La destra al governo e il paradosso della sicurezza
In un’altra situazione storica e politica, con il Paese attraversato da proteste e contestazioni, qualcuno (certamente non chi scrive!) avrebbe detto che occorreva un governo di destra per rimettere “in ordine” le cose.
Oggi, con il governo più longevo e più a destra della nostra storia repubblicana, ovviamente non incontriamo questo tipo di commento. Ma purtroppo non incontriamo neanche l’attenzione che meriterebbero alcuni problemi delicati, a partire dalla condizione giovanile, che purtroppo abbiamo visto degenerare anche in manifestazioni violente da condannare “senza se e senza ma”.
È infatti abbastanza chiaro – come ha sottolineato il Presidente Mattarella – che la pur doverosa condanna degli episodi violenti non è risolutiva dei problemi che generano queste insane reazioni.
L’ottavo decreto e la politica degli annunci
Il vizio di negare la complessità, unito alla smania di semplificare, ha portato il governo a fare l’ennesimo e inutile “decreto sicurezza”, con il quale sono stati istituiti nuovi reati per gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica.
Preso dalla smania di mostrare una reazione e un interventismo fine a se stesso, il governo cede sempre alla tentazione della semplificazione e della banalizzazione.
Meloni annuncia con grandi squilli di tromba un provvedimento approvato con urgenza in Consiglio dei ministri per punire la partecipazione violenta alle manifestazioni, la devastazione delle vetrine e il ferimento di poliziotti e carabinieri; come se prima di questo nuovo “decretino sicurezza” (l’ottavo, per la precisione) tutte queste azioni fossero consentite!
E arrivati all’ottavo decreto sullo stesso tema è più che legittimo il dubbio sulla reale efficacia di questi provvedimenti, come altrettanto discutibile è anche la capacità di concepirli e di scriverli.
Ma in clima di campagna elettorale – pur annunciando di aver vietato ciò che era già vietato – un annuncio vale molto più di un’azione vera che abbia un riscontro reale e concreto per la vita delle persone.
Le proteste sociali oscurate dall’emergenza sicurezza
Chi legge non commetta però l’errore di pensare che sia stata un’azione inutile.
La decretazione dell’ovvio è stata infatti molto utile – ma solo al governo – per coprire o far scivolare in secondo piano le proteste pacifiche finalizzate alla richiesta di maggiori risorse per l’istruzione, interventi per l’emergenza abitativa e sostegno contro la povertà; per non parlare poi dell’agitazione di agricoltori e autotrasportatori che, a causa della crisi energetica, si stanno astenendo dal lavoro creando grandi difficoltà a una larga parte del Paese, con i distributori di carburante a secco e gli scaffali dei supermercati vuoti.
Ma per il “decretificio” di Palazzo Chigi l’altra urgenza (dopo la legge elettorale) era quella di stabilire che non si possono devastare le vetrine dei negozi o tirare pietre contro le forze dell’ordine.
Le leggi esistono già, manca la capacità di ascoltare
In questo caso l’arrogante attacco che Vespa ha rivolto a Sabrina Brizzola, studentessa ventiquattrenne sua ospite a Porta a Porta – “studiate prima di parlare” – calza a pennello per i nostri attuali governanti, perché quelle azioni sono già tutte previste dal codice penale, con tanto di pene e aggravanti per le diverse fattispecie.
Oggi, come si diceva all’inizio, quel che manca non è certo la destra al governo, ma piuttosto la capacità di ascoltare le crescenti difficoltà di larghe fasce della popolazione; manca la capacità di trattare i cittadini e la pubblica opinione con rispetto e da adulti, senza scommettere su una loro presunta ingenuità o impreparazione per poterli raggirare.
Una celebre frase attribuita ad Abraham Lincoln dice: «Puoi ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo, ma non puoi ingannare molte persone per molto tempo».

