La responsabilità di decidere
La politica deve saper decidere, ma la qualità delle sue decisioni dipende anche dalla capacità di interrogarsi sulle ragioni che le orientano, sulle conseguenze che producono e sull’idea di persona che intendono promuovere. È in questo esercizio di responsabilità che il potere può diventare autentico servizio al bene comune.
La vicenda di Castel Volturno, dove il progetto di un Centro di permanenza per il rimpatrio ha suscitato la mobilitazione di cittadini, associazioni e vescovi campani, ci invita a riflettere su una questione che supera le appartenenze politiche: come può lo Stato esercitare la propria autorità senza smarrire il senso della dignità umana?
Sicurezza e legalità sono responsabilità irrinunciabili delle istituzioni, così come lo è il rispetto della persona. La sfida consiste nel trovare risposte capaci di custodire questi valori insieme, attraverso misure efficaci, proporzionate e rispettose dei diritti.
Governare non significa soltanto decidere, ma motivare le proprie scelte e rispondere delle loro conseguenze.
A Castel Volturno, il bisogno di sicurezza si intreccia con fragilità sociali, sfruttamento del lavoro, difficoltà dei servizi e necessità di percorsi d’integrazione seri. Sono questioni che richiedono uno Stato presente, capace di garantire la legalità, ascoltare le comunità e investire in condizioni di convivenza dignitosa. La complessità del territorio dovrebbe spingere a ricercare soluzioni concrete, anziché alimentare contrapposizioni.
Il richiamo dei vescovi campani
La partecipazione dei vescovi campani alla mobilitazione richiama l’attenzione sulla dignità delle persone più vulnerabili. La Chiesa non è chiamata a sostituirsi alle istituzioni, ma la sua testimonianza contribuisce a mantenere aperta una domanda essenziale: quali criteri devono guidare le decisioni pubbliche quando sono in gioco la sicurezza, la libertà e la dignità umana?
Ascoltare questo richiamo non significa condividere necessariamente ogni posizione, così come riconoscere le responsabilità delle istituzioni non significa rinunciare a interrogarsi sulle loro scelte. Una democrazia matura ha bisogno di confronto, argomentazioni solide e disponibilità a valutare le conseguenze delle proprie convinzioni.
Oltre la nebbia delle contrapposizioni
Ogni tempo conosce le proprie nebbie: si addensano quando le paure diventano confini, le differenze si trasformano in distanze e il desiderio di avere ragione oscura la ricerca di ciò che è giusto. Anche la politica può smarrire il proprio cammino quando si lascia imprigionare dalle contrapposizioni, anziché attraversare la complessità della realtà.
Eppure, oltre la nebbia, ci sono persone che chiedono sicurezza, famiglie che cercano speranza, comunità che desiderano futuro e fragilità che non possono essere lasciate ai margini. Nessuna parola può sostituire la responsabilità di trovare risposte, così come nessuna contrapposizione può dispensarci dalla fatica di comprendere.
Andare oltre significa accettare che il cammino verso il bene comune richieda ascolto, umiltà e coraggio, riconoscendo la possibilità di rivedere le proprie convinzioni quando la realtà lo impone. Significa cercare soluzioni senza pretendere che ogni risposta appartenga già al nostro schieramento, ricordando che dietro ogni questione pubblica ci sono persone la cui dignità merita di essere riconosciuta.
La politica non deve rinunciare alle differenze per costruire ponti, ma impedire che diventino muri. Il bene comune non è una terra da conquistare gli uni contro gli altri, bensì un orizzonte verso il quale una comunità può avanzare quando ritrova il senso della propria responsabilità.
La vera autorevolezza consiste nel saper attraversare la nebbia senza diventare parte dell’oscurità, custodendo una luce capace di orientare il cammino: la dignità inviolabile di ogni persona.
La Magnifica Humanitas come criterio della politica
È in questa prospettiva che ritrovo il significato del popolarismo di ispirazione sturziana e degasperiana: una tradizione che pone la persona al centro della convivenza civile e riconosce nel bene comune il criterio dell’azione pubblica.
Poiché la persona cresce nelle famiglie, nelle comunità, nelle associazioni, nel lavoro e nei corpi intermedi, solidarietà e sussidiarietà non sono formule astratte, ma principi capaci di promuovere responsabilità condivise e soluzioni radicate nei territori.
La Magnifica Humanitas diventa così una chiamata anche per la politica: la dignità umana non è un principio da invocare soltanto nei momenti solenni, ma un criterio con cui valutare ogni scelta, soprattutto quando le decisioni sono difficili e gli interessi sembrano inconciliabili.
Il dovere di restare profondamente umani
La qualità della politica dipende anche dalla capacità di andare oltre sé stessa, superando la convenienza immediata e la tentazione di considerare chi la pensa diversamente soltanto un avversario. Non significa rinunciare alle proprie idee, ma sottoporle alla prova della realtà e della dignità delle persone sulle quali le decisioni pubbliche producono i loro effetti.
Castel Volturno ci invita a riflettere non soltanto sulle decisioni da assumere, ma anche sulla società che intendiamo costruire attraverso di esse. La politica non è chiamata a scegliere tra autorità e umanità: deve dimostrare che la prima può esercitarsi senza tradire la seconda.
Emanuele Pascuzzi
Base Popolare

