprirà non solo che si tratta di cittadini che non si riconoscono negli attuali partiti costituiti, ma allo stesso modo che non si tratta di gente che rifiuta l’impegno politico, ma, al contrario, è in attesa di qualcosa di politicamente nuovo, di qualcosa capace di sgretolare il terreno al quale sono aggrappati centrodestra, da un lato, e centrosinistra, dall’altro.

Non sono pochi gli analisti che individuano questo sempre più corposo numero di cittadini con l’esigenza (che viene rispolverata da più lustri in ogni tornata elettorale, ma che fallisce sistematicamente così come nasce) di un centro politico capace non solo di saper mediare tra estremismi ormai quasi eticamente incontrollabili, ma anche di saper governare un Paese le cui sacche di povertà aumentano sempre di più.

Persino Ernesto Galli della Loggia (che non è mai stato un cultore del centro, anzi) oggi ritiene indispensabile la sua funzione non solo mediatrice, ma soprattutto di governo, di buon governo.

Il centro non basta: serve un programma e una visione

Il problema è che da solo il centro non basta, ossia il semplice evocarlo non rappresenta di per sé la formula magica capace di uscire da una impasse politica e di rappresentanza che si aggrava con il passare del tempo.

Sturzo ci ha insegnato che una semplice posizione politica non basta, non convince i cittadini.

Al centro come punto geometrico equidistante tra destra e sinistra occorre dare un programma politico credibile, realizzabile, capace di incarnare le attese dei cittadini.

Diversamente non solo la democrazia sarà sempre più minoritaria, ma consegneremo le sorti di vita della stragrande maggioranza delle popolazioni nelle mani delle oligarchie economiche che guardano soltanto agli affari e non al bene comune dei popoli amministrati: Trump e Putin rappresentano gli esempi più eloquenti.

Pluralismo polarizzato o ritorno del bipolarismo? L’analisi di Paolo Pombeni

L’editoriale del direttore de “Il Mulino” — intitolato “Bipartitismo imperfetto o pluralismo polarizzato?” — offre una chiave di lettura attuale e in qualche misura profetica del nostro sistema politico: ciò che per decenni abbiamo vissuto come “esuberanza partitica” può tornare a configurarsi come stabile bipolarismo mascherato da pluralismo.

I due modelli a confronto

Pombeni ricorda che la Prima Repubblica si strutturava attorno a un dualismo de facto: da un lato la Democrazia Cristiana (Dc), dall’altro la Partito Comunista Italiano (Pci), con un gioco di alleanze minori che dava l’impressione di pluralismo — ma nei fatti contavano soprattutto due poli.  Questo era il modello del “bipartitismo imperfetto”.

Il “pluralismo polarizzato”, al contrario, riconosce nella pluralità di partiti una struttura reale: molti soggetti, ciascuno radicato su una quota di opinione pubblica stabile, che tuttavia si coalizzano o si contrappongono in grandi blocchi (poli), mantenendo identità autonome.

Cosa cambia con la Terza Repubblica”

Pombeni osserva che le più recenti tornate elettorali regionali mostrano come il “pluralismo polarizzato” stia tornando in auge, ma con due caratteristiche: la frammentazione delle sigle e la ricerca, da parte dei partiti, di stabilità mediante coalizioni rigide.

Il risultato è duplice: da un lato la conservazione di un sistema di “due poli” (destra-centro e centrosinistra/“campo largo”); dall’altro, la sopravvivenza — all’interno di ognuno — di identità autonome e per qualche verso intransigenti: ciò produce una forma di bipolarismo mascherato da pluralismo.

Questo modello mostra i suoi limiti evidenti, in particolare quando la logica del potere prevale sul progetto politico: i partiti restano fedeli ai loro “zoccoli duri”, ma con alleanze cercano vincoli forti. Il meccanismo che si cristallizza risulta stabile ma incapace — o molto debole — nell’esprimere una visione collettiva e di lungo termine.

 

Il rischio del bipolarismo artificiale

Pombeni mette in guardia contro la tentazione di usare la legge elettorale (con premio di coalizione o sistema maggioritario) per “costringere” il bipolarismo: una mossa che rischia di imporre aggregazioni forzate, diluendo autonomia e identità, e trasformando il sistema partitico in un duopolio con due leader forti e una massa di piccoli satelliti.

È la logica del “governo stabile a ogni costo”, che tuttavia rischia di produrre una democrazia di potere, non partecipata — dove la volontà elettorale reale si perde nella selezione delle élite.

Una scelta per chi guarda al futuro: pluralismo reale, non finzione

Da questa analisi emergono due questioni decisive per chi — come noi — crede nella vocazione civile e rappresentativa di una democrazia: vogliamo un sistema multipartitico autentico, con partiti radicati, alternanza reale, democrazia partecipata? oppure accettiamo un bipolarismo utile, ma artificioso, che garantisce stabilità tattica, ma mortifica la rappresentanza reale?

Il pluralismo polarizzato — se autentico — può essere terreno fertile di rappresentanza pluralista e responsabilità collettiva. Ma è un terreno che richiede trasparenza, programmi reali, capacità di mediazione sociale. Se invece prevale la logica del bipolarismo forzato, il rischio è di restituire un’immagine di stabilità solo apparente, con i partiti come cartelli, le coalizioni come scatole vuote, e i cittadini spettatori, non protagonisti.

Pluralismo con radici, non con etichette

L’analisi di Pombeni è utile perché ci mostra con chiarezza che il pluralismo non è un dato formale, ma una struttura dinamica: radicarsi nella società, saper costruire coalizioni su programmi reali, accettare la diversità interna.

