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Dl carburanti passa al Senato, scintille in aula su accise e deficit-Pil

Roma, 22 apr. (askanews) – L’aula del Senato approva in prima lettura il disegno di legge di conversione del primo decreto carburanti, in attesa dei provvedimenti successivi sullo stesso oggetto, ovvero i costi che hanno investito consumatori e imprese italiane in seguito alla guerra lanciata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran e alla chiusura da parte di Teheran dello Stretto di Hormuz. I voti favorevoli sono 83, 53 quelli contrari.

Anche se il provvedimento è uno dei passaggi che l’azione del Governo ha dedicato alla questione, l’esame del decreto non manca di animare di polemiche fra maggioranza e opposizioni la mattinata dell’assemblea a palazzo Madama, dove a un certo punto rimbalza anche la notizia della certificazione Eurostat del rapporto debito-Pil dell’Italia che esclude la fine anticipata della procedura di infrazione Ue, altro elemento di contrapposizione fra gli schieramenti. Risuona nell’aula e nelle dichiarazioni di M5S, AVS e Pd la richiesta di presenza in Parlamento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, accusato di “fallimento” e il richiamo di Stefano Patuanelli del M5S, secondo il quale non si può ignorare il fatto che “il Patto di stabilità, la nuova governance europea, è qualcosa che questo Governo ha sottoscritto”.

Nel merito della discussione sul Dl carburanti, ad aprire il fuoco per prima contro il Governo è Cristina Tajani (Pd), che contesta il no all’emendamento sulle “accise mobili” parlando di “tagli lineari inaccettabili” e lamentando il fatto che il Parlamento è stato esautorato avendo conosciuto solo in extremis il contenuti dei tagli. “Se foste stati voi al governo, cos’avreste fatto? Soprattutto, dove avreste preso i soldi? È facile parlare, infatti, quando si è all’opposizione”, avverte Massimiliano Romeo, presidente dei senatori della Lega.

Il capogruppo del Pd, Francesco Boccia, denuncia “balletti” nella maggioranza su emendamenti presentati e poi ritirati, “uno spettacolo indecoroso”, accusa, e ironizza sulle nomine nel Governo: “Han deciso di fare un rimpasto senza chiamarlo tale e quindi piovono sottosegretari come se non ci fosse un domani”. Sugli emendamenti replica il relatore Giorgio Salvitti spiegando che sono proposte tecniche di membri del comitato per la legislazione e non politiche di un gruppo.

Lo scontro si accende dopo che Stefano Patuanelli del M5S ricorda che “nel Governo Draghi vennero allocate risorse per circa 9 miliardi per il taglio delle accise sui carburanti” e prende di mira un gruppo di maggioranza in particolare: “Vorrei ricordare al capogruppo Romeo che per il 70 per cento della passata legislatura, la Lega, se non se n’è accorta, era al Governo”. Il presidente dei senatori di FdI rivendica che rispetto all’epoca del governo Draghi “oggi i prezzi della benzina sono più bassi di quattro anni fa, nonostante le guerre in corso siano due” e accusa “le politiche dell’Unione europea”. Rivolto all’opposizione lancia l’accusa: “Causare i problemi e poi prendersela con chi sta rimediando con successo e con numeri oggettivamente migliori di quattro anni fa è una cosa disonesta che non accettiamo”.

“Non so dove viva il collega Malan, evidentemente in una zona franca dove il gasolio e la benzina non sono aumentati”, chiosa sarcastica Raffaella Paita, capogruppo di Iv. Aspra la risposta di Michaela Biancofiore, capo gruppo Cd’I-NM, che parla di parole “indegne” e aggiunge: “Evidenzio la disonestà intellettuale di rivolgersi al popolo italiano, che sa benissimo che, se le casse sono vuote, è per quello che ci portiamo dietro dai precedenti Governi”. Mentre per Lavinia Mennuni di FdI occorre “collegarci con il resto d’Europa e il resto del mondo anche quando andiamo ad analizzare gli emendamenti uno dopo l’altro. Cerchiamo di non svolgere interventi scomposti, ripeto, surreali e scollegati dalla realtà”.

Il clima teso dell’aula coinvolge con un fuori programma la vicepresidente di turno Anna Rossomando del Pd, bacchettata dalla capogruppo di Forza Italia Stefania Craxi: “La presidenza dovrebbe dire ai colleghi che si rivolgono direttamente a un altro collega che si dovrebbero rivolgere a lei”. Insorge Pier Ferdinando Casini, oggi iscritto al gruppo del Pd, ex presidente della Camera e tra i parlamentari di maggiore esperienza nell’emiciclo: “Questa storia che, quando si parla in quest’Aula, bisogna rivolgersi alla presidenza per parlare ai colleghi non sta né in cielo né in terra ed è contraria al buonsenso”.