Milano, 26 ott. (askanews) – La Procura di Milano ha chiesto la convalida del fermo con l’applicazione della custodia cautelare in carcere per Youssef Siher, ricercatore trentenne di origini marocchine fermato sabato 24 ottobre con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
Il giovane è ritenuto dagli investigatori della Digos e dai pm della Procura di Milano la mente e il presunto fondatore del “Movimento 17 ottobre”, una sigla nata sui social dopo gli scontri e i saccheggi avvenuti nel centro di Milano nel fine settimana del 17 e 18 ottobre.
Secondo i pm di Milano, a giustificare la custodia cautelare in carcere sono il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato. Il 30enne, si legge nella richiesta di convalida del fermo firmata dal pm Francesca Crupi e dal procuratore Marcello Viola, ha assunto “profilo di spicco nel movimentismo” ed ha dimostrato “una capacità a rendere irreperibile”. Inoltre il ricercatore era “conoscenza degli strumenti informatici idoneii a sviluppare una strategia rivoluzionaria anche attaverso la pubblicazione di comunicati utili a concentrare in piazza migliaia di persone. Le istruzioni fornite agli utenti – sottolineano i magistrati milanesi – denotano un chiaro disegno strategico nel senso che le piazze indicate come luogo di concentramento risultavano per l’appunto strategiche al fine di impedire i controlli delle forze dell’ordine. L’ideologia manifestata è tale da far ritenere insufficienti gli arresti domiciliari”.
L’interrogatorio di convalida del fermo è in programma domani nel carcere milanese di San Vittore davanti al gip Tiziana Landoni.
Gli inquirenti milanesi accusano Siher di aver creato e gestito canali social e chat, anche su Telegram, per alimentare la mobilitazione nelle piazze e incitare a nuove azioni violente. Sono oltre novemila gli iscritti alla sua piattaforma di messaggistica e più di 50 mila i followers. Per gli inquirenti, l’obiettivo era promuovere iniziative con finalità eversive per destabilizzare il sistema economico e sociale, coinvolgendo anche giovanissimi.
Il ricercatore, residente a Mazzano, nel Bresciano, è stato rintracciato a Milano nell’abitazione di un’amica. Gli investigatori sono arrivati a lui grazie a intercettazioni effettuate sul telefono della moglie, Sagia Hammoud, mediatrice culturale di origini libanesi. La donna risulta indagata insieme al marito ma per ora non è stata chiesta nessuna misura cautelare per lei. La coppia, secondo la ricostruzione della Procura, i due avrebbero gestito i canali utilizzati per organizzare e indirizzare la protesta.