In un momento in cui la rappresentanza è in crisi, il pluralismo reale — non quello con l’etichetta — può essere un modo per restituire fiducia nella politica, esaltando partecipazione e responsabilità.

Ecco, questa è la sfida: rivendicare un pluralismo autentico, lontano da alleanze opportunistiche e da bipolarismi calati dall’alto, capace di dare voce a tutte le fasce della società e di rifondare la politica in funzione del bene comune.

Per leggere l’editoriale clicca qui

https://www.rivistailmulino.it/a/bipartitismo-imperfetto-o-pluralismo-polarizzato

SAFE, la difesa europea parla anche canadese: nasce un asse oltre Washington

Il Canada ha confermato la volontà di entrare nel programma europeo di difesa SAFE, segnando un passaggio rilevante nella cooperazione transatlantica. Come riportato da Askanews, il ministro canadese della Difesa, David McGuinty, ha dichiarato:

«Ci è stato permesso di entrare in una tenda, la tenda dell’Unione Europea… Abbiamo negoziato il nostro ingresso in questa tenda per costruire questa relazione e partecipare a grandi opportunità di appalto. I dettagli in termini di costi e percentuali sono in fase di definizione. Saranno definiti.»

E ancora: «Non ci vorrà molto tempo. Ho trascorso cinque anni a esercitare la professione di avvocato europeo in Europa, e non ho mai visto un accordo di questo tipo concretizzarsi così rapidamente. Credo che dovremmo sentirci tutti molto incoraggiati.»

investimenti comuni e coordinamento industriale

SAFE (Security Action for Europe) nasce con l’obiettivo di rafforzare le capacità difensive dell’Unione attraverso una logica di investimenti comuni, appalti coordinati e integrazione industriale.

Non si tratta di un semplice fondo: la Commissione intende ridurre la frammentazione tra gli Stati membri, sostenere le filiere europee e aumentare la capacità di risposta alle crisi. Il programma rappresenta un cambio di paradigma: la difesa non solo come competenza nazionale, ma anche come ambito condiviso di politica economica e tecnologica.

La posizione canadese e il valore del precedente

La scelta di Ottawa non mette in discussione la NATO, ma aggiunge un ulteriore livello di cooperazione. Per il Canada, l’accesso a SAFE significa partecipare alle procedure europee di appalto e contribuire alla costruzione di capacità congiunte.

Per l’UE, accogliere un partner extra-europeo nel perimetro di uno strumento concepito per sviluppare l’autonomia industriale non è un gesto episodico: introduce un precedente.

La difesa europea non diventa un blocco contrapposto agli Stati Uniti, ma mostra di potersi strutturare come interlocutore responsabile, non una semplice dipendenza della filiera americana.

Un equilibrio da costruire, con prudenza

Il quadro che si profila non cancella la centralità della NATO né mette in discussione il ruolo di Washington nei dispositivi strategici e nucleari.

Tuttavia, l’apertura a Ottawa suggerisce una prospettiva più matura: la sicurezza occidentale può poggiare su più pilastri, non su un solo centro decisionale e industriale. In questo senso, la “tenda” evocata da McGuinty è efficace: non un recinto rigido, ma uno spazio regolato, nel quale l’Europa offre strumenti e non mera subordinazione.

Da questo equilibrio dipenderà la capacità dell’UE di assumere responsabilità proprie, valorizzando competenze e alleanze senza rinunciare alla cooperazione storica con gli Stati Uniti.

Manciulli (Med Or): Occidente prigioniero del "contingente"

Anagni, 1 dic. (askanews) – Nel tentativo di dare risposta ai molti interrogativi del nostro tempo, questo pomeriggio si è svolta, presso la Sala della Ragione del Palazzo Comunale di Anagni, la seconda edizione di “Rimland”, un forum di geopolitica e geoeconomia volto a fornire agli addetti ai lavori e all’opinione pubblica strumenti utili per interpretare l’evoluzione del sistema internazionale e contribuire alla definizione di una strategia per la sicurezza nazionale.

Il forum si è aperto con il panel Il Mediterraneo nel mondo che cambia, durante il quale gli analisti della Fondazione Med Or hanno offerto una lettura a tutto azimut del ruolo dell’Italia nei principali scenari geopolitici globali.

Rilevando la crisi dell’Occidente, il direttore delle Relazioni Istituzionali della Fondazione Med, Andrea Manciulli, ha osservato come essa sia il risultato di una “crisi di struttura della democrazia nel sapere leggere le cose”, sottolineando come l’Occidente sia ormai divenuto prigioniero del “contingente”. “La comunicazione ci ha appiattito sul contingente”, ha proseguito Manciulli, evidenziando come, a differenza delle democrazie occidentali, le realtà autoritarie con cui ci si confronta sul piano geopolitico e geoeconomico lavorino in un’ottica di medio-lungo periodo, proiettandosi nel futuro e ponendo al centro delle agende politiche gli interessi nazionali di oggi e delle generazioni future. Un vantaggio strategico che, secondo Manciulli, l’Occidente non può permettersi di concedere ai propri competitor.

Partendo da una prospettiva mediterraneo-centrica, la Sottosegretaria agli Affari Esteri Maria Tripodi nel corso del suo intervento ha sottolineato che il “Mediterraneo è la nostra casa geostrategica” e che il governo guarda al Mediterraneo globale “non come a limite, ma come una piattaforma” per proiettarsi nei principali teatri geopolitici mondiali.

