7 C
Roma
venerdì, 30 Gennaio, 2026
Home GiornaleDalla gogna mediatica al cannibalismo sociale

Dalla gogna mediatica al cannibalismo sociale

Rancore, fogna dei social e indifferenza trasformano cronaca e relazioni in violenza simbolica e reale, mentre famiglia, scuola e responsabilità adulta arretrano, lasciando spazio a crudeltà, anonimato e cinismo diffuso sociale.

Il rancore come clima emotivo dominante

Da alcuni anni il Rapporto CENSIS evidenzia una deriva montante nella società italiana (ma si ha motivo di pensare che sia un fenomeno sociale planetario): quello di un sentimento diffuso e crescente di ‘rancore’ come stato d’animo persino prevalente in molte relazioni umane.

Leggendo la cronaca quotidiana si percepisce come questo fermo immagine non abbia un target di riferimento: è piuttosto una declinazione peggiorativa di un modo di essere e di pensare, un correlato della diffidenza mista a cattiveria, giustizialismo preconcetto, sfiducia nel futuro, vendetta.

Anche nei reati a sfondo sessuale, oltre alle violenze fisiche, crescono quelle occulte e simboliche, tendenti a colpire qualcuno, dare scandalo, violare la privacy, ferire nell’intimità, ne è prova il diffondersi del cd. revenge porn che – tradotto alla lettera – significa proprio porno-vendetta.

Violenza simbolica e morte civile

In questi giorni sono accaduti fatti che fanno riflettere. A cominciare dai genitori di quell’uomo che ha ucciso crudelmente la moglie a motivo di una separazione che non accettava: la gogna mediatica – ma potremmo meglio dire la ‘fogna’ dei social si è scatenata con insulti, accuse, offese per ‘aver messo al mondo un assassino’ e questo li ha portati ad un duplice suicidio, non reggendo l’onta del pubblico ludibrio.

Questo vezzo della calunnia attraverso i canali dei social è incalzante, crescente, pervasivo, crudele: un ricettacolo di pulsioni negative privo di alcun profilo morale, un’anticipazione del giudizio, il prevalere di sentimenti negativi che rimuovono ogni umana comprensione verso chi è già colpito dal dolore, la cancellazione di ogni parola di mitezza, benevolenza, condivisione, consolazione.

È solo l’ultimo anello di una catena dove si tollerano l’anonimato e la vigliaccheria di chi usa strumenti comunicativi per offendere e far del male, fino all’istigazione vera e propria a pagare il prezzo più alto – la vita – con accanimento, odio e ferocia.

Minori, insulti e fallimento educativo

Basti ricordare i casi di minori che non hanno retto gli insulti e i vituperi, persino gli inviti a farla finita inflitti da coetanei: e questo la dice lunga sul comportamento, il linguaggio e gli stili di vita che vanno diffondendosi tra i giovani e i giovanissimi.

In tutto questo viene da chiedersi quale ruolo educativo svolga la famiglia, quale prevenzione, quale controllo. Ma questo è un tema che merita un approfondimento che in questa sede viene solo accennato.

Indifferenza, sciacallaggio, disumanità

L’eco della cronaca riporta fatti sconvolgenti, c’è solo purtroppo l’imbarazzo della scelta.

Come quel ragazzo trovato morto sul ciglio della strada nel quartiere di San Salvario a Torino: caduto dalla bici non è stato soccorso in fin di vita da chi, transitandogli a fianco in auto, ha fatto finta di non vederlo o peggio si è fermato solo per frugargli nelle tasche e rubargli il portafoglio.

Qualche sciacallo che non ha provato il minimo dovere di prestare aiuto, senza alcuna pietà. Un gesto vergognoso e disumano che non ha giustificazione alcuna.

Truffe agli anziani e violenza finale

Per finire si ha notizia dell’ennesima truffa perpetrata ai danni di una anziana signora, con la solita scusa del fantomatico incidente accaduto ad un figlio e la richiesta di soldi e gioielli per tacitare rivalse, carcerazioni e condanne inesistenti.

Si presentano alla porta spesso camuffati da forze dell’ordine, senza alcun riguardo per l’età della vittima presa di mira, facendo leva sugli affetti familiari da proteggere. Criminali della peggiore specie che approfittano della minorata difesa fisica, mentale, emotiva degli anziani senza remore per le conseguenze: la signora in questione è deceduta dal dolore per un infarto, chi l’ha derubata si è reso uno spietato assassino.

Da dove ricominciare?

Viviamo in un mondo dove la violenza percepita cresce – oltre le statistiche rassicuranti – la barbarie prende il sopravvento sulla bontà e la mitezza, mentre i reati diventano sempre più crudeli e sorprendenti.

Non si sa da che parte cominciare: certamente da famiglia e scuola, partendo dai giovani tra i quali si vanno diffondendo forme di violenza senza freni inibitori. Non sono tutti così ma sta crescendo una generazione priva di regole morali, fredda, impulsiva, minimalista, irrazionale, capace di giocare la vita propria e altrui in un attimo.

Senza dimenticare che la società degli adulti è cattiva maestra di vita, sempre più cinica, indifferente, rancorosa, soggiogata dall’interesse e dal dio denaro.

Come ci ha insegnato Seneca il buon esempio è la migliore lezione possibile: l’importante è praticarlo.