Il bipolarismo come vincolo dogmatico
Il bipolarismo selvaggio, lo sappiamo da tempo, non è la risposta più congeniale, più funzionale e più coerente per la salute del nostro sistema politico. E, men che meno, per la stessa efficacia dell’azione di governo. Gli esempi sono molteplici per confermare questa valutazione. È sufficiente osservare il comportamento concreto di alcune forze politiche per rendersene conto.
Al riguardo, l’esempio del partito personale di Matteo Renzi è forse quello più plateale. In aperta ostilità a Giorgia Meloni per le note questioni legate alle consulenze dei parlamentari in carica con paesi esteri, è improvvisamente diventato il nemico più implacabile del Governo e, al contempo, il sostenitore più agguerrito dell’unità delle sinistre. Una coalizione che, oggettivamente e persino plasticamente, è del tutto alternativa rispetto alle storiche posizioni che l’ex premier fiorentino ha sostenuto lungo tutto il suo percorso politico. Al di là del trasformismo, del tatticismo esasperato e delle convenienze momentanee, resta il rispetto dogmatico dell’attuale bipolarismo.
Contraddizioni politiche e incoerenze di governo
In un contesto in cui, tanto a destra quanto soprattutto a sinistra, si moltiplicano contraddizioni, zone d’ombra e incoerenze politiche persino macroscopiche, diventa evidente la necessità di mettere in campo un’iniziativa politica, culturale e programmatica capace di mettere in discussione questo singolare e inedito impianto bipolare.
Soprattutto, occorre rilanciare quella coerenza politica e di governo che si è progressivamente dissolta negli ultimi anni. Non è più tollerabile, ad esempio, che attorno a un capitolo decisivo dell’azione di governo come la politica estera vi siano coalizioni radicalmente frantumate al loro interno. Nell’attuale alleanza di sinistra e progressista convivono stabilmente ben cinque posizioni diverse, che si riflettono nei documenti parlamentari, negli ordini del giorno e nelle risoluzioni presentate nelle Camere.
La vera sfida: l’elettorato che non vota
La vera sfida, dunque, non è quella di incrinare il consenso delle opposte “curve sud”, ma, al contrario, saper intercettare un segmento consistente del Paese che non si sente più rappresentato dagli attuali schieramenti maggioritari e che, di conseguenza, si astiene dal voto.
È su questo terreno che si gioca la possibilità di una nuova iniziativa politica capace di ricomporre una domanda di rappresentanza oggi dispersa e silenziosa.
Riscoprire il “Patto per l’Italia”
Ecco perché riscoprire e rilanciare oggi un “Patto per l’Italia”, sulle orme di quello promosso nel lontano 1994 dal PPI delle origini di Franco Marini, Mino Martinazzoli e Gerardo Bianco, può rappresentare un progetto politicamente coerente, lungimirante, coraggioso e fortemente innovativo.
È il “Patto per l’Italia” a cui sta lavorando Carlo Calenda, insieme al suo partito e ad altre realtà politiche, culturali e associative che guardano in quella direzione.
Un centro riformista e di governo
Naturalmente, è necessario mettere in campo un’iniziativa politica larga, plurale, inclusiva e realmente riformista e di governo, capace di intercettare domande, istanze e richieste che provengono da molti settori della società italiana.
Un’operazione centrista autentica, schiettamente di governo, che vada oltre il recinto di un singolo partito e sia in grado di incidere realmente nella cittadella politica italiana. Questa può essere la vera carta politica da giocare per mettere in discussione le pesanti contraddizioni e le incongruenze di un bipolarismo sempre più malsano, opportunistico e bislacco.
Cultura di governo e partecipazione democratica
Un progetto di questo tipo potrebbe non solo reintrodurre quella “cultura di governo” che ha rappresentato uno degli aspetti costitutivi ed essenziali della lunga stagione democratico-cristiana, ma anche – e soprattutto – riportare alle urne persone e settori della società che si sono progressivamente allontanati dalla politica perché non riuscivano più a intravedere una concreta ed efficace offerta politica e programmatica.
