Un eterno braccio di ferro tra giusto e sbagliato
Da quando l’uomo ha messo piede sulla Terra si è iniziato a parlare dell’eterno confronto tra il bene ed il male. Dire che sia stata tutta colpa di Eva è un po’ sbrigativo e torna anche comodo. Un parafulmine per non dire che probabilmente, anche in sua mancanza, nel corso del tempo le cose comunque avrebbero preso una certa piega. L’umanità vive perennemente su una linea di confine immaginaria quanto inscalfibile ed eterna, chi di qua, chi di là. Ciascuno è persuaso di essere dalla parte del bene e che sul fronte avverso ci sia invece il male.
Una lettura oggi troppo comoda, troppo facile e troppo semplice. Si potrebbe infatti aggiungere anche l’appena migliore o il meno peggio e così via continuando con sfumature varie sul tema. Ogni medaglia ha il suo rovescio e c’è sempre chi per ragioni di comodo ne esalta il dorso piuttosto che la faccia. Sarebbe bene non buttarla in caciara o rimandando strategicamente la palla in tribuna.
Italia vil terra di scontri
C’è in campo un referendum che potrebbe potenzialmente aiutare la giustizia a migliorarsi. I contrari alla riforma Nordio si aggrappano alla saggezza latina “Quieta non movere et mota quietare”. I fautori del “SI” replicano che nella palude della giustizia c’è un’acqua ferma in cui si affonda e va riossigenata.
Il referendum ci dice che per l’ennesima volta la politica ha fallito mancando al suo dovere. Un accordo tra le forze politiche avrebbe potuto e dovuto trovare la quadra del cerchio su una materia che ha bisogno di un urgente tagliando. In questo contesto anche le contraddizioni lasciano perplessi. Nel 2022 il PD nel suo programma di governo proponeva l’istituzione di una Alta Corte di giustizia che oggi ripudia.
Un po’ di conti
Certamente, tutto può essere fatto e concepito meglio ma alcuni numeri non sono smentibili. Sembra infatti che dal 2017 al 2025 si contano 6.485 persone risarcite per ingiusta detenzione. Ciò ha comportato per le casse dello Stato una spesa per risarcimento, se ben si comprende oltre i 220 milioni di euro. Siamo ora intorno a circa 27 milioni annui. Dal 1991 ad oggi sembra si sia speso intorno ad 1 miliardo di euro. Secondo i fautori del SI e 93 azioni disciplinari disposte contro i magistrati meno capaci hanno maturato 10 azioni disciplinari tradotte in 9 censure ed 1 trasferimento.
Il fatto decisivo è che la separazione delle carriere potrebbe potenzialmente dare vita a magistrati più specializzati così da avere ad esempio gli “inquirenti” più abili nel mestiere di indagini.
Il caso Garlasco è un esempio di come al tempo forse si sarebbe potuto fare meglio. Per dirne una, l’ex pastore sardo Beniamino Zuncheddu ingiustamente in carcere per 33 anni avrebbe da lagnarsi. Anche Giulia Ligresti, che prima di andare sotto processo svolgeva attività umanitarie anche in quel di Gaza, era stata bollata come soggetto con “comportamento criminale” e di “particolare devianza”. Dopo il carcere e trascorsi 13 anni, la Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto l’errore giudiziario stabilendo che il precedente patteggiamento fu ”il risultato di una pressione cautelare intensa”. Anche Enzo Tortora e l’ex Ministro Mannino avrebbe da lamentarsi per essere stato in frittura per anni prima della sua riabilitazione.
Infine anche il vescovo Giovanni D’Ercole, finito nel registro degli indagati nel 2011, è stato di recente assolto, passati 15 anni, con formula piena perché il fatto non costituisce reato, inchiesta partita dai cosiddetti “Fondi Giovanardi” per la ricostruzione post terremoto. Non va trascurato come il 60% di persone sottoposte ad indagine siano poi assolte in primo grado di giudizio.
Questioni di caste e di castità di azioni
Di esempi ce ne sarebbero infiniti così come nella malasanità o nella cattiva amministrazione della cosa pubblica negli altri settori dello Stato. L’errore è sempre in agguato ed è per questo che sarebbe opportuno arginare per quanto possibile gli inciampi in cui può cadere l’attività umana soprattutto quando le conseguenze le pagano persone innocenti e non dimenticando le parole di Georges Bernanos quando scriveva che “le colpe avvelenano l’aria”.
Chi critica Nordio lancia poi allarmi sulla indipendenza della magistratura sostenendo oltretutto che non è così che si corregge la situazione richiamando il consueto rimando circa la pochezza di mezzi, di personale etc. Resta fermo che queste rituali legittime lamentele non sarebbero decisive per ambire ad un più onesto governo dell’attuale CSM. Si riattizzano, sembra strumentalmente, rivendicazioni che in questo contesto sembrerebbero piuttosto un alibi per lasciare la palude nella sua stagnante condizione. Suona un po’ come la strategia del lanciare la palla in tribuna per evitare di centrare il punto vero della situazione. L’impegno dovrebbe essere quello di aiutare la giustizia, come detto, ad essere più efficiente ed a stabilire un riequilibrio delle responsabilità per il lavoro svolto.
Si potrebbe fare meglio? Certamente tutto è perfettibile ma l’attuale fermo immagine non è di conforto. Qualcosa va fatto ed a Nordio comunque va il merito di aver posto un tema di questo calibro finalmente alla attenzione. Sia ben chiaro che l’Italia è un paese infarcito di caste, da quelle dei tabaccai, ai farmacisti, ai burocrati e dai notai e così via continuando. Quella dei magistrati non è per certo la sola e sarebbe ipocrita urlare allo scandalo. Ciò detto, qualcosa s’ha però da fare. Le contestate correnti sindacali all’interno della magistratura utili a far carriera non sono una eccezione e vanno sotto braccio, ad esempio, alle società a partecipazione statale dove ancora i sindacati “tutelano” i loro iscritti destinandoli a posizioni di tutto rilievo. La differenza è che i magistrati hanno il potere di disporre la libertà di ciascuno di noi.
L’appello al popolo, un’occasione da non perdere
Siamo in un tempo in cui la società è chiamata a dire la sua, in cui finalmente potrebbe tornare a contare qualcosa. Una opportunità di crescita per non muoversi muniti di pregiudizi e preconcetti ma far lavorare la mente in libertà. Un’impresa tanto ardua quanto necessaria. Il pungente Flaiano diceva “Vissero infelici perché costava meno”, forse meno fatica, ma sarebbe ora di rimboccarsi le maniche.
Ogni scelta comporta sempre un rischio. Occorre semplicemente stabilire se propendere per il possibile meglio o per il meno peggio o se i vantaggi siano prevalenti sugli eventuali svantaggi. Qualche volta aprire la finestra e far cambiare un’aria stantia può essere di giovamento, pur malgrado il rischio che possa essere per qualche minima percentuale non perfettamente pulita o di prendere un piccolo raffreddore.
