HomeAskanewsColloquio Trump-Netanyahu, Usa e Israele pronti a riprendere gli attacchi in Iran

Colloquio Trump-Netanyahu, Usa e Israele pronti a riprendere gli attacchi in Iran

Roma, 18 mag. (askanews) – L’esercito israeliano si sta preparando a una possibile ripresa delle ostilità con l’Iran, mentre Israele sarebbe pronto a unirsi a eventuali nuovi attacchi statunitensi e a colpire infrastrutture energetiche iraniane. Lo riferiscono media israeliani. L’emittente pubblica Kan ha citato un funzionario della sicurezza non identificato, secondo cui Israele parteciperebbe a nuovi raid Usa contro l’Iran.

Il resoconto arriva dopo una telefonata di oltre mezz’ora ieri tra il presidente Usa Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Secondo Kan, i due leader hanno discusso della prospettiva di una ripresa del conflitto.

Anche l’emittente Channel 12 ha riferito che il colloquio si è svolto “sullo sfondo dei preparativi per una ripresa dei combattimenti in Iran” e ha indicato che le forze armate israeliane sono state poste in stato di massima allerta.

Secondo Channel 12, Israele si aspetta di essere informato dagli Stati Uniti prima di qualsiasi attacco, pur non conoscendo i tempi esatti di una possibile decisione. L’emittente ha inoltre osservato che Trump è sottoposto a pressioni significative, anche da parte della Cina, perché eviti un nuovo confronto con l’Iran e punti invece a una soluzione negoziata.

Il Pentagono, intanto, ha preparato una lista di obiettivi in Iran nel caso in cui il presidente Usa Donald Trump ordini la ripresa degli attacchi contro il Paese. Lo ha riferito la Cnn, citando fonti a conoscenza del dossier. “Il Pentagono ha preparato una serie di piani d’attacco contro obiettivi militari nel caso in cui Trump decida infine di procedere con altri attacchi”, ha riferito l’emittente. Secondo la Cnn, tra i possibili obiettivi presi in considerazione dal Pentagono figurano installazioni energetiche iraniane ed elementi delle infrastrutture.

Ieri Trump ha esortato l’Iran ad affrettarsi per raggiungere un accordo con gli Stati Uniti, affermando che il tempo è un fattore cruciale.