26 C
Roma
venerdì, 29 Agosto, 2025
Home GiornaleCattolici alternativi? Ognuno s’arrangia come può, con sprezzo del ridicolo

Cattolici alternativi? Ognuno s’arrangia come può, con sprezzo del ridicolo

L’intervento di Giorgia Meloni al Meeting di Cl riaccende il dibattito sulle “simpatie politiche” dei cattolici e sul loro ruolo nello scenario post-2022. Non organizzarsi significa votarsi all’irrilevanza.

L’intervento, molto applaudito, di Giorgia Meloni al recente Meeting di Comunione e Liberazione ha riacceso – forse per la prima volta dopo molto tempo – il tema delle “simpatie” politiche dei cattolici nella fase che si è aperta dopo la vittoria del centro destra nel settembre del 2022. Al di là e al di fuori dell’ormai sempre più stantio dibattito sulla nascita di molteplici esperienze che si richiamano alla Dc, ai Popolari e ad un ipotetico, seppur necessario ed indispensabile, partito di centro che sappia anche declinare una vera e credibile “politica di centro”.

Il distacco della sinistra dalla tradizione cattolica

Tuttavia, il il tema su cui vorrei richiamare l’attenzione, al di là dell’intervento della Premier a Rimini e della simpatia – o meno – che può suscitare in alcuni settori della galassia cattolica contemporanea, è il distacco e la lontananza dell’attuale schieramento di sinistra da tutto ciò che è seppur solo lontanamente riconducibile all’esperienza, alla cultura, alla tradizione e alla stessa prassi del cattolicesimo politico italiano. Sia nella sua versione democratica e, men che meno, popolare e sociale.

E lo dico, sia chiaro, nel pieno rispetto di tutti gli amici che continuano ad impegnarsi nel Pd della Schlein. Ma è indubbio che l’attuale coalizione di sinistra e progressista è quasi radicalmente alternativa a tutto ciò che sa di cultura politica, e storica, dei cattolici italiani.

Tre sinistre senza dialogo con i cattolici

È un fatto, sufficientemente oggettivo, che le attuali tre sinistre che dettano l’agenda politica e programmatica all’intera coalizione sono sostanzialmente estranee ed esterne a quei temi che abbiamo – per fare un ultimo esempio – sentito risuonare nei giorni del Meeting di Rimini.

Certo, nell’area cattolica italiana esistono molte e diverse sensibilità culturali, etiche e politiche che portano alcuni a riconoscersi anche nella sinistra più estrema. Una diversità che va sotto il nome di pluralismo politico ed elettorale dei cattolici italiani, del tutto legittimo ed anche auspicabile.

Ma, osservando l’attualità, i cattolici restano un corpo estraneo di fronte ad una sinistra massimalista e radicale della Schlein, ad una sinistra populista e demagogica dei 5 stelle e ad una sinistra estremista ed ideologica del trio Fratoianni/Bonelli/Salis. Come, del resto, sono estranei al sovranismo populista della Lega di Salvini.

Un compito urgente: attrezzarsi per il futuro

E dunque, che fare? Probabilmente, e lo dico con un pizzico di amarezza, oggi possiamo sapere solo cosa “non fare”. Sul che fare, abbiamo circa 18 mesi di tempo per attrezzarci. Tutti insieme, e senza nessuna esclusione pregiudiziale o preconcetta e, men che meno, personale.

Sapendo che l’alternativa ad organizzarsi ha un solo sbocco: l’irrilevanza politica, l’ininfluenza culturale e l’inconsistenza programmatica. Per questo è consigliabile attrezzarsi.