Roma, 10 ago. (askanews) – Crescita economica meglio delle attese quest’anno e consumi in risalita, ma anche più inflazione: l’Ufficio Studi Confcommercio stima per il 2026 una crescita del Pil dello 0,9%, in accelerazione dal più 0,5% del 2025 – con “un secondo semestre meno dinamico del primo” – e un’inflazione media del 2,7%, 1,2 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno.
“Nonostante le forti incertezze generate dal conflitto in Medio Oriente e il timore di un marcato rallentamento dell’economia, il quadro congiunturale italiano si è dimostrato più favorevole delle attese”, si legge nell’analisi sui consumi delle famiglie italiane pubblicate dalla Confederazione.
Nel frattempo nel 2026 la spesa reale pro capite per consumi ha raggiunto i 23.261 euro (era 19.877 euro nel 1995), con un aumento di 314 euro rispetto al 2025, superando i livelli pre-Covid ma anche il picco del 2007 (22.975 euro), anno di inizio della grande crisi finanziaria globale. E’ quanto emerge da una analisi dei consumi delle famiglie italiane negli ultimi trent’anni condotta da Confcommercio.
“Nel nostro Paese – dice l’associazione – la presenza di un contesto produttivo che continua a mostrare segnali di miglioramento ha favorito il permanere di dinamiche positive del mercato del lavoro con gli occupati che hanno raggiunto il massimo storico (24,3 milioni), mentre la disoccupazione è scesa ai minimi, favorendo la crescita del reddito disponibile delle famiglie”.
“Questo andamento sostiene la ripresa dei consumi, che prosegue, seppur gradualmente, insieme al buon andamento del turismo, trainato soprattutto dalla domanda estera. Uno scenario quindi – secondo Confcommercio – sostanzialmente positivo anche se permangono elementi di incertezza legati all’evoluzione del quadro geopolitico e ai possibili riflessi sui prezzi dell’energia e sull’inflazione nella parte finale dell’anno”.
Guardando in particolare alle vendite al dettaglio, secondo Confcommercio, “la ripresa della domanda, favorita anche dalla progressiva crescita dell’occupazione e dei redditi, non ha consentito, però, il pieno recupero dei livelli di consumo per tutti i segmenti di spesa”.
In particolare, emerge dall’analisi, “tecnologia, telefonia e informatica guidano la classifica delle abitudini di consumo degli italiani con una crescita “monstre” della spesa pro capite, rispetto al 1995, di quasi il 3.200%. Molto sostenuti anche i consumi legati alla fruizione del tempo libero, in particolare per i servizi culturali e ricreativi cresciuti del 137%”.