“Il Mediterraneo rappresenta la nostra casa strategica evidentemente non solo per un fatto di vicinanza, ma per un fatto anche più squisitamente di interessi nazionali”, ha affermato, ricordando – citando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni – che “l’Italia si trova al centro di uno spazio marittimo che proietta la sua rilevanza ben oltre i suoi confini”.

Essendo il Mediterraneo “cerniera tra Atlantico ed Indopacifico”, Tripodi ha spiegato che “parlare di Mediterraneo globale significa riconoscere che il nostro mare non è un limite, ma una piattaforma”, “la cui centralità va costruita e preservata”. In questo quadro, l’Italia mira a un rinnovato protagonismo, come dimostrato dalle recenti iniziative diplomatiche del governo. Tra queste, Tripodi ha ricordato la missione del ministro degli Esteri Antonio Tajani in Arabia Saudita, volta a rafforzare una crescente “interdipendenza economica” e “cooperazione regionale”.

In un contesto globale sempre più conflittuale, in cui le minacce militari si intrecciano con quelle cibernetiche e disinformative, il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini, è intervenuto al forum ribadendo che “Putin usa la democrazia contro le democrazie”.

Analizzando i rischi del nuovo scenario geopolitico per l’Italia, Guerini ha evidenziato come la disinformazione rappresenti uno strumento attraverso cui il Cremlino diffonde fake news, polarizza l’opinione pubblica e indebolisce le istituzioni. La disinformazione, ha affermato, “è il punto più delicato, più difficile” per le democrazie, aggiungendo che “contrastare la disinformazione da questo punto di vista è molto problematico”.

“La democrazia non può spegnere una piattaforma, un post o un canale”, ha osservato, sottolineando la differenza tra sistemi liberali e autocratici. “La democrazia deve confrontarsi con la libertà di opinione”, ha continuato, e “non può pensare che per difendersi dalla disinformazione, il tema della libertà d’opinione viene messo in secondo piano”.

Per Guerini, “trovare un equilibrio tra le esigenze di sicurezza e il contrasto alla disinformazione” è estremamente complesso. Per questo, ha evidenziato il presidente del Copasir, “Putin usa la democrazia contro le democrazie, usa la libertà contro le democrazie”.

La strategia del Cremlino, ha spiegato Guerini, consiste nel “far crescere, diciamo campagne di disinformazione, che ormai sono certificate, in maniera molto chiara, sono campagne che mirano a destabilizzare le opinioni pubbliche, a renderle meno convinte in alcune scelte, a condizionarle in altre, in passaggi elettorali, in passaggi decisivi”. Un fenomeno con cui, ha precisato l’ex ministro della Difesa, “è molto complicato confrontarsi”.

Riguardo ai recenti “sconfinamenti” nei cieli europei, che hanno suscitato forte preoccupazione tra le opinioni pubbliche, Guerini ha chiarito che tali episodi non servono soltanto a “testare la reazione della Nato”, ma anche a valutare “la reazione delle opinioni pubbliche”.

Queste provocazioni, ha concluso Guerini, non hanno nella risposta militare il loro “elemento centrale”, ma intendono verificare “come reagiscono le opinioni pubbliche, che paure manifestano, rispetto magari a prese di posizione chiare, precise e dure da parte dei governi”.

Mannarino, al via dallo Sherwood Festival di Padova tour estate 2026

Roma, 1 dic. (askanews) – Attualmente in studio al lavoro su nuova musica, dopo il successo del suo primo tour internazionale con cui lo scorso maggio ha incantato l’Europa, Mannarino annuncia oggi il suo ritorno live nel 2026 con nuovi appuntamenti che da giugno a settembre lo vedranno calcare i palchi dei più importanti festival, a 3 anni di distanza dal suo ultimo tour estivo in Italia.

Il tour, prodotto da Vivo Concerti in collaborazione con Concerto Music e VignaPR, partirà il 25 giugno dallo Sherwood Festival di Padova, per poi proseguire il 27 giugno al Flowers Festival di Collegno (TO), il 4 luglio al Musart Festival di Pratolino (FI), il 10 luglio al Rock in Roma, l’11 luglio a Napoli, il 15 luglio al Summer Knights a Pisa, il 17 luglio all’Altraonda Festival di Genova, il 24 luglio al Lake Sound Park Festival di Cernobbio (CO), l’1 agosto a Suoni Controvento ad Assisi (PG), il 2 agosto all’Acieloaperto Festival di Santa Sofia (FC), il 9 agosto al Locus Festival di Locorotondo (BA), l’11 agosto all’Alguer Summer Festival di Alghero (SS), il 13 agosto al Roccella Summer Festival di Roccella Jonica (RC), il 22 agosto al Terrasound Festival di Pescara, il 5 settembre al Wave Summer Music di Catania e terminerà l’11 settembre al Parco della Musica di Milano.

I biglietti dei live estivi del 2026 saranno disponibili da mercoledì 3 dicembre alle 14 su Ticketone.it e dalle 11 di lunedì 8 dicembre nei punti vendita autorizzati.

Fondazione LIHR, un nuovo volto alle malattie neurodegenerative

Roma, 1 dic. (askanews) – Prevenire le malattie neurodegenerative come la malattia di Huntington e la malattia di Alzheimer oggi una delle sfide pi urgenti per la societ e per la sanit pubblica. Il Congresso Annuale della Lega Italiana Ricerca Huntington (LIRH) svolto il 29 novembre a Roma stato un importante momento che ha unito divulgazione scientifica e testimonianza diretta.

