Roma, 26 mag. (askanews) -“La decisione del Roma Pride di non far sfilare le comunità Lgbtqia+ ebraiche di Keshet è assurda e incomprensibile, e la motivazione è perfino peggiore: si pretende da loro ‘una posizione netta e inequivocabile di condanna’ del governo israeliano come condizione per partecipare. È un test ideologico all’ingresso, applicato a Israele e solo a Israele: le comunità di Paesi dove essere gay è reato, e talvolta condanna a morte, sfilano senza che a nessuno si chieda conto di nulla”. Lo dichiara il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto.
“Sono cittadini italiani – aggiunge – ai quali non si può chiedere di rispondere delle scelte di un governo straniero. Ma il punto è più ampio: da quando si entra al Pride esibendo le proprie opinioni politiche? Una persona omosessuale che vota Meloni può venire al Roma Pride, o deve prima firmare la piattaforma giusta? Il Pride è nato per la ragione contraria: si è ciò che si è a prescindere da ogni altra considerazione, incluse le opinioni politiche. E c’è un paradosso – aggiunge – che pochi nominano: Israele è l’unico Paese del Medio Oriente in cui l’omosessualità non è perseguitata. Delle persone gay impiccate in Iran non interessa a nessuno?”.
“Dicono che li giudicano per ciò che non hanno detto – conclude Scalfarotto – Ma pretendere dagli ebrei una presa di distanza pubblica come prova di ammissione non è giudicare ciò che fanno: è pretendere da loro una delle molte prove di lealtà che da sempre si chiedono agli ebrei. È il più antico dei meccanismi antisemiti. C’è ancora tempo per ripensarci”.
