I Celti della Padania e il disegno del territorio
Il destro lo dà nel campo degli alleati di Cleopatra/Meloni, il campo più vicino ai suoi fedelissimi egiziani: quel gruppo di alleati cresciuto presso i Celti della Padania, guidato dal suo luogotenente che ha uno stendardo tutto verde. Costoro propongono da tempo – e ancora di più adesso che sono saliti sul carro del governo – una suddivisione dell’italico territorio in due parti: al nord la Padania dei Celti tutta unita, e al sud un ponte che unisca i territori dei Brutzi con i Siculi.
Il “cavallo” elettorale e il seggio europeo
Il luogotenente dei Padani, alle ultime elezioni, ha caricato sul suo carro un tale ex comandante di centurie, di origini liguri, che aveva girato il territorio raccogliendo consensi tra la gente per una gens italica più forte, fatta di uomini prodi, volenterosi, coraggiosi, temerari e ostinati nella ricerca del vero sangue italico.
In tanta italianità sbandierata, il luogotenente aveva trovato un “cavallo” buono per la competizione elettorale: raccoglieva voti e consensi per un partito, il suo, che all’epoca era un poco anemico, e una bella iniezione di sangue italico non avrebbe guastato. E così fece: lo impose ai suoi ed essi lo elessero al seggio del parlamento degli alleati europei di Cesare. Pensando, così, di levarselo di torno.
L’ambizione che sega il ramo
Costui invece iniziò, come era prevedibile, a costruire la propria alternativa, segando il tronco su cui stava seduto e pure quello del suo capo, pensando che, cadendo a terra, lui si sarebbe rialzato senza lividi, mentre il luogotenente avrebbe avuto una gran botta dalla quale non si sarebbe facilmente risollevato.
Il racconto del Nomenclator
Questo è il racconto dei fatti e delle ipotesi che il Nomenclator fa a Cesare, seduto sul triclinio accanto al fuoco in un pomeriggio piovoso. Cesare resta per qualche minuto in silenzio, poi accenna un leggero sorriso.
Una mossa impercettibile sotto il trono
«Dunque – esordisce – la sorte forse ci fornisce una soluzione, con una leggera, impercettibile mossa verso una delle gambe del trono di Cleopatra/Meloni. Non sono forse costoro, i Celti dal vessillo verde, vicini alle truppe accolite che la regina egizia ha portato dalla patria sua e ha mescolato con le nostre italiche?» chiede Cesare ai quattro senatori che gli tengono compagnia.
«Sì, Cesare – risponde Tiberius Caius – sono proprio loro quelli più vicini.»
Togliere consenso senza rovesciare il tavolo
«E quindi possiamo pensare in modo diverso. Se questo animatore di italianità ritrovata, che ha molti seguaci e si sta organizzando per una centuria tutta sua, si colloca accanto a una delle gambe del trono di Cleopatra/Meloni, non si fa fallo di pensiero se si argomenta che è per togliere voti e consenso a quelli di quella parte egizia che sono indecisi e incerti se restare o andare.»
«È pensiero azzardato, oh Cesare – risponde Tiberius Caius – e anche senza scrupolo da parte tua. Potresti aver ragione: quelli che, alla prima ora, saputo dell’incarico che avrebbe preso la regina Cleopatra di governare l’impero, si sono affrettati sul carro pronti a prendere tutto, ora, passati tre anni e avendo raccolto poco, potrebbero trovare conveniente scendere…»
Il sorriso di Cesare
«Se così è, come sembra – risponde sornione Cesare – allora i Celti, caro Tiberius, ci stanno facendo un gran favore, senza volerlo fare.»
E alzò la coppa per bere un sorso di buon vino, per scaldarsi dal rigido e piovoso inverno in città.
