Roma, 18 giu. (askanews) – A poco più di un anno dal congresso che dovrà ridisegnare i vertici del Partito comunista cinese, Xi Jinping ha mandato un segnale netto alla sua classe dirigente: il ricambio generazionale non è ancora una priorità, almeno non nella cerchia più vicina al leader. La nomina di Cai Qi, 70 anni, alla guida della Scuola centrale del Partito non appare come un semplice avvicendamento burocratico, ma come un tassello della strategia con cui Xi sta blindando il sistema politico in vista del 2027.
Il presidente cinese e segretario generale del Pcc ha compiuto 73 anni lunedì 15 giugno. E proprio attorno al suo compleanno si sono concentrati due passaggi simbolici: l’ascesa di Cai in una delle istituzioni più importanti per la formazione dei quadri e la formalizzazione del ‘Pensiero di Xi Jinping sulla costruzione del Partito’, nuova formula dottrinale destinata a rafforzare ulteriormente la centralità ideologica del leader.
La Scuola centrale del Partito è il luogo in cui il Pcc forma i funzionari destinati a salire nella gerarchia, trasmette la linea politica, disciplina il linguaggio ideologico e seleziona i profili più affidabili. Nella storia della Repubblica popolare è stata spesso anche un osservatorio privilegiato delle lotte interne. Per questo la scelta di metterla nelle mani di Cai, quinto nella gerarchia del Partito e considerato uno degli uomini più vicini a Xi, ha un peso che va oltre il nuovo incarico.
Cai prende il posto di Chen Xi, 72 anni, ex membro dell’Ufficio politico, compagno di studi di Xi all’università Tsinghua e figura di fiducia del leader cinese. Chen aveva continuato a guidare la scuola anche dopo l’uscita dal Comitato centrale nel 2022, una soluzione già anomala. Ora, però, Xi ha scelto non un dirigente più giovane da lanciare verso il futuro, ma un altro settantenne, fedelissimo e già carico di responsabilità.
Il dato anagrafico, in questo caso, è un fatto politico rilevante. Nella tradizione cinese i 70 anni sono indicati con l’espressione ‘gu xi’, età ‘antica e rara’, richiamo al celebre verso del poeta Tang Du Fu secondo cui arrivare a quell’età era cosa rara fin dall’antichità. Nel sistema politico costruito da Xi, invece, i 70 anni non sembrano più rappresentare una soglia di uscita. Al contrario, possono diventare l’età della conferma, se la fedeltà politica è considerata indispensabile.
Cai è il caso più evidente. Ha lavorato con Xi nel Fujian e nello Zhejiang, due province decisive nella formazione della rete personale del leader. E’ direttore dell’Ufficio generale del Comitato centrale, struttura che controlla il flusso di documenti, informazioni, agenda e sicurezza politica attorno al vertice. E’ primo segretario della Segreteria del Pcc, ha un ruolo centrale nella propaganda e nell’ideologia, ed è tra i dirigenti che siedono più spesso accanto a Xi negli incontri con leader stranieri, compresi i vertici con Stati uniti e Russia.
Il suo profilo non è quello di un successore. Per ragioni d’età, Cai difficilmente potrebbe rappresentare il dopo-Xi. La sua funzione è diversa: custodire il sistema Xi, garantirne la disciplina interna, controllare la formazione dei quadri e rafforzare il primato della linea ideologica.
Il 2027 sarà il passaggio decisivo. Il XXI congresso nazionale del Pcc dovrà rinnovare il Comitato centrale, l’Ufficio politico (Politburo) e il Comitato permanente, cioè il sancta sanctorum del potere cinese. Xi, che ha ottenuto nel 2022 un terzo mandato da segretario generale rompendo la prassi consolidata del doppio mandato post-Deng Xiaoping, è ampiamente atteso alla prova di un quarto mandato. La domanda non è più se lascerà il potere, ma se indicherà almeno un erede.
Finora non lo ha fatto. Nel 2022 il nuovo Comitato permanente del Politburo è stato riempito da uomini considerati vicini a Xi, ma nessuno di loro aveva l’età e il profilo necessari per essere letto come successore designato. Il più giovane, Ding Xuexiang, era già sessantenne. La prassi informale che aveva favorito passaggi relativamente ordinati da Jiang Zemin a Hu Jintao e poi da Hu a Xi si è interrotta. La vicepresidenza dello Stato, un tempo possibile trampolino verso la guida suprema, non svolge più quella funzione. La Commissione militare centrale – oggetto recentemente di un impressionante repulisti – resta saldamente nelle mani di Xi, senza un civile più giovane in posizione tale da preparare un passaggio di consegne.
