Il riflesso polemico permanente
La Meloni è andata in Parlamento e il vocabolario della opposizione non è cambiato e non c’è da rallegrarsi. Non si tratta di riconoscere alla Premier una qualche minima indulgenza. Se per caso ha fatto qualcosa che coincide con le proposte del “campo largo” le si ribatte che avrebbe dovuto farlo prima e che invece in ogni caso il merito è semmai da ascriversi a chi ha lanciato l’idea per primo. La questione non è da leggere in termini di ragione o torti. In politica tutto può essere letto in un modo e nel suo contrario a seconda delle convenienze di parte.
Così, in ogni intervista, se si parla di guerra, si trova subito stucchevolmente la maniera di aggiungere al tema anche la sanità, la fiscalità e tutto l’armamentario dei problemi che affliggono il paese. Il “fuori luogo” diventa il luogo privilegiato del dibattito. Si tratta di ritornelli che lasciano desolati quelli che invocano la Sinistra di un tempo e che probabilmente disertano per questo le urne. Si faccia attenzione: l’adesione al referendum non coinciderà automaticamente con l’affezione al voto quando si tratterà di rinnovare il Parlamento.
Leadership cercasi, ma senza sintesi
Subito dopo il cimento referendario è riapparso il vecchio vizio della gara a chi debba condurre la coalizione di forze per sconfiggere il governo d’oggi. Il richiamo immediato è alle “primarie” come nobile esercizio di democrazia e di partecipazione, un modo elegante per dire chi sgomita e scalcia per essere in cima, sopra tutti. Con pronto ravvedimento si è poi abbandonata la faccenda che rischiava di mettere nuovamente in luce gli attriti, pur legittimi ma altrettanto irritanti, tra le fazioni in competizione. Qualcuno di quel mondo ha osservato che a volte occorre umiltà e avere la capacità di fare, se occorresse, anche un passo indietro ma è un appello retorico destinato a cadere nel vuoto. Si è parlato all’istante di un Federatore ma l’idea è risultata spinosa tale da non far dormire tranquilli sulle federe dei propri cuscini.
Si è quindi accantonato il fatto e rispolverata la nobile questione di un “programma” tutto da confezionare e proporre agli elettori. Il che starebbe a dire che finora, dopo anni, si sarebbe fatta allora opposizione senza disporre di una serie organica di proposte identitarie da offrire agli elettori. Un procedere a casaccio che non può far felice il popolo della Sinistra. In politica estera ci sarà, ad esempio, da lavorare duramente per mettere in sintonia le diverse visioni dei protagonisti in lizza.
La deriva del linguaggio e la politica della rabbia
C’è un punto più allarmante su tutti. È lo stile di comunicazione che trasuda livore verso l’avversario politico che lo si vorrebbe rantolante mentre, ispirandosi al Conte Ugolino, la bava di vittoria goccia dalla bocca del vincitore, l’adozione di un vocabolario che chiama alla rissa fuori da ogni compostezza. Non si tratta di chiedere alla Sinistra di imparare a scrivere con la mano Destra, un tempo erroneamente si correggevano i mancini come fosse un difetto. Si spera che proprio essa possa piuttosto trovare il coraggio e l’ambizione di innovare il linguaggio politico corrente ripudiando la barbarie espressiva in voga e dando così una prospettiva al futuro dibattito della democrazia, un girare pagina che frutterebbe peraltro non pochi consensi. Il campo largo è costantemente sul punto di apparire come slabbrato.
Dovrebbe essere questo il “primario” punto all’ordine del giorno, la cifra distintiva di chi si candida alla guida del paese, la responsabilità da prendere sulle spalle senza scansarsi. Questa sarebbe la sfida da vincere e la rivoluzione vera di cui avrebbe più bisogno l’Italia, la svolta che nessuno azzarda per evidente incapacità o per miserabile convenienza. C’è insomma urgenza di una riacculturazione del modo di porsi. La faccenda non riguarderebbe solo il PD ma anche gli alleati con cui non dovrebbe fare lega se non si accostumassero ad una nuova formula, almeno più “gentile”, del dire. Meno filastrocche a memoria e più qualità. Più arte all’ascolto dell’altro e repliche di maggiore sostanza. Mordere non vuol dire vincere. Ciò che la rabbia rende oggi può essere un boomerang domani, tradursi improvvisamente di grida nel deserto di ascoltatori.
Per molti il cuore, si sa, batte a sinistra e del resto il buon Manzoni scriveva che “arrivato al ponte, voltò, senza esitare, a sinistra”. È altrettanto vero che al tempo degli antichi Romani gli àuguri, interpretando il volo degli uccelli, indicavano come funesti i segni che giungevano da quella parte. Anche biblicamente la posizione migliore fu quella di essere alla Destra del Padre e non diversamente. Non si tratta di dire, secondo Moretti, qualcosa di sinistra ma di dirla bene, con i giusti toni, accenti e argomenti meno populisti di quelli che corrono. O altrimenti palla al Centro.
Lo scandalo come scorciatoia
Il fascino dello scandalismo si è riaffacciato con la polemica sulla foto della Meloni con un esponente del clan camorristico dei Senese: un episodio che segna un punto avvilente di lotta politica, un degrado da compatire. Nelle centinaia di incontri che un leader consuma nel corso dei suoi giorni è difficile filtrare ogni persona che, avvicinandosi tra la massa di persone, richiede un selfie di compiacimento. L’episodio richiama la panzana del bacio di Andreotti a Reina e l’eclatante bufera mediatica che ne seguì. Non è con questi tiri sinistri che si onora la tradizione del partito che fu di Berlinguer e che si possa dar voce ad una opposizione carente e comunque sempre necessaria.
In un gustoso racconto di Roberto Di Salvo a titolo “Come il mitocondrio” lo scienziato protagonista spiega che “l’energia contenuta nel mitocondrio possa essere rafforzata dal cuore umano e, impiantato nell’uomo con modalità che non sto a spiegarti, infondere una maggiore positività. E sono convinto, ormai sono sul punto di dimostrarlo scientificamente, che si possa riuscire a realizzare una più potente fonte di energia tra tutte le persone che ci circondano. Cerchie, via via più ampie e la diffusione lenta, progressiva e virtuosa di questa potenza benefica. Fino a rendere gradualmente le persone migliori, l’umanità più empatica e gli uomini pronti ad accorrere ai bisogni altrui.”.
Un’opposizione necessaria, ma da rifondare
Ogni sistema politico ha bisogno di una opposizione che pungoli la maggioranza a dare il meglio nell’ansia di essere sopraffatta dai suoi avversari che ambiscono a scalzarla dal potere. C’è una fetta non trascurabile di società che vorrebbe dire di essere di Sinistra e che invece, così facendo, si costringe al silenzio. Non muore ancora del tutto la speranza di una Sinistra che torni ad essere, sin d’ora.