Le testimonianze pulsanti di Patrizia Spadin, Presidente dell’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer (A.I.M.A.), Andrea Michelon, Vice Presidente di NOI Huntington, Sofia e Nicola, due ragazzi di 27 e 22 anni che hanno il coraggio di raccontarsi pubblicamente anche attraverso i social, hanno mostrato i passi da fare per avvicinare i bisogni reali delle famiglie alle istituzioni, come sottolineato da Francesco Rossiello, caregiver da oltre 40 anni e autore del libro Vite Sospese: “Ho scritto un libro relativamente alla malattia di Huntington e quindi alla mia esperienza, si chiama Vite Sospese e credo che tutti quanti dovrebbero leggerlo perch una testimonianza importante in modo da unire le persone intorno a questa problematica”.

Le due malattie neurodegenerative che colpiscono la mente, sia sul piano cognitivo che sul piano comportamentale sono due forme di disabilit non sempre riconosciute nelle persone. I lavori scientifici sono stati introdotti dalla Dott.ssa Nicoletta Locuratolo e dal Direttore Scientifico della Fondazione LIRH, Ferdinando Squitieri, che ha parlato cos prospettive sulle malattie correlate all’Huntington.

Ferdinando Squitieri, Direttore Scientifico della Fondazione LIRH, ha dichiarato: “Il convegno rappresenta un’occasione importante per sottolineare due aspetti fondamentali. Il primo che c’ un peso notevole delle malattie neurodegenerative nella societ perch sono destinate a diventare molto rilevanti in termini numerici. La seconda che la prevenzione fondamentale e, in questo senso, il ruolo di una malattia rara come la malattia di Huntington svolge un’azione di conoscenza e di approfondimento rilevante perch si tratta di una patologia genetica che si pu prevedere”.

Barbara D’Alessio, Presidente della Fondazione LIRH, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: “Uno degli obiettivi che vogliamo raggiungere con questo convegno, come Fondazione Lega Italiana di Ricerca Huntington, accrescere la conoscenza e la consapevolezza sulla patologia di Huntington, che una malattia rara. Molte persone la conoscono forse pi per gli aspetti scenografici dei movimenti involontari che la caratterizzano, senza per sapere che gli aspetti pi importanti, pi difficili da gestire per le persone che ne sono coinvolte sono quelli che non si vedono, quindi sono le difficolt di tipo mentale e psichiatrico. Noi vogliamo far emergere quella fragilit pi nascosta che fa parte di questa malattia, come di altre patologie neurodegenerative, per cercare di combattere lo stereotipo della disabilit”.

Gli stereotipi si combattono attraverso la corretta informazione circa la ricerca e le sperimentazioni terapeutiche, cos come avvenuto nella sessione pomeridiana del Convegno che ha riunito a Roma oltre 200 partecipanti da ogni parte d’Italia.

Ucraina, Meloni: Mosca offra fattivo contributo a negoziati

Roma, 1 dic. (askanews) – “Alla vigilia degli incontri tra l’inviato speciale del presidente Trump e le autorità russe”, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha “auspicato che Mosca offra a sua volta un fattivo contributo al processo negoziale”. Lo riferisce palazzo Chigi in una nota al termine della “conversazione telefonica con il presidente Zelensky e altri leader europei, per fare il punto dopo gli incontri di ieri in Florida tra le delegazioni statunitense e ucraina sul percorso di pace in Ucraina”.

Ucraina, Meloni: approccio costruttivo Zelensky, convergenza Ue-Usa

Roma, 1 dic. (askanews) – La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “ha partecipato oggi pomeriggio a una conversazione telefonica con il presidente Zelensky e altri leader europei, per fare il punto dopo gli incontri di ieri in Florida tra le delegazioni statunitense e ucraina sul percorso di pace in Ucraina”. Lo riferisce una nota di palazzo Chigi

La presidente Meloni “ha commentato con gli altri leader, i risultati di questa nuova fase del negoziato, sottolineando l’approccio costruttivo sempre dimostrato dal presidente Zelensky. Ha inoltre ribadito l’importanza della convergenza di vedute tra partner europei e Stati Uniti quale fondamento per il raggiungimento di una pace giusta e duratura”.

Ex Ilva, a Genova proteste e blocco stradale contro il “ciclo corto”

Genova, 1 dic. (askanews) – A Genova proteste dei lavoratori dello stabilimento ex Ilva di Cornigliano con un presidio permanente allestito dalle prime ore del mattino in piazza Savio, snodo fondamentale per la viabilit nel ponente cittadino; stato bloccato il traffico con i mezzi da lavoro.

I lavoratori, che protestano contro il “ciclo corto” e il possibile fermo degli impianti del Nord e chiedono l’arrivo nello stabilimento genovese di 200mila tonnellate di zincato da lavorare, hanno montato alcuni gazebo nella piazza e incendiato dei bancali di legno per scaldarsi, viste le basse temperature e le raffiche di tramontana in citt. In piazza sono comparsi anche diversi striscioni indirizzati soprattutto al governo, tra cui “Urso bugiardo patentato”, “Meloni batti un colpo” e “Non vi faremo chiudere Ilva Genova”.

