HomeAskanewsDirettrici d’orchestra: Simone Young fra Wagner e Britten pacifista

Direttrici d’orchestra: Simone Young fra Wagner e Britten pacifista

Torino, 30 ott. (askanews) – Simone Young, direttrice d’orchestra, australiana, grande interprete di Wagner, Verdi e non solo. L’abbiamo intervistata a margine dell’inaugurazione del Festival MiTo 2026( con la direzione artistica di un’altra maestra, Speranza Scappucci) per un podcast della serie “Direttrici d’Orchestra” per la rubrica Sguardi, prodotta da Askanews e ideata da Alessandra Quattrocchi.

A Torino, Simone Young ha guidato l’Orchestra Sinfonica della Rai nel “War Requiem” di Benjamin Britten. Quest’anno è il cinquantenario della morte del compositore inglese. E il War Requiem è simbolico perché fu scritto in protesta contro la guerra, lo spreco che è la guerra. Simone Young ci parla anche del suo amore per lo sport, della sua vita fra Australia ed Europa, dell’educazione multiculturale che ha avuto ‘down under’, di come si dirige dalla buca orchestrale ‘nascosta’ del Festspielhaus che Wagner costruì in Baviera a Bayreuth. E ancora di quando fu la prima donna a dirigere i Wiener Philharmoniker, e di quando sua figlia si iscrisse a Fisica a Oxford…

“Come tutti gli australiani io amo lo sport. Amo anche il tennis e anche Sinner!” dice. Sul “War requiem”, “Anche Britten era pacifista; questo non è un Requiem per il tempo passato. È un requiem per oggi. È un requiem per una generazione persa. Si sente anche nel coro delle voci bianche. Si sente quasi i ragazzi che sono stati uccisi nella prima e nella seconda guerra. Alla prima esecuzione nel 1963, nella cattedrale di Coventry ricostruita dopo le distruzioni delle bombe, si era da poco entrati nella guerra fredda. Oggi c’è l’Ucraina, il Medio Oriente, i conflitti in Africa, e quel Requiem ha rilevanza oggi purtroppo forse ancora di più che nel 1963. È un appello alla pace. Il finale dice “Let Us Sleep now” nelle parole della poesia pacifista di Wilfred Owen, che morì al fronte pochi mesi prima della fine del primo conflitto mondiale; ed quasi una tradizione moderna di” Requiescat in pace”.

Per la prima volta Young ha visitato Torino, “quasi un gioiello segreto. Bellissima la città, anche il Museo Egizio splendido e questa è una grande orchestra”. Nata e cresciuta a Sydney. con una vita è stata divisa fra l’Europa, dove ha cominciato a dirigere molto giovane verso i 25 anni anche ricoprendo ruoli di grande responsabilità in diversi teatri europei; e naturalmente l’Australia, la sua terra natia dove si è formata anche con Richard Bonynge e Charles McCarrick e dove oggi è direttrice principale della Sydney Sinfonia Orchestra: “Io sono figlia di una croata emigrata e di un irlandese australiano; sono cresciuta nell’acqua del mare, amo lo sport e oggi mi sento cittadina del mondo. I miei avi irlandesi era musicali ma mio padre era un ragazzo degli anni trenta e non c’erano soldi per l’educazione. Ma per la mia generazione… abbiamo avuto tutto, sport, musica a scuola. È stato subito chiaro che avevo talento, e ho cominciato da compositrice”.

Nel 2000, Young ha diretto anche una cosa completamente diversa, la cerimonia di apertura delle Olimpiadi a Sydney: è un sogno per ogni direttore, celebrare l’inizio delle Olimpiadi non solo nel proprio Paese natale ma nella città natale, con l’orchestra con cui si è cresciuti: una grande esperienza.

Wagneriana, amante di Verdi, prima donna a dirigere i Wiener Philharmoniker, prima donna a dirigere tutta la Tetralogia di Wagner nel tempio di Bayreuth, ma Simone Young non ha voglia di essere definita una pioniera: l’arte, dice, va al di là del genere e presentarsi solo come un esempio per le altre è riduttivo. “È un grande privilegio essere maestro di un’orchestra, perché è come essere un pianista davanti al piano più grande, più bello del mondo”. Ma ammette: “una volta sono stata contenta di essere un esempio, quando mia figlia si è iscritta a fisica a Oxford e le hanno detto ‘sarai la sola donna nel Dipartimento’. E lei ha risposto: ‘Credo che non sappiate cosa fa mia madre'”…

I podcast della rubrica “Sguardi” sono disponibili sul sito di askanews.it, sul canale YouTube dedicato e su tutte le piattaforme di streaming audio.