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domenica, 8 Febbraio, 2026
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Dal sindacato alla politica: le tracce indelebili dell’azione di Franco Marini

A cinque anni dalla scomparsa (9 febbraio 2021), l’eredità culturale e politica di un protagonista del cattolicesimo sociale continua a interrogare una politica smarrita, priva di radici e sempre più autoreferenziale.

Una lezione che resiste al tempo

Franco Marini non c’è più da cinque anni ma la modernità del pensiero, della cultura e della tradizione del cattolicesimo sociale restano intatti. Anzi, proprio di fronte alla perdurante crisi culturale di una politica sempre più autoreferenziale, personale e leaderistica, rileggere il magistero politico – nonché culturale, sociale ed istituzionale – di chi ha saputo imprimere un segno nel dibattito politico italiano, è un esercizio utile se non addirittura indispensabile.

E questo per la semplice ragione che, ieri come oggi, la politica ha un senso e può svolgere una reale funzione solo se è ancorata ed espressione di una cultura politica.

Politica come cultura e rappresentanza

Dopodiché, come ovvio e persino scontato, sono necessari altri ingredienti: da una robusta, qualificata ed autorevole classe dirigente ad un progetto e ad una visione da mettere in campo; da un riconosciuto radicamento territoriale ad una chiara ed esplicita rappresentatività sociale e culturale.

Quelli che un tempo si chiamavano semplicemente “pezzi di società” da rappresentare nell’agone politico.

Dal sindacato alle istituzioni

Ora, e partendo proprio dalla concreta esperienza prima e a lungo nel sindacato Cisl come dirigente nazionale e poi come leader politico di partito e di governo e anche come esponente di primo piano delle istituzioni, il leader abruzzese ha saputo imprimere una sterzata decisiva ai fini di una presenza attiva, protagonista e mai gregaria del pensiero cattolico sociale nelle dinamiche concrete della vita pubblica italiana. E cioè:

– difendere e promuovere i ceti popolari e meno abbienti nelle sedi politiche ed istituzionali deputate;

– rafforzare la qualità della democrazia difendendo i principi costituzionali, dove il contributo della tradizione e della cultura del cattolicesimo popolare e sociale è stato decisivo nonché significativo;

– rafforzare la democrazia nel sindacato e nei partiti, dove l’hanno visto per molti anni protagonista e leader indiscusso;

– infine, una modalità laica e sempre rispettosa nel declinare concretamente l’ispirazione cristiana nelle dinamiche politiche.

Principi, valori, stile

Principi, valori e uno stile chiari ed inequivoci che hanno fatto di Marini, come di altri leader e statisti di quella cultura politica – da Carlo Donat-Cattin a Guido Bodrato – un punto di riferimento importante e miliare nella storia e nel cammino concreto del cattolicesimo sociale. Una cultura, un pensiero, una storia ed una tradizione che non possono essere banalmente e qualunquisticamente archiviati.

Contro il nulla della politica”

Anche di fronte al “nulla della politica”, per dirla con una felice espressione di Mino Martinazzoli pronunciata molti anni fa e che, purtroppo, continua ad essere quantomai attuale.

Ma per ridare smalto ed un ruolo a questa cultura e a questa tradizione, e per ricordare anche la concreta esperienza di un uomo come Franco Marini, non ci si può ridurre a giocare un ruolo gregario, politicamente ininfluente e culturalmente irrilevante.

O protagonisti o gregari

“I cattolici indipendenti eletti nelle liste del Pci” non erano il suo modello preferito come, del resto, non lo erano le presenze passive e del tutto testimoniali in altri partiti.

Amava dire che nella politica, come nel sindacato, “o si è protagonisti o si è gregari”. Un protagonismo, però, né arrogante né presuntuoso. Ma, al contrario, un protagonismo politico, culturale e sociale.

Questa è la lezione concreta che dobbiamo trarre, oggi, da una persona che ha saputo segnare da protagonista la storia, il cammino e il percorso difficile ma entusiasmante del cattolicesimo sociale nella vita pubblica del nostro Paese.