A far scattare le nuove proteste, dopo l’occupazione della fabbrica e i blocchi stradali delle settimane scorse, l’esito negativo, secondo i sindacati, dell’incontro di venerd scorso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Armando Palombo, coordinatore della Rsu Fiom Cgil dello stabilimento Acciaierie d’Italia di Genova, ha spiegato: “Le novit sono negative rispetto alla partenza. Annunciano la conferma del ciclo corto, quindi a Genova vengono a mancare 200mila tonnellate di zincato da lavorare con tutti gli annessi e connessi. Ovviamente la cosa ancora pi grave perch non c’ una riduzione del personale al momento in cassa integrazione e la gente dovrebbe rimanere dentro a non fare praticamente nulla. Non questo il nostro spirito. Un giorno a riposarsi fa piacere ma tre mesi ti mettono preoccupazione. Stiamo parlando di lavoratori 50enni che conoscono bene il loro mestiere e starsene tre mesi dentro a girare a vuoto non nel nostro stile”.

“Noi – ha concluso il sindacalista della Fiom Cgil – continuiamo la protesta e i blocchi ad oltranza, cio fino a che qualche persona, il commissario, il ministro o il sottosegretario, ci garantiscono che torneranno qua le 200mila tonnellate di zincato da lavorare. il minimo che chiediamo”.

Meloni: si conferma primato Italia nell’attuazione del Pnrr

Roma, 1 dic. (askanews) – “L’approvazione da parte della Commissione europea del pagamento dell’ottava rata conferma che siamo in testa nell’attuazione del Pnrr”. Lo dichiara la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“Abbiamo raggiunto – prosegue – tutti gli obiettivi previsti, un risultato riconosciuto a livello europeo che dimostra la solidità del nostro impegno. Il Governo intende sfruttare questa occasione per realizzare cambiamenti strutturali duraturi: investiremo in riforme strategiche per rendere l’Italia più competitiva e capace di affrontare le sfide attuali”.

Miopia pediatrica, incontro per le nuove strategie di prevenzione

Roma, 1 dic. (askanews) – Si svolto, presso la “Sala Capranichetta” dell’Hotel Nazionale, l’evento “Miopia pediatrica: sfide attuali e opportunit future”, organizzato da Edra con il supporto non condizionante di Santen. Un incontro che aveva come obiettivo quello di richiamare l’attenzione sull’emergenza rappresentata dalla miopia nei bambini. Ne ha parlato cos il professor Luca Buzzonetti, Responsabile UOC Oculistica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Ges di Roma: “La sfida pi grande quella di sensibilizzare rispetto al tema della miopia e dei rischi che la miopia patologica pu comportare in termini clinici e dei costi che pu determinare, sia in termini personali che proprio economici. Quello che ci proponiamo, di far capire che esistono delle opzioni terapeutiche che consentono di contenere la progressione della miopia e quindi di limitare tutti i problemi che altrimenti possono manifestarsi”.

Una condizione in forte crescita, che ha inevitabilmente impatti clinici ed economici di un certo rilievo. Ne sono conferma le parole di Aldo Vagge, Responsabile Oftalmologia Pediatrica Policlinico San Martino di Genova: “Quello che vogliamo affrontare il fatto di convincere l’opinione pubblica che la miopia non solo portare un paio di occhiali, ma la miopia di fatto potenzialmente una patologia dell’occhio. Giusto per dare qualche dato possiamo dire che si stima che entro il 2050 un soggetto su due sar miope e quindi avremo un 10% di miopi elevati e nel 50-75%, questi miopi elevati avranno una miopia patologica, cio una vera e propria patologia dell’occhio, che pu diventare anche causa di cecit e di ipovisione”.

Sono emersi i problemi dell’attuale presa in carico della miopia pediatrica, che vanno dall’assenza di programmi di screening scolastico alla scarsa consapevolezza da parte delle famiglie. Ha parlato in merito l’onorevole Matteo Rosso, Responsabile del Dipartimento Nazionale Sanit di Fratelli d’Italia: “L’evento davvero molto importante perch noi dobbiamo pensare alla prevenzione soprattutto, rivolgendoci ai bambini in et pediatrica. Dobbiamo pensare, lo dico da medico prima di tutto, che quello che oggi gli insegniamo e li aiutiamo a evitare come errori, aiuter in futuro. Io penso, per esempio, al tempo libero. Oggi troppo tempo libero dei ragazzi viene trascorso su tablet, su telefonini, su piccoli schermi. Quando ero ragazzo io non si pensava a questo. Quanti errori ho fatto? Per quanto tempo non ho usato gli occhiali? Perch gli occhiali vuol dire tante volte, per un ragazzo, adattarsi a volte ad una disinclusione sociale. E allora non li usavo e ho perso tante diottrie. Cerchiamo di educarli, di fargli capire quanto importante. Io sono qua come istituzione, ma anche come medico, per essere di aiuto dove posso per i nostri piccoli pazienti”.

Servono quindi delle linee guida nazionali, un registro dedicato e modelli organizzativi pi strutturati. La recente autorizzazione europea dell’atropina 0,01%, apre in questo senso una nuova fase nella gestione clinica di questo problema, cos da tutelare le future generazioni.

Ansaldo Energia, lavoratori occupano lo stabilimento di Genova

Genova, 1 dic. (askanews) – A Genova lo stabilimento di Ansaldo Energia è stato occupato questa mattina dai lavoratori per protestare contro “esternalizzazioni” e “decentramento”. L’ingresso della fabbrica, in cui lavorano attualmente oltre 2.600 persone, è stato bloccato dai lavoratori con dei bancali di legno in fiamme. I sindacati, intanto, hanno indetto uno sciopero e un’assemblea permanente davanti ai cancelli dello stabilimento.

