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mercoledì, 4 Febbraio, 2026
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Centro, un’offerta simile al “Patto per l’Italia”

Oltre un bipolarismo sempre più contraddittorio, la necessità di una proposta riformista di governo capace di intercettare l’elettorato oggi senza rappresentanza.

Il bipolarismo come vincolo dogmatico

Il bipolarismo selvaggio, lo sappiamo da tempo, non è la risposta più congeniale, più funzionale e più coerente per la salute del nostro sistema politico. E, men che meno, per la stessa efficacia dell’azione di governo. Gli esempi sono molteplici per confermare questa valutazione. È sufficiente osservare il comportamento concreto di alcune forze politiche per rendersene conto.

Al riguardo, l’esempio del partito personale di Matteo Renzi è forse quello più plateale. In aperta ostilità a Giorgia Meloni per le note questioni legate alle consulenze dei parlamentari in carica con paesi esteri, è improvvisamente diventato il nemico più implacabile del Governo e, al contempo, il sostenitore più agguerrito dell’unità delle sinistre. Una coalizione che, oggettivamente e persino plasticamente, è del tutto alternativa rispetto alle storiche posizioni che l’ex premier fiorentino ha sostenuto lungo tutto il suo percorso politico. Al di là del trasformismo, del tatticismo esasperato e delle convenienze momentanee, resta il rispetto dogmatico dell’attuale bipolarismo.

Contraddizioni politiche e incoerenze di governo

In un contesto in cui, tanto a destra quanto soprattutto a sinistra, si moltiplicano contraddizioni, zone d’ombra e incoerenze politiche persino macroscopiche, diventa evidente la necessità di mettere in campo un’iniziativa politica, culturale e programmatica capace di mettere in discussione questo singolare e inedito impianto bipolare.

Soprattutto, occorre rilanciare quella coerenza politica e di governo che si è progressivamente dissolta negli ultimi anni. Non è più tollerabile, ad esempio, che attorno a un capitolo decisivo dell’azione di governo come la politica estera vi siano coalizioni radicalmente frantumate al loro interno. Nell’attuale alleanza di sinistra e progressista convivono stabilmente ben cinque posizioni diverse, che si riflettono nei documenti parlamentari, negli ordini del giorno e nelle risoluzioni presentate nelle Camere.

La vera sfida: lelettorato che non vota

La vera sfida, dunque, non è quella di incrinare il consenso delle opposte “curve sud”, ma, al contrario, saper intercettare un segmento consistente del Paese che non si sente più rappresentato dagli attuali schieramenti maggioritari e che, di conseguenza, si astiene dal voto.

È su questo terreno che si gioca la possibilità di una nuova iniziativa politica capace di ricomporre una domanda di rappresentanza oggi dispersa e silenziosa.

Riscoprire il Patto per lItalia”

Ecco perché riscoprire e rilanciare oggi un “Patto per l’Italia”, sulle orme di quello promosso nel lontano 1994 dal PPI delle origini di Franco Marini, Mino Martinazzoli e Gerardo Bianco, può rappresentare un progetto politicamente coerente, lungimirante, coraggioso e fortemente innovativo.

È il “Patto per l’Italia” a cui sta lavorando Carlo Calenda, insieme al suo partito e ad altre realtà politiche, culturali e associative che guardano in quella direzione.

Un centro riformista e di governo

Naturalmente, è necessario mettere in campo un’iniziativa politica larga, plurale, inclusiva e realmente riformista e di governo, capace di intercettare domande, istanze e richieste che provengono da molti settori della società italiana.

Un’operazione centrista autentica, schiettamente di governo, che vada oltre il recinto di un singolo partito e sia in grado di incidere realmente nella cittadella politica italiana. Questa può essere la vera carta politica da giocare per mettere in discussione le pesanti contraddizioni e le incongruenze di un bipolarismo sempre più malsano, opportunistico e bislacco.

 

Cultura di governo e partecipazione democratica

Un progetto di questo tipo potrebbe non solo reintrodurre quella “cultura di governo” che ha rappresentato uno degli aspetti costitutivi ed essenziali della lunga stagione democratico-cristiana, ma anche – e soprattutto – riportare alle urne persone e settori della società che si sono progressivamente allontanati dalla politica perché non riuscivano più a intravedere una concreta ed efficace offerta politica e programmatica.