Roma, 30 ott. (askanews) – “Non dobbiamo guardare la classifica, non dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo fatto. Dobbiamo essere la nostra versione migliore e aggiungere qualcosina rispetto al passato”. Vigilia di derby per l’Inter di Cristian Chivu, attesa dalla sfida contro il Milan.
L’Inter arriva all’appuntamento dopo sette derby consecutivi senza vittorie. Un dato che Chivu non sottovaluta:”Se non vinciamo il derby da sette partite una domanda la si dovrebbe fare. Non vuol dire che i ragazzi non si siano impegnati, ma che gli episodi non sono stati con noi. Bisogna avere equilibrio e motivazione, fare qualche sacrificio in più rispetto alle altre partite”.
Il tecnico ha sottolineato l’importanza dell’atteggiamento, soprattutto nei momenti senza possesso: “Dobbiamo trovare un po’ di provincialità quando non si ha la palla, fame e ordine, rimboccandoci le maniche senza avere la presunzione di pensare che giocatori forti possano risolvere tutto”.
Sul valore della partita, Chivu ha ricordato che il derby, nonostante il peso emotivo, non sarà necessariamente decisivo per la stagione: “Siamo appena alla decima giornata. La storia e lo scorso campionato mi insegnano che un derby può anche non essere decisivo. È una partita che può dare tanto a una squadra e togliere all’altra, ma non è per forza determinante”.
Nessuna squadra parte con i favori del pronostico: “Non esiste un favorito nel derby. La pressione c’è per tutti. Bisogna pensare soltanto a fare le cose giuste al momento giusto. Sappiamo quanto ti dà un derby se lo vinci e cosa ti toglie se lo perdi”.
Buone indicazioni anche su Marcus Thuram: “Sta bene, l’ha fatto vedere nelle ultime partite. Quando un giocatore trova la quadra dal punto di vista della leadership, trova entusiasmo e fiducia appena segna e diventa determinante. Le energie le trova sempre e le avrà anche domani”.
Sulle scelte di formazione e sulle rotazioni, condizionate dagli infortuni, Chivu ha spiegato: “Qualcuno deve riposare qualche volta. Cerco sempre di trovare le giuste rotazioni, perché ne ho pochi. Altrimenti saremmo costretti a far giocare Bovio o Jakirovic». Sulla possibile presenza di Martinez, invece, il tecnico ha rimandato ogni decisione: «Lo vedremo domani”.
Spazio anche al tema del nuovo stadio, con una riflessione tra innovazione e nostalgia per San Siro. “Capisco i sostenitori del Meazza perché ci ho giocato dentro, però sono anche a favore dell’innovazione, di quelle cose che possono creare opportunità importanti per la proprietà e per gli incassi. Il mondo va avanti, senza soldi nel mondo del calcio non sopravvivi”.
Infine, una battuta sul possibile futuro sulla panchina nerazzurra nel nuovo impianto, previsto per il 2031/32. “Non dico niente, mancano quattro anni. Allenare l’Inter e affrontare giudizi e pregiudizi che diventano sentenze è dura. Se cambia la cultura sportiva e arrivano i risultati avrò meno capelli bianchi e non finirò in ospedale come qualche altro mio collega”.

