[…] Il Francesco conosciuto fu quello rappresentato da Bonaventura, fra l’altro senza riferimenti a suoi scritti, che in alcuni punti, per esempio nel Testamento, avrebbero potuto indurre motivi di tensione nel paragone tra un passato oramai perduto e un presente segnato dal tradimento. La prova che il Francesco vincente fu quello di Bonaventura è offerta dal ciclo giottesco della basilica superiore di Assisi, dove le scene della vita di Francesco sono rappresentate seguendo la Legenda bonaventuriana, citata letteralmente ai piedi degli affreschi.
Solo alla fine del XIX secolo Paul Sabatier con la sua celebre Vie de saint François d’Assise, fece conoscere un’immagine di Francesco inedita, certamente non esente dalla tentazione di esasperare il dissidio tra il santo e la curia papale, ma più viva nel rappresentare la sua umanità.
La svolta che porta alla riscoperta del Francesco ‘storico’: il concilio Vaticano II
Il concilio, con il decreto sul rinnovamento della vita religiosa Perfectae caritatis, sollecitò i vari Ordini e Congregazioni religiose a riscoprire le fonti dei diversi carismi che li animavano.
Da parte dell’Ordine dei frati Minori ci fu una prima importante risposta grazie all’impegno di Kajetan Eßer, un frate tedesco che, dopo diversi anni di ricerche, nel 1977 pubblicò un’edizione critica di quelli che egli definì gli Opuscula di Francesco, preferendo questo titolo a quello più impegnativo di Scripta, adottato invece da Carlo Paolazzi nell’edizione del 2009. Padre Eßer, con la sua opera, fissò anche una sorta di canone degli scritti di Francesco, nella sostanza ripreso pur con significative precisazioni negli studi dei successivi storici e filologi.
Di Francesco ci restano ben due autografi, entrambi destinati a frate Leone, diverse preghiere e componimenti liturgici, noti come Lodi di Dio, Preghiere e Salmi. Si è inoltre conservato il testo di undici lettere, rispettivamente indirizzate ai fedeli, all’Ordine dei frati Minori, ai custodi dell’Ordine, a tutti i fedeli, ai reggitori di popoli e a singoli frati, in particolare a frate Antonio di Padova e a un Ministro dell’Ordine, del quale però non si conosce il nome. Insieme alle regole (la Regola non bullata, quella per gli eremi e quella approvata dal papa il 29 novembre 1223), si colloca poi il Testamento (c’è anche un ‘piccolo’ testamento o testamento di Siena), un testo nel quale egli volle fissare i passaggi più significativi della sua esperienza personale, quelli nei quali emerse la rivelazione dell’Altissimo, che lo invitava a «vivere secondo la forma del santo Vangelo» (Testamento 14).
Dagli anni Settanta del XX secolo la storia di Francesco e dell’Ordine dei frati Minori non può più prescindere dallo studio degli scritti.
Lo stesso Eßer nel 1966 pubblicò un volume sulle origini dell’Ordine (Origine e inizi del movimento e dell’Ordine francescano, tradotto in italiano nel 1972. Fu poi soprattutto Giovanni Miccoli a riaffermare ripetutamente la necessità di partire dagli scritti per giungere a conoscere Francesco (Miccoli, Francesco d’Assisi. Realtà e memoria di un’esperienza cristiana, Torino 1991).
Perché, allora, gli scritti sono ancora poco conosciuti?
Anche il gettonatissimo e recente volume di Cazzullo, per esempio, ad eccezione del Cantico di frate solesembra ignorarne l’esistenza – un motivo, detto tra parentesi, sufficiente per valutare criticamente l’attendibilità complessiva della pur avvincente ricostruzione biografica elaborata dal noto giornalista.
La nostra proposta, molto semplicemente, mira a diffondere la conoscenza di questi testi e, con essi, a offrire valide basi d’appoggio per accostare la figura di Francesco in tutta la sua novità, una novità semplicemente cristiana.
Fonte: Editoriale – “Conoscere san Francesco attraverso i suoi scritti”. Per leggere il testo in versione originale clicca qui
