Un riconoscimento giusto, anche se tardivo
La sede della CISL dell’Aquila porta finalmente il nome di Franco Marini. Un’intitolazione giusta, significativa e persino naturale, considerando il rapporto profondo che Marini ha sempre mantenuto con la sua terra. Talmente naturale che viene quasi da chiedersi perché ci sia voluto tanto tempo.
Ma, come si dice, meglio tardi che mai. Perché Franco Marini non è stato soltanto un importante segretario generale della CISL, un ministro, un presidente del Senato o un protagonista della politica italiana. È stato soprattutto espressione di una cultura: quella del sindacalismo confederale libero e autonomo, del cattolicesimo democratico e popolare, della concretezza, della mediazione intesa non come debolezza, ma come capacità di costruire soluzioni.
Una cultura che avrebbe bisogno di essere studiata, approfondita, discussa e, soprattutto, trasmessa alle nuove generazioni.
Una Fondazione da rendere viva
Proprio per questo appare ancora più singolare la vicenda della Fondazione Franco Marini. Una Fondazione che porta un nome importante, ma della quale risulta difficile percepire, nella vita pubblica e nel dibattito culturale e sindacale, un’attività altrettanto importante.
Insomma, c’è il contenitore: un presidente, un consiglio composto da altri due membri, un conto economico che non aiuta a comprendere i programmi della Fondazione. Sarebbe utile cominciare a vedere con maggiore chiarezza anche il contenuto. Consultando la sezione del sito dedicata alle attività, troviamo soltanto la presentazione di un libro, risalente al giugno 2026: un programma al minimo sindacale…
E qui l’ironia lascia spazio a una considerazione più seria: Franco Marini avrebbe meritato altro. Lo abbiamo già scritto in altre occasioni.
Ricerca e formazione sul futuro del lavoro
Avrebbe meritato una Fondazione capace di produrre studi sul lavoro e sulle sue trasformazioni, di organizzare una vera scuola di formazione sindacale, di raccogliere e rendere accessibili documenti e testimonianze, di promuovere borse di studio per giovani ricercatori.
Una Fondazione capace di discutere senza ritualità del futuro del sindacato, della rappresentanza e della partecipazione, degli effetti della transizione energetica e digitale sull’organizzazione del lavoro. Una Fondazione, insomma, e non semplicemente un nome prestigioso sopra una porta.
La segretaria generale Daniela Fumarola avrebbe oggi l’opportunità di compiere un’operazione ben più significativa di tante celebrazioni: prendere quella che rischia di apparire come una «scatola vuota» e riempirla di idee, persone, ricerca e formazione.
Che cosa c’è dietro le targhe
Sarebbe anche un modo per superare quella particolare inclinazione per cui siamo bravissimi a celebrare i protagonisti della nostra storia e un po’ meno bravi a far vivere ciò che ci hanno lasciato.
Perché a Franco Marini probabilmente interesserebbero poco le fotografie davanti alle targhe. Molto di più, conoscendone il carattere e il pragmatismo, gli interesserebbe sapere che cosa c’è dietro quelle targhe.
E forse è arrivato il momento che la CISL provi a dare una risposta.