“Questa mattina – spiegano in una nota la Fiom Cgil e la Fim Cisl – così come avvenuto venerdì scorso, il secondo camion mandato dalla direzione aziendale per portare in Texas il lavoro (barre statoriche) che possiamo e vogliamo fare a Genova, ha trovato gli operai e gli impiegati di Ansaldo Energia, nuovamente in sciopero. Questa nostra reazione ha fatto ripartire il camion vuoto e le barre sono ancora nel nostro stabilimento. Reagiremo in questo modo – conclude la nota dei sindacati – di fronte ad ogni esternalizzazione e decentramento”.

Rothko a Palazzo Strozzi: dal 14 marzo in mostra a Firenze

Milano, 1 dic. (askanews) – Dal 14 marzo al 23 agosto 2026, la Fondazione Palazzo Strozzi presenta una delle più grandi mostre mai dedicate in Italia a Mark Rothko, indiscusso maestro dell’arte moderna americana. A cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, Rothko a Firenze rappresenta un progetto unico, concepito appositamente per Palazzo Strozzi, per celebrare il legame speciale tra l’artista e Firenze. L’architettura del palazzo e la città stessa sono lo scenario ideale per esplorare come Rothko traduca in pittura la tensione tra misura classica e libertà espressiva, dando vita attraverso il colore a una nuova percezione dello spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela.

Il percorso espositivo a Palazzo Strozzi si snoda cronologicamente permettendo di ripercorrere l’intera carriera di Rothko: dagli anni Trenta e Quaranta, caratterizzati da opere figurative e in dialogo con i linguaggi dell’Espressionismo e del Surrealismo, fino agli anni Cinquanta e Sessanta, che si distinguono per le celebri tele astratte create attraverso ampie campiture cromatiche capaci di coinvolgere profondamente lo spettatore attraverso un vocabolario intriso di spiritualità e poesia. In mostra, opere provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art (MoMA) e il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.

Ex Ilva, a Genova blocco stradale a oltranza contro il "ciclo corto"

Genova, 1 dic. (askanews) – A Genova nuova giornata di proteste dei lavoratori dello stabilimento ex Ilva di Cornigliano che dalle prime ore della mattina hanno allestito un presidio permanente in piazza Savio, snodo fondamentale per la viabilità nel ponente cittadino, bloccando il traffico con i mezzi da lavoro.

I lavoratori, che protestano contro il “ciclo corto” e il possibile fermo degli impianti del Nord e chiedono l’arrivo nello stabilimento genovese di 200 mila tonnellate di zincato da lavorare, hanno montato alcuni gazebo nella piazza ed incendiato dei bancali di legno per scaldarsi, viste le basse temperature e le forti raffiche di tramontana che stanno sferzando il capoluogo ligure. In piazza Savio sono comparsi anche diversi striscioni indirizzati soprattutto al governo, tra cui “Urso bugiardo patentato”, “Meloni batti un colpo” e “Non vi faremo chiudere Ilva Genova”.

A far scattare le nuove proteste, dopo l’occupazione della fabbrica e i blocchi stradali delle settimane scorse che avevano paralizzato il traffico in città e sul nodo autostradale di Genova, l’esito negativo, secondo i sindacati, dell’incontro di venerdì scorso al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

“Le novità – spiega ad Askanews il coordinatore della Rsu Fiom Cgil dello stabilimento Acciaierie d’Italia di Genova, Armando Palombo – sono negative rispetto alla partenza. Annunciano la conferma del ciclo corto, quindi a Genova vengono a mancare 200 mila tonnellate di zincato da lavorare con tutti gli annessi e connessi. Ovviamente la cosa è ancora più grave perché non c’è una riduzione del personale al momento in cassa integrazione e la gente dovrebbe rimanere dentro a non fare praticamente nulla. Non è questo il nostro spirito. Un giorno a risposarsi fa piacere ma tre mesi ti mettono preoccupazione. Stiamo parlando di lavoratori 50enni che conoscono bene il loro mestiere e starsene tre mesi dentro a girare a vuoto non è nel nostro stile”.

“Noi – conclude il sindacalista della Fiom Cgil – continuiamo la protesta e i blocchi ad oltranza, cioè fino a che qualche persona, il commissario, il ministro o il sottosegretario, ci garantiscono che torneranno qua le 200 mila tonnellate di zincato da lavorare. E’ il minimo che chiediamo”.

Cinema, "Follemente" di Paolo Genovese vince il Biglietto d’Oro

Roma, 1 dic. (askanews) – “Follemente” di Paolo Genovese (Lotus Production e Rai Cinema) si aggiudica quest’anno il Biglietto d’Oro, il prestigioso riconoscimento assegnato dall’ANEC nel corso della 48esima edizione delle Giornate Professionali di Cinema – Growing ai film che, secondo il campione Cinetel, hanno primeggiato al botteghino nel periodo dicembre 2024-novembre 2025. Sul podio anche “Diamanti” di Ferzan Ozpetek (Greenboo Production + Faros Film + Vision Distribution) e “Io sono la fine del mondo” di Gennaro Nunziante (Indiana Production + Vision Distribution). Il film più visto in assoluto è “Lilo e Stitch” (The Walt Disney Company), seguito da “Mufasa: Il Re Leone” (The Walt Disney Company) e “Follemente” (01 Distribution). The Walt Disney Company vince, inoltre, il Biglietto d’Oro riservato alle distribuzioni, seguita da Eagle Pictures e da Warner Bros. Pictures.

La consegna mercoledì 3 dicembre, durante la cerimonia di premiazione condotta da Gioia Marzocchi nella Sala Sirene dell’Hilton, durante la quale assegnano anche le “Chiavi d’oro del successo” ai registi e ai principali interpreti dei primi tre film italiani. Il riconoscimento è attribuito quest’anno al regista Paolo Genovese e agli attori Edoardo Leo, Pilar Fogliati, Emanuela Fanelli, Claudia Pandolfi che ritirano il premio per “Follemente”, al regista Ferzan Ozpetek per “Diamanti” e al regista Gennaro Nunziante per “Io sono la fine del mondo”.

