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È tempo di un nuovo impegno politico

Dopo il voto referendario, si apre uno spazio nuovo per una ricomposizione delle culture democratiche e popolari. Dalla domanda sociale dei giovani alla crisi delle promesse di governo, emerge l’urgenza di un progetto politico credibile.

Il punto di partenza: il voto

14.461.336 voti per il NO, 12.448.255 voti per il SI; è da questo risultato che bisogna partire, sia dalla parte di coloro che sostengono l’attuale maggioranza di centro destra, che di quanti intendono impegnarsi per un’alternativa di governo al trio Meloni-Salvini-Taiani.

Appartengo a quell’area di amici già DC e Popolari che hanno creduto nel partito della Democrazia cristiana, anticomunista e antifascista, un partito di “centro che guarda a sinistra” che, nella situazione attuale, ritiene sarebbe indispensabile attivare una ricomposizione ampia e plurale tra le culture di ispirazione democratica, popolare, liberale, repubblicana e riformista socialista.

Una ricomposizione che sarebbe favorita da una legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze, e che, in alternativa al premierato meloniano, favorisse il progetto di cancellierato sul modello tedesco. Un modello capace di garantire, con la centralità del sistema di democrazia parlamentare, la continuità dell’esecutivo, grazie all’istituto della sfiducia costruttiva.

La domanda dei giovani e la crisi sociale

Ci sono diversi partiti e movimenti di quest’area che si stanno organizzando, così come anche nel centro destra è in atto una seria riflessione sul che fare dopo il voto di marzo.

La grande maggioranza del voto giovanile a difesa della Costituzione è un dato importante che dimostra, da un lato, la persistente volontà democratica delle nuove generazioni, e, dall’altra, l’esistenza di una domanda di risposte concrete alla precaria e assai incerta condizione socioeconomica dei giovani italiani.

Credo sia indispensabile impegnare tutte le forze della nostra ampia e variegata area politico culturale democratico cristiana e popolare per concordare una proposta coraggiosa e autorevole, anche a prescindere dal sistema elettorale.

Le promesse mancate del governo

Una proposta per elaborare la quale si dovrebbe partire da un’analisi dell’attuale condizione del Paese, dopo oltre mille giorni dall’insediamento al governo del trio del centro destra.

“RAI-Telemeloni”, con i suoi fedelissimi giornalisti, ci ha raccontato ogni sera la favola del “tutto va bene”, a sostegno della vulgata governativa. Sarebbe ora di verificare quanto era stato promesso dalla Meloni e quanto sia stato attuato, dopo gli oltre mille giorni di durata del suo governo:

  1. Abolizione legge Fornero – NO
  2. Eliminazione accise sulla benzina – NO
  3. Blocco navale – NO
  4. Flat tax – NO
  5. Asili nido gratis – NO
  6. Piano per il Sud – NO
  7. Rinnovo opzione donna – NO
  8. Pensioni minime a 1000 € – NO
  9. Cassintegrati e disoccupati contati come occupati – SI
  10. Separazione delle carriere – NO

Per ora la favola sembrava funzionare, ma col voto referendario l’incantesimo appare svanito.

Le priorità reali del Paese

Per un’alternativa di governo sarebbe opportuno ripartire proprio dalle promesse mancate del trio Meloni-Salvini-Taiani e dall’offerta di risposte concrete ai bisogni prioritari della gente (lavoro, con particolare riferimento ai giovani, sicurezza, sanità e assistenza sociale, pensioni, giustizia fiscale) organizzando in tutte le sedi momenti di ampia partecipazione democratica.

Recenti indagini demoscopiche hanno evidenziato come Salute e Sanità siano le aree sulle quali sia più urgente intervenire. È quanto emerge dalla ricerca Ipsos “Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo Ssn”, presentata dal Presidente Nando Pagnoncelli alla sesta edizione di “Inventing for Life Health Summit” organizzato da MSD Italia e dedicato al tema “Investing for Life: la Salute conta!” (Febbraio 2024).

Un’indagine di Euromedia Research del 2022 mostrava le seguenti priorità, nell’ordine decrescente: aumento dei prezzi-inflazione al 47,4%; crisi energetica 45%; lavoro e occupazione 40,5%; ripresa economica nazionale 35,1%; salario minimo 17,8%; immigrazione 17%; sicurezza 16,2%.

Dati più recenti collegati alle guerre in atto dall’Ucraina al Medio Oriente dimostrano una netta propensione per la pace degli italiani che all’82% in un sondaggio di Money.it si dichiarano per il ritiro delle forze armate italiane dal Medio Oriente.

Verso una “Camaldoli 2.0”

Sarebbe utile organizzare in tutte le realtà locali italiane dei comitati di partecipazione democratica, attivati dalle diverse realtà d’area presenti, al fine di discutere con elettrici ed elettori, giovani, donne, anziani, dei temi locali e globali per definire le basi programmatiche da sintetizzare in una proposta organica di governo in quella che da tempo auspico, una Camaldoli 2.0, ripartendo proprio là dove tutto era cominciato nella storia della DC partito di governo.

L’elettorato italiano col voto del 22-23 marzo ha dimostrato di esser pronto alla partecipazione su temi decisivi per la difesa dei diritti e dei doveri sanciti dalla Carta costituzionale.

Ora è tempo che quei principi siano concretamente messi in attuazione. Dalla forza e dall’impegno che un centro nuovo della politica italiana sarà in grado di esprimere e garantire si misurerà la nostra capacità di rappresentanza politica nei diversi livelli istituzionali locali, regionali e nazionali.