Centro e destra restano due mondi diversi?

Sì, restano diversi. E la loro distinzione andrebbe protetta a garanzia delle identità di entrambi. In realtà, se si mescolano succede il più delle volte che sia la destra a guidare la danza.

 

L’esito a sorpresa del voto di domenica scorsa ha risparmiato ai popolari spagnoli l’ardua scelta tra fare maggioranza con la destra franchista o tentare una grande coalizione con i socialisti. Ma quel dilemma, quasi lo stesso, si porrà per i popolari europei all’indomani delle elezioni dell’anno prossimo. Divisi anch’essi tra chi immagina uno schieramento alleato dei conservatori e chi invece scommette sulla continuità della maggioranza Ursula, socialisti compresi.

 

A occhio e croce saranno i numeri a decidere. E probabilmente a suggerire formule di grande coalizione più o meno abilmente mascherate.

 

Ma il vero problema resta quello identitario e dovrà pur essere sviscerato, un giorno o l’altro. Il problema cioè è quello dei confini che si pongono alla destra di una formazione di centro. Questione che all’epoca la Dc italiana risolse sbarrando il passo a ogni forma di collaborazione (salvo qualche eccezione sottobanco). E che oggi tende piuttosto ad essere interpretato nella chiave opposta. Se non altro per comodità numerica.

 

Eppure centro e destra restano due mondi assai diversi. E quella loro distinzione andrebbe protetta a garanzia delle identità di entrambi. Si aggiunga che quando queste due forze si mescolano succede il più delle volte che sia la destra a guidare la danza. Non fosse altro perché la radicalizzazione porta sempre acqua al suo mulino. Il centro infatti vive di movimenti, di sfumature, di articolazioni. Se la logica è invece quella del blocco d’ordine, può solo trovarsi a ubbidire. Cosa che sommessamente – ma non troppo – si consiglia di evitare.

 

 

[Fonte: La Voce del Popolo – 27 luglio 2023. Articolo qui riproposto per gentile concessione del direttore del settimanale della Diocesi di Brescia]