La tenuta dopo la scomparsa del fondatore
L’incontro a Cologno Monzese si è svolo in “amicizia e cordialità”, così come espresso nel comunicato stampa finale. Dunque, sono Piersilvio e Marina Berlusconi a confermare la fiducia al segretario, non gli iscritti o gli organi dirigenti del partito. Ora, va dato atto ad Antonio Tajani, al di là di ogni altra valutazione, di avere mantenuto in vita Forza Italia in questi anni dopo la scomparsa del suo fondatore, mattatore, finanziatore, leader e capo assoluto. Pochi ci avrebbero scommesso. Non a caso, il de profundis per Forza Italia campeggiava su quasi tutti gli organi di informazione. E, malgrado questo triste presagio, Tajani con il suo gruppo dirigente ha saputo mantenere Forza Italia in vita raggiungendo un significativo consenso elettorale che oggi si aggira attorno all’8/10%. Un risultato che non può e non deve passare sotto silenzio. E non solo per i numeri elettorali ma anche per il ruolo politico centrista, riformista e di governo che Forza Italia ha mantenuto all’interno della coalizione di centro destra.
I segnali di una trasformazione
Ora, detto questo per onestà intellettuale, credo che non possiamo non avanzare anche un’altra osservazione emersa proprio in queste ultime settimane e, nello specifico, dopo il risultato sul referendum costituzionale sulla giustizia. E cioè, leggendo i vari resoconti e cronache giornalistiche sui nuovi asseti del partito, sul cambio al vertice dei gruppi parlamentari, sull’organizzazione del partito stesso – ovvero tessere e congressi locali – e, in ultima analisi, anche e soprattutto sul profilo culturale e politico del partito, Forza Italia sta diventando sempre di più un semplice ramo d’azienda. E questo non solo per il ruolo sempre più importante ed incisivo dei suoi azionisti di riferimento ma anche per la sostanziale subalternità dei vertici del partito rispetto ai suoi stessi azionisti.
Un partito a sovranità limitata
Forse è solo un’impressione ma ormai sono troppi gli indizi, concreti e mai smentiti, che portano a quella conclusione. E, per restare su questo versante, diventa abbastanza naturale arrivare alla conclusione che il partito di Forza Italia, e anche diversamente rispetto a quando c’era in campo il suo fondatore, è un soggetto politico a sovranità limitata. Almeno sotto il profilo delle scelte politiche concrete, della selezione dei suoi dirigenti e, forse, anche del progetto politico complessivo. Altrochè l’apertura, come ha sostenuto più e più volte il suo segretario nazionale, al mondo ex democristiano, popolare e cattolico popolare.
Il nodo culturale e identitario
Perchè, malgrado la buona volontà e il convincimento dei suoi leader che un partito di centro, riformista e di governo non può non aprirsi anche e soprattutto a questo mondo culturale, è indubbio che il nuovo corso liberal/radicale/socialista del partito – almeno da quanto emerge dai vari organi di informazione – molto attento alla politica dei diritti civili e ad una visione liberista della società, difficilmente può incrociare le domande e le attese di quel segmento culturale e politico che affonda le sue radici nell’umanesimo cristiano popolare, nel cattolicesimo politico e nel cattolicesimo sociale.
Le ricadute sul sistema politico
E, in ultimo ma non per ordine di importanza, il rischio che lo stesso partito perda progressivamente quel profilo centrista a vantaggio di un’identità culturale e valoriale che lo spinge su lidi estranei ed esterni rispetto a quella vocazione originaria. Ecco perchè la recente trasformazione di Forza Italia è destinata ad avere ricadute e ripercussioni nell’intera galassia centrista e moderata del nostro paese.
