Home GiornaleGrandi piattaforme tecnologiche e democrazia: enigma Peter Thiel

Grandi piattaforme tecnologiche e democrazia: enigma Peter Thiel

Sotto la superficie delle Big Tech non agisce soltanto un modello economico. Figure come Peter Thiel incarnano una visione politica e antropologica che intreccia tecnologia, potere, sicurezza e destino dell’Occidente.

Un protagonista del nuovo capitalismo tecnologico

Si avverte una tendenza a interpretare la tecnologia come nuovo ordine del mondo. L’arrivo in Italia di Peter Thiel in questi giorni, per dialoghi culturali riservatissimi, ci fa comprendere che non si tratta solo di governare le innovazioni ma che dietro le architetture digitali ed il modello economico predatorio delle Big Tech c’è una visione del mondo e dell’uomo.

Peter Thiel, grande sostenitore di Trump dal 2016 e promotore del fenomeno politico J.D. Vance, suo vice, ha fondato PayPal con Elon Musk e poi Palantir, impresa che sviluppa software avanzati per incrociare dati utili all’intelligence e alla Difesa degli USA e di altri Governi occidentali.

Thiel porta a Roma una visione. Non si tratta di un semplice miliardario della Silicon Valley. È un interprete importante del passaggio d’epoca. L’intreccio tra tecnologia digitale, mercato, finanza e potere politico rappresenta un nuovo ordine del mondo. Non è solo una dimensione del capitalismo che genera ricchezza. È un sistema che usa il denaro per trasformare istituzioni, diffondere valori e disvalori, antropologie, per generare autocrazie sia pure elettive. È il capitalismo della sorveglianza che stabilisce quali libertà sacrificare per il primato tecnologico e politico nel mondo. È una forza pedagogica e quindi politica per plasmare un nuovo mondo.

Lo stratega della nuova destra americana

Scacchi, Stanford, Big Data, appoggio al Movimento Maga: perché Thiel è uno stratega dai lati ancora oscuri? Egli è un sostenitore della teoria dell’Anticristo biblico, che si oppone al libero sviluppo tecnologico. È uno dei cento uomini più ricchi del mondo, primo finanziatore di Facebook e di molte startup che hanno fatto la Silicon Valley. È uno dei grandi sponsor intellettuali della nuova destra americana.

Ha curato l’ascesa di J. D. Vance, prima professionale poi politica, fino a pensare ad una sua candidatura alla Presidenza USA nel 2028. L’idea di fondo è che nel mondo tocchi agli Stati Uniti, al più forte, affermare la propria potenza per evitare la decadenza quasi certa dell’Occidente, rispetto soprattutto alla Cina.

Tolkien, Silicon Valley e la mitologia del potere tecnologico

Non è facile capire un libertario californiano, strenuo difensore della libertà di parola, che aiuta i governi a sorvegliare piazze e persone fino a chiudere siti di informazione. Figlio di cristiani evangelici conservatori tedeschi, poi trasferiti negli Stati Uniti, da studente legge e rilegge Tolkien.

Dai suoi fantasy trae una lente per guardare la realtà fino a dare i suoi nomi alle aziende, come ad esempio Palantir, richiamando le pietre veggenti che consentono agli elfi di sorvegliare da lontano. Così Anduril, la spada di Aragorn, la fiamma dell’ovest, nome dell’impresa che sviluppa sistemi di difesa autonomi, droni e torri di sorveglianza. Così Erebor, la montagna dove il drago accumulava immensi tesori, che diventa il nome di una banca attiva in tecnologie e criptovalute.

Il paradosso della libertà sorvegliata

Per comprendere Thiel dobbiamo osservare la fondazione di Stanford Review nella sua università, nel 1987. È un giornale studentesco per narrare ciò che crea disagio. Da qui parte l’attacco al politicamente corretto, all’ortodossia dominante nelle università americane.

In particolare si contestano le affirmative action, le ammissioni preferenziali delle minoranze. La rivista sostiene che fanno abbassare gli standard accademici. È un rifiuto del multiculturalismo senza reale emancipazione. La non selezione distorce il merito.

Con queste idee incrocia Elon Musk della Space X. Nel 2007 Fortune li individua come la PayPal Mafia. Thiel riesce a sfruttare l’onda lunga dei cambiamenti tecnologici con una visione precisa del mondo e del futuro. Entra in una rete di miliardi, algoritmi e politica, in un laboratorio distopico che ridisegna il potere negli Stati Uniti e che quindi ci riguarda tutti.

Il capitalismo della sorveglianza e la sfida europea

Thiel si presenta come un difensore dell’umano contro il rischio di una tecnologia senza volto e contro il conformismo ideologico. È un paradosso: per difendere la libertà si affida potere crescente a strutture di controllo.

La complessità della vita va semplificata in informazione leggibile in sofisticate banche-dati. Emerge una concezione hobbesiana della convivenza. Se l’uomo è una minaccia serve un ordine più forte. Se il caos ci minaccia, la libertà deve arretrare rispetto alla sicurezza. La politica si irrigidisce in chiave autocratica, il mercato seleziona, la tecnologia sorveglia.

L’uomo è ridotto ad un comportamento da prevedere? Il capitalismo della sorveglianza diventa antropologia della sorveglianza in attesa dell’Anticristo. Il nuovo umanesimo europeo non può sottovalutare questo fenomeno distopico emerso nel cuore dell’Occidente.