La Groenlandia torna ciclicamente al centro del dibattito geopolitico, evocata come territorio strategico conteso tra grandi potenze. Ma dietro le suggestioni mediatiche sull’ipotesi di un’acquisizione statunitense dell’isola si cela una realtà giuridica e politica già ben definita: gli Stati Uniti dispongono da oltre settant’anni di un ampio margine operativo militare in Groenlandia, sancito da un accordo formale con la Danimarca.
A ricordarlo è il New York Times, che ha richiamato l’attenzione su un’intesa risalente alla Guerra fredda ma ancora oggi pienamente operativa, capace di spiegare perché Washington non abbia alcun reale bisogno di modificare lo status sovrano dell’isola per rafforzare la propria presenza strategica nell’Artico.
Il patto di difesa del 1951
Nel 1951 Copenaghen e Washington firmarono un accordo di difesa che attribuiva agli Stati Uniti ampia libertà di azione militare in Groenlandia. L’intesa consente agli Usa di costruire, mantenere e gestire basi militari, oltre a controllare le operazioni di navi e aerei legate alla difesa dell’isola. Un quadro che, come sottolinea il quotidiano statunitense, garantisce già oggi a Washington ciò che le sarebbe necessario dal punto di vista strategico.
Pittufik e la proiezione strategica
Attualmente la principale infrastruttura americana è la base di Pittufik, nel nord-ovest della Groenlandia, utilizzata per il monitoraggio missilistico, le operazioni spaziali e la sorveglianza dell’area artica. In un contesto segnato dal confronto tra Stati Uniti, Russia e Cina, e dallo scioglimento dei ghiacci che apre nuove rotte, la posizione dell’isola assume un valore crescente.
Pur facendo parte del Regno di Danimarca, la Groenlandia gode di un’ampia autonomia e la popolazione locale ha espresso più volte contrarietà a qualsiasi ipotesi di annessione o cessione. Inoltre, un emendamento del 2004 all’accordo del 1951 stabilisce che eventuali cambiamenti rilevanti nelle attività militari debbano essere concordati con le autorità danesi e groenlandesi.
Una sovranità formale, una realtà già definita
Alla luce di questi elementi, l’idea di “comprare” la Groenlandia appare soprattutto come una provocazione politica. Gli Stati Uniti hanno già accesso, presenza e capacità operativa. Il vero nodo resta l’equilibrio tra sicurezza, sovranità e consenso delle popolazioni locali, in una regione destinata a diventare sempre più centrale negli assetti globali.
Fonte: askanews
