Il risultato referendario ha segnato una indubbia inversione di tendenza nell’indirizzo dell’opinione pubblica nei confronti del governo e della maggioranza parlamentare che lo sostiene, con risultati che hanno visto prevalere il “No” anche in molte regioni guidate dal centrodestra.
Una soddisfazione da non assolutizzare
In alcune piazze iconiche come Arcore; a Napoli il “No” ha toccato il 75,5%, a Roma il 60,3%, a Bologna il 68,2% e stessa cosa dicasi per al tre grandi città del nord e del sud, come ad esempio Palermo dove nella parte centrale della città in molti seggi il “No” è arrivato intorno all’80%.
Va altresì sottolineata il segnale positivo del ritorno degli elettori alle urne e del voto giovanile che ha tirato la volata al “No”.
Questi lusinghieri risultati, visti dall’osservatorio del centrosinistra, devono ispirare una riflessione che non può fermarsi alla comprensibile soddisfazione per il successo referendario, quantunque non fosse affatto scontato visto che tutti i sondaggi di qualche mese fa vedevano il ”Si” avanti di 10-15 punti percentuali.
Il significato politico del referendum
Poi i sostenitori del “No” sono riusciti a trasmettere l’importanza di un appuntamento che aveva un inevitabile significato politico, come del resto si conviene per un quesito che chiama alle urne tutti gli elettori di un intero paese per una modifica della Costituzione. La soddisfazione è quindi comprensibile e legittima. Ma è proprio il successo nelle aree amministrate dal centrodestra che deve indurre a valutazioni molto prudenti.
Dal successo al progetto
Chi è chiamato ad organizzare la proposta alternativa alla destra non può contare sull’automatica trasposizione del voto referendario nello scenario delle prossime elezioni politiche; sarebbe un errore fatale. Il risultato referendario certifica che il vento politico è cambiato e non gonfia più le vele della nave governativa e che la guida del paese è contendibile. Ma da qui in poi è tutto ancora da fare e la costruzione di posizioni condivise è sicuramente più complessa rispetto all’aggregazione di un muro a difesa della Costituzione.
La necessità della coalizione
Per le prossime elezioni politiche è necessario costruire una coalizione che condivida dei punti programmatici qualificanti di politica interna e di politica estera e sarà quindi necessario mettere in campo una notevole capacità di mediazione e di inclusione. Si dovranno rispolverare le doti che hanno segnato la parte migliore della nostra storia repubblicana per non incorrere nell’errore che caratterizza l’attuale maggioranza di governo tenuta insieme solo dal collante generato dalla gestione del potere, ma divisa – e troppo spesso ferma – rispetto alla soluzione dei problemi degli italiani.
