HomeAskanewsEx Ilva, allarme dopo ordine Corte Milano, Giorgetti: stravolge cessione

Ex Ilva, allarme dopo ordine Corte Milano, Giorgetti: stravolge cessione

Roma, 27 lug. (askanews) – Alla vigilia dell’incontro tra governo e sindacati è di nuovo allarme rosso sulla ex Ilva di Taranto. Ancora una volta dopo una decisione della Magistratura. La Corte di appello di Milano ha infatti accolto una richiesta di inibitoria e ordinato la sospensione dell’attività produttiva dell’area Caldo dello stabilimento, imponendo un termine di 90 giorni per “la rimozione integrale dell’amianto ancora presente negli impianti” e per operare “le misure necessarie per ridurre le emissioni di polveri sottili nei limiti di sicurezza”. Lo si legge nel provvedimento emanato da Marianna Galioto, Rossella Milone e Cristina Ravera, sulla richiesta presentata da 11 cittadini dell’associazione “Genitori Tarantini”.

Dure e allarmistiche reazioni delle imprese del settore: secondo Federmeccanica la decisione rischia di decretare la condanna a morte dell’impianto. “Ci permettiamo di rinnovare il nostro appello al Governo per impedire questa potenziale catastrofe economica – afferma Federmeccanica -. Riteniamo che in un’economia industriale, la seconda manifattura d’Europa, non ci si possa rassegnare al declino e perdere un asset come quello dell’ex-Ilva. È in gioco l’autonomia strategica delle numerose filiere legate all’acciaio”.

Per Antonio Gozzi, presidente di Federacciai ci si trova di fronte alla “apoteosi di un di un approccio giudiziario che ignora la realtà industriale”. Le prescrizioni dei giudici sono “incompatibili con la tecnologia stessa dell’impianto: è come pretendere che un’automobile possa funzionare senza motore”, afferma.

“È una clamorosa ingiustizia che colpisce solo l’industria italiana, con un’interpretazione delle norme che, nei fatti, rende possibile impossibile produrre acciaio da altoforno. La tutela della salute è un valore irrinunciabile – aggiunge Gozzi – ma non può tradursi in prescrizioni tecnicamente irrealizzabile che mettono a rischio un settore strategico per il paese”.

Intanto la decisione rischia di “stravolgere” il processo di cessione a un investitore privato, che dopo una lunghissima fase di difficili trattative e ostacoli sembrava proprio ora vicino alla conclusione. “Le sentenze sono sentenze e valgono per tutti. E la sentenza mi sembra assolutamente chiara, con l’ordine della chiusura dell’area a caldo. Questo è un fatto che stravolge, se vogliamo dirla tutta, una fase di cessione che era abbastanza avanzata, direi prossima alla definizione, con la controparte. Cambia completamente le condizioni della vicenda”, ha commentato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti durante una conferenza stampa al termine di un Consiglio dei ministri.

Intanto il governo ha stanziato altri 100 milioni di euro all’ex Ilva Amministrazione straordinaria: “Per completare il processo di cessione delle attività”, ha spiegato Giorgetti. La decisione della Corte di appello “è un fatto su cui ovviamente stiamo ragionando”. E “domani c’è un incontro con i sindacati”, ha ricordato.

L’appuntamento è alle 11 presso la Sala Verde della Presidenza del consiglio. Secondo la convocazione la riunione sarà presa seduta dal sottosegretario Alfredo Mantovano e per il governo parteciperanno i ministri competenti: Adolfo Urso per le Imprese e il Made in Italy, Marina Elvira Calderone per Lavoro e Politiche sociali e Gilberto Picchetto Fratin per Ambiente e Sicurezza energetica.

Saranno presenti commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, i commissari straordinari delle società del gruppo Ilva e l’amministratore delegato di Invitalia. Al tavolo Fiom-Cgil, Film-Cisl, Uilm-Uil, Ugl Metalmeccanici, Usb e Federmanager.

Giorgetti ha messo le mani avanti sull’ipotesi che, a fronte di questo ultimo sviluppo, venga rilanciata da parte sindacale di una presenza pubblica sull’ex Ilva: “Non è che se ci sono problemi di salute, cambia la questione se il soggetto che produce e inquina è privato o pubblico”, ha detto. Ad ogni modo “direi che bisogna leggere la sentenza”.