Premiato anche il film italiano campione d’incasso nel periodo “Cinema Revolution”, l’iniziativa estiva promossa, tra il 13 giugno ed il 20 settembre, dal Ministero della Cultura insieme ad ANEC ed ANICA, che assegna il riconoscimento a 01 Distribution per “Elisa” e la Chiave d’oro al regista Leonardo Di Costanzo.

Il Biglietto d’Oro al distributore del film spagnolo che ha conseguito maggior numero di spettatori, nell’ambito del bilaterale Italia-Spagna dell’edizione 2025, va a Warner Bros. per “La stanza accanto” di Pedro Almodovar.

Il Premio ANEC “Claudio Zanchi” ai talenti emergenti è assegnato a Elodie e ad Enrico Borello; il Premio ANEC “Pietro Coccia” va ai registi esordienti Daniele Barbiero per “Squali” e Ludovica Rampoldi per “Breve storia d’amore”.

Tra gli altri premi assegnati alle “Giornate”: Premio Led ANEC ad Anna Ferzetti; Premio Cinecittà al film “Le città di pianura” di Francesco Sossai; Premio “Cinema e Immagini per la Scuola” MIC-MIM a “La vita da grandi” di Greta Scarano; Premio SIAE a Francesca Comencini, il Premio Filming Italy Miglior Distribuzione è assegnato ad Andrea Romeo per I Wonder Pictures, Premio Box Office ad Alessandro Murtas, il Premio Movies Theaters For Planet Award va al Dream Cinema di Frosinone.

Musica, Luisa Corna esce con "Incanto": primo album live

Roma, 1 dic. (askanews) – È disponibile in radio e in digitale il nuovo album di Luisa Corna, intitolato Incanto, realizzato in collaborazione con la Merano Pop Symphony Orchestra e il Maestro Roberto Federico. Il disco è il primo CD Live dell’artista, prodotto da Azzurra Music, e raccoglie i momenti più intensi di una serata evento che si è tenuta al Teatro Kursaal di Merano. L’idea di realizzare questo album è nata in seguito a un concerto che Luisa Corna ha tenuto l’anno scorso durante il periodo natalizio. L’ottimo riscontro del pubblico in sala e la splendida intesa nata sul palco con l’Orchestra Sinfonica di Merano hanno spinto l’artista e i Maestri a catturare quei momenti musicali per condividerli.

Luisa Corna definisce il suo disco con un solo aggettivo: avvolgente, come il Natale. Il filo conduttore dell’opera è la musica italiana di sempre, unita all’armonia di una grande orchestra sinfonica di 70 elementi. L’artista ha scelto il titolo Incanto successivamente alla registrazione del concerto, in un “delicato gioco di parole che esprime con semplicità la magia della musica sinfonica unita alla vocalità del canto”. Per quanto riguarda la copertina, l’idea di utilizzare uno spartito come sfondo è stata della stessa Luisa Corna. Lo spartito, infatti, rappresenta la “conversazione tra i vari strumenti musicali, che esprime passaggi sonori, emozioni, silenzi, respiri”.

Il disco è un vero e proprio “viaggio sinfonico nella grande musica italiana”, che rende omaggio a brani che “hanno segnato un’epoca” e fanno parte della memoria collettiva, come quelli di Mina e Lucio Battisti.

Ricavi record per le aziende che producono armi (dati Sipri)

Roma, 1 dic. (askanews) – Secondo i nuovi dati pubblicati oggi dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), i ricavi derivanti dalla vendita di armi e servizi militari da parte delle 100 maggiori aziende produttrici di armi sono aumentati del 5,9% nel 2024, raggiungendo la cifra record di 679 miliardi di dollari. Un incremento determinato dall’aumento della domanda dovuto alle guerre in Ucraina e Gaza, dalle tensioni geopolitiche globali e regionali e dalla spesa militare sempre più elevata.

“Lo scorso anno i ricavi globali derivanti dal settore delle armi hanno raggiunto il livello più alto mai registrato dal Sipri, perchè i produttori hanno capitalizzato sull’elevata domanda”, ha sottolineato Lorenzo Scarazzato, ricercatore del Programma Spese Militari e Produzione di Armi del Sipri.

NEGLI STATI UNITI 39 DELLE 100 AZIENDE DELLA LISTA SIPRI Tra le 100 aziende prese in considerazione, 39 hanno sede negli Stati Uniti e nel 2024 il loro fatturato complessivo è cresciuto del 3,8%, raggiungendo i 334 miliardi di dollari. Quattro delle cinque principali aziende produttrici di armi al mondo – Lockheed Martin, RTX, Northrop Grumman e General Dynamics – hanno sede negli Stati Uniti e tutte e quattro hanno aumentato i loro ricavi nel 2024.

RIARMO IN EUROPA SPINTO DA GUERRA IN UCRAINA Delle 26 aziende con sede in Europa (esclusa la Russia), 23 hanno registrato un aumento dei ricavi del 13%, raggiungendo i 151 miliardi di dollari. Un incremento “legato alla domanda derivante dalla guerra in Ucraina e alla minaccia percepita dalla Russia”, secondo Sipri. Spicca così il caso dell’azienda ceca Czechoslovak Group, che ha registrato il più elevato aumento percentuale dei ricavi tra tutte le aziende della Top 100 nel 2024, pari al 193%, raggiungendo i 3,6 miliardi di dollari. L’azienda ha attribuito la maggior parte dei suoi ricavi all’Ucraina: Czechoslovak Group ha infatti beneficiato della Czech Ammunition Initiative, un progetto guidato dal governo per la fornitura di proiettili di artiglieria a Kiev.

