Home GiornaleFrancesco Conte, il fotografo che svela il mistero delle ombre

Francesco Conte, il fotografo che svela il mistero delle ombre

Alla Libreria Fahrenheit di Roma, fino al 31 ottobre, la mostra “Ombre” racconta l’universo poetico di Francesco Conte. Figure di spalle, volti nascosti e movimenti verso l’ignoto diventano una fotografia che non rinuncia alla verità.

Gli artisti della macchina fotografica hanno sempre il vizio di proporre il bianco al nero, in modo che ciascuno di essi possa trovare la magia di un reciproco respiro, senza calpestarsi e, al contrario, sostenendosi a vicenda. Francesco Conte si conferma in questo ancora abile maestro, mettendo in magnifica sintonia ciò che d’istinto potrebbe pensarsi come contrapposto.

La sua sensibilità di sguardo non aggredisce mai il soggetto con un primo piano che ne oltraggi in qualche misura l’intimità. Sa mantenere la distanza che non viola il pudore della figura nel mirino del suo scatto. Nel contempo non rinuncia a metterne in luce la verità, perché non è soltanto la riduzione dello spazio a garantire la qualità dell’osservazione, tutt’altro.

 

Il linguaggio delle figure di spalle

Nella nuova mostra dal titolo “Ombre”, in questi giorni in corso presso la Libreria Fahrenheit a Roma, il fotografo Francesco Conte ci racconta di una sua ulteriore capacità tutta da apprezzare.

Provoca l’osservatore con la maggior parte delle immagini che mostrano il soggetto di spalle, perché vuole dirci che l’attenzione alla postura ha un’eloquenza del tutto competitiva rispetto a un viso ben centrato. C’è un diverso “faccia a faccia” di grande suggestione, che impegna in un percorso di azzardati, forse impossibili, svelamenti.

 

Un viaggio verso l’ignoto

Non ancora appagato, sferza poi l’attenzione attraverso il ricorso a un’altra modalità di lettura. Le sue figure sono sempre in movimento, un “andare verso” una meta che non ci è svelata, una storia di cui non si conosce l’ultima pagina, ma che intriga comunque al punto tale da volerne seguire, fin dove possibile, i passi.

Conte così ci accompagna ogni volta in un viaggio verso l’ignoto, un percorso che diventa quasi irrinunciabile, verso una destinazione che potrebbe idealmente appartenere a tutti.

 

Il volto nascosto e il mistero dell’immagine

Lì dove invece il soggetto è inquadrato frontalmente, se ne mantiene comunque il mistero. I tratti del volto sono sempre nel buio di una fitta ombra ed è così che si continua coerentemente una linea di segretezza, nella tensione di un codice di cui si è sprovvisti per decifrare l’immagine, spronando l’immaginazione a cercare una risposta.

Conte si diverte ancora a giocare con chi ne ammira le foto, mettendo a fuoco nitidamente solo il volto di una scultura marmorea, che non teme la sfida di essere veduta assai da vicino e tanto meno il giudizio della donna che le è di fianco e che sembra interrogarla, mentre sullo sfondo c’è un’umanità seduta e defilata, rassegnata al proprio limite.

 

La poesia del tempo e dell’attesa

Francesco Conte, di sua mano, nelle “Poesie e racconti della marina”, ci dice:

«Vortici schiumosi sciacquano le antiche pietre in attesa di notturni legni, si acquieta la deserta marina».

È in questo senso del tempo, di un incedere che preannuncia future pause e poi nuovi cammini, che l’artista ci invita a una visita di cui sarebbe bene approfittare fino al 31 ottobre: un’occasione di qualità assoluta da non perdere.