Occorre saper costruire le squadre sui fronti politici opposti in modo che possano offrire il meglio da proporre all’elettorato che dovrà scegliere. In Campania abbiamo un apprezzabile esempio di democrazia almeno dalle parti del centrosinistra che punta alla vittoria per dire alla Meloni prima o poi di prepararsi a sgombrare.
L’accordo sul nome di Fico
Sarà per questo che il Pd ha deciso di confermare ed accrescere il consenso in quella terra dando semaforo verde a Fico dei 5 Stelle come candidato Presidente. L’accordo è maturato dopo che si è ricomposto il contenzioso con De Luca, il Presidente uscente, che su Fico e compagni ha sempre espresso parole di fuoco per inettitudine e demenza politica. La quadra si è trovata dopo che a Piero, figlio di De Luca, già membro del nostro glorioso Parlamento, è stata garantita anche la Presidenza della Segreteria regionale del partito. Sembra tutto troppo fico per essere vero. Eppure è proprio così.
Politica e affari di famiglia
Impilare un incarico sull’altro deve essere lo sport di quel partito e della Sinistra in genere. Trattasi anche di una certa sensibilità agli affari di famiglia. Corre voce che anche il figlio di Mastella voglia intraprendere un proprio cursus honorum in politica. Niente di male dopo che il padre e la madre hanno già messo la loro bandierina nel passato e nel presente in materia di incarichi elettivi. Del resto anche Franceschini vanta una moglie parlamentare così come Fratoianni. Nulla da dire. In famiglia meglio avere punti di interesse in comune che altro.
Che Vincenzo De Luca sia intelligente e simpatico è cosa nota, la sua abilità di usare i media sferzando qua e là dove ritiene più opportuno lo ha reso molto gettonato anche sui social. Questa volta con un espediente dialettico dovrà giustificare il sostegno a chi fino a poco fa disprezzava per imperizia e mancanza della benché minima preparazione. Ci riuscirà come sempre.
La scelta calata dall’alto
La Schlein si è tolta finalmente un peso dallo stomaco trasferendolo agli abitanti della Campania Felix che rischiano piuttosto di dover piangere. L’intesa a cui si è pervenuto suona già delle solite decisioni prese dall’alto che l’elettorato deve solo limitarsi ad ingoiare anche se si trattasse di un boccone amaro. Si farà un congresso regionale che ratificherà quanto già convenuto, punto e basta.
Considerati comunque i costi dell’organizzazione, inutile farlo e che si proceda per diretta investitura e vissero tutti felici e contenti. I cittadini devono “abbozzare”, prima o poi dimenticheranno anche questo. Per certo non si è abbozzato nemmeno un principio minimo di democrazia o di talentuosa politica; e quindi agli elettori, se non un groppo in gola, verrà almeno un minimo di bozzo, un gonfiore che prima o poi si sgonfierà.
La consolazione della poesia
La Schlein nella circostanza si è regolata ispirandosi molto probabilmente alla lettura del poeta Carducci quando vergava:
“Ma il popolo è, ben lo sapete, un cane,
E i sassi addenta che non può scagliare,
E specialmente le sue ferree zane
Gode ne le fortezze esercitare;
E le sgretola; e poi lieto si stende
Latrando su le pietre ruinate,
Fin che si leva ea correr via riprende
Verso altri sassi ed altre bastonate.”
O meglio ancora, a consolazione degli interdetti simpatizzanti del suo partito:
“Salute, o genti umane affaticate!
Tutto trapassa e nulla può morir.
Noi troppo odiammo e sofferimmo. Amate.
Il mondo è bello e santo è l’avvenir”.
Campania infelix docet. Da quelle parti il sol dell’avvenire stenterà comunque a sorgere.