La rottura era stata preparata già nel 2018, quando la Cina ha cancellato dalla Costituzione il limite dei due mandati per il presidente della Repubblica popolare. Quel limite non riguardava formalmente la carica più importante, quella di segretario generale del Pcc, ma aveva contribuito a sostenere la logica politica del ricambio. Da allora la personalizzazione del potere ha accelerato. Nel 2022 Xi ha ottenuto il terzo mandato, ha rafforzato il proprio status di ‘nucleo’ del Partito e ha neutralizzato quasi tutti i riferimenti a una successione ordinata.
Questo non significa che nel Pcc manchi ogni forma di rinnovamento. Negli ultimi anni quadri nati negli anni Settanta sono stati promossi a livello provinciale, ministeriale e tecnico. Molti provengono da settori considerati strategici da Xi: finanza, tecnologia, industria aerospaziale, industria militare, amministrazione locale. Sono funzionari relativamente giovani per gli standard della politica cinese e possono avere un futuro nella macchina dello Stato-Partito. Ma restano lontani dal vero centro del potere. La loro ascesa riguarda la gestione del sistema, non la successione al vertice.
Al piano più alto, invece, il criterio dominante resta la lealtà. Xi ha utilizzato l’età in modo flessibile: ha trattenuto anziani fedelissimi, ha marginalizzato giovani non pienamente allineati e ha promosso quadri che dipendono direttamente dal suo patronato. La vecchia regola informale del ‘sette su, otto giù’, secondo cui a 67 anni si poteva restare e a 68 si doveva uscire, è stata piegata più volte. La sua applicazione non è più una norma, ma uno strumento politico.
Anche altri uomini vicini a Xi hanno mantenuto incarichi sensibili oltre la soglia dei 70 anni. Song Tao, 71 anni, dirige gli uffici per gli affari di Taiwan del Comitato centrale e del Consiglio di Stato. Xia Baolong, 73 anni, sovrintende agli affari di Hong Kong e Macao. Entrambi non sono membri del Comitato centrale, ma restano titolari di dossier politicamente cruciali. E’ un modello che potrebbe valere anche per Cai dopo il 2027: perfino se lasciasse il Comitato permanente, potrebbe conservare un ruolo decisivo in un’istituzione chiave.
La giornata del 15 giugno ha aggiunto un altro elemento. A Pechino, Cai ha partecipato a una conferenza nazionale sulla costruzione del Partito in cui è stata rilanciata la formula del ‘Pensiero di Xi Jinping sulla costruzione del Partito’. Il messaggio era chiaro: la disciplina interna, la fedeltà al centro e il controllo ideologico non sono aspetti secondari, ma il fondamento della continuità del potere. Che questo sia avvenuto proprio nel giorno del 73mo compleanno di Xi ha dato al passaggio un forte valore simbolico.
Il tema dell’età resta tuttavia politicamente sensibile. Nel settembre 2025, durante la parata militare a Pechino per l’80mo anniversario della vittoria nella guerra contro il Giappone, Xi e il presidente russo Vladimir Putin – che sono coetanei – furono ripresi mentre parlavano di longevità. Xi osservò che in passato arrivare a 70 anni era raro, mentre ‘oggi a 70 anni si è ancora bambini’; Putin evocò le prospettive aperte dalla biotecnologia e dai trapianti, e Xi accennò alla possibilità che in questo secolo si possa vivere fino a 150 anni. Quella conversazione attirò l’attenzione internazionale proprio sul punto che Pechino tende a non discutere: l’età del leader e il futuro della successione.
Il vero significato politico non è nella diplomazia personale tra Mosca e Pechino. E’ nella gestione interna del potere cinese. In un sistema privo di procedure trasparenti per la successione, ogni nomina, ogni incarico e ogni formula ideologica diventano segnali da interpretare.
La nomina di Cai Qi alla Scuola centrale del Partito indica che Xi non sta preparando un’uscita ordinata, ma una nuova fase di consolidamento. La quinta generazione di leader, a cui appartiene Xi, non lascia spazio alla sesta nel cuore della decisione politica. I quadri più giovani avanzano ai livelli amministrativi, ma il vertice resta nelle mani di una cerchia anziana, leale e dipendente da Xi.