Anche le aziende tedesche hanno registrato una crescita fino al 36%. “È quasi tutto legato all’invasione russa dell’Ucraina – ha detto alla Deutsche Welle uno degli autori del rapporto, Nan Tian – c’è stato un aumento della domanda da parte delle forze armate tedesche. Che si tratti di Rheinmetall o Diehl, che costruiscono carri armati, veicoli blindati di trasporto truppe, munizioni, naturalmente per le forze armate tedesche per rifornire quanto hanno inviato in Ucraina come aiuti militari, ma anche per aumentare il numero di carri armati, veicoli da combattimento per la fanteria”.

IN ITALIA AUMENTO DEL 9% Le due aziende con sede in Italia, Leonardo (12esimo posto) e Fincantieri (49esimo) hanno totalizzato 16,8 miliardi di dollari nel 2024, con un aumento del 9,1% su base annua. Leonardo, la seconda azienda europea del settore armamenti nella Top 100 dopo la britannica BAE Systems, ha aumentato i suoi ricavi del 10%, raggiungendo i 13,8 miliardi di dollari, stando al rapporto.

CRESCONO I RICAVI ANCHE IN RUSSIA In Russia la domanda interna è stata sufficiente a più che compensare la perdita di fatturato dovuta al calo delle esportazioni e le due aziende russe nella Top 100, Rostec e United Shipbuilding Corporation, hanno aumentato i loro ricavi complessivi del 23%, raggiungendo i 31,2 miliardi di dollari. “Il Paese ha completamente cambiato le sue priorità. Negli ultimi tre anni la produzione è stata orientata verso un’economia di guerra”, ha detto Nan Thian. Secondo il rapporto Sipri, Mosca ha aumentato la sua produzione di proiettili d’artiglieria da 152 mm del 420% tra il 2022 e il 2024: da 250.000 a 1,3 milioni.

A causa delle sanzioni internazionali, l’industria bellica russa è carente di componenti provenienti dall’estero, in particolare di componenti elettronici per gli aerei. Tuttavia, l’idea che l’economia russa sarebbe crollata si è rivelata falsa, ha rimarcato Nan Tian: “Il Paese è in una situazione molto peggiore ora di quanto sarebbe stato se non avesse invaso (l’Ucraina), perché ovviamente non ci sarebbero state le sanzioni, ma il Paese ha dimostrato di essere piuttosto resiliente a queste varie sanzioni e ai problemi economici”. Nan Tian ritiene che la trasformazione dell’economia russa sia arrivata a un punto tale che, se si arrivasse a una pace duratura in Ucraina, sarebbe difficile per Mosca tornare a un’economia non bellica.

ASIA UNICA REGIONE A REGISTRARE CALO DEI RICAVI DOVUTO A CINA L’Asia è dietro a Stati Uniti ed Europa, con 23 aziende produttrici di armi nella lista Sipri, ma è l’unica regione in cui le aziende hanno registrato ricavi inferiori rispetto all’anno precedente, toccando i 130 miliardi di dollari, pari a -1,2% rispetto al 2023. Un dato regionale dovuto in particolare a un calo complessivo del 10% dei ricavi delle otto aziende cinesi presenti nella Top 100. E il calo più significativo è stato il 31% dei ricavi di NORINCO, il principale produttore cinese di sistemi terrestri. “Una serie di accuse di corruzione negli appalti di armi cinesi ha portato al rinvio o alla cancellazione di importanti contratti di armamenti nel 2024”, ha spiegato Nan Tian.

Al contrario, i ricavi hanno continuato a crescere tra le aziende giapponesi e sudcoreane presenti nella Top 100, grazie alla forte domanda europea e interna. Le cinque aziende giapponesi hanno aumentato i loro ricavi del 40%, raggiungendo i 13,3 miliardi di dollari, mentre i quattro produttori sudcoreani hanno aumentato i loro ricavi del 31%, raggiungendo i 14,1 miliardi di dollari. La più grande azienda di armamenti sudcoreana, Hanwha Group, ha registrato un aumento del 42% dei suoi ricavi, di cui oltre la metà proveniente dalle esportazioni.

PER LA PRIMA VOLTA 9 AZIENDE DEL MEDIO ORIENTE NELLA TOP 100 Per la prima volta, nove delle prime 100 aziende produttrici di armi hanno sede in Medio Oriente, con un fatturato complessivo di 31 miliardi di dollari e un incremento regionale del 14%.

Tre aziende israeliane hanno registrato un incremento del 16%, raggiungendo i 16,2 miliardi di dollari. “La crescente reazione negativa alle azioni di Israele a Gaza sembra aver avuto scarso impatto sull’interesse per le armi israeliane – ha affermato Zubaida Karim, ricercatrice del Programma Sipri per le Spese Militari e la Produzione di Armi – molti Paesi hanno continuato a fare nuovi ordini alle aziende israeliane nel 2024”.

Nella lista figurano quindi cinque aziende con sede in Turchia, che hanno registrato un fatturato di 10,1 miliardi di dollari, con un aumento dell’11% su base annua, e l’azienda statale degli Emirati arabi uniti, EDGE Group, che ha registrato ricavi per 4,7 miliardi.