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giovedì, Aprile 3, 2025
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Europeismo, De Gasperi visto da Schuman

Lo statista trentino, di cui ricorre domani l’anniversario della nascita (3 aprile 1881), chiese ai familiari che una sola medaglia fosse posta sul suo feretro: quella del premio Carlo Magno. E così fu.

Quando si parla di Adenauer, De Gasperi e Schuman, ci si ferma spesso alle formule, senza riandare ai testi. Domani, 3 aprile, saranno 144 dalla nascita di Alcide De Gasperi. Il modo migliore di ricordarlo ci è parso di rileggere il ricordo che, a pochi mesi dalla scomparsa dello statista italiano (agosto 1954), sulle pagine di “Civitas” – diretta allora da Paolo Emilio Taviani – fece di lui Robert Schuman (dicembre 1954).

Eccone alcuni passaggi: “È difficile offrire la sintesi di un destino così fecondo d’attività e così tormentato (…) La sua azione è stata di una concentrazione straordinaria (…) Il nostro grande amico non si contentava peraltro di realizzazioni pratiche frammentarie (…) Le sue iniziative erano collegate a idee che si ponevano al di sopra delle contingenze del momento. Tutta la sua azione discendeva dai principi che egli aveva accettato una volta per tutte (…) Egli aveva l’anima di un apostolo ma non di un settario”.

Schuman ricordò – come anche Adenauer fece sulle pagine dello stesso numero della rivista – che a De Gasperi si doveva l’art. 38 del Trattato istitutivo della Comunità europea di difesa firmato a Parigi il 27 maggio 1952. Quell’articolo prevedeva: al comma 1, la costituzione di una Assemblea della Comunità europea di difesa eletta su base democratica, incaricata tra le altre cose di studiare la organizzazione di una “struttura federale o confederale ulteriore, fondata sul principio della separazione dei poteri” (cioè: una Comunità politica europea); e, al comma 2, una procedura per accelerarne la discussione da parte degli Stati (sei mesi per l’Assemblea per proporre al Consiglio; tre mesi per i Governi per convocare una Conferenza). De Gasperi coglieva il kairos. Nel 1954 disse a Adenauer: “Lei e io dobbiamo vivere altri due anni”.

Davvero questi tre destini sono intrecciati. E se abbiamo in questa occasione scelto non Adenauer (che di De Gasperi scrisse: “Solo a pochi altri mi sentivo legato da così stretti vincoli, nati dall’azione e dalle mète europee”), ma Schuman, non è solo perché il prossimo 9 maggio correranno 75 anni dalla celebre sua Dichiarazione che aprì la strada alla Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) e all’integrazione europea, ma per certe affinità e circostanze comuni spesso dimenticate, eppure non trascurabili.

Anzitutto perché per entrambi è aperto da tempo il processo di beatificazione (De Gasperi è attualmente “Servo di Dio”; Schuman è già “Venerabile”). Ma anche perché, su un piano diverso da quello appena citato, entrambi furono insigniti del “Premio internazionale Carlo Magno di Aquisgrana” (De Gasperi alla terza edizione, nel 1952, e Schuman nel 1958; e qui rispunta Adenauer, che lo ricevette nel 1954). E non si trattava allora, né si tratta oggi, di un Premio qualsiasi: papa Francesco lo ha ricevuto nel 2016.

Rientrato da Aquisgrana, dove il 24 settembre del 1952 aveva tenuto – citando Adenauer e Schuman – un memorabile discorso su “Le radici spirituali dell’Europa” (in cui si legge: “Le istituzioni supernazionali sarebbero insufficienti e rischierebbero di diventare una palestra di competizioni di interessi particolari, se gli uomini ad esse preposti non si sentissero mandatari di interessi superiori ed europei. Senza la formazione di questa mentalità europea ogni nostra formula rischia di rimanere una vuota astrazione giuridica”), De Gasperi chiese ai familiari che una sola medaglia fosse posta sul suo feretro: quella del premio Carlo Magno. E così fu. “Restiamo fedeli alla sua memoria e al suo grande esempio!” (Schuman).
Il link al programma “Europa indispensabile”