Bergamo 2 ott. (askanews) – “Mi sono messa a nudo, vedete me in tutta la mostra, ma allo stesso tempo ho creato uno spazio in cui possiamo comunicare” così Selma Selman in conferenza stampa durante la presentazione della mostra 1000 Tears, mille lacrime, ma anche mille occhi. Dal 1 ottobre 2026 al 24 gennaio 2027 , la GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta nello Spazio Zero 1000 Tears, la prima mostra personale dell’artista Selma Selman in un’istituzione italiana. Nata nel 1991 a Bihac, in Bosnia Erzegovina – Selman ha costruito gran parte della propria ricerca a partire dalla storia della sua famiglia e della propria comunità: attraverso linguaggi differenti dalla pittura al film, dalla performance alle pratiche di ricerca esamina come le strutture sociali, economiche, politiche e culturali determinino quali corpi, storie, esperienze e forme di lavoro possano essere riconosciuti oppure rimossi. Nel progetto espositivo la genealogia femminile, la storia rom e la capacità di reinventare continuamente il proprio racconto diventano strumenti per opporsi ai processi di cancellazione, produrre narrazioni alternative e immaginare modi nuovi di abitare il mondo. Una visione che trova espressione anche al di fuori della sua pratica artistica, nel progetto Get the Heck to School , fondato dall’artista nel 2017 per favorire l’accesso all’istruzione delle ragazze rom nella sua città natale.
Il direttore della GAMeC, Lorenzo Giusti, ha introdotto a askanews la mostra: “Inauguriamo oggi la mostra di Selma Selman alla GAMeC, una mostra che ha come fulcro, come elemento germinante, una vecchia fotografia di famiglia che ritrae Selma quando aveva due anni insieme alle donne della sua famiglia, donne che stavano affrontando in quel momento il conflitto, quindi la guerra in Bosnia Erzegovina che è al centro di tutto il percorso espositivo. Da quella fotografia sono generati dei nuovi disegni che dialogano con alcuni lavori recenti, pitture in particolare che sono state realizzate su dei supporti anomali: dei cofani di macchina o altri oggetti di scarto. È un riferimento all’attività di famiglia che si basava proprio sulla vendita di questi oggetti di scarto e la loro valorizzazione in qualche modo. Già questa scelta ci ha raccontato è una scelta di chi può avere uno sguardo artistico come il suo. E non ci sono soltanto pittura e disegno, c’è anche un monolite, un totem al centro della sala dove è proiettato un video che fa riferimento a una memoria specifica: un passaggio della madre su questo ponte con Selma in braccio e un gesto della madre che copre gli occhi alla figlia, impedendole di vedere i tanti corpi morti attorno a loro. Questi traumi, queste memorie, questi ricordi entrano all’interno della mostra e portano, ovviamente, una visione che è anche conflittuale al proprio interno e questo conflitto è anche presente nelle 140 lettere a Omer che abbiamo deciso di pubblicare per quest’occasione”. Letters to Omer è un progetto che Selman sviluppa dal 2021 attraverso una serie di lettere destinate a un interlocutore immaginario.
Conclude Giusti: “Nel video Crossing the Blue Bridge Selma riattraversa quel ponte, lo fa correndo. E questa è anche una forma di liberazione, in qualche modo un modo per rielaborare quel trauma e per tornare a osservare con speranza il proprio contesto di origine, il proprio paese e se stessa più grande, dopo un percorso lungo di crescita fatto di viaggi, incontri e trasformazioni della propria identità. Questa è anche una mostra che parla di memorie, traumi e sofferenze, ma anche una mostra che porta attraverso lo sguardo un’immagine di speranza”. Nella sequenza di Crossing the Blue Bridge proposta in loop il volto dell’artista rimane costantemente celato allo sguardo: una figura di spalle mentre corre verso qualcosa che non può essere visto e da cui, al tempo stesso, sembra fuggire: il visibile convive con l’evocato.
La mostra è parte di una serie di iniziative realizzate con il supporto del Club GAMeC – l’associazione degli amici del museo che dal 2005 sostiene le attività della Galleria, volte a promuovere la ricerca artistica contemporanea in tutte le sue forme. Il programma Pedagogia della Speranza, di cui la mostra fa parte, si sviluppa sotto la direzione artistica di Lorenzo Giusti , attraverso un processo di co-progettazione che vede coinvolti il Dipartimento Educativo della GAMeC , guidato da Sara Tonelli con Rachele Bellini , e il team curatoriale formato da Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni e Irene Guandalini.

